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20 gennaio 2014

"Ma la smetti di ingozzarti?" Nuova luce sui disturbi alimentari


Spesso si pensa, e io stesso l'ho sempre detto anche nei seminari, che quando una persona mangia troppo lo faccia per riempire dei vuoti interiori, per non avvertire l'angoscia che la invade. E ciò è probabilmente vero ma, indagando più a fondo, cambiando il proprio punto di osservazione, è possibile scoprire una spiegazione ulteriore e che non contraddice la precedente. 
Ogni uomo è portato al Risveglio; non importa quanto tempo ci metterà o quali strade percorrerà per farlo: resta comunque il fatto che anche per lui arriverà il momento in cui la sua coscienza si ridesterà . 
Ti è mai capitato di essere svegliato bruscamente da qualcuno che ti punta in faccia una luce accecante o alza le tapparelle troppo in fretta? Beh, non si tratta di un'esperienza piacevole perché preferiremmo una luce graduale per svegliarci poco alla volta (e Naomi Campbell e/o BRAD PITT che ci sussurrano dolcemente "vieni caro che è pronta la tua colazione"). 
Così è anche per il Risveglio della Coscienza: i corpi devono essere abituati con gradualità all'immissione di nuova luce*, di nuova energia. Se ne arriva troppa e tutta insieme, possono verificarsi gravi problemi e talvolta danni irreversibili all'apparato psicofisico (per la cui cura se ne riparla quindi alla prossima incarnazione). 

Il corpo è stato creato per attuare tutta una serie di strategie e tutelarsi dai pericoli derivanti da un repentino ed eccessivo afflusso di energia; e poi dicono che la mente è stupida, mentre invece essa fa veramente un ottimo lavoro!

Quindi ecco, secondo me, cosa sta succedendo a molte persone. Il fenomeno dell'obesità o di altre patologie riguardanti la sfera alimentare, ha cominciato a dilagare negli ultimi decenni e guarda caso  proprio in concomitanza dell'incremento dell'energia planetaria.
Il fuoco spazza via le vecchie forme e quindi la gente vede i propri spettri, le cose sempre rimosse con un certo "successo". I corpi si spaventano si "allarmano" e ti fanno mangiare tanto, per obnubilarti la coscienza, per non farti avvertire il dolore: trovano il modo di anestetizzare.
Al tempo stesso si allarmano perché troppa luce, troppo calore è per loro pericoloso e quindi capziosamente suggeriscono: "Ma perché non mangi queste brioches anziché andare a ballare questa sera?" o "Non hai visto come è graziosa la tua vicina di casa...tu, a suo confronto sembri sua nonna!" Insomma tu ci caschi e mangi, mangi, fino a che non senti più nulla...

Anche quando si verificano i primi lampi di risveglio, i corpi allertati dalla spia "Danger" mettono subito in atto le strategie per ristabilire il precedente status quo. Naturalmente in genere questo avviene senza che ci si possa accorgere di quanto essi stiano facendo. E anche il mangiare molto è una loro astuta strategia per "chiudere le imposte aperte troppo in fretta".
Quando si mangia in eccesso infatti si abbassa notevolmente lo stato vibratorio perché molta della nostra energia è richiamata dal processo digestivo e quindi non più disponibile a mantenere o proseguire il risveglio della coscienza.

Osservando le statistiche sulle visite alle pagine dei miei blog, ho notato che gli articoli meno letti sono quelli sui vizi capitali e in particolare quelli sulla gola: ma non vi fa sospettare nulla tale "combinazione"?
Ho provato qualche volta a parlare agli amici che frequento per dire loro che forse stanno autoboycottandosi rendendo difficile e più lungo il percorso verso il risveglio, ma la risposta è quasi sempre la stessa: "guarda che ti fai delle seghe mentali". Ciò può essere anche vero, anzi sicuramente lo è e soprattutto lo è stato. Tutti i macrobiotici passano attraverso un lungo periodo in cui diventano rigidi come merluzzi e sono sicuri che quella sia l'unica strada giusta da percorrere (ne parlo anche nel mio vecchio libro "Ero un macrobiotico triste"!). Alcuni però a volte smettono gradualmente di essere così attaccati alla loro dieta e sperimentano che effettivamente è possibile arrivare a mangiare qualsiasi cosa e mantenere un corpo efficiente e lucido.

Certo però che ciò a cui è necessario aspirare è ben più importante della lucidità o efficienza fisica: io voglio risvegliarmi, ritrovarmi e non semplicemente sentirmi in forma.
Amo molto il modo di mangiare che ho imparato e che insegno, ma amo molto di più la libertà che deriva dal rendersi strumento in terra del divino che è in me.
Ognuno ha i suoi tempi e ognuno deve risvegliarsi da solo; alla fine effettivamente ciò che importa è destarsi dal sonno della coscienza e ciò può avvenire a chiunque, siano essi ciabattini scozzesi o prostitute senegalesi, agenti di borsa o profughi afgani.
Se ti fermi e lo chiedi forse potrà avvenire anche a te, adesso.

Enrico D'Errico
Moriturus te salutat  

*Riconducibile a tale argomentazione è sicuramente anche l'episodio biblico dell'antico testamento in cui Geova, per proteggere la vita di Mosè, quando lui va a parlargli sul monte Sinai, pone una mano davanti al suo corpo e, nonostante questo, il suo volto prende una bella scottatura! .

(Questo post comparirà anche nel libro “Io sono un’Anima”)

23 settembre 2013

Dalla Vita alla sopravvivenza e ritorno


Il percorso evolutivo della terra è ciclico; regolarmente si comincia dall'età dell'oro e si arriva a quella che stiamo vivendo noi ora, ormai molto lontani dalla grazia di Dio, senza regole, senza morale, in un pianeta con un elevato tasso di criminalità, di inquinamento e in procinto di entrare nella nuova età dell'oro.


Popolazioni che ci hanno preceduto, come ad esempio gli indiani d'America, con la loro cultura e la loro spiritualità, dimostrano come fossero più vicini all'età dell'oro di noi ora.
Ecco le straordinarie parole del capo Indiano Sealth, della tribù Suwamish:




"Il Grande Capo a Washington ci manda a dire che desidera comprare la nostra terra. Come si può comprare o vendere il cielo o il calore della terra? È un’idea che ci stupisce. Se non ci appartengono né la freschezza dell’aria né lo scintillio dell’acqua sotto il sole, come potreste comprarcelo? Ogni piccola parte di questa terra è sacra per il mio popolo. Ogni ago di pino, la riva sabbiosa, la bruma dei boschi, ogni insetto che nasce, il suo ronzio… è sacro nella memoria del mio popolo. La linfa che percorre gli alberi porta il ricordo del pellerossa. I morti dell’uomo bianco si dimenticano della loro terra natale quando vanno a passeggiare tra le stelle. I nostri morti, invece, non dimenticano mai questa bella terra, perché essa è madre dell’uomo rosso. Siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli, il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli. Le cime rocciose, l’odore delle praterie, il calore del corpo del puledro e l’uomo: tutti apparteniamo alla stessa famiglia. Quando il Gran Capo di Washington ci manda a dire che desidera comprare la nostra terra, è molto quello che ci chiede. Il Gran Capo dice che riserverà per noi un posto, dove poter vivere comodamente. Lui sarà nostro padre e noi saremo suoi figli. Per questo, stiamo considerando la sua offerta di comperare la nostra terra. Ma non sarà facile perché la terra per noi è sacra. L’acqua scintillante che corre nei ruscelli e nei fiumi non è solo acqua: è il sangue dei nostri avi. Se noi vi vendiamo la nostra terra, voi dovreste ricordare che essa è sacra, e dovreste insegnarlo ai vostri figli, dovreste insegnare loro, che ogni immagine che si rispecchia nell’acqua dei fiumi o dei laghi parla di avvenimenti e ricordi della vita del nostro popolo. Se vi vendiamo la terra, voi dovreste insegnare ai vostri figli che i fiumi e i laghi sono nostri fratelli e che meritano l’attenzione che merita un fratello. Sappiamo che il bianco non capisce il nostro modo di essere. Per lui un pezzo di terra è uguale ad un altro. Lui è come un estraneo che arriva nella notte, strappa alla terra quello che gli è necessario e se ne va . Non guarda alla terra come ad una sorella ma come ad un nemico. E quando l’ha conquistata l’abbandona e parte per altri destini. Lascia indietro le tombe dei suoi padri e non se ne cura. Viola la terra dei suoi figli e non se ne cura. Tratta la sua madre terra e suo fratello, il cielo, come cose che si possono comprare, saccheggiare, vendere, come pecore o lucenti monili. Il suo appetito divorerà la terra e temo, che dietro, resterà solo il deserto. Non so. Le nostre usanze sono diverse dalle vostre. L’immagine delle vostre città ferisce l’occhio del pellerossa, ma probabilmente perché il pellerossa è selvaggio e non capisce. Non esiste tranquillità nelle città dei bianchi. Non c’è un posto dove si possa ascoltare il rumore delle foglie o il sussurro delle ali di un insetto. Ma forse dico questo perché sono un selvaggio e non capisco. Il rumore delle città disturba l’udito. Come sarebbe la vita dell’uomo se non potesse ascoltare il grido solitario del coyote o l’animata conversazione notturna dei rospi nello stagno? Io sono pellerossa e non capisco. L’indiano preferisce il dolce suono del vento che slanciandosi come una freccia accarezza lo stagno e preferisce l’odore del vento bagnato dalla pioggia mattutina, o profumato dal pino pieno di pigne. L’aria è preziosa per il pellerossa, perché tutte le cose condividono lo stesso respiro. Le bestie, l’albero, l’uomo tutti respirano la stessa aria. L’uomo bianco sembra non far caso all’aria che respira come un essere agonizzante da molto tempo, è insensibile al cattivo odore che emana. Ma se noi vi vendiamo la terra, voi dovreste ricordarvi che l’aria è sacra. L’aria che ha raccolto il primo respiro del nostro antenato e ne ha raccolto anche l’ultimo. Voi dovreste mantenerla intatta e sacra perché si possa assaporare il vento purificato dal profumo dei fiori. Se decidiamo di vendere la terra, lo faremo ad una condizione, l’uomo bianco dovrà trattare gli animali e queste terre come suoi fratelli e sue sorelle. Io sono un selvaggio e non capisco altre forme di pensiero. Ho visto migliaia di bufali imputridire nella prateria, abbandonati dai bianchi dopo averli colpiti con il fucile da un treno in corsa. Io sono un selvaggio e non capisco come il cavallo di ferro, sia più importante del bufalo che noi sacrifichiamo soltanto quando ne abbiamo bisogno per sopravvivere. Cos’è l’uomo senza animali? Se tutti sparissero l’uomo avrebbe una gran solitudine di spirito. Perché tutto quello che accade agli animali, in seguito si ripercuote sull’uomo. Tutti noi esseri viventi siamo mutuamente dipendenti uno dall’altro. Noi sappiamo questo: la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra. Noi sappiamo che tutte le cose appartengono ad una unica famiglia. Tutto è unito. Non è l’uomo che ha ordito le trame del tessuto della vita egli è solo uno dei suoi fili. Quello che l’uomo fa a questo tessuto lo fa a se stesso. Noi sappiamo una cosa che l’uomo bianco non sa, ma un giorno scoprirà, il vostro Dio e il nostro Dio sono lo stesso Dio. Voi pensate che Lui sia una vostra proprietà, come per la terra, ma non è così. E non sarà così. Lui è Dio di tutti gli esseri e la sua compassione è la stessa verso il popolo pellerossa e verso l’uomo bianco. Per Lui la terra è preziosa e recar danno alla terra è disprezzare il Creatore. Questo destino per noi è un mistero. Ma noi siamo selvaggi e non capiamo quando vediamo tutti i bufali sacrificati, i cavalli selvaggi domati, gli angoli dei boschi impregnati dall’odore di molti uomini, le cime delle montagne macchiate di filo spinato. Dov’è il bosco? E’ sparito! Dov’è l’aquila? Sparita! E’ la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza.”
Il capo Sealth aveva sicuramente ragione in molte cose, e l'ultima sua affermazione è una profezia straordinaria: "...l'inizio della sopravvivenza." 
Beh, forse non si è trattato dell'inizio della sopravvivenza, ma certo è che attualmente la nostra non può chiamarsi Vita.
Ciò che lui forse non sapeva è che un giorno tutto sarebbe continuato, ma al contrario: la sopravvivenza, infatti, si trasformerà di nuovo in Vita; nella misura in cui l'umanità si riavvicinerà alla casa del Padre, di Dio, si addentrerà sempre più nell'età dell'oro

Abbiamo parlato in altri post del calore a cui è sottoposto il pianeta adesso, calore insopportabile per chi non si adegua ai requisiti richiesti per entrare nel Regno. Quando l'oro viene raffinato viene sottoposto a elevata temperatura proprio per purificarlo ed eliminare le scorie; gli esseri umani, in un certo senso, vengono in questo momento cotti nella pentola di Dio per essere liberati da impurità come gli attaccamenti e le emozioni inferiori. Nell'oro puro, e nell'età corrispondente, resteranno solo coloro che si sono lasciati ripulire dall'opera di raffinamento divina.

Enrico D'Errico