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27 settembre 2013

Alchemizzare le passioni


I padri della chiesa parlano estesamente della necessità di lavorare molto per controllare i desideri passionali.

Vi ho già consigliato di leggere almeno alcuni dei loro scritti raccolti nella Filocalia, perché sono veramente particolari. C’è in essi una passione speciale per il Cristo, un amore che li divorava costantemente. E se siete alla ricerca di voi stessi e della vostra strada, potreste trovare molte utili indicazioni.

Ma come forse sapete, negli ultimi anni, nell’ambito della normale evoluzione cui sono sottoposte tutte le cose, si sta facendo strada una visione molto interessante. Affermare che esistano in noi sia il male sia il bene sembra ora appartenere a un concetto di dualità che va rivisto. 

Le mie caratteristiche più negative, le mie passioni più grossolane, sono veramente da eliminare? 
Non potrebbe trattarsi di qualità che non vanno represse ma “alchemizzate”?
Facciamo un esempio pratico con la caparbietà: e se si trattasse di determinazione a uno stadio ancora grezzo?


So che il cammino per ritrovarsi passa attraverso un lungo e paziente lavoro su di sé. E sono certo che il Padre non ha l’abitudine di dividerci tra buoni e cattivi; come possiamo anche solo pensare che esista un metro preciso per misurare il livello di amore che siamo riusciti a raggiungere, o la quantità di talenti che abbiamo potuto far fruttare? Oltre quale punteggio raggiunto ci potremo assicurare la vita eterna? In quale punto della spirale la mia caparbietà sarà giudicata una buona qualità? Sono sicuro che non possiate davvero pensare in una maniera tanto puerile.

Credo sia molto importante essere aperti alla possibilità che ogni essere umano sia in grado di canalizzare pensieri impregnati di luce, capaci di aiutare il progresso dell’umanità;
naturalmente poi, in base alla nostra conoscenza, ma soprattutto grazie al nostro discernimento “cardiaco”, con l’aiuto del Signore, possiamo scegliere il meglio di quanto ascoltiamo, e inglobarlo nella nostra personale visione della vita.  Questo è perfettamente in armonia con la scrittura di Proverbi 15:22, che dice che “nella moltitudine dei consiglieri c’è la riuscita”.
Possiamo immaginarci l’umanità come un enorme conclave, una gigantesca riunione in cui ognuno ha il diritto e il privilegio di esprimere il proprio punto di vista.
Al termine dei lavori dell’assemblea, viene stabilito “un nuovo codice di leggi a cui adeguarsi”.
Al ritorno nelle proprie comunità o nelle proprie famiglie, ciascuno metterà in pratica quanto stabilito nella riunione, in base alla propria coscienza e alle circostanze locali.

Questo significa che ognuno di noi deve, ripeto deve, andare oltre lo scritto, oltre il codice e la legge.
La Legge, infatti, è e rimane una sola: “Ama Dio e ama il tuo prossimo come te stesso”(Luca 10:27). Questo è l’intero obbligo dell’uomo, ed è per raggiungere l’obiettivo di amare sempre più, che devo impiegare tutti i miei talenti, tutte le mie risorse emotive, mentali e fisiche; è proprio per amare sempre meglio me stesso e il mio prossimo che devo supplicare costantemente il Padre di illuminarmi su ciò che è verità, chiedendogli di darmi un’intelligenza superiore in grado di attualizzare la sua parola scritta, renderla cioè adatta al periodo che stiamo vivendo.
La Bibbia è e resterà per molto tempo ancora uno dei libri ispirati cui fare riferimento con maggiore fiducia. Essa è la parola di Dio, non c’è alcun dubbio, anche se è evidente che è stata ritoccata ampiamente, sia involontariamente sia volontariamente, allo scopo di manipolare i credenti; ma le parole che restano sono comunque effettivamente pregne di una speciale vibrazione divina, ma che è necessario leggere con l’aiuto della nuova luce che il Padre sta inviando ora al genere umano. Il Padre ha sempre concesso questa luce agli adoratori più sinceri e devoti, e ancora agisce in questo modo.

Ai tempi di Gesù, ma anche in precedenza, le scritture erano già disponibili per chi desiderava conoscere la volontà di Dio. Nonostante la classe sacerdotale di allora se ne fosse appropriata, concedendola col contagocce al popolo, la parola di Dio si diffondeva ovunque, e sono sicuro che il principale mezzo di diffusione non era tanto ciò che era stato scritto e trascritto con paziente e amorevole lavoro nei rotoli di pergamena, ma era soprattutto qualcosa che aleggiava nell’aria. Proprio come adesso, la parola di Dio è sempre stata disponibile in una forma sottile, qualcosa di apparentemente impercettibile, ma in grado di ispirare il cuore di coloro che non volevano più adeguarsi alle semplici ed animalesche leggi della sopravvivenza. Un istinto superiore ha sempre guidato persone oneste, persone che pur non avendo mai letto la parola scritta erano piene di Spirito Santo.
Non è ciò che è scritto in un libro che conta, quanto quello che il Padre scrive da sempre nel cuore delle persone, ciò che sussurra piano alle orecchie di chi anela a una vita migliore, coloro che da sempre dimostrano d’essere persone autentiche, oneste, sinceramente alla ricerca della terra promessa.

Se restiamo intrappolati nel concetto di dualità che esiste naturalmente e giustamente sul pianeta, non possiamo adeguarci alla velocità dell’evoluzione. C’è un treno in procinto di partire e sta imbarcando tutti quelli che hanno imparato la lezione, chi è pronto a passare alla classe successiva. Non c’è nulla di sbagliato sul pianeta. Questo è solo il luogo in cui conoscere ciò che non siamo per capire ciò che siamo in realtà.

Il nostro piano di esistenza terreno è speculare rispetto a quello superiore. Tutto è fatto a immagine e somiglianza di Dio. Tutto è come sul piano superiore ma a un livello più grossolano che ha bisogno di sgrossamento, raffinatura.
L’amore di un genitore per un figlio, per grossolano che sia, è sempre a immagine di quello divino, è lo stesso amore ma a un’ottava più bassa, una spirale alchemica inferiore. Non c’è sul pianeta una sola cosa che sia giusta o sbagliata, tutto è semplicemente in fase di elaborazione, in movimento verso una luce di qualità più pura. La struttura della creazione si svolge su piani identici tra di loro ma fisicamente sempre più sottili e leggeri, ogni piano è lo specchio, l’immagine sfocata del superiore e l’immagine più nitida dell’inferiore. Il nostro pianeta è la “brutta copia” del piano superiore, ma rappresenta al tempo stesso un’evoluzione rispetto al piano inferiore. Nulla di ciò che vediamo va sostituito o buttato via: tutto va alchimizzato, adeguato al ritmo della evoluzione divina.

Enrico D'Errico

10 settembre 2013

Questo dolore ti salverà

L'essere umano soffre.
Quale è il significato del dolore che prova?
L'uomo soffre perché non conosce il motivo per cui è sulla terra e il dolore è il promemoria utilizzato dall'Esistenza per invitarci a correggere il cammino, a riportare i nostri passi su quello dell'evoluzione, rispettando i tempi e le modalità da essa stabilite.
Il dolore è la conseguenza di un orgoglioso atto di ribellione a chi, desiderando amorevolmente il nostro bene, ci dice cosa fare della nostra vita, del nostro corpo. Lui ci invita di continuo a consultare il manuale di istruzioni per l'uso ma noi ci ostiniamo a pensare di non averne bisogno. Il Padre, in una maniera che se potessimo realmente comprendere ci sentiremmo fulminati dalla commozione, vorrebbe che ci lasciassimo andare al suo abbraccio e smettessimo di fare resistenza. Molto interessante è un post di Salvatore Brizzi che ho letto e riletto molte volte dove dice:  
"Voi tutti compite uno sforzo quotidiano, che si protrae 24ore al giorno, per restare lontani dall’Unità! E di questo sforzo nessuno di voi si rende conto.Nessuno di voi infatti vuole l’illuminazione e vi prodigate ogni giorno della vostra vita, con straordinaria pervicacia, per RESISTERE all’Unità. Ogni pensiero, parola o gesto esprime il vostro sforzo di restare lontani dall’Uno".

E questo sforzo costante di resistere all'Unità, agli inviti di Dio, questo viaggiare sempre non in sintonia col cammino evolutivo, porta inevitabilmente dolore.
E' come se l'Esistenza fosse costretta sempre a trascinarci mentre noi puntiamo i piedi. 
Io sto provando da tempo a smettere di sforzarmi per tenermi lontano dal Padre, smettere di puntare i piedi.
A volte l'attrito diminuisce e il dolore è inferiore; provo sempre più gioia e pace interiore ma ancora molto lavoro di osservazione sarà necessario.
Personalmente trovo molto utile, oltre a consultare materiale scritto da persone che sono già risvegliate, leggere ogni giorno la Bibbia.
Per esempio scritture come questa:

"Rimetti la tua sorte al Signore; confida in lui ed egli opererà." "Put your life in the hands of the Lord; have faith in him and he will do it.""Revela Domino viam tuam et spera in eum et ipse faciet"."Remets ta voie à l'Éternel et te confie en lui, et il agira".“Rotola su Geova la tua via; confida in lui ed egli stesso agirà”. (Salmo 37:5)


Oppure ascolto musica speciale come quella del compositore Arvo Part; (non lo conoscete? E' sublime!)
Bello è anche immergersi nelle immagini di fotografi ispirati come Gregory Colbert.
E se il dolore e la confusione che provo sono forti smetto di mangiare; a volte basta digiunare solo per alcune ore e il cuore si apre nuovamente, gli occhi vedono più bellezza.

Ma quando faccio queste cose non cerco solo il conforto, non voglio solo anestetizzarmi dal dolore interiore o fisico: cerco di parlare ai miei corpi dicendo loro che possono fidarsi, che non è necessario che facciano sempre i capricci......
Io non voglio smettere di soffrire, almeno non solo questo! Io chiedo ogni giorno che il Padre mi aiuti a permettergli di guidarmi; chiedo anche costantemente al Figlio "Signore Gesù Cristo figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore!"

Il dolore in realtà è veramente un mezzo amorevole per aiutarci a svegliarci.
"Fate l'amore col dolore!" suggerisce Salvatore in un suo post, dove dice:

"Ebbene, noi tutti – volenti o nolenti – siamo alchimisti venuti sulla Terra a trasmutare il Piombo in Oro, ma allo stesso tempo alberghiamo in noi una natura animale che ci fa comportare alla stregua di ominidi capaci di solo pensiero pre-logico, per cui allontaniamo il Piombo appena ne fiutiamo anche solo l’odore.




Il Piombo è la nostra sofferenza... e la nostra sofferenza è di piombo.

L’Oro rappresenta la Gioia, l’Amore, la Ricchezza, l’Abbondanza, la Creatività, l’Imprevedibilità, l’Impeto Guerriero e tutte le altre qualità che è possibile ricavare da una corretta trasmutazione della sofferenza.


Quando soffriamo dovremmo letteralmente gettarci sulla nostra sofferenza ed estrarne il meglio. Spremere l’Oro dal Piombo. L’angoscia, lo stress, la gelosia, la rabbia... rappresentano occasioni imperdibili per balzare in alto.

Presso alcune scuole esoteriche del passato si lavorava con la “sofferenza volontaria“. Ciò significa che l’istruttore imponeva agli allievi delle sofferenze e dei sacrifici, non necessari dal punto di vista della sopravvivenza quotidiana, al fine di sottoporli a costante tensione. Erano sofferenze supplementari – fisiche, emotive e mentali – create ad hoc per consentire una trasmutazione e quindi un’ascesa più rapida.
Oggi questo trattamento non è più indispensabile perché le condizioni vibratorie del pianeta sono tali per cui le ordinarie sofferenze quotidiane offrono già una quantità di stimoli più che sufficiente a una rapidissima evoluzione.
In altre parole, abbiamo tutta la sofferenza che ci serve. Sta a noi approfittarne.

La nebulosa concezione della vita che abbiamo mendicato da scuola, parenti e telegiornali, ci porta invece a voler cancellare la sofferenza dal nostro orizzonte: preferiamo morire piuttosto che vivere senza un arto, smettere di innamorarci piuttosto che affrontare nuovi abbandoni, prendere psicofarmaci piuttosto che iniziare a guardarci dentro…

Lanciamo ai giovani un’esortazione antica e rivoluzionaria: fate l’amore con la sofferenza. Possedetela e accoglietela. Non fatevi schiacciare, ma instaurate con lei la stessa complicità che si crea fra due amanti clandestini. In pubblico fingete rifiuto e distacco… ma in privato gettatevi uno nelle braccia dell’altro.

Il comportamento dell’alchimista di fronte alle difficoltà della vita:
-- Osserva con consapevolezza le reazioni della sua macchina biologica all’evento esterno (pensieri, emozioni, sensazioni fisiche).
-- Non attribuisce a una persona o a un evento esterno la causa del suo star male, poiché è perfettamente cosciente di aver creato lui la situazione in cui si trova.
-- Sa di poter influenzare il corso degli eventi esterni se riesce a modificare la sostanza emotiva che si trova al suo interno.
-- Osserva con piena consapevolezza e senza identificazione il dolore della macchina biologica. Non tenta di reprimere o ignorare la sofferenza. Manda amore e compassione verso questo dolore (a questo punto risultano utili alcune modalità operative riportate in Zero Limits e The Key di Joe Vitale, o nel mio Officina Alkemica).
-- A un certo momento del processo – talvolta subito, talvolta dopo molti tentativi – l’energia della sofferenza sale dalla pancia verso il Cuore per venire trasmutata in un’emozione di Gioia.
-- Anche la realtà esterna viene modificata: persone e situazioni cominciano inevitabilmente a cambiare. La trasmutazione del Piombo in Oro fa sì che, fra le altre cose, l’alchimista cominci a possedere Oro non solo interiore ma anche fisico, in accordo con l’antica tradizione che lo vuole capace di arricchirsi anche economicamente, con il fine di utilizzare parte di questa ricchezza come sostegno per i bisognosi. In tal modo mette in atto una forma di gratitudine verso la Vita che gli ha concesso di portare a termine l‘Opera".

Quindi è veramente così: il dolore ci salverà. 

Enrico D'Errico


6 settembre 2013

Le vergini stolte

...continua dal post del 2 settembre "La sollecitudine di Lot"



Abbiamo parlato nel precedente articolo dell'urgenza di esaminare la nostra vita, essere vigili e pronti.
Di queste qualità salvifiche nella Bibbia si parla in più di una circostanza e ora esamineremo insieme l'interessante racconto delle dieci vergini contenuto in Matteo 25. Vi prego quindi, prima di proseguire col post, di leggere dal versetto 1 al 13.

Qui si parla di un gruppo di vergini che, prese le loro lampade, vanno incontro allo sposo. 
Negli ultimi duemila anni tutte le organizzazioni religiose cristiane hanno operato per andare incontro allo sposo, per sostenere, almeno apparentemente, gli insegnamenti di Cristo. Ma in che modo lo hanno fatto? In realtà generalmente esse si sono preoccupate soprattutto di mantenere il potere politico ed economico sulle persone anziché aiutarle a crescere spiritualmente e elevare la loro consapevolezza; non sono state vergini discrete: non hanno saputo conservare il prezioso olio della saggezza, della verità, della luce. Le loro lampade non sono state in grado di guidare il cammino delle persone che hanno riposto fiducia in loro, persone quindi prive di buoni pastori che sono ora pecore denutrite e malandate. Denutrite perché non è stato  fornito loro buon nutrimento spirituale, il "cibo a suo tempo" di cui parlano le scritture. 
E' assolutamente evidente che le organizzazioni religiose non godono del sostegno di Dio e non godono più neanche molto dell'appoggio della gente.

Ma parlando del nostro cammino spirituale, a quale categoria di vergini pensate di potervi paragonare?
Forse quando abbiamo iniziato il nostro percorso eravamo dotati di entusiasmo ed equipaggiati con la quantità necessaria di olio per far fronte a ogni evenienza; ma poi alcuni, come le vergini stolte, hanno cominciato ad essere meno focalizzati sulla Verità, sullo Sposo, sulla Luce necessaria per proseguire il cammino. Ora forse sono stati di nuovo attratti dal mondo e non sono più desti e pronti come un tempo. 
Uno dei modo principali per mantenere la giusta quantità di olio nelle nostre lampade è un continuo sforzo per ricordarsi di sé, anelando al risveglio della propria coscienza e attendendo con zelo che lo Sposo arrivi e prenda possesso di noi. Questo è molto importante anche perché, come afferma il verso 13, non sappiamo né il giorno né l'ora, e cioè, sebbene sia proprio questo il tempo della fine del vecchio sistema di cose e dell'inizio del nuovo, non sappiamo quando lo Sposo chiuderà la porta impedendo al resto delle vergini di entrare.

Matteo parla di un argomento analogo anche al capitolo 7 dove, dal versetto 21 dice: "Non chiunque mi dice 'Signore, Signore', entrerà nel regno dei cieli ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno 'Signore, Signore, non abbiamo profetizzato in nome tuo, e in nome tuo espulso demoni, e in nome tuo compiuto molte opere potenti?' E allora io confesserò loro: Non vi ho mai conosciuti! Andatevene via da me, operatori d'illegalità".

Avete visto? Anche qui qualcuno chiede di poter entrare nel regno, ma evidentemente non ha i requisiti necessari per essere accettato, non ha fatto tutto il possibile, non si è sforzato di entrare in connessione personale col Padre, l'unico che, tramite il Figlio, potesse dare indicazioni salvifiche.

E' chiaro che ognuno deve indagare a fondo per comprendere se sta realmente facendo la volontà del Padre.
Stiamo vigilando? Siamo desti e pronti? Comprendiamo che tali avvertimenti e sollecitazioni sono rivolti proprio a noi, adesso?
Se ci comportiamo come i contemporanei di Noè non ci stiamo rendendo conto dell'urgenza dei tempi e il passaggio al nuovo sistema di cose ci creerà enormi danni. Se non usciamo da Sodoma, e cioè dal mondo, con prontezza, il fuoco della distruzione calerà in un certo senso anche su di noi. Già sta succedendo, è sotto gli occhi di tutti, ma le persone del mondo sono disorientate e non sanno darne spiegazione: la pazzia sta dilagando, il "fuoco della distruzione" sta divorando le menti di molte persone che commettono così crimini impressionanti. Molti uomini, la cui gelosia in precedenza raramente sarebbe sfociata in atti criminosi, ora li spinge, fuori da ogni controllo, a uccidere mogli, fidanzate o compagne che non vogliono più vivere con loro, ucciderle perché non possono tollerare la loro assenza. 
Oppure uomini che per tutta la vita sono stati forse onesti lavoratori, buoni padri di famiglia, improvvisamente trucidano tutti i propri congiunti e si tolgono la vita.
Figli uccidono i genitori, adolescenti si tolgono la vita per questioni futili come un brutto voto a scuola o perché non hanno i soldi per rifarsi il naso.
Se fino ad ora vivere lontano dalla presenza del Padre, vivere nel mondo senza occuparsi di Dio e dei suoi propositi era possibile, ora, in questo particolare momento evolutivo, nel tempo della fine di un sistema di pensiero e di cose, non lo è più. La protezione divina che si ottiene elevando il proprio stato di coscienza, aprendo il proprio cuore, è senza dubbio l'unico modo per scampare alla distruzione descritta nelle Sacre Scritture ed entrare nel Regno, nell'età dell'oro.

Quindi "non continuiamo a dormire come fanno gli altri ma stiamo svegli e siamo sobri" (1° Tessalonicesi 5:6) e che tutti noi si possa pregare come il salmista, dicendo: "La tua parola è una lampada al mio piede, e una luce al mio cammino" (Salmo 119:105)

Enrico D'Errico





28 agosto 2013

Una vita di quieta disperazione

Henry David Thoreau dice: 
   “La maggioranza degli uomini vive in quieta disperazione". 
E di se stesso dice:
   “Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, sbaragliare tutto ciò che non era vita, per non dover scoprire in punto di morte che non ero mai vissuto”

La fine degli anni 80 sono stati un momento di passaggio importantissimo nella mia vita: il mio primo matrimonio si era concluso in maniera tragica, stavo modificando la mia alimentazione e imparando un nuovo stile di vita frequentando il Kushi Institute, la più importante scuola macrobiotica esistente. Poi arrivò una scuola di danza, cosa che mi fu suggerita dal mio insegnante Ferro Ledvinka, Ferruccio per gli amici, e...decisamente le cose cominciarono a cambiare. Scoprire il movimento del corpo nella musica fu davvero bellissimo; vivere stava diventando molto più piacevole e fu allora che incontrai per la prima volta il libro più importante di Thoreau: Walden o vita nei boschi. 
Mi sembrò una delle cose più belle mai scritte da essere umano........
Ho ancora quel libro e, mentre vi scrivo, è qui davanti a me: è sporco e consunto ma mi emoziona ancora tanto ripescarlo dalla mia libreria. 

Quest'uomo scriveva parole impregnate di una forza speciale, molto rara per quell'epoca (il libro è del 1854).
Se il Padre mi concede ancora giorni di vita dedicherò alcuni dei prossimi post a "leggere con voi" le sue parole, per vedere se c'è ancora qualcosa che possa svegliarvi dal sonno della coscienza, razza di bipedi dormienti! 
Se siete in attesa che arrivi Morpheus con la sua equipe per estrarvi dal bozzolo in cui vegetate a vantaggio di creature disgustose che si nutrono di voi....beh, rischiate di rimanere delusi perché non verrà proprio nessuno. Sta a voi e solo a voi disconnettere i tubi ed estrarvi dal liquido vischioso...

"Ma no, non ora, ora non posso, ho tanto da fare in questo mondo!" state forse dicendo..... 
In tutta franchezza, se ancora non lo avete capito, credo proprio che sia arrivato il momento in cui se non uscite dal mondo ORA, forse non riuscirete più a uscirne per un bel pezzo!

Lo vuoi succhiare sto "midollo della vita" o vuoi essere succhiato tu, ancora per qualche trilione di anni?!?
Questo atteggiamento di resistenza, di pigrizia, di continuo procrastinare, mi ricorda anche un paio di episodi biblici......volete conoscerli o siete già troppo stanchi per essere arrivati fin qui?

Bene, raccatta la tua copia della Bibbia e vai al capitolo 24 del libro di Matteo. Questo è, per quanto riguarda i tempi che stiamo vivendo, uno dei libri più importanti delle Sacre Scritture; in esso sono descritte esattamente le cose che stiamo vedendo accadere e che ancora avverranno sul pianeta. Ma il punto in particolare su cui vorrei far soffermare la vostra debolissima capacità di concentrarvi è dal versetto 37 al 44: "Poiché come furono i giorni di Noè così sarà la presenza del Figlio dell'uomo. Poiché come in quei giorni prima del diluvio mangiavano e bevevano, gli uomini si sposavano e le donne erano date in matrimonio, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, e non si avvidero di nulla finché venne il diluvio e li spazzò via tutti. (37-39) Siate vigilanti dunque perché non sapete in quale giorno verrà il vostro Signore. (42)

Allora, qui le cose sono molto chiare: a quel tempo Noè e la sua famiglia si stavano dando da fare avvertendo le persone che qualcosa di catastrofico si stava per abbattere sulla terra. Come reagirono tutti? Risposero forse "oh si, grazie Noè, ora corro subito ai ripari, mollo tutto e ti seguo nell'arca della salvezza!"? Niente affatto.....erano così impegnati nelle loro cose, nella vita comune di tutti i giorni....mangiavano e bevevano...alcuni dovevano sposarsi....insomma attività del tutto normali. Già ma attività in cui erano così identificati ed immersi che, come dice la Bibbia, "non si avvidero di nulla", non riuscirono a comprendere l'importanza vitale del messaggio ricevuto.

L'invito "siate vigilanti dunque" e "siate pronti" è per noi, ora.
Adesso non c'è un'arca fisica ad aspettarci: la salvezza è nel nostro desiderio di risvegliarci e nello sforzo che facciamo perché questo avvenga. 
La salvezza è nella fiducia nel potere nascosto in noi, nella riscoperta del guerriero interiore.
Attualmente il vecchio mondo viene spazzato via, stavolta non dall'acqua ma dal fuoco, il fuoco del rinnovamento, della consapevolezza. Se non resettiamo il nostro trasformatore, il nuovo voltaggio del Regno in via di instaurazione, ci brucerà.
Elevare la nostra frequenza vibratoria ADESSO è l'unica possibilità che abbiamo di non subire i danni che stanno subendo tutti coloro che si stanno opponendo con ostinazione al percorso evolutivo.
Da tempo il Padre tende loro la mano dicendo: "Dai, torna a casa....vieni che ti guido io!".
Ma loro rispondono: "Cosa?!? Dove dovrei venire io? E poi...chi sei tu...io non ti conosco!"

E' questo un momento meraviglioso in cui vivere; non c'è da temere ma solo da agire. 
Se le parole del vangelo di Matteo ci fanno ancora un po' rabbrividire, abbiamo ancora del lavoro da fare; se invece ci sentiamo comunque già al sicuro e nell'abbraccio del Padre, c'è lo stesso tanto lavoro da fare ma non più solo per noi stessi.
Vorrei anche leggere con voi l'altro episodio ma....è meglio che ci rivediamo al prossimo post "La sollecitudine di Lot".

Enrico D'Errico

24 agosto 2013

L'uomo è un essere che ha fame

continua dal post "Ho fame di Dio 2"

Tutta la Bibbia ci presenta l'uomo come creatura affamata. Il mondo intero è il suo cibo, e il suo corpo è fatto della stessa sostanza del mondo. Dio gli offre l'universo come mensa di un banchetto universale (Genesi 1:29). Vivere, in un certo senso, non è niente altro che mangiare! Gesù stesso paragonò il suo Regno a un pranzo di nozze: "Possiate voi mangiare e bere alla mia mensa" (Luca 22:30) e fu alle nozze di Cana che manifestò per la prima volta la sua gloria proprio nell'atto del bere e del mangiare!



Noi mangiamo anzitutto con la bocca...certamente, ma anche con gli occhi, le orecchie, le narici, le mani..... non c'è un solo istante lungo il corso della giornata in cui non siamo in uno stato di ricettività.
Anche durante la notte...il sonno è nutrimento!
E infine noi ci nutriamo anche attraverso la respirazione. Se è vero che per un certo tempo possiamo sospendere ogni forma di nutrimento solido o liquido, tuttavia non ci è possibile smettere di respirare: si tratta di vita o di morte!

Perché Dio ci ha creati in questo modo? Cosa significa questa fame che tormenta l'uomo fin dalla nascita?

Significa che in realtà l'uomo ha fame di Dio.
I nostri molti desideri contengono in fondo l'unico desiderio insoddisfatto: il desiderio di Dio. E il nostro cuore non avrà pace fino a che non lo avrà trovato, dice Sant'Agostino. Dietro tutti i languori della nostra esistenza si nasconde il desiderio di Dio...
Diventare consapevoli della presenza di Dio in tutto e in tutti e imparare a gustarlo nei doni della creazione, significa anche diventare sacerdoti di questa mensa che è l'universo: la nostra vita deve diventare un sacrificio eucaristico, cioè un atto di offerta e di ringraziamento per il nutrimento che ogni giorno Dio ci somministra.

La gola è la perversione tragica di questa grandiosa prospettiva. Anziché atto di offerta, di ringraziamento, di condivisione, il nutrirsi diventa puro consumo, atto aggressivo di avidità e di sopraffazione.

Il goloso non gusta il cibo, lo trangugia voracemente, e non è capace di apprezzare e di gioire neppure degli altri doni.
Martin Buber scrive: "L'atto del mangiare è sacro. Se si impara a mangiare con gratitudine, si liberano anche in questo atto le scintille della divina presenza, della Shekinah, che si trovano nel nutrimento.
Si apprende la sacralità di quest'atto atraverso tre gesti fondamentali che ci relazionano nuovamente a Cristo "pane di vita disceso dal cielo": 


  1. La Preghiera di Gesù, masticata e ruminata, come un'autentica manducazione della parola di Dio.
  2. L'Eucaristia, poiché "chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna" (Giovanni 6:54) e può così riconoscere in ogni cibo il sacramento della sua presenza;
  3. Il digiuno, grazie al quale ci viene rivelato in modo mirabile che il mistero della nostra insaziabile fame è fame di Dio: con il digiuno rispondiamo in modo "alternativo" ai bisogni della carne, purificandoci dai veleni presenti nel corpo e rendendoci più permeabili e trasparenti all'irraggiamento di colui che abita in noi...."Che ogni desiderio sia messo a tacere e il re della gloria entrerà". *

Enrico D'Errico



* Nel rito bizantino, canto di offertorio della liturgia vespertina del sabato santo.

12 agosto 2013

La forza del linguaggio (1)

Le parole, quale dono meraviglioso sono le parole!
Mi sono sempre interessato al linguaggio; un tempo naturalmente avevo più un approccio intellettuale con le cose e così mi piaceva indagare sull'etimologia delle parole, sulla loro provenienza e sui particolari significati che ogni sinonimo ha.
Ora che il mio cuore è più aperto e ho anche un migliore controllo dei miei corpi mi piace sentire l'energia, la forza che ogni parola possiede e cosa può generare in me.

Ad esempio, se pronuncio parole come grazia, audacia, disciplina, bellezza, glorialonganimità, e non sono presente, del loro significato profondo, della loro forza straordinaria non capisco un accidente; ma se io sono qui, presente e attento a ciò che è, e pronuncio quelle stesse parole ciò che accade è molto diverso. Ogni parola ha una sua particolare energia, ed è come se io mi sentissi alimentato, come se ognuna di quelle parole possedesse "diverse proprietà nutritive" in grado di ristorarmi e rigenerarmi.
E inoltre ovviamente quel che arriva a coloro che ascoltano è sicuramente qualcosa di più forte e impressionante.

Naturalmente quando usiamo il linguaggio in maniera appropriata diveniamo canali di una forza superiore che si esprime mediante noi, e questa è anche la ragione per cui le nostre parole possono avere una forza speciale ed essere in grado di elevare lo stato di coscienza degli ascoltatori.
Mi vengono in mente le conferenze che Rudolf Steiner tenne negli anni venti del secolo scorso: il suo uditorio spesso era composto di operai o contadini,
persone generalmente non molto colte o evolute. Eppure quasi tutti erano in grado di comprendere quel che lui diceva, e questo perché  le sue parole erano attraversate da un'energia speciale. Ora, io non so se avete mai letto le trascrizioni di quelle conferenze....no? Beh io vi assicuro che si trattava di informazioni tutt'altro che facili, e che se l'oratore fosse stata una persona comune, i presenti non avrebbero capito quasi nulla.

Quindi, dove mi può portare questo argomento?
Può portarmi, e quindi portarvi, a riflettere su quale sia la mia condizione quando parlo con gli altri; Nanni Moretti disse in in suo film che "le parole sono importanti" e certamente questo è vero ma penso che ancor più importante sia il modo in cui le pronunciamo e il modo in cui le ascoltiamo. 
Ad esempio se si pronuncia la parola "disciplina" e sia chi parla che chi ode è intrappolato nel giudizio, nella mente,  nell'inconscio collettivo con il suo fardello di connotazioni fuorvianti, ovviamente non passerà nulla della bellezza e della forza di questa parola.

Insomma: se sono nel mondo disciplina ha significato di irregimentazione militare, mancanza di libertà, qualcosa di difficile e faticoso da seguire e che mi impedisce di far ciò che voglio, mentre se sono nel Regno questa parola assume  significati bellissimi, come "ordine e particolare attenzione nel seguire una certa opera, eseguendo la quale, dopo un certo periodo posso elevare la mia coscienza e quindi avere maggiore libertà".

Concludendo, ritengo veramente importante che riflettiamo su quanto grande sia l'effetto che producono le parole su di noi e su chi ascolta; e questo concetto è espresso molto bene persino nella Bibbia dove viene detto che le parole possono essere un'arma pericolosa, una spada in grado di ferire; ma noi faremo quindi bene a ricordare anche le parole di Proverbi 25:11 dove viene detto:
"Come mele d'oro in cesellature d'argento è una parola pronunciata al tempo giusto".

Enrico D'Errico

...continua nel prossimo post dove parleremo delle esperienze di Masaru Emoto con l'acqua e del lavoro interessantissimo con le piante svolto da Tompkins e Bird.