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5 dicembre 2013

La nutrizione 5

continua dal post "La nutrizione 4"



Così, durante i pasti, cercate di sviluppare il vostro intelletto, il vostro cuore e anche la vostra volontà; abituatevi a controllare i vostri gesti, a renderli misurati, armoniosi... Il gesto è legato alla sfera della volontà. Nei giorni in cui vi sentite nervosi, considerate il pasto come un'occasione per imparare a calmarvi; masticate bene il cibo, fate attenzione ai vostri movimenti. Dopo qualche minuto avrete ritrovato la calma. Esistono dei rimedi molto semplici contro il nervosismo. Quando cominciate a parlare o a lavorare in uno stato di agitazione, se non fate nulla rimarrete agitati per tutta la giornata e tutte le vostre energie si disperderanno, perché avete dimenticato di "chiudere le valvole"... Allora fermatevi un attimo, non parlate, non muovetevi... poi riprenderete con un altro ritmo, con un orientamento nuovo.

Bisogna cominciare ad apprendere il controllo e la padronanza di sé durante i pasti. Esercitatevi dunque a mangiare sorvegliando i vostri movimenti per non fare assolutamente alcun rumore. So perfettamente che quello che vi chiedo è la cosa quasi più difficilmente realizzabile, ma voi ci riuscirete, e tutti coloro che verranno qui, rimarranno stupiti. Diranno: "Non è possibile, non credo ai miei occhi!". E io risponderò: "Ebbene, credete almeno alle vostre orecchie!".

Dopo aver mangiato in silenzio e in pace, mantenete questo stato per tutta la giornata. Pur dovendo correre a destra e sinistra, vi basterà una sosta di appena un secondo per sentire che la pace è sempre presente in voi, perché avete mangiato correttamente. Altrimenti, qualunque cosa facciate, che vi riposiate o che cerchiate di parlare con calma, sarete sempre turbati, agitati, irrequieti.

Ormai la nutrizione sarà considerata come uno dei migliori yoga esistenti, sebbene non sia mai stato menzionato da nessuno. Tutti gli altri yoga, Raja - Karma - Hatha - Jnana - Kriya e Agni, sono magnifici, ma bisogna praticarli per anni prima di ottenere un piccolo risultato; mentre con lo Hrani-yoga (io lo chiamo così: in bulgaro Hrana significa nutrimento), i risultati sono molto rapidi. E' lo yoga più facile e accessibile, praticato senza eccezione da tutte le creature, benché in maniera ancora inconsapevole. 
In questo yoga, fino ad oggi il più sconosciuto e il più incompreso, sono contenute tutta l'alchimia e tutta la magia.

Perciò, anche se siete sovraccarichi di impegni, non celatevi dietro questo pretesto per non dare alla vostra vita il minimo carattere di spiritualità. Almeno tre volte al giorno vi si presentano le migliori condizioni per legarvi al Cielo, dato che ogni giorno siete costretti a prendere tre pasti. Tutti sono obbligati a mangiare. Manca il tempo per pregare, per leggere, per meditare, d'accordo, ma si deve necessariamente dedicare almeno qualche minuto al nutrimento. Allora, perché non approfittare di quelle occasioni per perfezionarvi, per legarvi al Signore, per inviargli un pensiero di gratitudine e d'amore?

Che i pasti siano quindi per voi dei momenti per fare questo lavoro spirituale così indispensabile! Molti si credono perfetti perché seguono le leggi della società; non fanno del male a nessuno, adempiono coscienziosamente ai loro doveri professionali e familiari. Ma, malgrado ciò, il mondo divino è loro precluso e non godono della gioia, della felicità, della pienezza, della luce che la vita divina apporta. 
Si considerano perfetti, si, ma di quale perfezione si tratta? Di una perfezione un po' strana, che non lascia mai tempo da dedicare all'anima e allo spirito.

Certo, bisogna lavorare per soddisfare le proprie esigenze e non essere di peso a nessuno, ma bisogna anche trovare qualche minuto per nutrire l'anima e lo spirito. Siamo venuti sulla terra per compiere una grande missione. Molti lo dimenticano per pensare solo alla propria affermazione in campo sociale, ritenendo di essere dei modelli! Ma che modelli? Nessuna luce emana da loro, perché non hanno dedicato nemmeno un solo minuto alla vita spirituale, alla propria evoluzione.

Voi siete sulla terra per un tempo molto breve e, quando partirete, non porterete con voi né le vostre automobili né le vostre case; resterà tutto qui.
Partirete soltanto con le vostre conquiste interiori; esse sole non vi abbandoneranno. Ecco quello che non avete ancora veramente capito, ed è per questo che siete continuamente coinvolti in attività materiali. Ma che vantaggio ne traete? Quando lascerete la terra, dovrete abbandonare tutto e partire nudi, poveri e miserabili.

Tutto ciò che potreste fare in campo spirituale, fatelo almeno durante i pasti. Sebbene non lo si veda, sebbene nessuno apprezzi queste cose, coraggio, cominciate ad accumulare ricchezze, a sviluppare in voi le migliori qualità. Quando tornerete nella prossima incarnazione, il Cielo vi darà le condizioni più favorevoli al vostro sviluppo, perché avrete cominciato ora a fare il vero lavoro. Ecco una pagina della sapienza divina che dovete conoscere, perché, sebbene non ancora accettata, sarà essa a trionfare, a illuminarvi, a salvarvi.

continua in "La nutrizione 6"
Anche questo articolo è tratto dal libro di Aivanhov
"Lo yoga della nutrizione". 







17 ottobre 2013

Walden o vita nei boschi 3


continua dal post del 13 settembre

Walden come è oggi
Eccoci nuovamente a scorrere tra le pagine di "Walden o vita nei boschi" per scoprire alcune delle brillanti osservazioni di Henry David Thoreau sull'agricoltura, sull'architettura e sul cibo.
Interessante ad esempio quel che dice in merito alla coltivazione dei campi: le stesse cose sarebbero state suggerite da Rudolf Steiner nelle sue conferenze a Dornach negli anni venti del secolo successivo, conferenze da cui sarebbe poi sorto il movimento dell'agricoltura biodinamica.

Sull'agricoltura
"L'anno dopo feci ancor meglio, perché vangai tutto il terreno che mi occorreva, cioè quasi un terzo di acro e, sempre dall'esperienza di ambedue quegli anni, e per nulla intimorito dai molti e lodati libri di agricoltura, imparai che se ognuno vivesse in semplicità e consumasse solo il proprio raccolto senza coltivarne più di quanto non ne mangi, o senza cambiarlo con una insufficiente quantità di cose più costose o di lusso, basterebbe coltivasse solo poche pertiche di terra; imparai anche che gli sarebbe più conveniente vangare invece che arare con i buoi, e scegliere di volta in volta un terreno nuovo invece di concimare quello vecchio; desidero parlare di ciò imparzialmente e come colui al quale non importa nulla del successo o del fallimento degli ordinamenti economici e sociali attuali. Ero più indipendente di qualsiasi contadino di Concord, perché non ero ancorato a una casa o a un campo, ma ogni istante potevo scegliere l'inclinazione del mio genio, che è piuttosto mutevole. E, oltre a essere in migliori condizioni economiche di loro, anche se la casa si fosse bruciata e il raccolto fosse stato cattivo, sarei stato quasi altrettanto ricco di prima.
Mi viene di pensare che non sono tanto gli uomini i guardiani delle greggi, ma le greggi guardiane degli uomini, perché quelle sono molto più libere di questi."

Sull'architettura
"Non dovrebbero le nazioni cercare di rendersi immortali non con la loro architettura ma con la forza del pensiero astratto? Quanto più degno di ammirazione di tutte le rovine dell'Oriente è il Bhagvat-Gita! Torri e templi sono lussi di principi. Una mente semplice e indipendente non perde tempo agli ordini di nessun principe. Il genio non è seguace di nessun imperatore, né il materiale su cui opera è argento, oro o marmo, se non in misura insignificante. A qual fine si lavorano tante pietre! Le nazioni sono invasate dall'insana ambizione di perpetuare il ricordo di se stesse con l'ammasso di pietre scolpite che lasciano. Non sarebbe meglio se le stesse preoccupazioni le rivolgessero al raffinare e migliorare i costumi? Un po' di buon senso sarebbe più degno di essere ricordato che non un monumento alto quanto la luna. Preferisco vedere le pietre al loro posto. La grandezza di Tebe era una grandezza volgare. Un muro di pietre che limiti il campo di un onest'uomo ha più senso delle cento porte di una Tebe che abbia deviato dal vero fine della vita.
Quanto alla religione e all'amore dell'arte dei costruttori, è lo stesso dovunque, sia che l'edificio sia un tempio egiziano o la banca degli Stati Uniti. Costano più di quanto producono. Il movente principale è la vanità unita all'amore per lo stomaco pieno. Molti si interessano ai monumenti orientali e occidentali, per sapere chi li ha costruiti. Io invece vorrei conoscere chi, in quei tempi, non li costruì, cioè sapere i nomi di coloro che erano superiori a tali frivolezze."

Sul cibo
"Dai miei due anni di esperienza, imparai che procurarsi il cibo necessario costerebbe pochissima fatica anche a questa latitudine; e che per conservarci in forza e in salute, possiamo mantenere la semplice dieta degli animali. Ho fatto una colazione soddisfacente sotto ogni punto di vista con un piatto di portulaca (portulaca oleracea), che raccolsi nel mio campo di grano, e che bollii e salai. Ne do il nome latino in conto del gradevole sapore e del nome volgare. E adesso ditemi: cosa può un uomo ragionevole, in tempi pacifici e in mezzogiorni normali, desiderare di più di un numero sufficiente di spighe di grano verde e dolce, bollito con un po' di sale?

............Dapprima feci il pane con pura farina di granoturco e sale, certe focaccette che cuocevo al fuoco sull'uscio di casa, sopra una tavola di legno che avevo segato costruendomi la casa; però il pane sapeva di fumo e si impregnava di odor di resina. Provai anche fior di farina; ma alla fine trovai che la farina di segala, mescolata a farina di granoturco, era molto più gustosa e adatta. Era un grande piacere nella stagione fredda cuocerne parecchi filoncini di seguito, muoverli e rivoltarli con cura, come un egiziano farebbe con le sue uova di covata. Erano un vero prodotto cereale, che io stesso maturavo, e per me avevano la stessa fragranza dei frutti più nobili, fragranza che conservavo più che potevo, avvolgendo il pane in un panno. Feci uno studio sull'antica e indispensabile arte della panificazione, consultando tutte le autorità in materia, risalendo alle epoche primitive e alla prima scoperta del pane non fermentato, quando dal cibo selvaggio delle noci e delle carni gli uomini giunsero a ottenere per la prima volta questo raffinato e gustoso alimento, e procedendo per gradi - miei miei studi - scesi all'epoca in cui si scoprì casualmente come inacidire la pasta, che si suppone abbia insegnato il processo di lievitazione e giunsi (attraverso tutte le altre fermentazioni successive) al pane "buono e dolce e sano" che è sostegno della vita. 

Il lievito, che alcuni dicono sia l'anima del pane, lo spiritus che riempie il suo tessuto cellulare, e che è religiosamente conservato come il fuoco di Vesta, questa semente io me la procuravo regolarmente e fedelmente al villaggio, finché una mattina dimenticai le regole e sciupai il lievito con acqua bollente; con ciò mi accorsi che esso non era indispensabile e dal allora in poi ne ho fatto volentieri a meno, sebbene molte massaie mi abbiano vivamente assicurato che senza lievito non può esserci un pane sano e igienico, e persone d'età mi abbiano predetto un rapido deperimento delle mie forze vitali. Tuttavia io non lo trovo un ingrediente essenziale, e - un anno ormai che ne faccio a meno - sono ancora su questa terra e contento di essermi liberato della seccatura di portarmene in tasca una bottiglia piena che, per mia disgrazia, ogni tanto scoppiava e mi si versava addosso. Non usarlo è, dunque, più semplice e più comodo. L'uomo è un animale che più di ogni altro può adattarsi a tutti i climi e a tutte le circostanze. Nè misi nel pane un po' di sale, soda o altri acidi o alcali. Sembra quasi che io l'abbia fatto secondo la ricetta che Marco Porcio Catone diede circa due secoli prima di Cristo: "Panem depsticium sic facito. Manus mortariumque bene lavato. Farinam in mortarium indito, aquae paulatim addito, subigitoque pulchre. Ubi bene subegeris, defingito, coquitoque sub testu".
Credo che voglia dire: "Impastate il pane così: lavate bene le mani e il recipiente. In questo mettete poi farina, su cui verserete gradualmente dell'acqua, e impastate bene il tutto; una volta impastato, dategli forma, e cuocetelo sotto un coperchio", cioè una tortiera. Nessun accenno al lievito. 




Finita la trascrizione di questa parte del libro di Thoreau, vorrei aggiungere il mio contributo per quanto riguarda l'uso del lievito nella panificazione.
Mi è difficile capire dalle parole scritte nel libro, a quale lievito l'autore faccia riferimento, se il lievito di birra o quello di pasta acida, il lievito madre.
In ogni caso la mia esperienza mi ha insegnato che l'intestino è un organismo delicato che va trattato con cura; esso produce un "suo lievito", la flora batterica, il cui equilibrio viene sempre turbato da numerosi agenti esterni, primo fra tutti il lievito contenuto nei prodotti da forno. Ma un conto è il lievito che è il prodotto naturale della fermentazione della farina e dell'acqua, un altro conto è il lievito di birra aggiunto dai panettieri o dai panifici industriali; la principale differenza che ho riscontrato è che quello di birra ha una capacità di fermentazione e lievitazione molto più intensa e veloce che continua all'interno del nostro organismo anche grazie a una temperatura favorevole.
Quali sono i disturbi che crea e come possiamo accorgerci se a noi sta procurando problemi?
Un sintomo comune è quello della digestione difficile e più lunga del normale, accompagnata a volte da sonnolenza, scarsa capacità di concentrazione, mal di capo e a volte nausea. Poi in genere si presenta gonfiore del ventre e flatulenza intestinale dall'odore molto sgradevole.


Il mio suggerimento è di evitare con cura ogni prodotto da forno che contenga lievito di birra, scegliendo invece quelli che contengono lievito naturale a pasta acida detto anche lievito madre.

Enrico D'Errico

continua in "Walden o vita nei boschi" 4





29 settembre 2013

La nutrizione 3

Al giorno d'oggi, le persone, turbate dal ritmo frenetico della vita, cercano dei mezzi per ritrovare il loro equilibrio e praticano lo yoga, lo zen, la meditazione trascendentale, oppure imparano delle tecniche di rilassamento. Non dico che tutto questo sia inutile ma io ho trovato un esercizio più semplice e più efficace: imparare a mangiare.


Fintanto che si mangia tra il rumore, il nervosismo, le fretta eccessiva e le discussioni, a che serve andare poi a meditare o a fare esercizi di yoga? Che assurdità! Perché non capire che ogni giorno, due o tre volte, tutti abbiamo l'occasione di fare un esercizio di distensione, di concentrazione e di armonizzazione di tutte le nostre cellule?

Se vi chiedo di sforzarvi di mangiare in silenzio (non solo di non parlare, ma di non fare alcun rumore con le posate), masticando rapidamente ma a lungo ogni boccone e facendo ogni tanto qualche respirazione profonda, ma soprattutto concentrandovi sul cibo e ringraziando il cielo per tutta quella ricchezza, è perché questi esercizi, apparentemente insignificanti, sono tra i migliori per acquisire la vera padronanza di sé. La padronanza di queste piccole cose vi darà la possibilità di governare le grandi. Quando vedo qualcuno che si comporta in maniera negligente e impacciata nelle piccole cose, è facile per me riconoscere non solo in che disordine è vissuto nel passato, ma anche come tutte le sue lacune si rifletteranno negativamente sul suo avvenire, perché tutto è legato.

Naturalmente è difficile tacere durante i pasti per concentrarsi unicamente sul cibo...E quando si riesce a tacere e a controllare i movimenti esteriormente, si fa del rumore interiormente. Oppure, se si riesce a portar la calma interiormente, è il pensiero che se ne va altrove. Ecco perché vi dico che la nutrizione è una forma di yoga, poiché saper mangiare richiede attenzione, concentrazione e padronanza di sé.

Per raggiungere la concentrazione del pensiero durante i pasti, però, bisogna già aver consolidato l'abitudine di dominare il pensiero nella vita quotidiana. Se siete sempre vigili e non vi lasciate invadere da pensieri e sentimenti negativi, allora il terreno è pronto e tutto sarà facile. "Ma allora bisogna prepararsi tutta la vita solo per mangiare nel modo giusto?" direte voi. Si e no...

Non tutti i problemi possono essere risolti per il fatto che sappiamo mangiare correttamente. Ora noi consideriamo i pasti come punto di partenza, ma ciò non significa che non vi sia nulla di più importante e che per tutto il resto della giornata ci si possa lasciare andare. Non dovete interpretare male le mie parole: bisogna essere attenti e vigili tutta la giornata, e mantenere quell'attenzione, quella vigilanza, anche durante i pasti.

Il pasto è una cerimonia magica, grazie alla quale il nutrimento si deve trasformare in salute, in energia, in amore, in luce. Provate a osservarvi: quando avete mangiato in uno stato di agitazione, di collera e di ribellione, per tutta la giornata vi comportate con acredine, nervosismo, parzialità e, se avete dei problemi difficili da risolvere, la bilancia penderà sempre dal lato negativo. Poi cercate di giustificarvi dicendo: "Cosa vuoi...non ci posso fare niente, sono nervoso", e per calmarvi prendete delle medicine, che in fondo non servono molto. Per migliorare lo stato del vostro sistema nervoso, imparate piuttosto a mangiare nella maniera giusta.

Quando vi trovate davanti al cibo, dovete lasciare tutto il resto da parte, anche gli affari più importanti, poiché la cosa principale sta nel nutrirsi secondo le regole divine. Se avete mangiato correttamente, tutto il resto si risolve molto più rapidamente; mangiare correttamente permette dunque di guadagnar tempo e di fare una notevole economia di energie. Non crediate di poter risolvere i problemi più facilmente e più rapidamente quando siete in uno stato di agitazione e di tensione; anzi, vi lascerete sfuggire gli oggetti di mano, vi esprimerete con parole rudi, strapazzerete la gente, e poi dovrete passare intere giornate a riparare i danni.

La maggior parte degli uomini non si rende conto che le più piccole attività della vita quotidiana hanno un'enorme importanza. Come far capire che i pasti possono essere l'occasione per sviluppare l'intelligenza, l'amore e la volontà? Tutti pensano che l'intelligenza si sviluppi per mezzo dello studio o, a rigore, delle difficoltà e delle prove della vita (quando siete nei guai, si risveglia una facoltà che vi spinge a riflettere e a trovare il modo di uscirne...). Pensano che il cuore si sviluppi quando si hanno moglie e figli da proteggere e da aiutare. La volontà poi, secondo molti, si sviluppa compiendo degli sforzi fisici, praticando dello sport, ecc... Eh no! Chi ragiona così non ha ancora capito come stanno le cose.

continua in "La nutrizione 4"

Questo post è tratto dal libro "Lo yoga della nutrizione" di Aivanhov





11 settembre 2013

La nutrizione 1

Questo post inaugura una serie dedicata alla nutrizione. Ho tratto ispirazione da "Lo yoga della nutrizione" di Aivanhov e dal mio libro "Io sono un'anima".

Da oltre vent'anni ho focalizzato la mia attenzione sull'alimentazione e così ho potuto notare come ogni cibo abbia un diverso effetto sull'organismo; in un primo tempo avevo concentrato la mia ricerca sugli aspetti più materiali del cibo, poi lessi "Lo yoga della nutrizione" e mi si aprì un mondo!
Vi sarà capitato di leggere un libro e comprenderlo all'istante, come se ciò che state esaminando non facesse altro che aprire "un file" che esisteva già in voi.....
Questo libro, insieme a pochi altri, ha veramente cambiato il mio sguardo sul cibo e da allora ho imparato a osservare anche gli effetti più sottili sull'organismo.

Il cibo è preparato nei laboratori divini

Fra le loro ricerche gli Iniziati hanno dedicato molto spazio alla nutrizione. Hanno scoperto che il cibo, preparato nei laboratori divini con saggezza inesprimibile, contiene elementi magici capaci di conservare o di ristabilire la salute, non solo fisica ma anche psichica, e di portarci le più grandi rivelazioni.
Ma per beneficiare di questi elementi è necessario conoscere le condizioni che ne stanno alla base.
Gli uomini non sanno come mangiare, non hanno ancora capito l'importanza spirituale dell'atto di cibarsi. Osservateli durante un pasto: ingeriscono il cibo in modo meccanico e inconscio, inghiottono senza masticare, agitano nella mente e nel cuore pensieri e sentimenti caotici, e spesso mangiano addirittura litigando. Turbano così il funzionamento del loro organismo, e nessun processo può svolgersi in maniera corretta, né la digestione né le secrezioni né l'eliminazione delle tossine.

Migliaia di persone si ammalano senza sapere che i loro mali derivano dal modo di nutrirsi. Basti vedere cosa succede nelle famiglie: prima dei pasti, nessuno ha qualcosa da dirsi; ognuno sta in un angolo a leggere, ad ascoltare la radio  o è occupato coi propri passatempi... Ma quando si tratta di mettersi a tavola, tutti hanno qualcosa da raccontare o dei conti da regolare; e allora parlano, discutono, litigano. Dopo un simile pasto, bisogna andare a riposarsi o addirittura a dormire, perché ci si sente sonnolenti e appesantiti, e coloro che devono lavorare, lo fanno svogliatamente e senza entusiasmo. Invece, chi sa mangiare correttamente si mantiene lucido e in forma.


"Ma allora - direte voi - qual'è la maniera giusta di mangiare?" Esaminiamo in che modo un Iniziato concepisce la nutrizione. Si tratta innanzitutto di mettersi nelle migliori condizioni per ricevere gli elementi preparati nei laboratori della natura, per cui un Iniziato comincia col raccoglimento per legarsi al Creatore; soprattutto non si lascia coinvolgere in conversazioni, ma mangia in silenzio.


Non bisogna considerare il silenzio durante i pasti solo come una consuetudine da convento; un saggio o un Iniziato mangiano in silenzio, e quando prendono il primo boccone, cercano di masticarli con consapevolezza più a lungo possibile, finché scompare nella bocca senza doverlo nemmeno inghiottire. Lo stato in cui si prende il primo boccone è estremamente importante, per cui bisogna prepararsi a farlo nella miglior disposizione possibile, perché proprio il primo boccone mette in moto internamente tutti gli ingranaggi. Non dimenticate mai che il momento più importante di ogni azione è il suo inizio, perché dà il segnale per la messa in moto di determinate energie, e queste energie non si fermano a metà strada, ma vanno fino in fondo. Se cominciate in uno stato armonioso, tutto il resto avverrà armoniosamente.


Per quanto riguarda l'assorbimento degli zuccheri c'è una cosa importante che ben pochi sanno: essa può avvenire soprattutto in bocca perché la ptialina, la sostanza che trasforma gli zuccheri del cibo in qualcosa di fruibile per l’organismo, si trova solo nella saliva; più mastichiamo e più disporremo di energia.

Mangiare lentamente e masticare bene, è importante non solo per poter elaborare gli zuccheri e favorire la digestione in generale, ma anche per un altro motivo: perché la bocca, che è la prima a ricevere il cibo, è il laboratorio più importante in quanto è il più spirituale.
Su un piano più sottile, la bocca ha la funzione di un vero e proprio stomaco; essa assorbe le particelle eteriche del cibo, le energie più sottili e potenti, dopodiché i materiali più grossolani vengono inviati allo stomaco.

La bocca contiene degli organi estremamente perfezionati, cioè le ghiandole situate sulla lingua e sotto la lingua che hanno il compito di assorbire le particelle eteriche del nutrimento. Quante volte avrete fatto questa esperienza! Eravate affamati, veramente sfiniti e avete cominciato a mangiare...Fin dai primi bocconi, ancor prima che il cibo potesse esser digerito, vi sentivate già ristabiliti, rinvigoriti. Com'è stato possibile così rapidamente? Grazie alla bocca l'organismo ha assorbito immediatamente delle energie, degli elementi eterici che sono andati ad alimentare il sistema nervoso. Prima che lo stomaco ricvesse il cibo, il sistema nervoso era già nutrito.


Quando parlo degli elementi eterici che bisogna cercare di estrarre dal cibo, non dovete stupirvi. Un frutto, per esempio, è composto da sostanze solide, liquide, gassose ed eteriche. Tutti conoscono bene le sostanze solide e quele liquide; pochi si occupano dei profumi, che sono già più sottili. Quanto alla parte eterica, legata ai colori del frutto e soprattutto alla sua vita, è un campo, questo, totalmente ignorato e trascurato, che tuttavia è della più grande importanza, poichè l'uomo nutre i suoi corpi sottili grazie alle particelle eteriche degli alimenti.


Dato che l'uomo non possiede soltanto un corpo fisico, ma altri corpi più sottili (eterico, astrale, mentale, causale, buddhico, atmico), sedi delle funzioni psichiche e spirituali, si pone per lui il problema di sapere come alimentare i corpi sottili che, a causa della sua ignoranza, rimangono spesso senza nutrimento. Egli sa più o meno cosa dare al corpo fisico, ma non sa alimentare gli altri corpi: il corpo eterico o vitale, il corpo astrale, sede dei sentimenti e delle emozioni, il corpo mentale, sede dell'intelletto, e ancor meno i corpi sottili superiori.


Per concludere, mi sembra evidente che quando ci troviamo in una situazione di tristezza e depressione, quando abbiamo l'impressione che il Padre sia lontano da noi, una delle prime cose da fare è quella di nutrire meglio i nostri corpi più sottili imparando a mangiare con particolare attenzione.


Enrico D'Errico


continua nel prossimo post La nutrizione 2.
















8 settembre 2013

Cucinarsi


Come molti di voi sanno, è da parecchi anni che mi dedico al cibo osservando come esso influisca sul mio comportamento e sulla condizione dei miei corpi.
Ieri, mentre preparavo cena, ho avuto un’emozione superiore che ha accresciuto la mia consapevolezza di essere Uno con tutto; poi ho subito pensato che quando cucino per me in realtà non è solo per me che lo faccio. Non mi riferisco unicamente al fatto che mi tengo costantemente in contatto con voi mediante le rubriche del mio blog, ad esempio riportandovi le mie esperienze culinarie nelle “ricette del giorno”; sto parlando di una sensazione precisa che ho da molto tempo, da quando pratico la macrobiotica: nelle mie pentole io creo un miracolo alchemico favorendo la trasmutazione dei miei corpi, e questo ovviamente, visto che io sono unito a tutto ciò che esiste, produce cambiamenti anche nella gente del pianeta in cui faccio vivo.
E’ bello, bellissimo sentirsi parte del tutto e percepire con chiarezza che ogni mia azione ha effetti non solo su me ma su tutto ciò di cui faccio parte, il pianeta intero.
E se vi parlo tanto di alimentarvi meglio è perché so bene quanto questo abbia aiutato me a iniziare un processo di cambiamento che va avanti tutt’ora.
Ora so che quando cucino il processo alchemico che creo coinvolge anche te che sei qui a leggermi…
Quando vivi nel mondo, in uno stato di coscienza di mondo, sei molto lontano dal Padre e ovviamente, privo della sua guida, hai bisogno di crearti delle sicurezze, ecco che quindi costruisci delle situazioni ripetitive, meccaniche, “routinarie”, che ti facciano sentire più strutturato e stabile.
Ecco il tipo di sicurezza di cui puoi disporre quando vivi una vita di tipo inferiore, una non vita, pura sopravvivenza.
Ma quando sei nel Regno, in uno stato di coscienza di Regno, tutto questo scompare e c’è costantemente un senso di avventurosa imprevedibilità, di impermanenza.

L’unica ragione per cui vale la pena di vivere è lavorare alacremente ogni giorno per trasformare il proprio stato di coscienza, il mondo in Regno, la sopravvivenza in Vita.
E’ lo sforzo che fate per scrollarvi dal sonno della coscienza che dimostrerà da che parte state e se volete essere annoverati tra le file dei guerrieri che lottano per portare più luce sul pianeta.

Inoltre è anche fondamentale non dimentichiate mai che sinché vivrete sulla terra sarete sempre di qualcuno; le persone del mondo s’illudono di essere libere, di poter fare a meno della guida di Dio o del controllo di qualcuno: si sbagliano. Qui o sei di Dio oppure qualcun altro verrà a occupare il posto che spetterebbe a lui. Ma a proposito di questo c’e ancora una volta un racconto delle Sacre scritture che può esserci utile e si trova in Luca al capitolo 11, i versetti da 24 a 26:
“Quando uno spirito impuro è uscito da un uomo, passa per luoghi aridi in cerca di un luogo di riposo e, non avendolo trovato, dice: ‘Tornerò alla mia casa dalla quale sono uscito’. E arrivato, la trova spazzata e adorna. Allora se ne va e prende con sé sette altri spiriti più malvagi di lui, ed entrati, vi dimorano; e le condizioni finali di quell’uomo divengono peggiori delle prime”
Anche Omraam Mikhaël Aïvanhov parla di questo argomento nel passo di una sua conferenza che vi riporto per intero:
"Fare la volontà di Dio non significa soltanto obbedire a un'autorità superiore, ma significa anche compiere un atto magico. Sì, perché nel momento in cui vi mettete al servizio del Signore, tutto il vostro essere viene occupato, riservato, e rimane chiuso alle altre influenze. Allora, tutte le volontà contrarie che si sforzano di sedurlo per poi servirsene, ne sono impedite: il vostro essere è ingaggiato altrove.C'è chi afferma che non gli importa niente della volontà di Dio e si crede libero, ma si sbaglia: essendo aperto a tutti i venti, ecco che le volontà di una moltitudine di creature visibili o invisibili – esseri umani, ma anche elementali, larve, ecc. – inizia a infiltrarsi in lui per utilizzarlo. Chi non è “occupato” dal Signore può star certo che verrà occupato da altri, e finirà per essere al servizio di tutte le volontà più anarchiche e perverse.
Vi sembra preferibile?"

24 agosto 2013

L'uomo è un essere che ha fame

continua dal post "Ho fame di Dio 2"

Tutta la Bibbia ci presenta l'uomo come creatura affamata. Il mondo intero è il suo cibo, e il suo corpo è fatto della stessa sostanza del mondo. Dio gli offre l'universo come mensa di un banchetto universale (Genesi 1:29). Vivere, in un certo senso, non è niente altro che mangiare! Gesù stesso paragonò il suo Regno a un pranzo di nozze: "Possiate voi mangiare e bere alla mia mensa" (Luca 22:30) e fu alle nozze di Cana che manifestò per la prima volta la sua gloria proprio nell'atto del bere e del mangiare!



Noi mangiamo anzitutto con la bocca...certamente, ma anche con gli occhi, le orecchie, le narici, le mani..... non c'è un solo istante lungo il corso della giornata in cui non siamo in uno stato di ricettività.
Anche durante la notte...il sonno è nutrimento!
E infine noi ci nutriamo anche attraverso la respirazione. Se è vero che per un certo tempo possiamo sospendere ogni forma di nutrimento solido o liquido, tuttavia non ci è possibile smettere di respirare: si tratta di vita o di morte!

Perché Dio ci ha creati in questo modo? Cosa significa questa fame che tormenta l'uomo fin dalla nascita?

Significa che in realtà l'uomo ha fame di Dio.
I nostri molti desideri contengono in fondo l'unico desiderio insoddisfatto: il desiderio di Dio. E il nostro cuore non avrà pace fino a che non lo avrà trovato, dice Sant'Agostino. Dietro tutti i languori della nostra esistenza si nasconde il desiderio di Dio...
Diventare consapevoli della presenza di Dio in tutto e in tutti e imparare a gustarlo nei doni della creazione, significa anche diventare sacerdoti di questa mensa che è l'universo: la nostra vita deve diventare un sacrificio eucaristico, cioè un atto di offerta e di ringraziamento per il nutrimento che ogni giorno Dio ci somministra.

La gola è la perversione tragica di questa grandiosa prospettiva. Anziché atto di offerta, di ringraziamento, di condivisione, il nutrirsi diventa puro consumo, atto aggressivo di avidità e di sopraffazione.

Il goloso non gusta il cibo, lo trangugia voracemente, e non è capace di apprezzare e di gioire neppure degli altri doni.
Martin Buber scrive: "L'atto del mangiare è sacro. Se si impara a mangiare con gratitudine, si liberano anche in questo atto le scintille della divina presenza, della Shekinah, che si trovano nel nutrimento.
Si apprende la sacralità di quest'atto atraverso tre gesti fondamentali che ci relazionano nuovamente a Cristo "pane di vita disceso dal cielo": 


  1. La Preghiera di Gesù, masticata e ruminata, come un'autentica manducazione della parola di Dio.
  2. L'Eucaristia, poiché "chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna" (Giovanni 6:54) e può così riconoscere in ogni cibo il sacramento della sua presenza;
  3. Il digiuno, grazie al quale ci viene rivelato in modo mirabile che il mistero della nostra insaziabile fame è fame di Dio: con il digiuno rispondiamo in modo "alternativo" ai bisogni della carne, purificandoci dai veleni presenti nel corpo e rendendoci più permeabili e trasparenti all'irraggiamento di colui che abita in noi...."Che ogni desiderio sia messo a tacere e il re della gloria entrerà". *

Enrico D'Errico



* Nel rito bizantino, canto di offertorio della liturgia vespertina del sabato santo.

18 agosto 2013

Fa che l'aurora...



…non ti trovi dove il tramonto ti ha lasciato. Senza una continua aspirazione verso l’Alto l’uomo degrada verso il basso. Non si può restare fermi: o si sale o si scende. (Dal Libro di Draco Daatson)

L’essere umano è sotteso tra cielo e terra, tra due forze che agiscono su di lui per attrarlo in direzioni opposte: l’una verso la materialità, la carnalità, l’altra verso il cielo.
Dove ti trovi tu che mi leggi? Quale direzione evolutiva stai seguendo? In questo momento è molto importante porsi queste domande perché ora sul pianeta le forze che attraggono verso l’alto o verso il basso sono particolarmente forti (vedi anche il post del 31 luglio “Il Regno e la geenna”).
Il Signore Gesù Cristo, colui che più di altri ha impregnato della forza che spinge verso il cielo il pianeta terra, ci chiama a sé, ci invita caldamente a osservarci per vedere di riconsiderare le nostre priorità, i nostri obiettivi. Sa che viviamo incarnati e lui sa bene cosa questo significhi; non ci sta suggerendo di essere per forza asceti o santi, ma semplicemente di scoprire se stiamo vivendo totalmente immersi nell’identificazione della personalità, in ciò che la Bibbia definisce “il mondo”, o se invece sappiamo di essere anima, e quindi in ciò che le Scritture chiamano “il Regno”.

Essere umani incarnati è in realtà un’esperienza meravigliosa, ma se non aspiriamo a elevare la nostra spiritualità degradiamo inevitabilmente verso il basso, non solo perdendo i precedenti privilegi spirituali acquisiti ma anzi impregnandoci sempre più dei desideri più carnali, quelli chiamati “I sette peccati capitali” dalla chiesa d'occidente o “Le otto passioni” dalla chiesa d'oriente. 


H. Bosch: I sette peccati capitali

La Filocalia (lett. “amore del bello”) è un libro straordinario, una raccolta di numerosi scritti di santi e padri della chiesa. Fino a pochi anni fa non ero a conoscenza dell’esistenza di questi testi; poi, dopo un lungo periodo trascorso in un monastero greco-ortodosso, ho cominciato a leggerli, anzi a meditarli. Bisogna dire che si tratta di libri scritti molto tempo fa e il loro contenuto può irrigidirci se, anziché leggerli con un approccio di tipo cardiaco, li consideriamo solo con la mente. Molti degli autori inclusi nella Filocalia conducevano una vita particolare, alcuni in totale isolamento praticavano una sorta di ascetismo estremo. Forse alcuni avevano fatto una scelta che col tempo risultò negativa: intendo dire che probabilmente fuggendo dal mondo e odiandolo non avevano fatto altro che rafforzare quelle tendenze carnali da cui tentavano di fuggire.  Probabilmente altri erano addirittura diventati pazzi nel loro cammino catartico.
E’ chiaro che il cammino evolutivo dell’umanità è andato avanti e ora sappiamo bene di non dover fuggire le tendenze della nostra personalità ma dobbiamo fare un lavoro di alchemizzazione di esse; ogni nostra caratteristica, ogni tendenza, è una qualità in divenire. Ogni parte di noi va conosciuta, amata e spiritualizzata.

Ad esempio uno dei cosiddetti peccati capitali, o delle otto passioni, è quella che dagli antichi fu chiamata “gastrimargia”, la gola; io sono sicuro che questo è attualmente uno dei modi più impiegati dalle creature spirituali dell’ombra per tenerci legati alla terra e impedirci di salire verso l’alto. La Filocalia spiega molto bene che se non si corregge il problema di un corpo che insegue i piaceri della gola, presto compaiono inevitabilmente altri problemi, prima fra tutti la lussuria.
Come molti di voi sanno ho alle spalle 25 anni di esperienza col cibo; ho avuto modo di osservare centinaia di persone (e soprattutto me stesso) con un difficile rapporto col cibo.
Per molti il cibo è l’unico modo per provare piacere: le loro relazioni sessuali sono inesistenti o disastrose, si sentono insoddisfatte della vita, credono insomma di essere vittime di un destino crudele. Allora si dedicano alla oralità, alla ricerca del piacere più antico dell’uomo che, appena nato, si attacca al seno della madre succhiandolo avidamente.
Ma, come dico nel mio libro “Io sono un’anima”, se la tavola è l’unico piacere della nostra vita siamo veramente nei guai!

Enrico D'Errico

……continua nel prossimo post “Ho fame di Dio”.

Consiglio caldamente di leggere:
     -          i testi della Filocalia, Piero Gribaudi Editore (alcuni di essi sono rintracciabili in rete  http://digilander.libero.it/benparker/FILOCALIA/Filocalia.htm)
e altri tre libri di insegnanti da me molto amati, e cioè
e Alphonse e Rachel Goettmann  ( http://www.centre-bethanie.org/ )                                            
I libri sono
-                 L’Esicasmo.  J. Y. Leloup. Gribaudi
-                 Preghiera di Gesù, preghiera del cuore.  A. e R. Goettmann. Gribaudi
-                 Le malattie dell’anima. A. e R. Goettmann. Ed. Qualevita