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1 maggio 2020

SONO PRONTO PER ENTRARE NEL NUOVO MONDO





Da sempre per uscire dalla stagnazione che, a causa di molteplici fenomeni, si crea in certi periodi storici, sono necessari dei guerrieri impavidi, dei pionieri che fungano da apripista per permettere alle persone più deboli di varcare la soglia che consente di entrare in una nuova era.
Sebbene la stragrande maggioranza della popolazione terrestre ancora non se ne renda conto, attualmente l’umanità sta vivendo uno dei momenti più importanti della storia degli ultimi millenni.
Lo spirito del Cristo e il sangue di Gesù hanno impregnato la terra e preparato una parte dell’umanità alla battaglia ma, al tempo stesso le malvagie forze spirituali, certo più astute ed organizzate di tutti noi, stanno mettendo in atto strategie perfette al fine di impregnarci di paura e potersi impossessare del pianeta e delle sue risorse, uomini compresi.
Se finora si sono nutrite di una certa quantità e qualità di emanazioni ora, per sopravvivere, hanno bisogno di un maggior numero di emozioni inferiori e di qualità ancor più grossolana.
Il disagio interiore che generano le migrazioni di popolazioni intere che fuggono dalla povertà, dalla fame e dalla guerra, il dolore delle donne stuprate e delle madri a cui muoiono i figli tra le braccia, i traumi generati dagli attentati terroristici o dalla perdita di tutti i beni terreni a causa di un terremoto, lo spavento provocato da maremoti e inondazioni, tutto ciò, e molto altro ancora,
produce un cibo delizioso per gli angeli deviati

Personalmente sono stato sottoposto a prove terribili durante tutta la mia vita, e tali prove si sono fatte sempre più dure col passare del tempo; sì, perché se un trauma non è sufficiente per demolire un essere umano, i demoni ne progettano accuratamente un altro ancora più forte e doloroso, qualcosa che calzi a pennello con il nostro vissuto, con le personali debolezze e le ferite ancora aperte.

Leggete con attenzione (mmmh…non so se ne siete in grado… ma almeno provateci!) questo esaustivo ed illuminante brano del libro di Giobbe:

“Nel paese di Uz c’era un uomo di nome Giobbe. Era integro e giusto, temeva Dio e si teneva lontano dal male. Aveva sette figli e tre figlie. Il suo bestiame contava 7.000 pecore, 3.000 cammelli, 1.000 bovini e 500 asine, e aveva anche un gran numero di servitori. 
Arrivò a essere il più grande di tutti gli orientali.
Arrivò il giorno in cui i figli del vero Dio si presentarono al cospetto di Dio, e con loro entrò anche Satana. Dio gli chiese: “Da dove vieni?” Satana rispose a Dio: “Dal vagare e dal camminare per la terra”. Allora Dio disse a Satana: “Hai notato il mio servitore Giobbe? Non c’è nessuno come lui sulla terra. È un uomo integro e giusto, che mi teme e si tiene lontano dal male”.  Satana rispose a Dio: “È forse per nulla che Giobbe teme Dio? Non hai messo una siepe intorno a lui, alla sua casa e a ogni cosa che possiede? Hai benedetto l’opera delle sue mani, e il suo bestiame è aumentato molto nel paese. Prova invece a stendere la mano e a toccare tutto ciò che ha, e vedrai se non ti maledirà apertamente”. Quindi Dio disse a Satana: “Ecco, ogni cosa che ha è nelle tue mani. Bada solo di non toccare lui stesso!” Così Satana si ritirò dalla presenza di Dio.
Un giorno, mentre i suoi figli e le sue figlie stavano mangiando e bevendo vino a casa del loro fratello maggiore, arrivò da Giobbe un messaggero che disse: “I bovini stavano arando e le asine stavano pascolando lì vicino, quando i sabei hanno fatto un’incursione, li hanno portati via e hanno ucciso i servitori con la spada. Io sono l’unico sopravvissuto e sono venuto a riferirtelo”.
Mentre questo parlava ancora, ne arrivò un altro che disse: “Il fuoco di Dio è sceso dai cieli, è divampato fra le pecore e i servitori, e li ha consumati. Io sono l’unico sopravvissuto e sono venuto a riferirtelo”.
Mentre quello parlava ancora, ne arrivò un altro che disse: “Sono venute tre bande di caldei che si sono avventate sui cammelli, li hanno presi e hanno ucciso i servitori con la spada. Io sono l’unico sopravvissuto e sono venuto a riferirtelo”.
Mentre quest’altro parlava ancora, ne arrivò un altro che disse: “I tuoi figli e le tue figlie stavano mangiando e bevendo vino a casa del loro fratello maggiore, quando all’improvviso dal deserto si è alzato un forte vento che ha colpito i quattro angoli della casa, così che questa è crollata sui giovani e li ha uccisi. Io sono l’unico sopravvissuto e sono venuto a riferirtelo”.
Allora Giobbe si alzò, si strappò le vesti e si rase il capo. Poi, inginocchiatosi con il viso a terra, disse: “Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo vi tornerò. Dio ha dato e Dio ha tolto. Si continui a lodare il nome di Dio!”.
In tutto questo Giobbe non peccò né accusò Dio di aver fatto qualcosa di sbagliato.
Poi arrivò il giorno in cui i figli del vero Dio si presentarono al suo cospetto, e con loro entrò anche Satana per presentarsi al cospetto di Dio.
Dio gli chiese: “Da dove vieni?” Satana rispose a Dio: “Dal vagare e dal camminare per la terra”. Allora Dio disse a Satana: “Hai notato il mio servitore Giobbe? Non c’è nessuno come lui sulla terra. È un uomo integro e giusto, che mi teme e si tiene lontano dal male. È ancora fermo nella sua integrità, nonostante tu cerchi di istigarmi contro di lui perché lo distrugga senza motivo”. Ma Satana rispose a Dio: “Pelle per pelle. L’uomo darà tutto ciò che ha per la sua vita. Prova a stendere la mano e a toccarlo fino alle ossa e alla carne, e vedrai se non ti maledirà apertamente”. Quindi Dio disse a Satana: “Ecco, è nelle tue mani. Bada solo di non togliergli la vita!” Così Satana si ritirò dalla presenza di Dio e colpì Giobbe con dolorosi foruncoli dalla testa ai piedi. Giobbe prese un coccio per grattarsi, e se ne stava seduto in mezzo alla cenere. Alla fine perfino sua moglie gli disse: “Rimani ancora fermo nella tua integrità? Ma maledici Dio e muori!” Ma lui replicò: “Parli come una donna insensata. Dovremmo accettare dal vero Dio solo il bene? Non dovremmo accettare anche il male? In tutto questo Giobbe non peccò mai con le sue labbra.”

Le mie prove, in parte, già le conoscete ma non posso tralasciare di parlarvi ancora una volta della perdita di Clara, la mia diletta e unigenita figlia. Può un uomo sopportare prova più grande? Coloro fra voi che sono padri e madri, riescono ad immaginare quale inferno possa aver attraversato? Forse sì. Ringrazio enormemente l’Esistenza ogni giorno per avermi lasciato, come Giobbe, in balia delle forze malvagie: senza quella devastante prova ora certamente non potrei scrivere, fare musica e ogni altra azione che compio, con il fuoco che mi anima. Sento ardere nel petto un cuore palpitante che mi spinge ad agire in favore dei miei simili, soprattutto coloro che possono sintonizzarsi con la mia lunghezza d’onda. Se non sentite questa vibrazione e nemmeno quella di uomini ben più svegli e potenti di me, come -citando Uomini del passato- Rudolf Steiner, Aivanhov, Gurdjieff, Osho, Krishnamurti, o quella di Uomini del momento presente come Eckart Tolle, Massimo Bianchi, Salvatore Brizzi o Thomas Yorman Vitulano……siete in grave pericolo.

In armonia con la svolta planetaria, il lavoro che svolgo ha l’obiettivo di creare un punto di attrazione e di riferimento per coloro che sono stanchi del vecchio sistema di cose e anelano a quello nuovo. Io vivo solo per portare a termine la mia missione e nessuna circostanza riesce a distrarmi; non mi fermerò fino a quando non sarò certo di aver fatto tutto il possibile per spargere semi di risveglio. Certo non posso e nemmeno voglio costringervi a mollare tutto per correre con me verso la meta anelata; non posso trascinarvi forzatamente con me sul percorso salvifico in cui già sto camminando: siete voi che dovete, coscientemente e volontariamente, alzarvi e camminare, di buona lena. 
Io sono pronto per entrare nel Nuovo Mondo: e voi? Se la risposta è sì, allora seguitemi!

25 gennaio 2014

Farete cose più grandi di me 3

L'energia cristica è come un virus inarrestabile che contagia tutto e tutti crescendo in maniera esponenziale.
E' come un blob invisibile che inonda la tua casa, occupando e colmando lo spazio, persino gli interstizi più minuti.
E' un gas inodore che si diffonde ovunque alterando ogni molecola di ciò che chiamiamo aria.
E' un suono impietoso, un boato terribile da cui non hai scampo anche sotto diciotto materassi.
E' come una luce accecante che ti raggiungerà  implacabile anche se dovessi nasconderti nella caverna più profonda o in un batiscafo nella fossa delle Marianne.
E' fuoco che divora la vecchie forme
le raffina e 
le trasforma in Oro.

L'energia cristica è cresciuta a dismisura e ora è così grande che è come se mille illuminati  sacrificassero ogni giorno la loro vita per noi.

E pensate alle preghiere costanti di tutti coloro che, col cuore aperto e vibrante, sono attualmente in vita sulla terra! Esse si uniscono alle preghiere di tutte le creature vissute e "morte" prima di noi, il cui sguardo è ancora rivolto al pianeta terra;   pensate alle preghiere dei santi, dei martiri che come Gesù non odiarono mai i loro persecutori e carnefici ma sempre donarono la vita chiedendo al Padre di perdonarli perché non in grado di comprendere ciò che stavano facendo.

Ora "Tutto è rivelato; tutto è raggiungibile." e "Ogni mondo personale riflette il cielo in fiamme per il fuoco che divora le vecchie forme" affermano i libri dell'Agni Yoga, lo yoga del fuoco, appunto.



Risvegliarci adesso può realmente consentirci di fare cose più grandi di Gesù.

Il Risveglio non è solo un nostro dovere, è  anche un diritto, uno strumento indispensabile per adempiere la nostra principale missione esistenziale; come possiamo infatti adempiere al comando "ama il prossimo tuo" se prima non ci svegliamo?

Sì, con umiltà ma con dignità entra nel Regno,
presentati al cospetto del Padre con le qualità che ti ha affidato, con gli interessi maturati e fieramente chiedigli: RISVEGLIAMI, adesso, qui.

Già ora, molti di noi sentono che Lui ci viene incontro ogni giorno, correndo felice. Ogni giorno uccide per noi il suo vitello migliore e i nostri talenti raddoppiano, si triplicano, aumentano a dismisura: davvero le cateratte dei cieli si aprono per riversare sui figli di Dio ogni genere di benedizione.

La Buona Notizia del Regno si sta diffondendo su tutta la terra abitata grazie al fatto che molti stanno compiendo opere più grandi del loro principale Maestro, il Signore Cristo Gesù.

Enrico D'Errico






25 novembre 2013

Digiunare

In fatto di digiuno non ho certo l'esperienza di Cristo, tuttavia vorrei riportarvi alcune impressioni ricavate dalle mie esperienze in merito.
Nella nostra cultura europea si sente il retaggio dei periodi trascorsi durante le due guerre mondiali, in cui il cibo scarseggiava e molte famiglie dovevano veramente tirare la cinghia. E' naturale quindi che anche i posteri abbiano ereditato forti resistenze per praticare digiuni.

C'è poi tutta una tradizione del punire i figli mandandoli a letto senza cena; quindi per molte persone poco riflessive non mangiare per un pasto o due è come infliggersi una punizione.

Quasi completamente tramontata e abbandonata l'usanza del digiuno del venerdì praticato negli ambienti della chiesa cattolica, a favore dell'ingurgitare ogni giorno ogni genere di cibo: carne, formaggio, latte, affettati, pesce, gelati e dolciumi di vario tipo, nel trionfo assoluto del vizio capitale della gola*, cosa di cui ho ampiamente parlato nei mesi scorsi. Le persone, qualsiasi religione professino, si sentono così lontane da Dio da essere obbligate ad annegare la loro angoscia esistenziale nel cibo e altre cose anestetizzanti.

Ma che succede quando non mangiamo?
Nelle ore immediatamente successive all'inizio del digiuno accadono alcune cose: intanto iniziano disturbi vari come mal di testa, di pancia, a volte diarrea, a volte stitichezza, calo della lucidità e della energia, perdite vaginali per la donna, sbalzi d'umore, irritabilità. Perché? Semplicemente perché le tossine e le impurità che prima erano depositate in vari luoghi dell'organismo, ora entrano nuovamente in circolo, e ciò non è affatto piacevole. Immaginate il grasso in eccesso accumulato ad esempio nel sistema cardio-circolatorio che comincia a sciogliersi e a circolare liberamente per essere nuovamente metabolizzato, digerito ed espulso. Immaginatevi il muco che nel sistema polmonare si scioglie per essere ingoiato e nuovamente digerito; pensate infine all'intestino, le cui pareti sono cariche di vecchie feci "spalmate" dappertutto: esse cominciano a sfaldarsi e ad aumentare la putrefazione interna per poi essere espulse.
Mentre noi non mangiamo, non introitiamo nuovo cibo, il corpo recupera tutto ciò che può: in pratica
l'organismo si nutre di se stesso.
I sintomi si intensificano al secondo giorno di digiuno per poi scemare e finalmente dopo il terzo giorno, generalmente parlando, non si avvertono più grossi disagi.

Già, però iniziano ad emergere difficoltà psichiche, emotive e mentali: ecco perché si suggerisce per i digiuni prolungati di avere accanto una persona esperta che sappia cosa fare per sostenerci e confortarci; e se parlo di conforto non è a caso perché 
vengono fuori molte paure e dolori appartenenti a traumi di ogni epoca. Esistono punti nodali che appartengono alla nostra incarnazione, particolari caratteristiche su cui abbiamo da lavorare; i corpi che ci siamo scelti di epoca in epoca hanno ovviamente fatto resistenza al normale corso evolutivo, alla spinta a cui sono stati sottoposti. L'attrito è stato sicuramente molto forte e segni di quel dolore provato vengono riverberati fino a noi; col digiuno non abbiamo più scappatoie: il cibo, il principale anestetico di cui ci serviamo non c'è, di fare sesso a gogò forse non ne abbiamo la forza, di fare acquisti compulsivi pure, se bevessimo alcolici ci verrebbe da vomitare......insomma non c'è scampo....è necessario che accada quel che deve accadere.



Devo confessarvi una cosa: alcuni giorni fa stavo per mettere le mani addosso a un essere umano e non per accarezzarlo o confortarlo ma per picchiarlo. Ero fuori di me! Per alcuni minuti i miei corpi hanno preso il sopravvento ed erano assolutamente convinti della giustezza della loro azione: la persona oggetto della loro invettiva era infatti, secondo loro, oggettivamente riprovevole e meschina. Grazie al cielo in breve tempo ho ripreso la guida del mio veicolo e il pensiero che ha preso campo è stato che anche quella creatura, come tutte le altre, ha il suo dolore, i suoi traumi da elaborare. Ciò naturalmente non giustifica il suo atteggiamento razzista nei confronti di una donna straniera da lui apostrofata come "schiava", ma crea in me un terreno utile su cui riflettere sia per ciò che riguarda il suo comportamento ma soprattutto per ciò che concerne la mia reazione.

Perché ho reagito così? 
E' vero, in parte c'era lo sdegno per aver assistito alla scena di qualcuno che offende violentemente una persona indifesa e debole; ma c'è sicuramente dell'altro, e questo fa parte del mio lavoro per i prossimi giorni.



Stavamo argomentando sul fatto che quando digiuni vengono fuori tanti eventi traumatici dell'intera nostra esistenza; vi ho parlato di questo episodio perché mi sono appena trovato in una circostanza in cui qualcuno, impregnato del suo vecchio dolore mai visto e bonificato, in preda a forte irritazione riversa su qualche capro espiatorio la sua rabbia. Questa situazione mi rammenta ancora una volta il lavoro svolto da Alejandro Jodorowsky che ha illustrato molto bene quanto ognuno di noi porti con sè il retaggio di tutti i suoi antenati: morti violente, tradimenti, assassinii, aborti, episodi criminali e tanto altro ancora. Lui non suggerisce un lavoro psicanalitico ma atti psico-magici in grado di sciogliere certi legami e aiutare tutto il ramo familiare.

E' bello pensare che ognuno di noi ha la possibilità di sciogliere situazioni che si sono cronicizzate nel corso di secoli, in numerose incarnazioni. Amo il lavoro su di sé perché mi sta facendo diventare "adulto", mi sta aiutando ad assumermi le mie responsabilità.
Amo il lavoro si di sé perché prima avrei considerato quell'uomo di cui vi ho parlato, un nemico, degno del mio disprezzo.
Ora, dopo appena 24 ore, sento che è un fratello che mi ha aiutato a conoscermi meglio, e davanti al quale devo solo inchinarmi con rispetto.

Enrico D'Errico

* Vedi i post dal 18 agosto in poi.

28 settembre 2013

Matrimonio e sacerdozio


Paolo l’apostolo, scrivendo ai membri della congregazione di Corinto (1° Corinti cap. 7), fornisce indicazioni molto preziose a coloro che, pur desiderando ardentemente servire Dio, vogliono prendere moglie o marito. Egli non era sposato e apprezzava molto la sua condizione perché gli permetteva di dedicarsi al Padre senza distrazioni; questa è la ragione per cui consigliava di non sposarsi. Ma il suo era un suggerimento, non un comando.

Invece, imponendo ai giovani sacerdoti di non sposarsi, la chiesa cattolica romana ha adempiuto la scrittura di Primo Timoteo, al capitolo 4 e ai versetti da 1 a 4, dove viene detto che “in successivi periodi di tempo alcuni si allontaneranno dalla fede, prestando attenzione a ingannevoli espressioni ispirate…….mediante l’ipocrisia di uomini che diranno menzogne, segnati nella loro coscienza come da un ferro rovente, i quali proibiranno di sposarsi.”
Così la chiesa ha creato migliaia di pedofili sodomiti che tanti bambini hanno rovinato per sempre e che tante famiglie hanno gettato nella disperazione.
Cerchiamo di imparare tutti questa lezione: repressione porta a perversione.

Il sesso è naturale e non va demonizzato o represso. Alcuni sacerdoti desiderano donarsi completamente al Cristo, ma lo fanno spontaneamente; altri invece s’impongono forti limitazioni, reprimendo un desiderio sessuale fortissimo. Se poi un prete ha già perduto il favore di Dio per altre ragioni, certo non riuscirà a padroneggiare da solo quell’impulso che, ben presto, si trasformerà in un pensiero costante, un’ossessione; presto o tardi sarà trascinato a commettere qualche azione abominevole, mentre, se avesse potuto sposarsi, e fosse stato educato a non considerare il sesso un peccato, magari sarebbe stato anche un buon sacerdote.

Anche Marco, nel suo Vangelo, al capitolo 7, ai versetti da 6 a 8, parla di un popolo che onora Dio con le labbra, ma il cui cuore è molto distante da Lui. Così la loro adorazione è vana perché insegnano comandi di uomini come dottrine. Essi danno più importanza alle tradizioni umane e trascurano i veri comandi di Dio.

Ma nonostante molti uomini deviati appartenenti ad alcune religioni di stato, abbiano da sempre affermato che il sesso è un desiderio demoniaco e che le donne sono pericolose, in ogni tempo numerosi esseri umani sono riusciti a comprendere profondamente la bellezza, la purezza e la potenza dell’energia sessuale. Comprendendo che il Padre non può aver creato nel corpo dell’uomo nulla di peccaminoso, non hanno agito su se stessi in maniera repressiva. Hanno sicuramente fatto esperienza del desiderio sessuale comprendendo con stupore e gratitudine che proprio quell’energia avrebbe potuto essere utilizzata per l’ascesi spirituale, per potersi unire maggiormente al Cristo e servirlo con più dedizione ed efficacia. Hanno operato in loro un vero e proprio processo alchemico, trasmutando un desiderio che abitualmente è localizzato solo nella zona degli organi genitali e ridistribuendolo verso l’alto in tutto il corpo, passando attraverso il seme di luce situato nel cuore.
Così, tutti i centri energetici del corpo che ancora erano parzialmente addormentati si attivano, e l’intelligenza, che prima era solo al servizio delle pulsioni legate alla sopravvivenza, diviene strumento nelle mani di Dio; gli occhi diventano fanali che illuminano chiaramente la strada da percorrere, fari il cui fascio di luce sia visto da lontano da chi ha bisogno di trovare un porto sicuro dove evitare ulteriori disastrosi naufragi. La gola diventa luogo sacro dove possano materializzarsi miracolosamente parole “come mele d’oro in cesellature d’argento” (Proverbi 25:11), parole lenitive e confortanti, pronunciate nel modo giusto e al momento opportuno; luogo dove realmente la voce sia il suono stesso di cui Il Padre ha impregnato la creazione sin da tempi indefiniti. (Giovanni 1:1-5)



De vita monastica

“In fondo al cuore dei monaci c’è qualcosa che dice loro come non possano essere felici in un’atmosfera dove la gente non cerca altro che il proprio piacere, il proprio tornaconto, la comodità, il successo.
Sono entrati in un monastero non per fuggire la realtà ma per trovarla: essi hanno sentito la terribile insufficienza della vita in una civiltà interamente dedicata alla caccia delle ombre”.* 

Il monaco o la monaca non sono un mezzo uomo o una mezza donna; il monaco e la monaca sono in genere persone intere che non temono di guardarsi allo specchio; persone che cercano la solitudine non per fuggire dal mondo ma perché vogliono conoscerlo attraverso la conoscenza di sé. Hanno bisogno di fare appello a tutto il loro coraggio per spogliarsi a una a una di tutte le maschere indossate in una vita intera di convenzioni e bugie. Hanno bisogno di spazio, tempo, silenzio per smetter di partecipare alla farsa collettiva e capire che la vera festa è da tutta un’altra parte; è proprio qui, al centro del loro cuore che un bel giorno esploderà, inevitabilmente, contagiato dal folle amore di Dio per il genere umano. Il monaco è sposo di Maria. La monaca è sposa di Cristo



Uno dei Padri della Chiesa affermava che se un monaco riesce a trascorrere del tempo a stretto contatto con una giovane vergine senza provare passione per lei, significa che ha imparato a tenere al giusto posto i desideri della carne e a mettere al primo posto il Cristo nella sua vita.

Penso che questa considerazione sia veramente interessante. 

Qualche anno fa ho avuto il privilegio di fare proprio questo genere di esperienza con una giovane donna francese e devo dirvi che è stata una delle cose più belle che ho ricevuto dall’esistenza.  Spero tanto di potervi parlare colmo dell’emozione provata mentre ero in una stanza con lei e che voi, ancora una volta mi ascoltiate con il cuore e non solo con la mente.

Stare in stretto contatto con una donna è qualcosa di meraviglioso: essa è veramente un prezioso dono del cielo e dobbiamo imparare a dimostrare apprezzamento per lei e i suoi talenti. È il Padre in persona che ha creato la donna donandola all’uomo come una perla preziosa di cui avere cura.
Provo una profonda sofferenza quando ricordo quanto male ha ricevuto la donna su questo pianeta, quanti soprusi ha subìto proprio da chi avrebbe dovuto proteggerla come un fiore delicato. E giunto il tempo di riparare i danni che le abbiamo procurato; si, lo abbiamo fatto tutti, ed io per primo riconosco la mia responsabilità e la mia partecipazione inconsapevole a tutto ciò. Grazie a Dio possiamo contare sul suo perdono, anche perchè Lui sa molto bene che non eravamo in grado di capire ciò che stavamo facendo. (Luca 23:34a).  Quindi, d’ora innanzi, ogni volta che incontriamo una donna, sia essa la benzinaia, nostra madre, la portinaia, nostra sorella, nostra figlia, nostra moglie, l’impiegata un po’ severa dell’ufficio postale sotto casa, la nostra segretaria, ricordiamoci che è Sacra, e che possiamo, se solo cambiamo il nostro sguardo, lenire le ferite che ha ricevuto nel passato a causa del nostro comportamento insensato. Sii disposto ad ammettere che c’era una parte di te, come essere vivente di questa creatura più grande che è la terra, ogni volta che è stata compiuta violenza sulla donna, ovunque sia stata commessa. Tu ora puoi fare ammenda, puoi pentirti dei tuoi errori e scusarti per quelli di tutti i tuoi fratelli maschi. Naturalmente non intendo dire che devi andare dalla tua vicina di casa e dirle che ti dispiace perché hai inconsapevolmente contribuito alle sevizie che il marito le infligge ogni settimana! Se fai così prima o poi qualcuno chiederà il tuo ricovero in un ospedale psichiatrico! No, intendo dire che devi riconoscere in segreto, nel silenzio dello spazio interiore di risveglio e purificazione che ti stai creando, che non vuoi avere più nulla a che fare con i comportamenti aggressivi nei confronti della donna, e che desideri essere utilizzato dal Padre per lenire le sofferenze inflitte a essa. Non è necessario che tu apra un monastero per sole donne entro la fine del mese; diventa tu stesso un rifugio, una rupe sotto cui trovare protezione, e tutti coloro che ti circondano, inevitabilmente se ne accorgeranno e cercheranno il tuo aiuto. Se sviluppi compassione per le donne esse lo sentiranno e si rivolgeranno a te per essere confortate; sapranno che potrai accoglierle e abbracciarle senza chiedere nulla in cambio, sicure che non saranno ancora una volta costrette a mercificare il proprio corpo in cambio delle tue attenzioni e del tuo denaro.

Se riesci a vedere quanta bellezza c’è in un altro essere umano, chiunque esso sia, e qualunque sia il suo atteggiamento nei tuoi e nei propri confronti, sarai portato a desiderare di sostenere il suo percorso e alleviare il suo dolore. Certo, non potrai andare dalla tua segretaria domani mattina dicendole
”Signorina: sono pronto a lenire il suo dolore”! Se sai che ha sofferto, ti sarà possibile cominciare a rivolgerle parole con uno spirito nuovo; magari le stesse parole di prima, come “Signorina, è pronta la lettera per il Signor Rossi?” ma con un calore diverso, con un delicato profumo di Casa, parole pregne di impercettibili messaggi e indicazioni per ritrovare la strada smarrita.

Enrico D'Errico

* Da “Le acque di Siloe” di Thomas Merton
Gran parte di questo post è tratto dal libro "Io sono un'anima".





27 settembre 2013

Alchemizzare le passioni


I padri della chiesa parlano estesamente della necessità di lavorare molto per controllare i desideri passionali.

Vi ho già consigliato di leggere almeno alcuni dei loro scritti raccolti nella Filocalia, perché sono veramente particolari. C’è in essi una passione speciale per il Cristo, un amore che li divorava costantemente. E se siete alla ricerca di voi stessi e della vostra strada, potreste trovare molte utili indicazioni.

Ma come forse sapete, negli ultimi anni, nell’ambito della normale evoluzione cui sono sottoposte tutte le cose, si sta facendo strada una visione molto interessante. Affermare che esistano in noi sia il male sia il bene sembra ora appartenere a un concetto di dualità che va rivisto. 

Le mie caratteristiche più negative, le mie passioni più grossolane, sono veramente da eliminare? 
Non potrebbe trattarsi di qualità che non vanno represse ma “alchemizzate”?
Facciamo un esempio pratico con la caparbietà: e se si trattasse di determinazione a uno stadio ancora grezzo?


So che il cammino per ritrovarsi passa attraverso un lungo e paziente lavoro su di sé. E sono certo che il Padre non ha l’abitudine di dividerci tra buoni e cattivi; come possiamo anche solo pensare che esista un metro preciso per misurare il livello di amore che siamo riusciti a raggiungere, o la quantità di talenti che abbiamo potuto far fruttare? Oltre quale punteggio raggiunto ci potremo assicurare la vita eterna? In quale punto della spirale la mia caparbietà sarà giudicata una buona qualità? Sono sicuro che non possiate davvero pensare in una maniera tanto puerile.

Credo sia molto importante essere aperti alla possibilità che ogni essere umano sia in grado di canalizzare pensieri impregnati di luce, capaci di aiutare il progresso dell’umanità;
naturalmente poi, in base alla nostra conoscenza, ma soprattutto grazie al nostro discernimento “cardiaco”, con l’aiuto del Signore, possiamo scegliere il meglio di quanto ascoltiamo, e inglobarlo nella nostra personale visione della vita.  Questo è perfettamente in armonia con la scrittura di Proverbi 15:22, che dice che “nella moltitudine dei consiglieri c’è la riuscita”.
Possiamo immaginarci l’umanità come un enorme conclave, una gigantesca riunione in cui ognuno ha il diritto e il privilegio di esprimere il proprio punto di vista.
Al termine dei lavori dell’assemblea, viene stabilito “un nuovo codice di leggi a cui adeguarsi”.
Al ritorno nelle proprie comunità o nelle proprie famiglie, ciascuno metterà in pratica quanto stabilito nella riunione, in base alla propria coscienza e alle circostanze locali.

Questo significa che ognuno di noi deve, ripeto deve, andare oltre lo scritto, oltre il codice e la legge.
La Legge, infatti, è e rimane una sola: “Ama Dio e ama il tuo prossimo come te stesso”(Luca 10:27). Questo è l’intero obbligo dell’uomo, ed è per raggiungere l’obiettivo di amare sempre più, che devo impiegare tutti i miei talenti, tutte le mie risorse emotive, mentali e fisiche; è proprio per amare sempre meglio me stesso e il mio prossimo che devo supplicare costantemente il Padre di illuminarmi su ciò che è verità, chiedendogli di darmi un’intelligenza superiore in grado di attualizzare la sua parola scritta, renderla cioè adatta al periodo che stiamo vivendo.
La Bibbia è e resterà per molto tempo ancora uno dei libri ispirati cui fare riferimento con maggiore fiducia. Essa è la parola di Dio, non c’è alcun dubbio, anche se è evidente che è stata ritoccata ampiamente, sia involontariamente sia volontariamente, allo scopo di manipolare i credenti; ma le parole che restano sono comunque effettivamente pregne di una speciale vibrazione divina, ma che è necessario leggere con l’aiuto della nuova luce che il Padre sta inviando ora al genere umano. Il Padre ha sempre concesso questa luce agli adoratori più sinceri e devoti, e ancora agisce in questo modo.

Ai tempi di Gesù, ma anche in precedenza, le scritture erano già disponibili per chi desiderava conoscere la volontà di Dio. Nonostante la classe sacerdotale di allora se ne fosse appropriata, concedendola col contagocce al popolo, la parola di Dio si diffondeva ovunque, e sono sicuro che il principale mezzo di diffusione non era tanto ciò che era stato scritto e trascritto con paziente e amorevole lavoro nei rotoli di pergamena, ma era soprattutto qualcosa che aleggiava nell’aria. Proprio come adesso, la parola di Dio è sempre stata disponibile in una forma sottile, qualcosa di apparentemente impercettibile, ma in grado di ispirare il cuore di coloro che non volevano più adeguarsi alle semplici ed animalesche leggi della sopravvivenza. Un istinto superiore ha sempre guidato persone oneste, persone che pur non avendo mai letto la parola scritta erano piene di Spirito Santo.
Non è ciò che è scritto in un libro che conta, quanto quello che il Padre scrive da sempre nel cuore delle persone, ciò che sussurra piano alle orecchie di chi anela a una vita migliore, coloro che da sempre dimostrano d’essere persone autentiche, oneste, sinceramente alla ricerca della terra promessa.

Se restiamo intrappolati nel concetto di dualità che esiste naturalmente e giustamente sul pianeta, non possiamo adeguarci alla velocità dell’evoluzione. C’è un treno in procinto di partire e sta imbarcando tutti quelli che hanno imparato la lezione, chi è pronto a passare alla classe successiva. Non c’è nulla di sbagliato sul pianeta. Questo è solo il luogo in cui conoscere ciò che non siamo per capire ciò che siamo in realtà.

Il nostro piano di esistenza terreno è speculare rispetto a quello superiore. Tutto è fatto a immagine e somiglianza di Dio. Tutto è come sul piano superiore ma a un livello più grossolano che ha bisogno di sgrossamento, raffinatura.
L’amore di un genitore per un figlio, per grossolano che sia, è sempre a immagine di quello divino, è lo stesso amore ma a un’ottava più bassa, una spirale alchemica inferiore. Non c’è sul pianeta una sola cosa che sia giusta o sbagliata, tutto è semplicemente in fase di elaborazione, in movimento verso una luce di qualità più pura. La struttura della creazione si svolge su piani identici tra di loro ma fisicamente sempre più sottili e leggeri, ogni piano è lo specchio, l’immagine sfocata del superiore e l’immagine più nitida dell’inferiore. Il nostro pianeta è la “brutta copia” del piano superiore, ma rappresenta al tempo stesso un’evoluzione rispetto al piano inferiore. Nulla di ciò che vediamo va sostituito o buttato via: tutto va alchimizzato, adeguato al ritmo della evoluzione divina.

Enrico D'Errico

30 agosto 2013

Essere niente

continua dal precedente post sull'orgoglio.

Questo articolo è tratto dal libro "Le malattie dell'anima" di  Alphonse e Rachel Goettmann.

Molti santi e padri della chiesa ebbero spesso a dire che la loro gioia più grande era "essere niente". Sembra evidente che ciò si riferisce al completo annullamento della loro personalità, della identificazione con i corpi. Sentivano di essere anima, di far parte dell'Uno, di essere uno strumento nelle mani di Dio.

Nel vangelo di Marco, al capitolo 8 versetti 34 e 35 Gesù ci dice: "Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua di continuo. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e della buona notizia, la salverà".

Rinunciare a se stessi, rinnegarsi, essere niente, ecco dei termini che disgustano e umiliano l'uomo del nostro tempo; ma respingere questo appello di Cristo significa rinnegarlo. Potrebbe forse Cristo voler umiliare colui per il quale ha donato la sua vita? L'umile è lieto di essere "niente". E questa gioia, questo niente, è la gioia di sapersi, per pura bontà di Dio, amico degli uomini e "co-eredi di Cristo".

Essere niente non costituisce né un fine né un ideale in sé, ma è rinunciare alla volontà della personalità e rinnegare le esigenze dell'ego per seguire Gesù; è mettere l'ego in croce....Seguire Cristo è uscire dalla prigione delle passioni e dalle loro conseguenze mortali. Cristo ci invita molto semplicemente a vivere come lui; non sappiamo più cosa significa vivere ma egli ce lo insegna: "Imparate da me!" (Matteo 11:29).

Invece di essere invischiati in questo mondo, schiavi delle passioni, Gesù ci introduce alla vita divina: ci dice che si può essere nel mondo senza essere del mondo (Giovanni 17:14-16), che esiste una maniera di vivere totalmente libera e non condizionata, che anche nelle situazioni peggiori l'uomo può vivere una suprema felicità e persino l'impossibile diventa possibile.

Non possiamo accedere alla beatitudine con le nostre sole forze; l'esperienza che abbiamo della felicità ci permette di comprenderla ma l'umiltà è comune a Dio e all'uomo.

  "L'umiltà ci è co-naturale e l'abbiamo in comune con tutti coloro che vivono sulla terra, fatti di terra alla quale ritornano. Se dunque imiti Dio in ciò che è conforme alla tua natura e non supera le tue risorse, tu rivesti come di un abito la felice forma di Dio"
     San Gregorio di Nissa




Noi intuiamo che felicità e umiltà costituiscono un unico e medesimo tragitto, una stessa dinamica, un medesimo movimento il cui "Cammino" è il Signore Gesù Cristo.


                                                         Enrico D'Errico

continua nel prossimo post sulla lussuria