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13 settembre 2013

Walden o vita nei boschi 2


Prima di passare al post di oggi, una precisazione.
Sento la necessità di spiegarvi perché io abbia deciso di pubblicare la serie di articoli sui sette vizi capitali o otto passioni maggiori. Intanto non si tratta di post che ho scritto di mio pugno ma, fatta eccezione per alcuni stralci tratti dal mio libro, di parti che ho ricopiato di sana pianta da altri testi.
Inizialmente sono partito dall’idea che effettivamente quello della filagurgia, la gola, sia uno dei problemi principali che ottunda le capacità psicofisiche del genere umano ed è per questo che ho pubblicato quel primo post; poi, pur essendo solo parzialmente d’accordo con i contenuti dei commenti agli altri vizi capitali, ho deciso di andare avanti. Credo che le resistenze che tali scritti possono incontrare da parte vostra, derivino soprattutto dal fatto che non riuscite a pensare a voi in termini di ghiottoni inveterati o lussuriosi; il sistema in cui viviamo considera tali cose del tutto normali, e quando una cosa la fanno tutti abbiamo un alibi fantastico a disposizione. I mass media spingono moltissimo al consumo alimentare per soddisfare i nostri desideri, e i nostri sensi sono continuamente solleticati da i vari yoghurt che ci invitano a fare l’amore con il sapore o gelati che, a mò di falli, donne procaci leccano con voluttà. Eppure credo che tutti noi abbiamo grande bisogno di riflettere su quanto idolatriamo noi stessi anziché rivolgere la nostra devozione al Padre. L’enorme profitto dell’industria alimentare derivante dalla vendita di prodotti voluttuari non indispensabili come merendine, gelati o altro e il profitto dell’industria del porno, della prostituzione o della droga, testimoniano quanto le persone siano dedite al soddisfacimento di passioni carnali e quanto essi soffrano a causa della perdita di relazione con Dio. Il mio intento è comunque quello di stimolarvi alla riflessione e all’osservazione non certo quello di giudicarvi o disprezzarvi: io stesso sono come voi e solo fino a poco tempo fa ero permanentemente alla ricerca di anestetici per non sentire la mia angoscia esistenziale.
Ma ecco l’articolo su Walden di Thoreau a seguito del precedente pubblicato il 5 setttembre.


L'eterna tesa ansietà di alcuni è quasi una forma di male incurabile, decisi a vivere senza fede, quando possiamo farlo; dopo essere stati sul chi vive per tutta la giornata, alla sera recitiamo svogliatamente le nostre orazioni e ci affidiamo all'incerto. Tanto completamente e sinceramente siamo costretti a vivere, rispettando la nostra vita e negando la possibilità di un mutamento. Diciamo che il nostro è l'unico modo di vita, ma ve ne sono tanti altri, tanti quanti i raggi che in un cerchio possono essere tracciati dal centro! Ogni mutamento è un miracolo da contemplare: e un miracolo che si avvera a ogni istante.

...Molti lussi e molte delle cosiddette comodità della vita sono non solo inutili ma addirittura effettivi intralci alla elevazione morale dell'uomo.
Intendo anche parlare a quelli che sono ricchi in apparenza ma in effetti sono invece i più poveri di tutti, in quanto hanno accumulato scorie di cui non sanno che uso fare o come liberarsi, e che così si sono costruiti con le loro stesse mani catene d'oro o d'argento.

Se dovessi tentare di spiegare come io abbia desiderato vivere in passato, la cosa probabilmente sorprenderebbe i miei lettori che in qualche maniera conoscono la storia effettiva della mia vita; e certamente stupirebbe quelli che non ne sanno nulla. Accennerò soltanto a qualcuna delle imprese che a quell'epoca più mi allettavano. In ogni stagione, e a qualunque ora del giorno e della notte, è sempre stata mia cura migliorare quanto più potessi l'attimo in cui mi trovavo a vivere, e fermarlo per vivere nel punto d'incontro di due eternità, il passato e il futuro, vale a dire nel presente, e attenermi fedelmente a esso.

Per quanto riguarda il vestiario noi siamo spinti a procurarcelo più spesso dall'amore della novità e dal rispetto per l'opinione altrui che da necessità effettiva. Ricordi, chi lavora, che lo scopo del vestiario è innanzitutto conservare il calore vitale e, secondariamente, date le condizioni della nostra civiltà, di coprire le nudità.....  
....Guardatevi dalle imprese che richiedono abiti nuovi, invece che nuovi "indossatori". Se non c'è l'uomo nuovo, come si potranno fare abiti che gli si adattino? Se dovete intraprendere qualcosa di nuovo, fatelo nei vostri abiti vecchi.

Tutti gli uomini hanno bisogno non di qualcosa con cui fare ma di qualcosa da fare, o piuttosto di qualcosa per essere. Forse non dovremmo mai procurarci un abito nuovo, per quanto stracciato e sporco sia quello vecchi, finché non ci siamo comportati in maniera tale da sentirci uomini nuovi nel vestito vecchio, cosicché conservarlo sarebbe come tener vino nuovo in bottiglie vecchie (Matteo 9:17). Il serpente smette la propria pelle e il bruco abbandona il suo abito di verme, per una proprietà interna di espansione; ché gli abiti sono soltanto la nostra cute esteriore e le nostre spoglie mortali. Altrimenti si scoprirà che navighiamo sotto falsa bandiera, e saremo allora inevitabilmente messi al bando dalla nostra stessa opinione, oltre che da quella degli altri.

Continua in "Walden o vita nei boschi 3"

Enrico D'Errico

5 settembre 2013

Walden o Vita nei boschi 1

Nell'articolo pubblicato il 28 agosto vi ho parlato di Henry David Thoreau, uno scrittore americano che amo particolarmente e che vorrei farvi conoscere più a fondo. 


Per questo scopo voglio scrivere una serie di post ispirati e tratti dal suo libro più noto, Walden o Vita nei boschi.




Thoreau nasce  a Concord, Massachusetts, nel 1817, dove muore nel 1862 ammalato di tisi.
Nel 1836 incontra l'uomo che maggiormente avrebbe influenzato il suo pensiero: Ralph Waldo Emerson, filosofo trascendentalista. Nel 1845 va a vivere in una capanna costruita su un terreno di proprietà del filosofo, a Walden, e qui scrive il suo miglior lavoro.


Dal primo capitolo di Walden.
"Ho girato molto qui a Concord, e dovunque, in botteghe, uffici, campi, la gente mi parve condannata a soffrire in mille maniere cospicue.
Persino le forme di sofferenza volontaria cui si sottopongono i Bramini che siedono esposti ai quattro venti osservando il sole senza batter ciglio; o che restando sospesi a testa all'ingiù si lasciano pendere sopra le fiamme; o che guardano il cielo con la testa rovesciata finché diviene loro impossibile riassumere la posizione naturale; o che dimorano incatenati tutta la vita al piede di un albero; o che, ritti su di una gamba sola, restano immobili sulla sommità di un pilastro, sono difficilmente più incredibili e sorprendenti delle scene di cui giorno per giorno sono testimone. 
Quante povere anime immortali ho incontrato, quasi completamente schiacciate e soffocate sotto il loro carico....Ma gli uomini si affaticano perché partono da principi sbagliati....E' una vita da pazzi, come capirà lui stesso quando ne sarà giunto alla fine, se non prima...
Gli uomini, nella maggior parte, sono così presi dalle false preoccupazioni e dai più superflui e grossolani lavori per la vita, che non possono cogliere i frutti più saporiti che questa offre loro. In effetti, un uomo che lavori duramente non ha abbastanza tempo per conservare giorno per giorno la propria vera integrità: non può permettersi di mantenere con gli altri uomini i più nobili rapporti.....ha tempo solo per essere una macchina.

Le qualità migliori della natura umana, come i fiori in boccio, si possono conservare solo avendone la massima cura. Eppure noi non trattiamo né noi stessi né gli altri con tanta tenerezza.
Io mi aguzzai la vista con l'esperienza, e così mi appare evidente che la maggior parte di voi conduce una vita meschina e abbietta: siete sempre in bilico, tentando di entrare in affari e insieme di tirarvi fuori dai debiti...arrivando ad ammalarvi per metter da parte qualcosa per quando sarete ammalati...
peggio di tutto però è esser negrieri di se stessi.
L'opinione pubblica è un tiranno assai debole paragonata alla nostra opinione personale. Ciò che determina o piuttosto indica il fato di un uomo è l'opinione che egli ha di se stesso....
...La maggioranza degli uomini vive in quieta disperazione. Ciò che si chiama rassegnazione è disperazione rafforzata.
Non è mai troppo tardi per rinunciare ai nostri pregiudizi. Non possiamo accettare nessuna maniera di pensare o di agire senza averla precedentemente sperimentata. Ciò che tutti oggi accettano per vero apertamente o senza discutere, può apparire falso domani; puro vapore d'opinioni, che qualcuno aveva creduto fosse una nube che avrebbe portato pioggia benefica sui suoi campi.
Ciò che i vecchi vi dicono che voi non potete fare, fatelo: così scoprirete che invece ne siete capaci.
Praticamente i vecchi non hanno importanti consigli da dare ai giovani; le loro esperienze personali sono state parziali e la loro vita è stata un susseguirsi di sfortunati fallimenti, avvenuti certo, come essi debbono credere, per ragioni estranee alla loro volontà. La maggior parte di ciò che i miei concittadini stimano buono, io credo invece con tutta l'anima che sia cattivo.
Io sento una voce irresistibile che mi invita ad allontanarmi da tutto ciò.

Enrico D'Errico

continua in Walden o vita nei boschi 2

Se volete acquistare Walden (ve lo consiglio vivamente) o altri libri di Thoreau, ecco un link utile allo scopo.

28 agosto 2013

Una vita di quieta disperazione

Henry David Thoreau dice: 
   “La maggioranza degli uomini vive in quieta disperazione". 
E di se stesso dice:
   “Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, sbaragliare tutto ciò che non era vita, per non dover scoprire in punto di morte che non ero mai vissuto”

La fine degli anni 80 sono stati un momento di passaggio importantissimo nella mia vita: il mio primo matrimonio si era concluso in maniera tragica, stavo modificando la mia alimentazione e imparando un nuovo stile di vita frequentando il Kushi Institute, la più importante scuola macrobiotica esistente. Poi arrivò una scuola di danza, cosa che mi fu suggerita dal mio insegnante Ferro Ledvinka, Ferruccio per gli amici, e...decisamente le cose cominciarono a cambiare. Scoprire il movimento del corpo nella musica fu davvero bellissimo; vivere stava diventando molto più piacevole e fu allora che incontrai per la prima volta il libro più importante di Thoreau: Walden o vita nei boschi. 
Mi sembrò una delle cose più belle mai scritte da essere umano........
Ho ancora quel libro e, mentre vi scrivo, è qui davanti a me: è sporco e consunto ma mi emoziona ancora tanto ripescarlo dalla mia libreria. 

Quest'uomo scriveva parole impregnate di una forza speciale, molto rara per quell'epoca (il libro è del 1854).
Se il Padre mi concede ancora giorni di vita dedicherò alcuni dei prossimi post a "leggere con voi" le sue parole, per vedere se c'è ancora qualcosa che possa svegliarvi dal sonno della coscienza, razza di bipedi dormienti! 
Se siete in attesa che arrivi Morpheus con la sua equipe per estrarvi dal bozzolo in cui vegetate a vantaggio di creature disgustose che si nutrono di voi....beh, rischiate di rimanere delusi perché non verrà proprio nessuno. Sta a voi e solo a voi disconnettere i tubi ed estrarvi dal liquido vischioso...

"Ma no, non ora, ora non posso, ho tanto da fare in questo mondo!" state forse dicendo..... 
In tutta franchezza, se ancora non lo avete capito, credo proprio che sia arrivato il momento in cui se non uscite dal mondo ORA, forse non riuscirete più a uscirne per un bel pezzo!

Lo vuoi succhiare sto "midollo della vita" o vuoi essere succhiato tu, ancora per qualche trilione di anni?!?
Questo atteggiamento di resistenza, di pigrizia, di continuo procrastinare, mi ricorda anche un paio di episodi biblici......volete conoscerli o siete già troppo stanchi per essere arrivati fin qui?

Bene, raccatta la tua copia della Bibbia e vai al capitolo 24 del libro di Matteo. Questo è, per quanto riguarda i tempi che stiamo vivendo, uno dei libri più importanti delle Sacre Scritture; in esso sono descritte esattamente le cose che stiamo vedendo accadere e che ancora avverranno sul pianeta. Ma il punto in particolare su cui vorrei far soffermare la vostra debolissima capacità di concentrarvi è dal versetto 37 al 44: "Poiché come furono i giorni di Noè così sarà la presenza del Figlio dell'uomo. Poiché come in quei giorni prima del diluvio mangiavano e bevevano, gli uomini si sposavano e le donne erano date in matrimonio, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, e non si avvidero di nulla finché venne il diluvio e li spazzò via tutti. (37-39) Siate vigilanti dunque perché non sapete in quale giorno verrà il vostro Signore. (42)

Allora, qui le cose sono molto chiare: a quel tempo Noè e la sua famiglia si stavano dando da fare avvertendo le persone che qualcosa di catastrofico si stava per abbattere sulla terra. Come reagirono tutti? Risposero forse "oh si, grazie Noè, ora corro subito ai ripari, mollo tutto e ti seguo nell'arca della salvezza!"? Niente affatto.....erano così impegnati nelle loro cose, nella vita comune di tutti i giorni....mangiavano e bevevano...alcuni dovevano sposarsi....insomma attività del tutto normali. Già ma attività in cui erano così identificati ed immersi che, come dice la Bibbia, "non si avvidero di nulla", non riuscirono a comprendere l'importanza vitale del messaggio ricevuto.

L'invito "siate vigilanti dunque" e "siate pronti" è per noi, ora.
Adesso non c'è un'arca fisica ad aspettarci: la salvezza è nel nostro desiderio di risvegliarci e nello sforzo che facciamo perché questo avvenga. 
La salvezza è nella fiducia nel potere nascosto in noi, nella riscoperta del guerriero interiore.
Attualmente il vecchio mondo viene spazzato via, stavolta non dall'acqua ma dal fuoco, il fuoco del rinnovamento, della consapevolezza. Se non resettiamo il nostro trasformatore, il nuovo voltaggio del Regno in via di instaurazione, ci brucerà.
Elevare la nostra frequenza vibratoria ADESSO è l'unica possibilità che abbiamo di non subire i danni che stanno subendo tutti coloro che si stanno opponendo con ostinazione al percorso evolutivo.
Da tempo il Padre tende loro la mano dicendo: "Dai, torna a casa....vieni che ti guido io!".
Ma loro rispondono: "Cosa?!? Dove dovrei venire io? E poi...chi sei tu...io non ti conosco!"

E' questo un momento meraviglioso in cui vivere; non c'è da temere ma solo da agire. 
Se le parole del vangelo di Matteo ci fanno ancora un po' rabbrividire, abbiamo ancora del lavoro da fare; se invece ci sentiamo comunque già al sicuro e nell'abbraccio del Padre, c'è lo stesso tanto lavoro da fare ma non più solo per noi stessi.
Vorrei anche leggere con voi l'altro episodio ma....è meglio che ci rivediamo al prossimo post "La sollecitudine di Lot".

Enrico D'Errico