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13 aprile 2020

COSTRUTTORI E GUERRIERI: SERRATE LE FILE!




Sono sconcertato! Avrei preferito dire “sono indignato!” ma per quanto riguarda l’Indignazione”, sacro concetto appartenente ad una sfera superiore, essa è davvero una parola usata ed abusata, il che sta a significare che la trappola della matrix è già da tempo scattata ed in piena funzione.
Oltretutto si continua a dimenticare che non sono tanto le parole che contano, quanto lo spirito con cui vengono pronunciate. Se una persona comune, appartenete alla razza dormiente destinata all’estinzione, afferma di essere indignata, quasi certamente essa parlerà con la pancia impregnata di un’emozione di lamentela e rabbia. Se una persona risvegliata dice di essere indignata, quasi certamente la sua affermazione proviene da un cuore infiammato dall’amore per la Giustizia e la Verità. Dico questo perché, ad esempio proprio ora, in rete circolano numerosi video di persone che si definiscono indignate per la decisione del governo di accettare aiuti finanziari dall’Unione Europea. Non sono certo qualificato per approfondire un argomento che riguarda la politica italiana; quel che so è che io non mi voglio schierare e soprattutto non voglio lamentarmi.
Quel che vedo intorno a me è soprattutto Perfezione. Quel che vedo è l’avverarsi di profezie che erano scritte da tempo, sia nelle Sacre scritture cristiane che nei testi dell’Agni Yoga. Quel che vedo chiaramente è un pianeta che, stanco di continui abusi, sta attuando strategie di rinnovamento cosmico.

Mi chiedo, anzi vi chiedo: voi come vi sentite? Quale è lo spirito che vi anima?
Certo, lo so, è giusto e necessario provare la compassione di Lot per i cittadini della città dove viveva, su cui stava per piovere fuoco e zolfo; è giusto avere empatia per tutte le famiglie che tanto stanno soffrendo per la pandemia mondiale; è logico pensare a tutti coloro che stanno letteralmente impazzendo per la crisi economica e che spesso si tolgono la vita; a me dispiace anche per le balene spiaggiate o le api in via di estinzione, ma…dov’è il vostro cuore?!?
È attanagliato dal dolore e dalla paura per le cose che stanno accadendo (meglio sarebbe dire che le persone stanno concretizzando) sul pianeta?
Osservatevi con cura, stanate ogni sentimento impuro di rabbia, giudizio, lamentela o pena, perché se in profondità trovate ancora queste emozioni inferiori, certo non avrete la forza di lottare strenuamente per l’avvento del Nuovo Sistema. 

Io lo ripeto continuamente: siate presenti a voi stessi, ricordatevi che non siete quel che provate ma Anime immortali con il compito di partecipare all’avvento del Regno.
Ancora troppi fra voi collezionano gruppi fb o pubblicano le foto dei loro cagnolini, a volte persino al posto di quella propria, sul profilo personale! 
Non giudicate, non lottate contro le forze ostili, ma piuttosto annegatele nel fiume della vostra Bellezza e del vostro candido stupore, nella Grazia dei vostri gesti quotidiani, nella Gratitudine e nella Fiducia.
Che devo fare ancora per stimolare la vostra coscienza…devo forse svenarmi?!? Ovviamente no!

So quel che devo fare. Devo continuare ad accrescere l’apertura del mio cuore, ad ogni costo!
Devo conservare Pace interiore rivolto all’interno di me stesso e portare Luce dove ancora è necessario che arrivi, saldo e incrollabile nella piena Fiducia che tutto è davvero perfetto ed ogni cosa che concretizzo è per il mio progresso e quello dei miei fratelli e delle mie sorelle di Fede.
Ed infine, con il cuore tra le mani, continuerò ad unirmi a tutti quelli che fra voi provano i miei stessi sentimenti. 



Proclama:
Costruttori e guerrieri, serrate le file.

Lettore, se non hai compreso, rileggi dopo qualche tempo. 

Ciò che è predestinato non è accidentale,

E le foglie cadono quando è l’ora.

Ma l’inverno non è che il messo della primavera. 
Tutto è rivelato; tutto è raggiungibile.
Ti coprirò con lo scudo del lavoro.
Ho detto.

Dai libri dell'Agni Yoga: Foglie del giardino di Morya. Appello. 1924

3 febbraio 2014

Bipede o Re?

Anche stamane, lasciandomi andare al flusso costante che avviene in me, per me e tramite me, opponendo la minima resistenza possibile, ho comunque impiegato alcuni minuti per Risvegliarmi. Non facendo uso di droghe (cosa alla quale voi che mi leggete siete avvezzi da quando avevate 14 anni), attendo fiducioso la connessione. Se in passato mi toccava aspettare alcuni anni tra una connessione e l'altra, ora accade ogni mattina quando apro gli occhi; ma cosa interessante è che so che comunque ho due opzioni: alzarmi e cominciare subito a raccattare col becco le poche briciole dell'aia, oppure sentirmi un Re che inizia la sua giornata consapevolmente fiero di servire il suo popolo.


Un bipede terricolo si adatta malvolentieri alla realtà che crede esistere indipendentemente da lui, un Re sa che sta personalmente plasmando un esperienza che lo emozioni e possa contribuire alla sua maggiore illuminazione e a quella dei suoi sudditi.



Enrico D'Errico
Moriturus te salutat

1 febbraio 2014

Gridiamolo ai quattro venti!





"Zitto...che fai?!? Meglio non dirlo forte.....ssssh!"
Questo dicono spesso i dormienti; quasi temendo che un dio malvagio possa privarli di quell'unico momento di serenità che, in mezzo a una vita mediocre, a una vita di miseria costantemente auspicata e prontamente materializzata, credono sia arrivato a loro solo per un caso fortuito.

Ignoranza e superstizione sono armi potenti in mano a Beelzebub, colui che distribuisce sciami di mosche per confonderci le idee, per distrarci dalla vita reale.
Da questo siamo circondati, in tutto ciò siamo immersi.
Ma chi ha creato tale incubo? Noi, naturalmente.
Quindi, anziché trastullarci con discorsi inutili, è necessario agire, fare.

Il Risveglio è il nostro principale obbligo, il nostro fondamentale diritto.
Non c'è cosa più importante per un figlio di Dio che aspirare ogni giorno a ritrovarsi attraverso i passi da lui stesso lasciati nelle precedenti incarnazioni.
Non esiste impresa più gloriosa che avanzare insieme alle tue sorelle e ai tuoi fratelli, uniti nel cammino comune che riporta a Casa, dal proprio Padre, a sé quindi, a Dio.

Coloro che sono sottoposti al governante di questo mondo, al Signore delle mosche, colui che col suo potere mantiene in vita l'inganno planetario ideato dal dio Cronos, coloro che continuano ad adorare la realtà esterna come un dio che li priva del loro potere creativo, siano destati dal sonno della coscienza, siano svegliati!

E da chi possono esserlo se non da coloro che, impavidi, già calcano il suolo della terra squarciando il velo di Maya con la spada della Verità?
Quante meschine e grottesche litanie vengono innalzate ogni giorno a falsi dei, in ogni parte della terra!
Uomini in potenza mantengono così se stessi nel sonno e alimentano la cappa ipnotica, l'energia del bozzolo in cui vivono. La letargia si diffonde e sembra un male irreversibile, incurabile.

Imitiamo allora gli uccelli che volano festosi, a migliaia: essi gridano ai quattro venti la loro gioia, il loro desiderio di vivere.
Urliamo a tutti la nostra felicità, la liberazione dalla morte!
Facciamolo come lo sappiamo fare, forse con un gesto, un passo di danza, una parola, un verso di poesia, anche un solo haiku, ma che sia quello definitivo, il messaggio essenziale della vita. Facciamolo lavando i nostri piatti o spazzando casa sentendo che proprio non c'è nulla di meglio che vorremmo fare.
Quando ci uniamo a una donna, carezziamola con le mani del Cristo, così che si senta amata dal cosmo intero; quando ci uniamo a un uomo, siano le mani di Maria stessa a dare piacere al nostro amato.

Tutti possono crescere nella consapevolezza di essere Dio, Dio Padre e Dio Madre che si perdono in loro per poi ritrovarsi mediante loro.
Tutta l'umanità anela al risveglio, tutti aspirano alla luce; come semi interrati nella terra fertile, anche noi stiamo germogliando al contatto del calore della luce.

Gridiamo quindi, gridiamo ai quattro venti ciò che deve essere detto.
Se saremo canali puliti, chi ascolta riconoscerà la voce inconfondibile del suo padrone*, la sua stessa voce, e inizierà a ridestarsi dal sonno. (* Giovanni 10:1-15)

Enrico D'Errico
Moriturus te salutat

Questo articolo fa seguito a...
"Recate bellezza sul pianeta!"
"Farete cose più grandi di me" 1 
"Farete cose più grandi di me" 2
"Farete cose più grandi di me" 3





25 gennaio 2014

Farete cose più grandi di me 3

L'energia cristica è come un virus inarrestabile che contagia tutto e tutti crescendo in maniera esponenziale.
E' come un blob invisibile che inonda la tua casa, occupando e colmando lo spazio, persino gli interstizi più minuti.
E' un gas inodore che si diffonde ovunque alterando ogni molecola di ciò che chiamiamo aria.
E' un suono impietoso, un boato terribile da cui non hai scampo anche sotto diciotto materassi.
E' come una luce accecante che ti raggiungerà  implacabile anche se dovessi nasconderti nella caverna più profonda o in un batiscafo nella fossa delle Marianne.
E' fuoco che divora la vecchie forme
le raffina e 
le trasforma in Oro.

L'energia cristica è cresciuta a dismisura e ora è così grande che è come se mille illuminati  sacrificassero ogni giorno la loro vita per noi.

E pensate alle preghiere costanti di tutti coloro che, col cuore aperto e vibrante, sono attualmente in vita sulla terra! Esse si uniscono alle preghiere di tutte le creature vissute e "morte" prima di noi, il cui sguardo è ancora rivolto al pianeta terra;   pensate alle preghiere dei santi, dei martiri che come Gesù non odiarono mai i loro persecutori e carnefici ma sempre donarono la vita chiedendo al Padre di perdonarli perché non in grado di comprendere ciò che stavano facendo.

Ora "Tutto è rivelato; tutto è raggiungibile." e "Ogni mondo personale riflette il cielo in fiamme per il fuoco che divora le vecchie forme" affermano i libri dell'Agni Yoga, lo yoga del fuoco, appunto.



Risvegliarci adesso può realmente consentirci di fare cose più grandi di Gesù.

Il Risveglio non è solo un nostro dovere, è  anche un diritto, uno strumento indispensabile per adempiere la nostra principale missione esistenziale; come possiamo infatti adempiere al comando "ama il prossimo tuo" se prima non ci svegliamo?

Sì, con umiltà ma con dignità entra nel Regno,
presentati al cospetto del Padre con le qualità che ti ha affidato, con gli interessi maturati e fieramente chiedigli: RISVEGLIAMI, adesso, qui.

Già ora, molti di noi sentono che Lui ci viene incontro ogni giorno, correndo felice. Ogni giorno uccide per noi il suo vitello migliore e i nostri talenti raddoppiano, si triplicano, aumentano a dismisura: davvero le cateratte dei cieli si aprono per riversare sui figli di Dio ogni genere di benedizione.

La Buona Notizia del Regno si sta diffondendo su tutta la terra abitata grazie al fatto che molti stanno compiendo opere più grandi del loro principale Maestro, il Signore Cristo Gesù.

Enrico D'Errico






20 gennaio 2014

"Ma la smetti di ingozzarti?" Nuova luce sui disturbi alimentari


Spesso si pensa, e io stesso l'ho sempre detto anche nei seminari, che quando una persona mangia troppo lo faccia per riempire dei vuoti interiori, per non avvertire l'angoscia che la invade. E ciò è probabilmente vero ma, indagando più a fondo, cambiando il proprio punto di osservazione, è possibile scoprire una spiegazione ulteriore e che non contraddice la precedente. 
Ogni uomo è portato al Risveglio; non importa quanto tempo ci metterà o quali strade percorrerà per farlo: resta comunque il fatto che anche per lui arriverà il momento in cui la sua coscienza si ridesterà . 
Ti è mai capitato di essere svegliato bruscamente da qualcuno che ti punta in faccia una luce accecante o alza le tapparelle troppo in fretta? Beh, non si tratta di un'esperienza piacevole perché preferiremmo una luce graduale per svegliarci poco alla volta (e Naomi Campbell e/o BRAD PITT che ci sussurrano dolcemente "vieni caro che è pronta la tua colazione"). 
Così è anche per il Risveglio della Coscienza: i corpi devono essere abituati con gradualità all'immissione di nuova luce*, di nuova energia. Se ne arriva troppa e tutta insieme, possono verificarsi gravi problemi e talvolta danni irreversibili all'apparato psicofisico (per la cui cura se ne riparla quindi alla prossima incarnazione). 

Il corpo è stato creato per attuare tutta una serie di strategie e tutelarsi dai pericoli derivanti da un repentino ed eccessivo afflusso di energia; e poi dicono che la mente è stupida, mentre invece essa fa veramente un ottimo lavoro!

Quindi ecco, secondo me, cosa sta succedendo a molte persone. Il fenomeno dell'obesità o di altre patologie riguardanti la sfera alimentare, ha cominciato a dilagare negli ultimi decenni e guarda caso  proprio in concomitanza dell'incremento dell'energia planetaria.
Il fuoco spazza via le vecchie forme e quindi la gente vede i propri spettri, le cose sempre rimosse con un certo "successo". I corpi si spaventano si "allarmano" e ti fanno mangiare tanto, per obnubilarti la coscienza, per non farti avvertire il dolore: trovano il modo di anestetizzare.
Al tempo stesso si allarmano perché troppa luce, troppo calore è per loro pericoloso e quindi capziosamente suggeriscono: "Ma perché non mangi queste brioches anziché andare a ballare questa sera?" o "Non hai visto come è graziosa la tua vicina di casa...tu, a suo confronto sembri sua nonna!" Insomma tu ci caschi e mangi, mangi, fino a che non senti più nulla...

Anche quando si verificano i primi lampi di risveglio, i corpi allertati dalla spia "Danger" mettono subito in atto le strategie per ristabilire il precedente status quo. Naturalmente in genere questo avviene senza che ci si possa accorgere di quanto essi stiano facendo. E anche il mangiare molto è una loro astuta strategia per "chiudere le imposte aperte troppo in fretta".
Quando si mangia in eccesso infatti si abbassa notevolmente lo stato vibratorio perché molta della nostra energia è richiamata dal processo digestivo e quindi non più disponibile a mantenere o proseguire il risveglio della coscienza.

Osservando le statistiche sulle visite alle pagine dei miei blog, ho notato che gli articoli meno letti sono quelli sui vizi capitali e in particolare quelli sulla gola: ma non vi fa sospettare nulla tale "combinazione"?
Ho provato qualche volta a parlare agli amici che frequento per dire loro che forse stanno autoboycottandosi rendendo difficile e più lungo il percorso verso il risveglio, ma la risposta è quasi sempre la stessa: "guarda che ti fai delle seghe mentali". Ciò può essere anche vero, anzi sicuramente lo è e soprattutto lo è stato. Tutti i macrobiotici passano attraverso un lungo periodo in cui diventano rigidi come merluzzi e sono sicuri che quella sia l'unica strada giusta da percorrere (ne parlo anche nel mio vecchio libro "Ero un macrobiotico triste"!). Alcuni però a volte smettono gradualmente di essere così attaccati alla loro dieta e sperimentano che effettivamente è possibile arrivare a mangiare qualsiasi cosa e mantenere un corpo efficiente e lucido.

Certo però che ciò a cui è necessario aspirare è ben più importante della lucidità o efficienza fisica: io voglio risvegliarmi, ritrovarmi e non semplicemente sentirmi in forma.
Amo molto il modo di mangiare che ho imparato e che insegno, ma amo molto di più la libertà che deriva dal rendersi strumento in terra del divino che è in me.
Ognuno ha i suoi tempi e ognuno deve risvegliarsi da solo; alla fine effettivamente ciò che importa è destarsi dal sonno della coscienza e ciò può avvenire a chiunque, siano essi ciabattini scozzesi o prostitute senegalesi, agenti di borsa o profughi afgani.
Se ti fermi e lo chiedi forse potrà avvenire anche a te, adesso.

Enrico D'Errico
Moriturus te salutat  

*Riconducibile a tale argomentazione è sicuramente anche l'episodio biblico dell'antico testamento in cui Geova, per proteggere la vita di Mosè, quando lui va a parlargli sul monte Sinai, pone una mano davanti al suo corpo e, nonostante questo, il suo volto prende una bella scottatura! .

(Questo post comparirà anche nel libro “Io sono un’Anima”)

9 gennaio 2014

Replicate gente....replicate

Circa dieci anni or sono ero un replicante; frequentando una nota associazione per il risveglio della coscienza, ad un certo punto mi sentii spinto a parlare ad altri di ciò che stava modificando la mia visione della realtà  e stava dandomi molto benessere. Poi, a causa di circostanze particolari, mi "ritrovai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita". Entrai in un fitto banco di nebbia: sentivo che il calore benefico del sole non doveva essere molto lontano, eppure io assolutamente non sapevo come uscirne. Sono stati anni molto difficili, in cui qualsiasi cosa provassi sembrava non avere alcun esito favorevole e così, talvolta, cominciavo addirittura a prendere in considerazione l'idea di farla finita. Mi sentivo distrutto, dilaniato ogni giorno da fiumi impetuosi di pensieri ossessionanti e da valanghe di emozioni grossolane. Non riuscivo assolutamente più a scrivere, cantare o tenere i miei corsi di cucina. Poi finalmente incontrai un vecchio compagno di viaggio, Salvatore. Avevo già con me alcuni dei suoi libri e, ancora oberato da sentimenti contrastanti, cominciai a rileggerli: questo avveniva l'estate scorsa. Poi ho deciso di iscrivermi ai suoi corsi e lui, tenendo fede al suo nome, mi ha aiutato enormemente a ritrovare la mia strada, a ritrovare me stesso.

Spinto dalla lettura dei post pubblicati nel blog "La Porta d'Oro" e soprattutto da quello intitolato "Replicare il corso di risveglio", ho ripreso a farlo anche io e, come alcuni di voi già sanno, ora ho preso l'iniziativa per far partire un nuovo corso qui a Roma. Ve ne voglio parlare perché alla serata di presentazione ho incontrato una persona la cui esperienza mi ha molto commosso in quanto simile alla mia.


Dopo aver parlato di cosa sia il risveglio della consapevolezza ho chiesto all'uditorio se c'erano delle domande e lui,
guardandomi negli occhi, dolcemente e tristemente, ha detto che quanto stavo dicendo in merito al risveglio lo aveva colpito molto perché corrispondeva a quanto aveva sperimentato anni prima. Sentiva di avere cominciato ad aprire il suo cuore e viveva in uno stato di grazia. Poi quella condizione col tempo era svanita e ora non sapeva come fare per recuperarla.

Potete immaginare come mi sono sentito! In una frazione di secondo ho percepito così tante cose, meravigliose e commoventi, che non basterebbero forse altri dieci articoli come questo per parlarne!

Ma la ragione per cui ora sto scrivendo è semplicemente quella di stimolarvi ad assumervi le vostre responsabilità. Molti di voi sanno da tempo come stanno le cose; il vostro cuore si sta aprendo e conoscete già piuttosto bene come funzionano le leggi che governano l'uomo: cosa aspettate a parlarne ad altri?
Replicate, vi prego, replicate.

Enrico D'Errico

25 settembre 2013

La relazione di coppia: depredare o donarsi

Sento l'esigenza di espandere il soggetto di cui ho già parlato pubblicando gli articoli del 12 settembre e del 5 agosto, il primo riguardante il sesso e il secondo che suggerisce che "siamo di Dio". 
Mi pare che quello del sesso sia uno dei temi in cui c'è maggiore confusione, anche e soprattutto a causa di tutto ciò che ha detto la chiesa cattolica
sull'argomento nei secoli passati.
E per il presente post voglio avvalermi di una parte del mio libro "Io sono un'anima", che vi riporto per intero:


"Uno degli aspetti più importanti messi in risalto in questo libro è che sulla terra esistono solo due stati di coscienza: il Regno e il mondo.

Nel primo vivono coloro che sono svegli o sono sul cammino del risveglio, il secondo rappresenta invece la condizione di coloro che dormono *. Numerose volte Gesù Cristo parla di quest’argomento facendo comprendere che i suoi discepoli devono sentirsi in questa terra solo di passaggio. Quando arriviamo a capire che “siamo in questo mondo ma non siamo di questo mondo” (Giovanni 17:16,18), significa che il nostro cuore sta aprendosi e che cominciamo a svegliarci dal sonno della coscienza.
Quando le parole del Vangelo cominciano a farci vibrare, quando sentiamo una certa risonanza, questo si riflette subito su di noi e in ogni tipo di relazione.
Se fino ad ora hai vissuto sul pianeta solo per te stesso, utilizzando i tuoi talenti esclusivamente per raggiungere i tuoi scopi egoistici, non hai fatto niente di anormale. Ciò è molto comune tra tutti quelli che considerano la vita come una lotta costante per sopravvivere, una competizione in cui è obbligatorio primeggiare.

Certo, fino a questo momento hai cercato una donna o un uomo solo per colmare il tuo senso di vuoto, qualcuno che ti faccia compagnia, qualcuno che si assuma alcune delle responsabilità che non hai voglia di assumerti tu.
E il sesso? Beh, fino a che avrai bisogno di praticarlo al solo scopo di provare piacere, ne ricaverai dolore e frustrazione. Il piacere sessuale non è qualcosa da ricercare solo per te stesso; l’intimità erotica tra due individui è un’opportunità in cui donarsi all’altro, cercare la sua soddisfazione e l’unione col divino. E’ un rito sacro in cui “fare l’amore”, il che vuol dire costruire amore, portare amore in un luogo in cui c’è bisogno d’esso. Significa portare più bellezza in un mondo dove c’è già tanta perfezione, ma dove comunque tu hai la responsabilità di fare la tua parte per perfezionare il perfettibile. Significa rendere il tuo corpo, e quello del partner, un tempio sacro in cui il divino possa farti visita.
L'approccio più comune nelle relazioni sessuali è invece l'ingordigia, la voracità: depredare e utilizzare il corpo di un'altra persona senza tenere conto dei suoi sentimenti o della sua sacralità, al solo scopo di dare sfogo alla passione. Ma tu non sei al mondo per vivere così, non sei al mondo per essere amato e perché i tuoi bisogni siano soddisfatti da altre persone: sei al mondo per amare, e se ami, la conseguenza della tua azione sarà di sentirti sempre ricco, appagato e soddisfatto. Sei al mondo per cercare prima il benessere degli altri.

Lo so, l’impulso sessuale è molto forte e, se sei un maschio, certamente è più piacevole masturbarsi nella vagina di una donna piuttosto che farlo da solo con le tue mani; scusa se ti parlo così crudamente, ma questo è sicuramente ciò che hai potuto fare sinora.

Ora ti svelerò un sacro e antico segreto che è quasi completamente ignorato dal genere umano.
Sappi che in realtà il tuo modello ideale è il Cristo, e dovresti usare la tua energia, tutta la tua energia, inclusa quella sessuale, al suo servizio, diventando in grado di affermare la tua forza e il tuo coraggio in ogni circostanza per difendere e diffondere la verità. Essere virile non ha niente a che fare col penetrare una donna e condurla all’orgasmo una o più volte. Quando hai rapporti sessuali in realtà, in un certo senso, ti stai sostituendo arbitrariamente a Gesù che dovrebbe essere considerato di diritto l’unico sposo di quella donna, stai impedendole di donarsi a lui. Come uomo dovresti impegnarti a ricondurre ogni donna che incontri, a questo dimenticato e sacro sposalizio. Se finora non hai avvertito questa necessità adesso dovresti rifletterci su.



Se sei una donna presto o tardi arriverai a capire che non sei fatta solo per essere penetrata da un maschio, per fare figli e soddisfare le aspettative di coloro che frequenti. Questo è il tempo in cui puoi imparare l’accoglienza, l’arrendevolezza della Madonna, ed è soprattutto dall’energia cristica che dovresti farti avvolgere e penetrare.

Naturalmente non sto affermando che il sesso sia qualcosa di sporco: vorrei solo invitarvi a riflettere su quanta parte ha avuto nella vostra vita la ricerca del piacere fisico, la spasmodica ricerca di una vagina in cui scaricare il vostro sperma, o il desiderio costante di un pene da ricevere dentro di voi. Se non cessate di rapportarvi col prossimo secondo queste rapaci modalità non sarete mai soddisfatti; niente e nessuno potrà mai colmare il vostro disagio profondo, la vostra angoscia esistenziale.

Nelle Sacre Scritture, nel Cantico dei Cantici, è narrata una bellissima storia d’amore, carica di vibrante sensualità, che possiamo prendere come esempio per recuperare il rispetto e la sacralità che vanno conferiti alle relazioni di coppia. Appena puoi leggilo tutto, sono solo otto capitoli; ma intanto senti che meraviglia:
“A una mia cavalla nei carri di Faraone ti ho assomigliata, o mia compagna. Le tue guance sono piacevoli tra le trecce dei capelli, il tuo collo in una filza di grani.............Come un sacchetto di mirra è per me il mio caro; tra le mie mammelle passerà la notte. Il mio caro è per me come un mazzo di henna, fra le vigne di En-Ghedi. Ecco sei bella, o mia compagna. Ecco sei bella. I tuoi occhi sono quelli delle colombe. Ecco, sei bello, mio caro, anche piacevole. Pure il nostro divano è di fogliame. Sono un semplice zafferano della pianura costiera, un giglio dei bassopiani. Come un giglio tra erbacce spinose, così è la mia compagna tra le figlie. Come un melo tra gli alberi della foresta, così è il mio caro tra i figli. Ho desiderato appassionatamente la sua ombra, e là mi sono seduta, e il suo frutto è stato dolce al mio palato”.
Un’altra meravigliosa considerazione la troviamo nel “Profeta”, il famosissimo libro di Kahlil Gibran.
Si narra di un uomo che, dopo aver soggiornato a lungo in un luogo, decide di partire; ma la popolazione locale sa che quello è un uomo speciale, un uomo che quando apre bocca proferisce parole di verità, parole in grado di risvegliare anche le coscienze più addormentate. Così, prima del suo congedo, gli indigeni gli domandano di parlare di alcuni argomenti, e riguardo al matrimonio il profeta disse:
“Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre. Voi starete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni. Si, insieme anche nella tacita memoria di Dio.Ma vi siano spazi nella vostra unione, e fate che i celesti venti danzino fra voi.Amatevi reciprocamente ma non fate dell’amore un laccio. Lasciate piuttosto che vi sia un mare in moto tra le sponde delle vostre anime. Riempia ognuno la coppa dell’altro, ma non bevete da una coppa sola. Scambiatevi il pane ma non mangiate dalla stessa pagnotta. Cantate e danzate e siate gioiosi insieme, ma che ognuno di voi resti solo. Così come le corde di un liuto son sole benché vibrino della stessa musica.Datevi il cuore, ma l’uno non sia in custodia dell’altro. Perché soltanto la mano della Vita può contenere entrambi i cuori.E restate uniti, benché non troppo vicini insieme, poiché le colonne del tempio restano fra loro distanti, e la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro”.
Quando ami una persona non metterla in un recinto. Proteggila circondandola con una siepe di fiori profumati, ma lasciala libera o soffocherà nel tuo falso amore, nel tuo desiderio di possesso, nel tuo amore da mercato.
Tua moglie non è tua, ma sii disposto a morire per lei, e non solo a parole come nelle canzonette di musica leggera. Difendila da ogni insidia, a costo della tua stessa vita. Previeni ogni suo desiderio prima che lei lo abbia anche solo pensato, ma non presumere mai che tutto questo tuo gran daffare possa guadagnarsi la sua riconoscenza: non farti neanche sfiorare dall’idea che lei ti debba qualcosa in cambio del tuo amore.

Anche il libro di Proverbi può essere utile per entrare ancor di più in uno stato di coscienza che ci sottragga alla nostra scontata meccanicità, alla bieca grossolanità che ancora si riscontra nella maggioranza dei rapporti di coppia. V’invito a non soffermarvi con la mente su espressioni che sembrano molto datate, o sulle quali non siete per niente d’accordo. Lasciatevi impregnare dalla bellezza della Bibbia e dalla luce che ancora emana dalle sue pagine (Pr. 31: 10-30).

Se desideriamo avere una famiglia, che questa possa essere alla lode del Creatore, senza mai intralciare il nostro piano di volo, il sacro servizio cui siamo chiamati.   
  
* Ho semplificato la questione degli stati di coscienza per facilitare la comprensione dell’argomento; in realtà esiste una fase di transizione (ciò che Gurdjieff chiama "dell’uomo n° 4") in cui si alternano periodi di addormentamento a periodi di risveglio, i quali saranno sempre più frequenti e più persistenti a mano a mano che passa il tempo, fino a stabilizzarsi in una condizione di equilibrio. 

Enrico D'Errico

21 settembre 2013

Perché dovrei affliggermi ora? (1)

Se state seguendo i miei post vi sarete accorti che, oltre a quelli con argomento libero, sto portando avanti con regolarità articoli in cui tratto dei vizi capitali, della nutrizione dal punto di vista del maestro Aivanhov, e del romanzo Walden di Thoreau; da oggi ho voglia di aggiungere anche trascrizioni di un discorso tenuto a Poona da Osho Rajneesh nel 1976: "Perché dovrei affliggermi ora?"
A me pare sia una delle cose più belle che siano state scritte sul sonno della coscienza.
Che buon pro vi faccia!


Tung Men Wu, vissuto a Wei, non si afflisse quando il figlio morì. Sua moglie gli disse: "Nessuno al mondo amava il proprio figlio quanto te, perché non ti affliggi, ora che è morto?" Egli rispose: "Non avevo figli, e quando non ne avevo, non mi affliggevo. Ora che è morto tutto è come prima, quando non avevo alcun figlio. Perché dovrei affliggermi ora?"


La verità religiosa più essenziale è che l'uomo è addormentato; non in senso fisico, bensì metafisico; non in apparenza, ma in profondità. L'uomo trascorre la propria vita in un profondo stato di torpore. Lavora, si muove, pensa, immagina, sogna, ma questo sonno costituisce il continuo substrato della sua vita.

Sono molto rari i momenti in cui ti senti realmente sveglio, e si possono contare sulla punta delle dita di una mano. Se in settant'anni hai vissuto sette soli istanti di risveglio, è già molto.

L'uomo vive come un robot: meccanicamente efficiente ma senza consapevolezza. Questo è il vero problema: tutti gli altri problemi, per quanti possano essere, sono solo una conseguenza del suo sonno.

E' molto importante comprendere in che cosa consiste questo sonno, perché lo zen è uno sforzo per diventare attenti e svegli. Ogni religione non è altro che questo: uno sforzo per diventare più coscienti, più consapevoli, per introdurre un'attenzione, più consapevolezza nella tua vita.

Tutte le religioni del mondo, in un modo o nell'altro, sottolineano il fatto che questo sonno consiste in una profonda identificazione, ovvero nell'attaccamento.

La vita dell'uomo possiede due livelli: uno è quello essenziale, l'altro è quello accidentale. L'essenziale non è mai nato e mai morirà. L'accidentale nasce, vive e muore. 

L'essenziale è esterno, al di fuori del tempo; l'accidentale è soltanto casuale. Noi ci attacchiamo troppo al casuale e tendiamo a dimenticare l'essenziale.

Qualcuno si attacca troppo al denaro, e il denaro è accidentale; non ha niente a che vedere con l'essenza della vita. Qualcuno si attacca troppo alla casa, o all'automobile, o alla moglie, al marito, ai figli, alle relazioni... ma le relazioni appartengono tutte al piano accidentale, non hanno nulla di essenziale, non è quello il tuo vero essere. E, in questo secolo, questo problema è diventato molto grave.

Qualcuno ha definito il ventesimo secolo "il secolo accidentale", e ha ragione. La gente vive una vita troppo identificata con ciò che non è essenziale: denaro, potere, prestigio, rispettabilità. Quando ve ne andrete, dovrete lasciare tutto alle spalle: perfino Alessandro Magno se ne è dovuto andare a mani vuote.
Un grande mistico morì. Appena giunto in paradiso chiese a Dio: "Perché Gesù non è nato nel ventesimo secolo?" Dio scoppiò a ridere e disse: "Impossibile! Dove si sarebbero potuti trovare tre uomini saggi come i re magi? E una vergine?"
Il ventesimo secolo è l'epoca più accidentale: a poco a poco l'uomo si è attaccato sempre di più al concetto di "me" e di "mio", è diventato possessivo. E ha completamente perso di vista il proprio essere; ha smarrito completamente l'io.

Il "mio" è diventato più importante, ha assunto un grande rilievo, e quando questo accade, significa che ti stai attaccando all'accidentale. Quando invece l'io rimane sul trono e "me" e "miei" restano semplicemente dei servitori, allora tu sei il padrone, non sei più uno schiavo e vivi in un modo completamente diverso.

Questo è ciò che lo zen definisce "il volto originale dell'uomo", allorché esiste il puro "io": questo "io" non ha niente a che vedere con l'ego. L'ego non è altro che il centro di tutti i tuoi possessi non essenziali. L'ego non è altro che l'accumularsi del "mio": la mia casa, la mia macchina, il mio prestigio, la mia religione, il mio retaggio, le mie tradizioni. Tutti questi "me" e "miei" continuano ad accumularsi e si cristallizzano in forma di ego. Quando uso al parola "io", lo faccio in senso assolutamente non egoico: "io" indica il tuo vero essere, il tuo vero volto.

Lo zen dice: "Trova il tuo vero volto, il volto che avevi prima di nascere. Scopri il volto che tornerai ad avere quando sarai morto". Tra la nascita e la morte, qualsiasi pensi sia il tuo volto, esso è accidentale. Lo hai visto in uno specchio, non l'hai percepito dall'interno, lo hai cercato all'esterno.
Conosci il tuo volto originale? No, tu conosci solo la faccia che il tuo specchio ti mostra, e tutte le tue relazioni sono solo degli specchi.

Il marito dice alla moglie: "Sei bellissima!" e lei comincia a pensare di essere bella. Qualcuno inizia a lusingarti: "Sei molto saggio, intelligente, sei un genio", e tu cominci a crederlo. Oppure qualcuno ti critica, ti odia, è in collera con te. Tu non accetti quello che dice, tuttavia anche questo penetra nel profondo del tuo inconscio. Da qui scaturisce l'ambiguità dell'uomo. Qualcuno ti dice che sei bellissimo, qualcun altro dice che sei orribile: che fare? Uno specchio ti dice che sei saggio, un altro che sei un idiota: che fare? E tu dipendi interamente dagli specchi esterni, ed entrambi sono degli specchi.

Lo specchio che dice che sei un idiota potrà non piacerti, ma lo ha detto, ha compiuto la sua opera. Puoi anche rimuoverlo ed evitare che affiori nella tua consapevolezza, ma nel tuo inconscio rimane il fatto che qualcuno ha detto che sei un idiota.
Tu credi agli specchi, per cui sarà sempre diviso, perché gli specchi sono molti e ognuno fa le proprie proiezioni. Qualcuno ti definisce saggio, non perché tu lo sia, ma perché è nel suo interesse. Qualcuno ti definisce un idiota, non perché tu lo sia, ma perché fa su di te una particolare proiezione. Queste persone rivelano semplicemente le loro simpatie e le loro antipatie, non stanno dicendo nulla di te. Forse dicono qualcosa su se stessi, ma non di certo su di te, perché nessuno specchio può mostrarti chi sei.

Uno specchio può solo riflettere la superficie, la tua pelle. Ma tu non sei la tua pelle, sei un fenomeno molto più profondo. Tu non sei il tuo corpo: oggi il corpo è giovane, domani è già vecchio...un giorno gode di ottima salute, un altro è zoppo e paralitico. Stamane pulsavi di vita, domani la tua vita se ne è andata...ma tu non sei la tua periferia! Sei il tuo centro! L'uomo accidentale vive alla periferia, l'uomo essenziale vive al suo centro: su questo si fonda l'intera ricerca.

...continua in "Perché dovrei affliggermi ora?" (2)

Enrico D'Errico


7 agosto 2013

La malattia: una nuova comprensione si fa strada (2)

Prosegue dal post del 5 agosto


Ma prendiamo in esame altri problemi piuttosto comuni, come i tic nervosi, l’epilessia e la gibbosi.
I tic nervosi sono manifestazioni momentanee del fisico e manifestano l’impossibilità dell’anima di gestire in maniera appropriata e continuata il proprio corpo. Sono istanti d’incoscienza passeggera in cui l’individuo non sa quel che fa e perché lo fa. Naturalmente molto ci sarebbe da dire sul significato particolare da attribuire a ogni singolo gesto. Alcuni, ad esempio, scuotono la testa come per spostare la frangetta di capelli che gli cade sugli occhi. E' come se l’anima stesse tentando di svegliare la coscienza della persona scrollandogli la testa; a volte anche quando le persone si svegliano al mattino scuotono la testa allo stesso modo, per resettarsi su questo mondo “reale” uscendo da quello dei sogni. Stessa cosa dopo una seduta d’ipnosi.
Significa anche che la persona tenta di scrollarsi di dosso il brulichio dei pensieri che affollano costantemente la sua testa, e naturalmente anche dai parassiti che forse affollano il suo cervello sia a livello eterico che fisico (vedi l’esperienza di Rick Vermuyten al sottotitolo “I parassiti” nel mio libro "Io sono un'anima" *).

I tic nervosi hanno un significato simile agli stati d’incoscienza in cui cadono gli epilettici.
Chi è colpito da un attacco epilettico per qualche minuto è nella completa impossibilità di gestire il proprio corpo. Gli altri sono costretti a occuparsi di lui, forse proprio coloro da cui vorrebbe essere amato. Coloro che a loro volta devono imparare ad amare spontaneamente, a occuparsi di altri senza esserne obbligati.
Il messaggio è molto chiaro: l’epilettico è una persona che si ostina a controllare la propria vita in maniera ossessiva fin nei minimi dettagli. Non riesce a fidarsi di niente e nessuno, nemmeno di se stesso: ecco perchè spesso alcune persone controllano e ricontrollano ogni particolare della giornata, secondo un programma rigidissimo che le rende schiave: è una dipendenza vera e propria. Al di fuori dei loro schemi, lontano dal loro ambiente si sentono persi e vanno in agitazione. Si sentono al sicuro solo nel luogo dove possono svolgere i loro riti di ordine, pulizia, organizzazione della vita propria e di quella dei familiari. La loro esistenza è un inferno e vivere con loro lo è altrettanto.
L’epilettico deve arrivare a comprendere che la rigidità di cui si è lasciato impregnare non gli permette di camminare, danzare, lasciarsi andare al ritmo della vita. Se non impara ad affidarsi al fiume dell’esistenza, sapendo che lo porterà dove è meglio per lui, finirà in una bara dove, duro com’è duro un cadavere, sarà obbligato a entrare, e dove altri lo porteranno dove vogliono e senza chiedere il suo parere o permesso. La rigidità del corpo e degli arti durante l’attacco è presagio del “rigor mortis” che avrà luogo quando l’anima avrà lasciato il corpo fisico.

Stessa cosa per chi ha una gobba. Una volta, mentre mi trovavo in chiesa e m’inchinavo a dimostrazione del rispetto e dell’amore che ho per il Signore, ho avuto un’istantanea comprensione del problema che vive la persona gobba. Ha una scarsissima opinione di sé che la porta a costruire un personaggio finto, di una persona che si sente realizzata, felice e appagata. In realtà interiormente si sente un verme ma non riesce a vedere che questa è la reale considerazione che ha di sé. Si chiude in se stessa e controlla spasmodicamente tutto ciò che riguarda sé e le persone della famiglia. Tutto ruota solo intorno a sé e si arriva a livelli di egoismo, egotismo, egocentrismo inimmaginabile. La persona ha allo stesso tempo grande disprezzo e grande considerazione di sé. Diventa il proprio idolo. Pretende che gli altri ubbidiscano e la riveriscano. Col tempo il fenomeno di una leggera curvatura della spina dorsale si accentua al punto da obbligare il malato a restare in una posizione di reverenza forzata. Gli altri ricevono così i suoi inchini costanti. L’esistenza la obbliga a umiliarsi, a inchinarsi di fronte alle altre creature, figlie di Dio; il Signore le dice: Adorami!

Questo è il modo in cui agisce l’esistenza. Abbiamo due possibilità: o capiamo le cose con le “buone”, oppure con le “cattive”.
Le buone sono le indicazioni paterne e amorevoli che troviamo sotto la guida di Dio; le cattive sono un infarto o essere investiti da una motocicletta.
Naturalmente prima di arrivare alle indicazioni estreme esiste tutto un percorso di quotidiani avvertimenti, in costante crescita fino a quando l’esistenza non ottiene il risultato sperato: la scoperta di essere un’anima, il nostro risveglio, la scoperta del nostro vero se stesso e di Dio.


So che la formazione pseudo-scientifica di cui sono impregnate le vostre menti vi porta a considerare le spiegazioni che sto fornendo come affermazioni piuttosto deliranti, ma ciò che dico è semplicemente ciò che vedo e che sperimento ogni giorno.
Credo che questa sia una delle più importanti e rivoluzionarie scoperte che abbia fatto nella vita: rendermi conto che posso e devo usare il mio corpo per rendere gloria al suo fattore!
Quindi, ogni volta che mi sento male, la prima cosa da fare è chiedermi se per caso non stia usando quella parte del mio corpo, che è in realtà di Dio, in una maniera impropria.
Sono fisicamente dotato di doni meravigliosi, come le mie mani, le mie gambe, la mente, gli occhi, le orecchie, la voce, e tanto altro ancora. Chi mi autorizza a usare questi doni solo per farmi gli affari miei? Quanto dolore ancora devo sopportare prima di capire che è necessario allinearmi al percorso evolutivo del pianeta in cui vivo? Certo, posso decidere di percorrere la strada più lunga, ma tanto è nella direzione giusta che devo andare, e prima o poi sarà meglio per me che mi adegui con gioia a questa legge che esiste solo per il mio beneficio. 

Enrico D'Errico