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30 marzo 2020

RIFUGIARSI IN DIO




Quando c’è molto rumore intorno, è necessario prendersi ancor più tempo per stare con se stessi e restare nel proprio centro; lì c’è pace, fiducia e sicurezza.
Intorno c’è ansia, preoccupazione e una quantità enorme di informazioni false, adatte per le orecchie degli uomini comuni che vogliono ascoltare solo favole e menzogne.
Ma molti di noi stanno acquisendo orecchie per sentire, orecchie capaci di riconoscere il suono della verità nella massa di informazioni fuorvianti.
Stiamo comprendendo che, ancora una volta, la terra, il nostro bel pianeta, sta dimostrando il suo bisogno di ripulirsi, scrollarsi di dosso coloro che non si prendono cura di lei. 
In questo non v’è alcunché di crudele: voi ve la terreste sul groppone una persona gretta e malvagia, una persona che vi insulta e vi disprezza, che vi vomita e defeca addosso, che attenta di continuo alla vostra vita? No, non credo che la sopportereste a lungo.
Naturalmente è necessario mostrare compassione per coloro che soffrono a motivo della pandemia estesamente diffusa sul pianeta, ma davvero non possiamo lasciarci prendere dal panico; per molti di noi c’è un compito preciso da svolgere: sguainare le nostre spade e squarciare il velo di maya, distruggere il bozzolo letargico in cui sono avviluppate le menti della gente.
Come sapete mi dedico spesso, ormai da molti decenni, alla lettura delle sacre scritture.
Oggi vi guiderò in un percorso col quale tenterò di dimostrare come l’attuale comportamento della terra nei confronti dei suoi scriteriati abitanti non sia affatto una novità.

Cominciamo con il diluvio universale: perché si verificò?
Il capitolo 24 del vangelo di Matteo si riferisce agli avvenimenti che si stanno svolgendo sotto i nostri occhi e i versetti da 37 e 39 affermano: 

“Come furono i giorni di Noè,così sarà la presenza del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni prima del diluvio mangiavano e bevevano, gli uomini si sposavano e le donne erano date in moglie, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e li spazzò via tutti, così sarà la presenza del Figlio dell’uomo.”

La Natura o Dio, se preferite, attuò una separazione tra coloro che avevano a cuore il pianeta e coloro che invece si comportavano in maniera insensata o pensavano solo ai propri affari.

Anche il racconto di Luca ci parla di una situazione analoga: molti furono spazzati via, altri sopravvissero. Nel suo vangelo viene fatto un parallelo tra il diluvio e l’episodio di Sodoma; ecco i versi da 26 a 30 del capitolo 17: 

“Inoltre come avvenne ai giorni di Noè, così sarà ai giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, gli uomini si sposavano e le donne erano date in moglie fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e venne il diluvio e li distrusse tutti. Lo stesso accadde ai giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano e costruivano. Ma nel giorno in cui Lot uscì da Sodoma, dal cielo piovvero fuoco e zolfo, e furono tutti distrutti. Così sarà anche nel giorno in cui il Figlio dell’uomo sarà rivelato.

Separazione

Matteo 24:40-41 
“Allora due uomini saranno in un campo: uno sarà preso e l’altro lasciato. Due donne lavoreranno a una macina a mano: una sarà presa e l’altra lasciata.”

Luca 17:31-35
“Quel giorno chi è sulla terrazza non scenda in casa a prendere le sue cose, e similmente chi è nel campo non torni indietro. Ricordate la moglie di Lot. Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, ma chi la perderà la salverà. Vi dico che quella notte due persone saranno in un letto: una sarà presa, l’altra sarà lasciata. Ci saranno due donne a macinare alla stessa macina: una sarà presa, l’altra sarà lasciata.”


Essere vigilanti e pensare al tipo di persone che siamo

Seconda lettera di Pietro, capitolo 3:
“…molto tempo fa c’erano i cieli e una terra posta solidamente fuori dall’acqua e fra le acque mediante la parola di Dio, e mediante quelle cose il mondo di allora subì la distruzione quando fu inondato dall’acqua. Ma mediante la stessa parola i cieli e la terra attuali sono riservati al fuoco, custoditi fino al giorno del giudizio e della distruzione degli empi. Comunque, non sfugga alla vostra attenzione, miei cari, che per Dio un giorno è come mille anni, e mille anni come un giorno. Dio non è lento ad adempiere la sua promessa, come pensano alcuni, ma è paziente con voi perché desidera che non sia distrutto nessuno ma che tutti giungano al pentimento.  Tuttavia il giorno di Dio verrà come un ladro; in quel giorno i cieli scompariranno con un gran fragore, ma gli elementi, essendo incandescenti, si dissolveranno, e la terra e le opere che sono in essa saranno portate allo scoperto.
Dato che tutte queste cose devono quindi essere dissolte, pensate a che tipo di persone dovete essere, persone che hanno una condotta santa e compiono opere di devozione a Dio, mentre aspettate e tenete bene a mente la presenza del giorno di Dio, mediante il quale i cieli saranno distrutti nelle fiamme e gli elementi si scioglieranno per l’intenso calore. Ma secondo la sua promessa noi aspettiamo nuovi cieli e una nuova terra, e in questi regnerà la giustizia.”

Matteo 24:42. 
“Vigilate, dunque, perché non sapete in quale giorno verrà il vostro Signore.”


Concludendo questo articolo devo dirvi che io non ho alcun dubbio sul fatto che proprio adesso si stia verificando una separazione tra coloro che si stanno svegliando, che stanno aprendo il proprio cuore e coloro che invece stanno dimostrando crudeltà verso il prossimo e la terra, immergendosi sempre più nel sonno della coscienza.

Il salmo 37, infine, è denso di informazioni confortanti e preziose per coloro che fra noi stanno provando timore:
Versi 1 e 2: 
Non indignarti a causa dei malvagi, e non essere invidioso di quelli che fanno ingiustizia.
Poiché si seccheranno rapidamente come l’erba, e come la nuova erba verde appassiranno.
Verso 3:
Confida in Dio e fa’ il bene; risiedi sulla terra e agisci con fedeltà.
Verso 5: 
Affida a Dio il tuo cammino e confida in lui, ed egli agirà in tuo favore.
Versi da 7 a 11:
Attendi Dio in silenzio; aspettalo fiducioso. Non indignarti per coloro che riescono nei loro inganni. Allontana l’ira e abbandona il furore; non indignarti e non fare il male, perché i malvagi saranno spazzati via, ma quelli che sperano in Dio erediteranno la terra.
Ancora un po’ e i malvagi non ci saranno più; guarderai verso il luogo in cui erano, e non li troverai. Ma i mansueti erediteranno la terra e proveranno immensa gioia nell’abbondanza di pace.

A me pare che il quadro sia assolutamente chiaro e non ci sia altro da aggiungere, non vi sembra?

29 dicembre 2013

La malattia: una nuova comprensione si fa strada (5)

continua da La malattia: una nuova comprensione si fa strada 4)

"Quanti impedimenti e quante difficoltà che incontriamo nella vita hanno come sola ragion d'essere quella di obbligarci a intraprendere l'unico cammino che ci permetterà di portare a compimento la nostra predestinazione di figli e figlie di Dio! Una grande saggezza presiede a tutti i destini, e occorre accettare questa verità per non aggravare le proprie sofferenze. L'Intelligenza cosmica non ha mai l'intenzione di annientarci; con quello che ci dà – e anche con quello di cui ci priva – ci mette in situazioni tali per cui siamo obbligati ad esprimere e a produrre ciò che abbiamo di meglio. A chi non vede una via d'uscita verso l'esterno, rimane sempre la possibilità di cercare una via d'uscita in se stesso, lavorando senza posa con il pensiero, l'immaginazione e la volontà. Il destino ha per ciascuno un linguaggio speciale che ci si deve sforzare di interpretare. Tutti gli impedimenti e tutti gli ostacoli che ciascuno incontra sul proprio cammino lo obbligano a cercare ciò di cui ha bisogno nel mondo dell'anima e dello spirito."    Aivanhov 

In questo tempo della fine di un vecchio sistema di cose e del passaggio al nuovo, sulla terra si stanno verificando cambiamenti enormi, la cui interpretazione varia a seconda del nostro livello di coscienza.
Quando un uomo distrugge un formicaio, le formiche non si rendono conto della differenza tra questo tipo di fenomeno e un terremoto; così, per noi esseri umani è difficile distinguere la portata e il significato degli enormi cataclismi fisici, emotivi e mentali che stanno caratterizzando questo momento evolutivo del pianeta.

La Bibbia afferma che negli ultimi tempi saranno aperti nuovi rotoli, stando a significare che nuove conoscenze sarebbero state rese disponibili a chi le desidera. In realtà questo genere di sapere è da sempre disponibile a chiunque voglia indagare e conoscere, ma attualmente, grazie alla particolare energia che impregna il pianeta, coloro che vogliono accrescere la consapevolezza hanno dei grossi vantaggi rispetto al passato. Non sto dicendo che adesso non sia necessario fare degli sforzi per evolvere, ma certo il lavoro su di sé ora è decisamente facilitato. 
La conoscenza sta divenendo abbondante e non è più un privilegio di pochi adepti o iniziati ma è alla portata di tutti, a patto che la si desideri fortemente e non solo per il proprio progresso ma anche per quello dei propri simili.

Nel post "Maledetti Farisei" ho parlato di come la classe sacerdotale di tutti i tempi, da quelli di Gesù fino ad oggi, si sia prodigata con zelo a tenere nascosta la Verità; ma i loro tentativi di celarla, sempre più patetici e grotteschi, ben presto non avranno più alcuna efficacia neanche sulle menti più umili e poco istruite.
In questo momento evolutivo il sincero ricercatore della Verità non ha più bisogno della mediazione di qualcuno per accedere a Dio e ai suoi "misteri" e ognuno può diventare "sacerdote" e cioè amministratore del sacro, portatore di sacralità nella propria vita e in quella del suo prossimo.

Anche l'altra "casta sacerdotale", la medicina ufficiale, sta perdendo sempre più velocemente terreno per la stessa ragione menzionata prima e cioè l'aumento della consapevolezza delle persone. Attualmente la spinta evolutiva pretende che l'essere umano sia indipendente anche per quanto riguarda la cura di se stesso. Per un certo periodo la medicina convenzionale è stata utile ma ora è diventata assolutamente obsoleta e del tutto inefficace; se prima con un farmaco generico era possibile "curare" moltissime persone, ora le malattie stanno assumendo caratteristiche sempre più individuali al punto che le case farmaceutiche teoricamente dovrebbero fabbricare un farmaco diverso per ogni malato, cosa che, se ci si pensa, era ciò che faceva già l'erborista in occidente o lo stregone del villaggio nei paesi cosiddetti meno civilizzati.

Ora i sintomi che avvertiamo reclamano a gran voce una soluzione non sintomatica che porti luce sugli atteggiamenti interiori che devono essere alchemizzati. Per millenni nessuno è mai stato in grado di comprendere che i malesseri che proviamo sono causati dalla nostra resistenza ad adeguarci al ritmo dell'evoluzione, adeguarci all'esigenza di diventare creature che incarnino al meglio le qualità di Dio. 

Come ho già detto nei precedenti post sulla malattia, se io utilizzo il "mio" corpo in maniera impropria, trascurando che sono stato creato a immagine e somiglianza di Dio, a livello energetico e vibratorio si generano "distonie" prima a livello mentale, poi anche a livello emotivo e infine, se ancora i campanelli d'allarme non sono stati sufficienti  (e non lo sono mai), anche a livello fisico. La soluzione della medicina ufficiale, ottusa e superficiale, considerando la malattia ( dal latino male-actio = mala-azione = malattia indotta per azione errata, dovuta all'ignoranza della mente del soggetto) come un problema, come un nemico da debellare, si è specializzata solo nella rimozione dei sintomi, o in maniera farmacologica o utilizzando addirittura la chirurgia.
Ma anche la naturopatia, negli ultimi decenni si è concentrata quasi esclusivamente sui sintomi e non sulle cause; in realtà anche coloro che si sono focalizzati su quest'ultime in genere non hanno saputo ne individuarle né interpretarle in modo corretto.

Io sono di Dio.

Allora la domanda da porsi è:
"Che vuole lui da me?" 

La risposta è che io lo rappresenti al meglio sul piano fisico. Ecco che quindi risulta necessario incarnare la compassione, la benignità, la lungimiranza, la longanimità, la fedeltà, la fermezza, l'audacia, la mitezza, e le altre caratteristiche di Dio. 
Tutto il "pacchetto sintomatico" di ogni essere umano è dovuto esclusivamente alle carenze che essi hanno nella manifestazione di queste qualità.

Personalmente, grazie a una sana alimentazione e soprattutto al lavoro di osservazione, ho potuto col tempo e con pazienza rendere superflui alcuni sintomi; ho imparato a considerarli con attenzione amorevole, con gratitudine. Essi mi hanno indicato dove avevo bisogno di migliorare.
Ancora adesso ovviamente ce ne sono altri che continuano a darmi delle indicazioni; spesso non capisco un accidente, ma altre volte, se la mia attenzione è accompagnata da richieste accorate al Padre, riesco a vedere la verità che si cela dietro alla malattia.

Ma quando chiediamo aiuto al Padre, fermo restando che lui sa già benissimo ciò che ci serve ancor prima che lo chiediamo, quale è la ragione per cui vogliamo curarci? Perché vogliamo guarire?
Se è soltanto per poter continuare a farci meglio gli affari nostri, forse sarà difficile ottenere aiuto.
Ma se invece il Padre comprende che vogliamo guarire perché realmente desideriamo servirlo al meglio, se vede che in ogni cosa abbiamo messo al primo posto il Regno, è cosa certa che riceveremo delle risposte.

Nelle ultime settimane ho compreso cose che avevo capito da tempo; intendo dire che ciò che avevo capito solo intellettualmente sta ora giungendo a comprensione cardiaca. Il cammino dell'evoluzione interiore umana passa per forza dall'apertura del cuore e non ci può essere apertura del cuore se prima non si manifestano delle emozioni superiori. Per millenni, vita dopo vita siamo stati portatori di cuori di pietra, siamo stati, come dicono le sacre scritture, "uomini dal collo duro". 

Poi, poco alla volta, qualcosa comincia ad ammorbidire la pietra; ci inteneriamo per delle immagini artistiche, per la poesia, forse per della musica particolare. Le emozioni diventano sempre più frequenti ed intense e passano dal piano dalla pancia a quello cardiaco. Acquisiamo occhi per vedere e orecchie per sentire e scopriamo che ciò che ci da maggiormente fastidio in un altro è la cosa su cui dobbiamo lavorare noi; e il miracolo è che, in men che non si dica, una volta che abbiamo portato vera luce su un aspetto, su una caratteristica che davvero ci rendeva molto differenti da Dio, quella stessa cosa si alchemizza, si spiritualizza e spariscono i sintomi che servivano da rammemoratori.

Allora, guarda caso, l'Esistenza non è più costretta a condurti persone che ti facciano da specchio e ti mostrino ciò che non vuoi e non puoi vedere; guarda caso, le persone intorno a te cambiano, diventano migliori, più belle: si spiritualizzano.
Il mondo è la mia creazione, e ciò che realizzo è sempre meglio di giorno in giorno nella misura in cui divento consapevole del processo creativo.




Che meraviglia, che splendore: nostro Padre, attraverso di noi che lo incarniamo, porta la sua volontà, come in cielo, anche sulla terra....
ecco che viene il Regno!


"Consideratela tutta gioia, fratelli miei, quando incontrate varie prove, sapendo che questa provata qualità della vostra fede produce perseveranza. Ma la perseveranza abbia la sua opera compiuta, affinché voi siate compiuti e sani sotto ogni aspetto, non mancando di nulla".        Giacomo 1:2-4


Enrico D'Errico

9 dicembre 2013

Sognando e risognando



Ultimamente sogno moltissimo: a volte per tutta la notte e fino alle prime ore del mattino.  Spesso, nel momento del risveglio, quando ancora la mente tace e la pancia non vibra con emozioni deviate e distorte, arriva la comprensione istantanea e agghiacciante di una verità.
Per un solo momento è come se qualcuno, mettendomi con le spalle al muro mi dicesse: “Vedi, Enrico, è proprio così”. Poi, basta un niente, il profumo del caffè che invade la casa, il bimbo del piano di sopra che come sempre (ovviamente dico io) non vuole andare all’asilo, una preoccupazione qualsiasi, come doversi ricordare dell’affitto da pagare   eeeeee     oplà!
è come entrare in uno stato catatonico, come se qualcuno rinnovasse un quotidiano incantesimo, e io, per buona parte del giorno, non sono più un’anima vivente ma un corpo che si trascina, anzi che mi trascina in una vita meccanica senza alcun senso logico, etico, morale e religioso.

Stamane al risveglio mi è stato fatto comprendere perché a volte rimaniamo colpiti da fatti di cronaca molto violenti; nel mio sogno qualcuno mi aveva messo di fronte ad un grosso giornale pieno solo di fotografie poste una accanto all’altra, primi piani a mezzo busto di persone con sotto una didascalia che descriveva il crimine o il danno che avevano subito.
Erano volti di uomini e donne come me; in quel momento di verità non li vedevo come semplicemente appartenenti alla massa, parte di un branco senza importanza; stavolta coloro che avevo di fronte agli occhi erano miei fratelli e sorelle: anime che attraverso il loro corpo avevano fatto esperienza di orrori impressionanti, sopravvivendo appena per poter essere immortalati da un valente fotografo.

Stamane guardando quei volti ho visto in maniera chiara e indiscutibile perché in genere si reagisce con sgomento a certe immagini e si prendono le distanze, giudicando frettolosamente la condotta bestiale di chi ha commesso il crimine: ci comportiamo così perché talvolta, in particolari circostanze, potremmo fare la stessa cosa anche noi; spinto da situazioni “limite”, mosso da pensieri ed emozioni di pura sopravvivenza, anche io sarei in grado di commettere gli stessi crimini. Anzi ovviamente la verità è che io ho fatto già esperienza di quasi tutte le situazioni descritte in quelle foto, e cioè sono già stato oggetto di ognuna di quelle aggressioni e ho commesso ciascuno di quei crimini; intendo dire che ho subìto e commesso tali cose sia nelle mie precedenti incarnazioni sia che le sto commettendo ancora ora come parte di un’umanità unita in una sola creatura vivente, sia perché spesso io non sono ancora pronto per l’unica cosa giusta da fare: dedicarmi al Cristo vivente, immolare quindi me stesso affinché un giorno più nessuno dei miei fratelli debba soffrire.

E’ quindi questo insieme di verità apparentemente complesso ma in realtà semplice, che mi colpisce quando sono portato di fronte ad un fatto doloroso.
Io non sono io, ancora una volta mi appare con chiarezza; non sono ciò che facilmente mi appare; io sono un’anima che sta prendendo sempre più consapevolezza di sé mediante i corpi che di volta in volta mi prendo per fare esperienza sul pianeta. Io sono un’anima che fa parte di un corpo animico enorme e meraviglioso; sono spinto dalla forza evolutiva a incarnarmi innumerevoli volte e provare ogni genere di esperienza, per arrivare gradualmente a capire chi sono attraverso chi o cosa non sono; scendo continuamente nella materia densa e grezza abbandonandomi ad essa per essere guidato dalle emozioni più grossolane e da pensieri primitivi, lasciando andare pian piano i comportamenti che, come anima, sento come meno corrispondenti a ciò che realmente sono. E’ come se, essendo costantemente in contatto, - all’inizio minimo, poi via via più consistente - con la Creatura perfetta che sono, cioè Dio, decidessi quali esperienze non mi servono più e quali altre devo invece ancora fare; esiste proprio un continuo raffronto con la mia perfezione divina da cui provengo e che mi dice se ciò che faccio mi somiglia o meno.

Enrico D'Errico

3 dicembre 2013

Come ti vede Dio?

"Un Maestro spirituale si sforza di vedere negli esseri le divinità che essi non sono ancora. A lui non interessa come sono quegli esseri nel presente. Incontrandoli egli pensa ogni volta alla scintilla divina sepolta in loro che attende il momento in cui essi le daranno finalmente la possibilità di manifestarsi. Ecco la più alta espressione dell’amore: sapersi collegare alla scintilla divina presente in ogni creatura, per alimentarla e rafforzarla. Quanto sarebbero diverse le relazioni tra gli esseri umani se anch'essi, incontrandosi, pensassero all’uomo o alla donna che hanno di fronte come al depositario di una scintilla scaturita dal fuoco divino! Anche in un criminale si deve cercare quella scintilla per tentare di rianimarla. Non sempre ciò è possibile, ma occorre almeno tentare. Non sempre si sa per quale ragione alcuni esseri si siano lasciati trascinare su una cattiva china, e neppure si sa cosa potrebbe risollevarli e rianimare all'improvviso la scintilla in loro. Ecco perché non si deve mai dare un giudizio definitivo su nessuno. " 
Omraam Mikhaël Aïvanhov



Chi sei tu? 

Chi ha la possibilità di rispondere con esattezza a questa domanda? 
Tu e Dio: tu stesso, quando sarai completamente impregnato della luce divina, Dio già da adesso.

Dio ti vede per ciò che realmente sei: bellissimo, sfolgorante di luce, carico d'amore, pieno di ogni virtù e qualità perfetta: in definitiva, quando ti guarda, Dio vede se stesso.

Sei un inviato speciale sul pianeta Terra, incaricato direttamente da lui per fare esperienza di sé. Tu, per compiere questa missione impieghi migliaia di vite e un'enorme  quantità di anni; per lui, che ovviamente non è sottoposto all'ipnosi di cronos, non è che un battito di ciglia. 

Quelle qualità che lui vede pienamente mature e ridondanti, tu ancora ti stai sforzando di svilupparle a costo di enormi sacrifici.
Un tempo eri caparbio, cocciuto, testardo come un mulo; ma pian piano queste tue caratteristiche diventeranno la tua determinazione, la tua incrollabile tenacia.
Sei stato, e ancora forse sei, un vile e un codardo; poco alla volta stai diventando più coraggioso e un giorno sarai senz'altro un audace guerriero.

Quindi Dio non ti vede per ciò che sei adesso, non ti giudica per certe caratteristiche ancora così grossolane. Lui ti ama moltissimo, e ti valuta per il tuo potenziale, per ciò che diventerai e farai, ma che per lui sei già adesso.


Allora, che ne pensi, non sarebbe meraviglioso se anche noi vedessimo il prossimo con questo tipo di occhi? 
Certo, lo so, tu pensi che io dica così perché non ho mai visto tua suocera: con lei questo tipo di valutazione non si può fare!
Dai, prova per un momento a mettere da parte questo umorismo da "Colorado".....
...non sarebbe davvero straordinario vedere gli altri proprio per ciò che sono, o meglio per ciò che saranno?




Se anche tu come molti stai lavorando su di te per abbattere la barriera del tempo, per uscire dall'illusione della mente, per svegliarti dal sonno della coscienza, per avere realmente occhi che vedano, poniti questo obiettivo: vedere te stesso e gli altri come ti vede Dio.

Enrico D'Errico

1 dicembre 2013

Ai piedi del Maestro 1)







A QUELLI CHE BUSSANO

Dall'irreale
conducimi al Reale.
Dalla tenebra
conducimi alla Luce.
Dalla morte
conducimi all'Immortalità.





PROEMIO


Queste parole non sono mie; sono le parole del mio Maestro. Senza di lui non avrei potuto fare nulla; ma, col suo aiuto, ho messo i piedi sul sentiero

Anche tu desideri entrare sullo stesso Sentiero e, quindi, le parole che egli mi rivolse aiuteranno anche te, se le obbedirai! Non basta dire che sono belle e vere; chi vuole riuscire deve fare esattamente quanto esse prescrivono.
Un affamato non si sazia guardando il cibo e dicendo che è buono; bisogna che egli stenda la mano e mangi. Così non basta che tu ascolti le parole del Maestro; devi mettere in pratica quanto dice, prestare orecchio a ciascuna parola, porre in atto ogni cenno.
Un cenno che non hai seguito, una parola lasciata sfuggire sono perduti per sempre, poiché il Maestro non parla due volte.



Quattro sono i requisiti per questo 
Sentiero:

Discernimento
Assenza di desiderio
Retta condotta
Amore

Cercherò di ripeterti quanto il Maestro
mi ha detto su ciascuno di essi.






AI PIEDI 
DEL MAESTRO

I

DISCERNIMENTO


Il primo di questi Requisiti è il Discernimento; generalmente si intende il discernimento tra il reale e l'irreale, che conduce gli uomini ad entrare sul Sentiero.
E' questo, ma è anche molto di più; e deve essere praticato non solo all'inizio del Sentiero, ma a ciascun passo su di esso, ogni giorno fino alla fine.
Tu entri nel Sentiero perché hai imparato che soltanto su di esso si trovano quelle cose, che meritano di essere conseguite.
Gli uomini che non sanno, lavorano per acquistare ricchezze e potere; ma queste durano al più una sola vita e perciò sono irreali.
Ci sono delle cose più grandi di queste, cose reali e durature e, non appena le avrai viste, non desidererai più le altre.

In tutto il mondo, ci sono soltanto due specie di uomini: quelli che sanno e quelli che non sanno; e ciò che conta è questa conoscenza. La religione che un uomo professa, la razza a cui appartiene non sono cose importanti; quello che veramente importa è questa conoscenza: la conoscenza del Piano di Dio per gli uomini. Poiché Dio ha un Piano e questo Piano è l'Evoluzione. Una volta che l'uomo ha visto questo Piano e lo conosce veramente, non può fare a meno di lavorare per esso, poiché è tanto glorioso, tanto bello. Così, poiché sa, egli si schiera dalla parte di Dio, e diventa un sostenitore del bene ed un oppositore del male, lavora per l'Evoluzione e non per il proprio interesse.

Se è dalla parte di Dio egli è uno di noi, e non importa se si chiama indù o buddhista, cristiano o maomettano, se è indiano o inglese, cinese o russo. Quelli che sono dalla Sua parte sanno perché sono qua e che cosa devono fare, e cercano di farlo; tutti gli altri non sanno ancora che cosa devono fare e, di conseguenza spesso agiscono stoltamente e cercano di escogitare metodi che credono potranno riuscire loro piacevoli; non rendendosi conto che tutti siamo Uno e che, perciò, soltanto quello che l'Uno vuole può, in realtà, essere piacevole per ognuno. Essi seguono l'irreale invece del reale; fino a che non hanno imparato a distinguere tra questi due, non si sono ancora schierati dalla parte di Dio; perciò questo Discernimento è il primo passo.

Ma, anche dopo che la scelta è stata fatta, ricordati che dal reale all'irreale ci sono molte varietà e che conviene ancora distinguere tra il bene e il male, tra ciò che ha importanza e ciò che non l'ha, tra l'utile e l'inutile, tra il vero e il falso, tra l'egoistico e il disinteressato. La scelta tra il bene e il male non dovrebbe essere difficile, perché quelli che vogliono seguire il maestro hanno deciso di fare il bene ad ogni costo! Ma il corpo e l'uomo sono due cose differenti, e ciò che l'uomo vuole non è sempre ciò che il corpo desidera. Quando il tuo corpo desidera qualche cosa, sosta e rifletti se tu veramente desideri quella cosa.
Perché tu sei Dio,
e vuoi soltanto quello che Dio vuole.

Ma è necessario che tu ricerchi nelle profondità del tuo essere, per trovare Dio in te stesso, e per udire la Sua voce che è la tua voce. 
Non confondere i tuoi corpi con te stesso - né il corpo fisico, né l'astrale, né il mentale.
Ciascuno di questi pretenderà di essere il Sè, per ottenere quanto desidera. Ma tu devi conoscerli tutti e conoscere te stesso quale loro padrone.
Quando c'è un lavoro da compiere, il corpo fisico vuole riposare, andare a passeggio, mangiare e bere; e l'uomo che non sa dice a se stesso: "Io voglio fare queste cose e devo farle".
Ma il saggio dice: "Chi desidera non sono io, e bisogna che aspetti un poco".
Sovente, quando si presenta l'occasione di aiutare qualcuno, il corpo suggerisce subito: "Quanta fatica sarà per me, lasciamo che lo faccia qualcun altro!" Ma l'uomo risponde al suo corpo: "Tu non mi ostacolerai nel compiere un'opera buona!"
Il corpo è un animale al tuo servizio, il destriero sul quale cavalchi. Perciò trattalo bene e abbine cura! Non strapazzarlo e nutrilo convenientemente, soltanto con cibi e bevande pure e mantienilo sempre scrupolosamente pulito, libero dalla più piccola macchia di sudiciume. Perché, senza la perfetta pulizia e la perfetta salute del corpo, non potrai compiere l'arduo lavoro di preparazione, non potrai sopportare lo sforzo incessante che esso richiede. Ma devi sempre essere tu che padroneggi quel corpo e non il contrario.

Il corpo astrale ha i suoi desideri, in grande quantità: vuole che tu vada in collera, che tu dica parole violente, che tu sia geloso, avido di denaro, invidioso della roba altrui, che ti lasci sopraffare dallo sconforto. Esso desidera tutte queste cose e molte altre ancora, non perché voglia farti del male, ma perché ama le vibrazioni violente e gli piace cambiare continuamente. Ma tu non vuoi nulla di tutto ciò e, perciò, devi discernere tra i tuoi bisogni e quelli del tuo corpo.

Il tuo corpo mentale desidera considerarsi orgogliosamente separato dagli altri, pensare molto a sé e poco al prossimo. Anche quando tu l'abbia distolto dagli interessi mondani,  esso cercherà ancora di essere egoisticamente calcolatore e di farti pensare al tuo progresso anziché al lavoro del Maestro e all'aiuto da dare agli altri. Quando mediti, cercherà di farti pensare alle molte varie cose che esso desidera, anziché all'unica cosa che tu vuoi.
Tu non sei questa mente, ma essa è tua perché tu te ne serva; e anche in questo è necessario il discernimento.  Vigila continuamente o fallirai!
L'Occultismo non conosce compromessi tra il bene e il male. Fai ciò che è giusto, a qualunque costo e astieniti da ciò che è male, qualunque cosa dicano o pensino gli ignoranti.

Studia profondamente le leggi nascoste della Natura e, quando le avrai conosciute, conforma ad esse la tua vita, esercitando sempre la ragione e il buon senso.

Distingui l'importante dal non importante. Saldo come una roccia quando si tratta di princìpi, cedi sempre nelle cose che non hanno importanza. Poiché devi essere sempre affabile e dolce, ragionevole e accondiscendente, lasciando agli altri la stessa piena libertà, che a te stesso è necessaria.

Cerca di scorgere ciò che merita di essere fatto, e ricordati che non devi giudicare dalla grandezza della cosa. E' più importante fare una minuzia direttamente utile al lavoro del Maestro, che non una cosa più grande che il mondo intero forse giudicherebbe buona.

Devi distinguere non solo l'utile dall'inutile, ma anche ciò che è più utile da ciò che è meno utile. Dar da mangiare ai poveri è opera buona, nobile e utile; tuttavia, nutrire le anime è più nobile e più utile che dar da mangiare ai corpi; ma solo quelli che hanno la conoscenza possono cibare le anime.

Se possiedi la conoscenza
è tuo dovere aiutare gli altri
a conseguire questo sapere.

Per quanto saggio tu possa essere, molto ti resta da imparare su questo Sentiero, tanto che anche in ciò occorre discernimento; e bisogna che tu rifletta attentamente per vedere che cosa vale la pena d'imparare. Ogni cognizione è utile e un giorno possederai tutto il sapere ma, fino a che ne hai solo una parte, cerca che questa parte sia la più utile.

Dio è Sapienza al pari di Amore, e quanto più sai tanta parte di Lui puoi manifestare. Studia, dunque, ma studia soprattutto ciò che ti può rendere meglio capace di aiutare gli altri. Persevera pazientemente nei tuoi studi, non perché gli uomini ti considerino erudito e nemmeno per la felicità di essere savio, ma perché soltanto l'uomo savio può saviamente aiutare. Per quanto grande possa essere il tuo desiderio di aiutare, se sei ignorante il tuo intervento potrà fare più male che bene.

Impara a distinguere la verità dalla menzogna; sii veritieri in tutto: nel pensiero, nella parola e nell'azione. Prima di tutto nel pensiero: non è facile, perché nel mondo ci sono molti pensieri falsi, molte stolte superstizioni; e chi ne è schiavo non può progredire.
Perciò, non pensare in un dato modo semplicemente perché la gente la pensa così, o perché è scritto così in qualche libro ritenuto sacro; pensa con la tua testa e giudica se la cosa è ragionevole. Ricorda che, se anche mille persone sono d'accordo su di un soggetto che non conoscono, la loro opinione non ha alcun valore. Chi desidera percorrere il Sentiero deve imparare a pensare con la propria testa, perché la superstizione è uno dei peggiori mali che ci siano al mondo, uno dei ceppi da cui devi liberarti completamente.

Il tuo pensiero, riguardo agli altri, deve essere vero. Non pensare di loro quanto non sai; non supporre che ti abbiano continuamente in mente! SE una persona fa qualcosa che ritieni ti danneggi, o dice qualcosa che credi si riferisca a te, non pensare subito: "Vuoi farmi del male!". E' molto probabile che non abbia nemmeno lontanamente pensato a te, perché ogni anima ha le proprie difficoltà e i suoi pensieri si aggirano principalmente intorno a se stessa. Se un uomo ti parla arrabbiato, non pensare: "Mi odia, vuole offendermi!" Probabilmente, qualche altra cosa o persona gli avrà fatto perdere la pazienza e,siccome gli è capitato d'incontrarti, sfoga la sua collera su di te. Egli agisce stoltamente, perché l'ira è sempre stolta; ma non per questo ti è lecito pensare erroneamente di lui.

Quando diventerai discepolo del Maestro potrai sempre verificare l'esattezza del tuo pensiero col porlo a fianco del Suo. Infatti, il discepolo è uno col suo Maestro, ed è sufficiente che egli elevi il suo pensiero nel pensiero del Maestro per scorgere, immediatamente, se si accorda con esso. Se non si accorda, il suo pensiero non è perfetto, perché Egli sa tutto. Quelli che non sono ancora accettati da Lui non possono aiutarsi molto fermandosi spesso e ponendosi le domande: "Cosa penserebbe il Maestro di ciò? Cosa farebbe o direbbe il Maestro in queste circostanze?"
Infatti, è preferibile non fare, dire o pensare quanto non puoi immaginare che il Maestro faccia, dica o pensi.

Devi essere veritiero anche nel parlare. Le tue parole devono essere esatte e senza esagerazioni. Non attribuire mai cattive intenzioni a un altro; solo il tuo Maestro ne conosce i pensieri, e può darsi che egli agisca per ragioni che non sono neppure balenate alla tua mente. Se senti una diceria a discredito di una qualsiasi persona, non ripeterla; può non essere vera; ma anche se lo fosse, è più caritatevole tacere. Rifletti, prima di parlare, per paura di dire delle inesattezze. 

Sii veritiero nell'azione; non pretendere mai di essere differente da quello che realmente sei; perché ogni simulazione è un ostacolo alla luce pura della verità, che dovrebbe risplendere attraverso un terso cristallo..

Impara a distinguere tra ciò che è egoistico e ciò che è disinteressato. Poiché l'egoismo ha molte forme e, quando credi di averlo finalmente ucciso in una di queste, esso risorge in un'altra più forte che mai.

Ma, a poco a poco, diventerai così colmo di pensieri di aiuto per gli altri che non avrai più posto, non avrai più tempo per alcun pensiero riguardo a te stesso.

Devi distinguere ancora in un altro modo. Impara a discernere il Dio in ognuno e in ogni cosa, per quanto cattivo egli o essa possa apparire superficialmente.

Puoi aiutare tuo fratello mediante quello che hai in comune con lui: la Vita Divina.

Impara a destare quella Vita in lui; impara a fare appello a essa e, in tal modo, salverai tuo fratello dal male.






continua in "Ai piedi del Maestro 2"

27 settembre 2013

Alchemizzare le passioni


I padri della chiesa parlano estesamente della necessità di lavorare molto per controllare i desideri passionali.

Vi ho già consigliato di leggere almeno alcuni dei loro scritti raccolti nella Filocalia, perché sono veramente particolari. C’è in essi una passione speciale per il Cristo, un amore che li divorava costantemente. E se siete alla ricerca di voi stessi e della vostra strada, potreste trovare molte utili indicazioni.

Ma come forse sapete, negli ultimi anni, nell’ambito della normale evoluzione cui sono sottoposte tutte le cose, si sta facendo strada una visione molto interessante. Affermare che esistano in noi sia il male sia il bene sembra ora appartenere a un concetto di dualità che va rivisto. 

Le mie caratteristiche più negative, le mie passioni più grossolane, sono veramente da eliminare? 
Non potrebbe trattarsi di qualità che non vanno represse ma “alchemizzate”?
Facciamo un esempio pratico con la caparbietà: e se si trattasse di determinazione a uno stadio ancora grezzo?


So che il cammino per ritrovarsi passa attraverso un lungo e paziente lavoro su di sé. E sono certo che il Padre non ha l’abitudine di dividerci tra buoni e cattivi; come possiamo anche solo pensare che esista un metro preciso per misurare il livello di amore che siamo riusciti a raggiungere, o la quantità di talenti che abbiamo potuto far fruttare? Oltre quale punteggio raggiunto ci potremo assicurare la vita eterna? In quale punto della spirale la mia caparbietà sarà giudicata una buona qualità? Sono sicuro che non possiate davvero pensare in una maniera tanto puerile.

Credo sia molto importante essere aperti alla possibilità che ogni essere umano sia in grado di canalizzare pensieri impregnati di luce, capaci di aiutare il progresso dell’umanità;
naturalmente poi, in base alla nostra conoscenza, ma soprattutto grazie al nostro discernimento “cardiaco”, con l’aiuto del Signore, possiamo scegliere il meglio di quanto ascoltiamo, e inglobarlo nella nostra personale visione della vita.  Questo è perfettamente in armonia con la scrittura di Proverbi 15:22, che dice che “nella moltitudine dei consiglieri c’è la riuscita”.
Possiamo immaginarci l’umanità come un enorme conclave, una gigantesca riunione in cui ognuno ha il diritto e il privilegio di esprimere il proprio punto di vista.
Al termine dei lavori dell’assemblea, viene stabilito “un nuovo codice di leggi a cui adeguarsi”.
Al ritorno nelle proprie comunità o nelle proprie famiglie, ciascuno metterà in pratica quanto stabilito nella riunione, in base alla propria coscienza e alle circostanze locali.

Questo significa che ognuno di noi deve, ripeto deve, andare oltre lo scritto, oltre il codice e la legge.
La Legge, infatti, è e rimane una sola: “Ama Dio e ama il tuo prossimo come te stesso”(Luca 10:27). Questo è l’intero obbligo dell’uomo, ed è per raggiungere l’obiettivo di amare sempre più, che devo impiegare tutti i miei talenti, tutte le mie risorse emotive, mentali e fisiche; è proprio per amare sempre meglio me stesso e il mio prossimo che devo supplicare costantemente il Padre di illuminarmi su ciò che è verità, chiedendogli di darmi un’intelligenza superiore in grado di attualizzare la sua parola scritta, renderla cioè adatta al periodo che stiamo vivendo.
La Bibbia è e resterà per molto tempo ancora uno dei libri ispirati cui fare riferimento con maggiore fiducia. Essa è la parola di Dio, non c’è alcun dubbio, anche se è evidente che è stata ritoccata ampiamente, sia involontariamente sia volontariamente, allo scopo di manipolare i credenti; ma le parole che restano sono comunque effettivamente pregne di una speciale vibrazione divina, ma che è necessario leggere con l’aiuto della nuova luce che il Padre sta inviando ora al genere umano. Il Padre ha sempre concesso questa luce agli adoratori più sinceri e devoti, e ancora agisce in questo modo.

Ai tempi di Gesù, ma anche in precedenza, le scritture erano già disponibili per chi desiderava conoscere la volontà di Dio. Nonostante la classe sacerdotale di allora se ne fosse appropriata, concedendola col contagocce al popolo, la parola di Dio si diffondeva ovunque, e sono sicuro che il principale mezzo di diffusione non era tanto ciò che era stato scritto e trascritto con paziente e amorevole lavoro nei rotoli di pergamena, ma era soprattutto qualcosa che aleggiava nell’aria. Proprio come adesso, la parola di Dio è sempre stata disponibile in una forma sottile, qualcosa di apparentemente impercettibile, ma in grado di ispirare il cuore di coloro che non volevano più adeguarsi alle semplici ed animalesche leggi della sopravvivenza. Un istinto superiore ha sempre guidato persone oneste, persone che pur non avendo mai letto la parola scritta erano piene di Spirito Santo.
Non è ciò che è scritto in un libro che conta, quanto quello che il Padre scrive da sempre nel cuore delle persone, ciò che sussurra piano alle orecchie di chi anela a una vita migliore, coloro che da sempre dimostrano d’essere persone autentiche, oneste, sinceramente alla ricerca della terra promessa.

Se restiamo intrappolati nel concetto di dualità che esiste naturalmente e giustamente sul pianeta, non possiamo adeguarci alla velocità dell’evoluzione. C’è un treno in procinto di partire e sta imbarcando tutti quelli che hanno imparato la lezione, chi è pronto a passare alla classe successiva. Non c’è nulla di sbagliato sul pianeta. Questo è solo il luogo in cui conoscere ciò che non siamo per capire ciò che siamo in realtà.

Il nostro piano di esistenza terreno è speculare rispetto a quello superiore. Tutto è fatto a immagine e somiglianza di Dio. Tutto è come sul piano superiore ma a un livello più grossolano che ha bisogno di sgrossamento, raffinatura.
L’amore di un genitore per un figlio, per grossolano che sia, è sempre a immagine di quello divino, è lo stesso amore ma a un’ottava più bassa, una spirale alchemica inferiore. Non c’è sul pianeta una sola cosa che sia giusta o sbagliata, tutto è semplicemente in fase di elaborazione, in movimento verso una luce di qualità più pura. La struttura della creazione si svolge su piani identici tra di loro ma fisicamente sempre più sottili e leggeri, ogni piano è lo specchio, l’immagine sfocata del superiore e l’immagine più nitida dell’inferiore. Il nostro pianeta è la “brutta copia” del piano superiore, ma rappresenta al tempo stesso un’evoluzione rispetto al piano inferiore. Nulla di ciò che vediamo va sostituito o buttato via: tutto va alchimizzato, adeguato al ritmo della evoluzione divina.

Enrico D'Errico

23 settembre 2013

Dalla Vita alla sopravvivenza e ritorno


Il percorso evolutivo della terra è ciclico; regolarmente si comincia dall'età dell'oro e si arriva a quella che stiamo vivendo noi ora, ormai molto lontani dalla grazia di Dio, senza regole, senza morale, in un pianeta con un elevato tasso di criminalità, di inquinamento e in procinto di entrare nella nuova età dell'oro.


Popolazioni che ci hanno preceduto, come ad esempio gli indiani d'America, con la loro cultura e la loro spiritualità, dimostrano come fossero più vicini all'età dell'oro di noi ora.
Ecco le straordinarie parole del capo Indiano Sealth, della tribù Suwamish:




"Il Grande Capo a Washington ci manda a dire che desidera comprare la nostra terra. Come si può comprare o vendere il cielo o il calore della terra? È un’idea che ci stupisce. Se non ci appartengono né la freschezza dell’aria né lo scintillio dell’acqua sotto il sole, come potreste comprarcelo? Ogni piccola parte di questa terra è sacra per il mio popolo. Ogni ago di pino, la riva sabbiosa, la bruma dei boschi, ogni insetto che nasce, il suo ronzio… è sacro nella memoria del mio popolo. La linfa che percorre gli alberi porta il ricordo del pellerossa. I morti dell’uomo bianco si dimenticano della loro terra natale quando vanno a passeggiare tra le stelle. I nostri morti, invece, non dimenticano mai questa bella terra, perché essa è madre dell’uomo rosso. Siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli, il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli. Le cime rocciose, l’odore delle praterie, il calore del corpo del puledro e l’uomo: tutti apparteniamo alla stessa famiglia. Quando il Gran Capo di Washington ci manda a dire che desidera comprare la nostra terra, è molto quello che ci chiede. Il Gran Capo dice che riserverà per noi un posto, dove poter vivere comodamente. Lui sarà nostro padre e noi saremo suoi figli. Per questo, stiamo considerando la sua offerta di comperare la nostra terra. Ma non sarà facile perché la terra per noi è sacra. L’acqua scintillante che corre nei ruscelli e nei fiumi non è solo acqua: è il sangue dei nostri avi. Se noi vi vendiamo la nostra terra, voi dovreste ricordare che essa è sacra, e dovreste insegnarlo ai vostri figli, dovreste insegnare loro, che ogni immagine che si rispecchia nell’acqua dei fiumi o dei laghi parla di avvenimenti e ricordi della vita del nostro popolo. Se vi vendiamo la terra, voi dovreste insegnare ai vostri figli che i fiumi e i laghi sono nostri fratelli e che meritano l’attenzione che merita un fratello. Sappiamo che il bianco non capisce il nostro modo di essere. Per lui un pezzo di terra è uguale ad un altro. Lui è come un estraneo che arriva nella notte, strappa alla terra quello che gli è necessario e se ne va . Non guarda alla terra come ad una sorella ma come ad un nemico. E quando l’ha conquistata l’abbandona e parte per altri destini. Lascia indietro le tombe dei suoi padri e non se ne cura. Viola la terra dei suoi figli e non se ne cura. Tratta la sua madre terra e suo fratello, il cielo, come cose che si possono comprare, saccheggiare, vendere, come pecore o lucenti monili. Il suo appetito divorerà la terra e temo, che dietro, resterà solo il deserto. Non so. Le nostre usanze sono diverse dalle vostre. L’immagine delle vostre città ferisce l’occhio del pellerossa, ma probabilmente perché il pellerossa è selvaggio e non capisce. Non esiste tranquillità nelle città dei bianchi. Non c’è un posto dove si possa ascoltare il rumore delle foglie o il sussurro delle ali di un insetto. Ma forse dico questo perché sono un selvaggio e non capisco. Il rumore delle città disturba l’udito. Come sarebbe la vita dell’uomo se non potesse ascoltare il grido solitario del coyote o l’animata conversazione notturna dei rospi nello stagno? Io sono pellerossa e non capisco. L’indiano preferisce il dolce suono del vento che slanciandosi come una freccia accarezza lo stagno e preferisce l’odore del vento bagnato dalla pioggia mattutina, o profumato dal pino pieno di pigne. L’aria è preziosa per il pellerossa, perché tutte le cose condividono lo stesso respiro. Le bestie, l’albero, l’uomo tutti respirano la stessa aria. L’uomo bianco sembra non far caso all’aria che respira come un essere agonizzante da molto tempo, è insensibile al cattivo odore che emana. Ma se noi vi vendiamo la terra, voi dovreste ricordarvi che l’aria è sacra. L’aria che ha raccolto il primo respiro del nostro antenato e ne ha raccolto anche l’ultimo. Voi dovreste mantenerla intatta e sacra perché si possa assaporare il vento purificato dal profumo dei fiori. Se decidiamo di vendere la terra, lo faremo ad una condizione, l’uomo bianco dovrà trattare gli animali e queste terre come suoi fratelli e sue sorelle. Io sono un selvaggio e non capisco altre forme di pensiero. Ho visto migliaia di bufali imputridire nella prateria, abbandonati dai bianchi dopo averli colpiti con il fucile da un treno in corsa. Io sono un selvaggio e non capisco come il cavallo di ferro, sia più importante del bufalo che noi sacrifichiamo soltanto quando ne abbiamo bisogno per sopravvivere. Cos’è l’uomo senza animali? Se tutti sparissero l’uomo avrebbe una gran solitudine di spirito. Perché tutto quello che accade agli animali, in seguito si ripercuote sull’uomo. Tutti noi esseri viventi siamo mutuamente dipendenti uno dall’altro. Noi sappiamo questo: la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra. Noi sappiamo che tutte le cose appartengono ad una unica famiglia. Tutto è unito. Non è l’uomo che ha ordito le trame del tessuto della vita egli è solo uno dei suoi fili. Quello che l’uomo fa a questo tessuto lo fa a se stesso. Noi sappiamo una cosa che l’uomo bianco non sa, ma un giorno scoprirà, il vostro Dio e il nostro Dio sono lo stesso Dio. Voi pensate che Lui sia una vostra proprietà, come per la terra, ma non è così. E non sarà così. Lui è Dio di tutti gli esseri e la sua compassione è la stessa verso il popolo pellerossa e verso l’uomo bianco. Per Lui la terra è preziosa e recar danno alla terra è disprezzare il Creatore. Questo destino per noi è un mistero. Ma noi siamo selvaggi e non capiamo quando vediamo tutti i bufali sacrificati, i cavalli selvaggi domati, gli angoli dei boschi impregnati dall’odore di molti uomini, le cime delle montagne macchiate di filo spinato. Dov’è il bosco? E’ sparito! Dov’è l’aquila? Sparita! E’ la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza.”
Il capo Sealth aveva sicuramente ragione in molte cose, e l'ultima sua affermazione è una profezia straordinaria: "...l'inizio della sopravvivenza." 
Beh, forse non si è trattato dell'inizio della sopravvivenza, ma certo è che attualmente la nostra non può chiamarsi Vita.
Ciò che lui forse non sapeva è che un giorno tutto sarebbe continuato, ma al contrario: la sopravvivenza, infatti, si trasformerà di nuovo in Vita; nella misura in cui l'umanità si riavvicinerà alla casa del Padre, di Dio, si addentrerà sempre più nell'età dell'oro

Abbiamo parlato in altri post del calore a cui è sottoposto il pianeta adesso, calore insopportabile per chi non si adegua ai requisiti richiesti per entrare nel Regno. Quando l'oro viene raffinato viene sottoposto a elevata temperatura proprio per purificarlo ed eliminare le scorie; gli esseri umani, in un certo senso, vengono in questo momento cotti nella pentola di Dio per essere liberati da impurità come gli attaccamenti e le emozioni inferiori. Nell'oro puro, e nell'età corrispondente, resteranno solo coloro che si sono lasciati ripulire dall'opera di raffinamento divina.

Enrico D'Errico                      

                      

                         

25 agosto 2013

Sulla tracotanza

questo post fa seguito ai cinque dedicati alla gola, pubblicati nelle settimane precedenti.

La tracotanza o superbia, è un altro dei peccati tenuti in gran considerazione dai padri della chiesa e da loro descritta nei testi della Filocalia. Personalmente mi sono avvicinato ad essa passando prima dalla lettura di un altro libro prezioso, "I racconti di un pellegrino russo"; poi, come già vi dissi, ho letto alcuni libri di J. Y. Leloup e dei coniugi Goettmann, e da quest'ultimi ho tratto alcuni brani.
In realtà il peccato della superbia è compreso nei "sette vizi capitali" della chiesa d'occidente, mentre nelle "otto passioni maggiori" della chiesa d'oriente si parla di "vanagloria" e "orgoglio": a queste due passioni sono dedicati questo post e i successivi.

La vanità o vanagloria ("cenodossia" in alcuni testi dei padri della chiesa) è il desiderio di essere visti o di farsi vedere. La letteratura patristica sostiene che il sentimento di vanità accompagna come un'ombra il progresso spirituale. Secondo Giovanni Cassiano è una reazione interiore , impercettibile e nascosta, che sfugge al controllo della nostra volontà; si maschera sotto infinite spoglie e si impadronisce di tutto, anche delle buone azioni. E' un bisogno insano di essere riconosciuti e lodati per ciò che si fa. L'ego pretende di essere sempre al centro di tutto, in ogni momento, punto di attrazione dell'attenzione di tutti. La persona vanitosa ama compiacersi del proprio aspetto, della propria voce, dei propri discorsi, delle proprie qualità, del proprio sapere...
Spesso è stizzito e infastidito dal fatto che gli altri non si accorgano per primi delle sue "straordinarie" doti.
Il vanaglorioso ama essere guardato e si placa solo quando percepisce l'ammirazione degli altri. Fa della propria vita una rappresentazione teatrale. Il suo io non è mai nudo, ma sempre protetto da una maschera, diversa a seconda delle occasioni. E questo, secondo i padri della chiesa, uccide a poco a poco la vitalità della persona, perché la recita è sempre una grande fatica per l'attore in questione.


H. Bosch (1450-1516) I sette peccati capitali
(Particolare: la superbia)


L'ego prende il posto di Dio.
Il vanitoso, in genere, ama la convivialità, perché il proprio narcisismo ha continuamente bisogno di specchiarsi negli altri per ricevere conferme. E sovente il vanitoso si circonda di persone che sono come lui, perché il vanitoso ha paura della diversità.
Tuttavia, quando incontra qualcuno che lo pone di fronte alla verità di se stesso, il vanitoso sente sbriciolarsi le proprie maschere e reagisce evitando le relazioni. Diventa arrogante, aggressivo, geloso e impacciato: l'unica via d'uscita è la fuga.

Il grande rimedio della vanità è di volgere lo sguardo da se stessi a Cristo e di fissare il suo volto a lungo e intensamente: "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me" (Galati 2:20). Lo scopo della Preghiera di Gesù è proprio quello di aiutarci a ritrovare il nostro centro in Cristo. Quando preghiamo non cerchiamo più lo sguardo degli altri su di noi, ma ci lasciamo guardare da Cristo. Restiamo in attesa perché tutto ci viene da lui: "Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto?" (1° Corinti 4:7).
Il vanitoso impara a capire che le sue doti e le sue qualità non sono sue e quindi degne di ammirazione, sono solo dono di Dio, un regalo di cui essere solo grati. Così si libera l'uomo interiore. Quando si accorge di essere oggetto delle attenzioni premurose e continue del Signore, l'individuo non ha più bisogno di riconoscimenti esteriori.

Enrico D'Errico


continua nel prossimo post dedicato all'orgoglio