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1 dicembre 2013

Ai piedi del Maestro 1)







A QUELLI CHE BUSSANO

Dall'irreale
conducimi al Reale.
Dalla tenebra
conducimi alla Luce.
Dalla morte
conducimi all'Immortalità.





PROEMIO


Queste parole non sono mie; sono le parole del mio Maestro. Senza di lui non avrei potuto fare nulla; ma, col suo aiuto, ho messo i piedi sul sentiero

Anche tu desideri entrare sullo stesso Sentiero e, quindi, le parole che egli mi rivolse aiuteranno anche te, se le obbedirai! Non basta dire che sono belle e vere; chi vuole riuscire deve fare esattamente quanto esse prescrivono.
Un affamato non si sazia guardando il cibo e dicendo che è buono; bisogna che egli stenda la mano e mangi. Così non basta che tu ascolti le parole del Maestro; devi mettere in pratica quanto dice, prestare orecchio a ciascuna parola, porre in atto ogni cenno.
Un cenno che non hai seguito, una parola lasciata sfuggire sono perduti per sempre, poiché il Maestro non parla due volte.



Quattro sono i requisiti per questo 
Sentiero:

Discernimento
Assenza di desiderio
Retta condotta
Amore

Cercherò di ripeterti quanto il Maestro
mi ha detto su ciascuno di essi.






AI PIEDI 
DEL MAESTRO

I

DISCERNIMENTO


Il primo di questi Requisiti è il Discernimento; generalmente si intende il discernimento tra il reale e l'irreale, che conduce gli uomini ad entrare sul Sentiero.
E' questo, ma è anche molto di più; e deve essere praticato non solo all'inizio del Sentiero, ma a ciascun passo su di esso, ogni giorno fino alla fine.
Tu entri nel Sentiero perché hai imparato che soltanto su di esso si trovano quelle cose, che meritano di essere conseguite.
Gli uomini che non sanno, lavorano per acquistare ricchezze e potere; ma queste durano al più una sola vita e perciò sono irreali.
Ci sono delle cose più grandi di queste, cose reali e durature e, non appena le avrai viste, non desidererai più le altre.

In tutto il mondo, ci sono soltanto due specie di uomini: quelli che sanno e quelli che non sanno; e ciò che conta è questa conoscenza. La religione che un uomo professa, la razza a cui appartiene non sono cose importanti; quello che veramente importa è questa conoscenza: la conoscenza del Piano di Dio per gli uomini. Poiché Dio ha un Piano e questo Piano è l'Evoluzione. Una volta che l'uomo ha visto questo Piano e lo conosce veramente, non può fare a meno di lavorare per esso, poiché è tanto glorioso, tanto bello. Così, poiché sa, egli si schiera dalla parte di Dio, e diventa un sostenitore del bene ed un oppositore del male, lavora per l'Evoluzione e non per il proprio interesse.

Se è dalla parte di Dio egli è uno di noi, e non importa se si chiama indù o buddhista, cristiano o maomettano, se è indiano o inglese, cinese o russo. Quelli che sono dalla Sua parte sanno perché sono qua e che cosa devono fare, e cercano di farlo; tutti gli altri non sanno ancora che cosa devono fare e, di conseguenza spesso agiscono stoltamente e cercano di escogitare metodi che credono potranno riuscire loro piacevoli; non rendendosi conto che tutti siamo Uno e che, perciò, soltanto quello che l'Uno vuole può, in realtà, essere piacevole per ognuno. Essi seguono l'irreale invece del reale; fino a che non hanno imparato a distinguere tra questi due, non si sono ancora schierati dalla parte di Dio; perciò questo Discernimento è il primo passo.

Ma, anche dopo che la scelta è stata fatta, ricordati che dal reale all'irreale ci sono molte varietà e che conviene ancora distinguere tra il bene e il male, tra ciò che ha importanza e ciò che non l'ha, tra l'utile e l'inutile, tra il vero e il falso, tra l'egoistico e il disinteressato. La scelta tra il bene e il male non dovrebbe essere difficile, perché quelli che vogliono seguire il maestro hanno deciso di fare il bene ad ogni costo! Ma il corpo e l'uomo sono due cose differenti, e ciò che l'uomo vuole non è sempre ciò che il corpo desidera. Quando il tuo corpo desidera qualche cosa, sosta e rifletti se tu veramente desideri quella cosa.
Perché tu sei Dio,
e vuoi soltanto quello che Dio vuole.

Ma è necessario che tu ricerchi nelle profondità del tuo essere, per trovare Dio in te stesso, e per udire la Sua voce che è la tua voce. 
Non confondere i tuoi corpi con te stesso - né il corpo fisico, né l'astrale, né il mentale.
Ciascuno di questi pretenderà di essere il Sè, per ottenere quanto desidera. Ma tu devi conoscerli tutti e conoscere te stesso quale loro padrone.
Quando c'è un lavoro da compiere, il corpo fisico vuole riposare, andare a passeggio, mangiare e bere; e l'uomo che non sa dice a se stesso: "Io voglio fare queste cose e devo farle".
Ma il saggio dice: "Chi desidera non sono io, e bisogna che aspetti un poco".
Sovente, quando si presenta l'occasione di aiutare qualcuno, il corpo suggerisce subito: "Quanta fatica sarà per me, lasciamo che lo faccia qualcun altro!" Ma l'uomo risponde al suo corpo: "Tu non mi ostacolerai nel compiere un'opera buona!"
Il corpo è un animale al tuo servizio, il destriero sul quale cavalchi. Perciò trattalo bene e abbine cura! Non strapazzarlo e nutrilo convenientemente, soltanto con cibi e bevande pure e mantienilo sempre scrupolosamente pulito, libero dalla più piccola macchia di sudiciume. Perché, senza la perfetta pulizia e la perfetta salute del corpo, non potrai compiere l'arduo lavoro di preparazione, non potrai sopportare lo sforzo incessante che esso richiede. Ma devi sempre essere tu che padroneggi quel corpo e non il contrario.

Il corpo astrale ha i suoi desideri, in grande quantità: vuole che tu vada in collera, che tu dica parole violente, che tu sia geloso, avido di denaro, invidioso della roba altrui, che ti lasci sopraffare dallo sconforto. Esso desidera tutte queste cose e molte altre ancora, non perché voglia farti del male, ma perché ama le vibrazioni violente e gli piace cambiare continuamente. Ma tu non vuoi nulla di tutto ciò e, perciò, devi discernere tra i tuoi bisogni e quelli del tuo corpo.

Il tuo corpo mentale desidera considerarsi orgogliosamente separato dagli altri, pensare molto a sé e poco al prossimo. Anche quando tu l'abbia distolto dagli interessi mondani,  esso cercherà ancora di essere egoisticamente calcolatore e di farti pensare al tuo progresso anziché al lavoro del Maestro e all'aiuto da dare agli altri. Quando mediti, cercherà di farti pensare alle molte varie cose che esso desidera, anziché all'unica cosa che tu vuoi.
Tu non sei questa mente, ma essa è tua perché tu te ne serva; e anche in questo è necessario il discernimento.  Vigila continuamente o fallirai!
L'Occultismo non conosce compromessi tra il bene e il male. Fai ciò che è giusto, a qualunque costo e astieniti da ciò che è male, qualunque cosa dicano o pensino gli ignoranti.

Studia profondamente le leggi nascoste della Natura e, quando le avrai conosciute, conforma ad esse la tua vita, esercitando sempre la ragione e il buon senso.

Distingui l'importante dal non importante. Saldo come una roccia quando si tratta di princìpi, cedi sempre nelle cose che non hanno importanza. Poiché devi essere sempre affabile e dolce, ragionevole e accondiscendente, lasciando agli altri la stessa piena libertà, che a te stesso è necessaria.

Cerca di scorgere ciò che merita di essere fatto, e ricordati che non devi giudicare dalla grandezza della cosa. E' più importante fare una minuzia direttamente utile al lavoro del Maestro, che non una cosa più grande che il mondo intero forse giudicherebbe buona.

Devi distinguere non solo l'utile dall'inutile, ma anche ciò che è più utile da ciò che è meno utile. Dar da mangiare ai poveri è opera buona, nobile e utile; tuttavia, nutrire le anime è più nobile e più utile che dar da mangiare ai corpi; ma solo quelli che hanno la conoscenza possono cibare le anime.

Se possiedi la conoscenza
è tuo dovere aiutare gli altri
a conseguire questo sapere.

Per quanto saggio tu possa essere, molto ti resta da imparare su questo Sentiero, tanto che anche in ciò occorre discernimento; e bisogna che tu rifletta attentamente per vedere che cosa vale la pena d'imparare. Ogni cognizione è utile e un giorno possederai tutto il sapere ma, fino a che ne hai solo una parte, cerca che questa parte sia la più utile.

Dio è Sapienza al pari di Amore, e quanto più sai tanta parte di Lui puoi manifestare. Studia, dunque, ma studia soprattutto ciò che ti può rendere meglio capace di aiutare gli altri. Persevera pazientemente nei tuoi studi, non perché gli uomini ti considerino erudito e nemmeno per la felicità di essere savio, ma perché soltanto l'uomo savio può saviamente aiutare. Per quanto grande possa essere il tuo desiderio di aiutare, se sei ignorante il tuo intervento potrà fare più male che bene.

Impara a distinguere la verità dalla menzogna; sii veritieri in tutto: nel pensiero, nella parola e nell'azione. Prima di tutto nel pensiero: non è facile, perché nel mondo ci sono molti pensieri falsi, molte stolte superstizioni; e chi ne è schiavo non può progredire.
Perciò, non pensare in un dato modo semplicemente perché la gente la pensa così, o perché è scritto così in qualche libro ritenuto sacro; pensa con la tua testa e giudica se la cosa è ragionevole. Ricorda che, se anche mille persone sono d'accordo su di un soggetto che non conoscono, la loro opinione non ha alcun valore. Chi desidera percorrere il Sentiero deve imparare a pensare con la propria testa, perché la superstizione è uno dei peggiori mali che ci siano al mondo, uno dei ceppi da cui devi liberarti completamente.

Il tuo pensiero, riguardo agli altri, deve essere vero. Non pensare di loro quanto non sai; non supporre che ti abbiano continuamente in mente! SE una persona fa qualcosa che ritieni ti danneggi, o dice qualcosa che credi si riferisca a te, non pensare subito: "Vuoi farmi del male!". E' molto probabile che non abbia nemmeno lontanamente pensato a te, perché ogni anima ha le proprie difficoltà e i suoi pensieri si aggirano principalmente intorno a se stessa. Se un uomo ti parla arrabbiato, non pensare: "Mi odia, vuole offendermi!" Probabilmente, qualche altra cosa o persona gli avrà fatto perdere la pazienza e,siccome gli è capitato d'incontrarti, sfoga la sua collera su di te. Egli agisce stoltamente, perché l'ira è sempre stolta; ma non per questo ti è lecito pensare erroneamente di lui.

Quando diventerai discepolo del Maestro potrai sempre verificare l'esattezza del tuo pensiero col porlo a fianco del Suo. Infatti, il discepolo è uno col suo Maestro, ed è sufficiente che egli elevi il suo pensiero nel pensiero del Maestro per scorgere, immediatamente, se si accorda con esso. Se non si accorda, il suo pensiero non è perfetto, perché Egli sa tutto. Quelli che non sono ancora accettati da Lui non possono aiutarsi molto fermandosi spesso e ponendosi le domande: "Cosa penserebbe il Maestro di ciò? Cosa farebbe o direbbe il Maestro in queste circostanze?"
Infatti, è preferibile non fare, dire o pensare quanto non puoi immaginare che il Maestro faccia, dica o pensi.

Devi essere veritiero anche nel parlare. Le tue parole devono essere esatte e senza esagerazioni. Non attribuire mai cattive intenzioni a un altro; solo il tuo Maestro ne conosce i pensieri, e può darsi che egli agisca per ragioni che non sono neppure balenate alla tua mente. Se senti una diceria a discredito di una qualsiasi persona, non ripeterla; può non essere vera; ma anche se lo fosse, è più caritatevole tacere. Rifletti, prima di parlare, per paura di dire delle inesattezze. 

Sii veritiero nell'azione; non pretendere mai di essere differente da quello che realmente sei; perché ogni simulazione è un ostacolo alla luce pura della verità, che dovrebbe risplendere attraverso un terso cristallo..

Impara a distinguere tra ciò che è egoistico e ciò che è disinteressato. Poiché l'egoismo ha molte forme e, quando credi di averlo finalmente ucciso in una di queste, esso risorge in un'altra più forte che mai.

Ma, a poco a poco, diventerai così colmo di pensieri di aiuto per gli altri che non avrai più posto, non avrai più tempo per alcun pensiero riguardo a te stesso.

Devi distinguere ancora in un altro modo. Impara a discernere il Dio in ognuno e in ogni cosa, per quanto cattivo egli o essa possa apparire superficialmente.

Puoi aiutare tuo fratello mediante quello che hai in comune con lui: la Vita Divina.

Impara a destare quella Vita in lui; impara a fare appello a essa e, in tal modo, salverai tuo fratello dal male.






continua in "Ai piedi del Maestro 2"

27 settembre 2013

Alchemizzare le passioni


I padri della chiesa parlano estesamente della necessità di lavorare molto per controllare i desideri passionali.

Vi ho già consigliato di leggere almeno alcuni dei loro scritti raccolti nella Filocalia, perché sono veramente particolari. C’è in essi una passione speciale per il Cristo, un amore che li divorava costantemente. E se siete alla ricerca di voi stessi e della vostra strada, potreste trovare molte utili indicazioni.

Ma come forse sapete, negli ultimi anni, nell’ambito della normale evoluzione cui sono sottoposte tutte le cose, si sta facendo strada una visione molto interessante. Affermare che esistano in noi sia il male sia il bene sembra ora appartenere a un concetto di dualità che va rivisto. 

Le mie caratteristiche più negative, le mie passioni più grossolane, sono veramente da eliminare? 
Non potrebbe trattarsi di qualità che non vanno represse ma “alchemizzate”?
Facciamo un esempio pratico con la caparbietà: e se si trattasse di determinazione a uno stadio ancora grezzo?


So che il cammino per ritrovarsi passa attraverso un lungo e paziente lavoro su di sé. E sono certo che il Padre non ha l’abitudine di dividerci tra buoni e cattivi; come possiamo anche solo pensare che esista un metro preciso per misurare il livello di amore che siamo riusciti a raggiungere, o la quantità di talenti che abbiamo potuto far fruttare? Oltre quale punteggio raggiunto ci potremo assicurare la vita eterna? In quale punto della spirale la mia caparbietà sarà giudicata una buona qualità? Sono sicuro che non possiate davvero pensare in una maniera tanto puerile.

Credo sia molto importante essere aperti alla possibilità che ogni essere umano sia in grado di canalizzare pensieri impregnati di luce, capaci di aiutare il progresso dell’umanità;
naturalmente poi, in base alla nostra conoscenza, ma soprattutto grazie al nostro discernimento “cardiaco”, con l’aiuto del Signore, possiamo scegliere il meglio di quanto ascoltiamo, e inglobarlo nella nostra personale visione della vita.  Questo è perfettamente in armonia con la scrittura di Proverbi 15:22, che dice che “nella moltitudine dei consiglieri c’è la riuscita”.
Possiamo immaginarci l’umanità come un enorme conclave, una gigantesca riunione in cui ognuno ha il diritto e il privilegio di esprimere il proprio punto di vista.
Al termine dei lavori dell’assemblea, viene stabilito “un nuovo codice di leggi a cui adeguarsi”.
Al ritorno nelle proprie comunità o nelle proprie famiglie, ciascuno metterà in pratica quanto stabilito nella riunione, in base alla propria coscienza e alle circostanze locali.

Questo significa che ognuno di noi deve, ripeto deve, andare oltre lo scritto, oltre il codice e la legge.
La Legge, infatti, è e rimane una sola: “Ama Dio e ama il tuo prossimo come te stesso”(Luca 10:27). Questo è l’intero obbligo dell’uomo, ed è per raggiungere l’obiettivo di amare sempre più, che devo impiegare tutti i miei talenti, tutte le mie risorse emotive, mentali e fisiche; è proprio per amare sempre meglio me stesso e il mio prossimo che devo supplicare costantemente il Padre di illuminarmi su ciò che è verità, chiedendogli di darmi un’intelligenza superiore in grado di attualizzare la sua parola scritta, renderla cioè adatta al periodo che stiamo vivendo.
La Bibbia è e resterà per molto tempo ancora uno dei libri ispirati cui fare riferimento con maggiore fiducia. Essa è la parola di Dio, non c’è alcun dubbio, anche se è evidente che è stata ritoccata ampiamente, sia involontariamente sia volontariamente, allo scopo di manipolare i credenti; ma le parole che restano sono comunque effettivamente pregne di una speciale vibrazione divina, ma che è necessario leggere con l’aiuto della nuova luce che il Padre sta inviando ora al genere umano. Il Padre ha sempre concesso questa luce agli adoratori più sinceri e devoti, e ancora agisce in questo modo.

Ai tempi di Gesù, ma anche in precedenza, le scritture erano già disponibili per chi desiderava conoscere la volontà di Dio. Nonostante la classe sacerdotale di allora se ne fosse appropriata, concedendola col contagocce al popolo, la parola di Dio si diffondeva ovunque, e sono sicuro che il principale mezzo di diffusione non era tanto ciò che era stato scritto e trascritto con paziente e amorevole lavoro nei rotoli di pergamena, ma era soprattutto qualcosa che aleggiava nell’aria. Proprio come adesso, la parola di Dio è sempre stata disponibile in una forma sottile, qualcosa di apparentemente impercettibile, ma in grado di ispirare il cuore di coloro che non volevano più adeguarsi alle semplici ed animalesche leggi della sopravvivenza. Un istinto superiore ha sempre guidato persone oneste, persone che pur non avendo mai letto la parola scritta erano piene di Spirito Santo.
Non è ciò che è scritto in un libro che conta, quanto quello che il Padre scrive da sempre nel cuore delle persone, ciò che sussurra piano alle orecchie di chi anela a una vita migliore, coloro che da sempre dimostrano d’essere persone autentiche, oneste, sinceramente alla ricerca della terra promessa.

Se restiamo intrappolati nel concetto di dualità che esiste naturalmente e giustamente sul pianeta, non possiamo adeguarci alla velocità dell’evoluzione. C’è un treno in procinto di partire e sta imbarcando tutti quelli che hanno imparato la lezione, chi è pronto a passare alla classe successiva. Non c’è nulla di sbagliato sul pianeta. Questo è solo il luogo in cui conoscere ciò che non siamo per capire ciò che siamo in realtà.

Il nostro piano di esistenza terreno è speculare rispetto a quello superiore. Tutto è fatto a immagine e somiglianza di Dio. Tutto è come sul piano superiore ma a un livello più grossolano che ha bisogno di sgrossamento, raffinatura.
L’amore di un genitore per un figlio, per grossolano che sia, è sempre a immagine di quello divino, è lo stesso amore ma a un’ottava più bassa, una spirale alchemica inferiore. Non c’è sul pianeta una sola cosa che sia giusta o sbagliata, tutto è semplicemente in fase di elaborazione, in movimento verso una luce di qualità più pura. La struttura della creazione si svolge su piani identici tra di loro ma fisicamente sempre più sottili e leggeri, ogni piano è lo specchio, l’immagine sfocata del superiore e l’immagine più nitida dell’inferiore. Il nostro pianeta è la “brutta copia” del piano superiore, ma rappresenta al tempo stesso un’evoluzione rispetto al piano inferiore. Nulla di ciò che vediamo va sostituito o buttato via: tutto va alchimizzato, adeguato al ritmo della evoluzione divina.

Enrico D'Errico

19 agosto 2013

Ho fame di Dio 1


......continua dal post "Fa che l'aurora..."

Questo e i prossimi post sono tratti dal mio libro “Io sono un’anima” e dai testi di Alphonse e Rachel Goettmann citati nel post precedente.

Perché siamo diventati così affamati di tutto ciò che possiamo gustare con i cinque sensi? Quale è il vuoto che tentiamo disperatamente di colmare?
Naturalmente, giacché la fame che molti avvertono non ha nulla a che vedere con la fame autentica che spinge a consumare il cibo che garantisce la sopravvivenza, la cosa peggiore che si possa fare è proprio mangiare o comunque focalizzarsi esclusivamente sul cibo come causa o soluzione dei nostri disagi. In questo modo si può arrivare gradatamente, senza che neanche ce ne accorgiamo, ai problemi definiti di tipo alimentare, come l'anoressia, la bulimia e la superalimentazione compulsiva. Conosco molte persone con difficoltà di questo tipo, ma ben poche che riescano ad ammetterlo a sé stessi e agli altri.


Mai e poi mai si potrà uscire da questo tipo d’inferno se non si capisce da cosa origina, se non si comprende come colmare realmente il vuoto interiore che porta o a dimagrire drasticamente lasciandosi morire d’inedia o a ingrassare a dismisura.
L'essere umano ha come bisogno primario l'amore: esso è un vero e proprio alimento. I genitori dovrebbero in teoria dare questo genere di alimento al bimbo almeno sin dal concepimento, se non prima.
Poi dovrebbero, con il loro esempio, aiutare ad amare lui per primo il prossimo e la natura circostante e di conseguenza a cominciare a percepire l'amore di Dio. Questo è in assoluto l'unico modo che potrà far crescere in maniera sana e produttiva il bambino che in seguito, da adulto, continuerà a sentirsi al sicuro, amato e sostenuto anche senza l'aiuto, l'amore e l'amicizia di altri esseri umani. Naturalmente poiché la maggioranza di chi genera bambini non riesce a comprendere la seria responsabilità da assumersi con gratitudine, il pianeta è gremito di persone che si aggirano come anime perse che cercano di colmare le proprie immense lacune dedicandosi con assiduità alle soddisfazioni del corpo fisico, come il cibo, il sesso, il potere, la ricchezza, e altro ancora.

Ma cosa è possibile fare in pratica per avere la meglio sul costante senso di fame, l'ingordigia e la voracità in senso generale?
Prendersi un periodo di riposo, staccando dal normale ritmo di lavoro e di vita quotidiana, è sempre il primo importante passo da compiere. E' anche fondamentale lasciare la propria abitazione e cercare un luogo tranquillo e isolato in cui soggiornare da soli: l'ideale è trascorrere un periodo presso un monastero dove sarà possibile beneficiare dell'energia del luogo e ricevere il sostegno di monaci amorevoli. Appena vi siete ambientati cercate di osservare dei digiuni, a cominciare dal saltare anche un solo pasto, fino ad arrivare, se le vostre condizioni ve lo permettono, a un massimo di tre giorni, assumendo soltanto della buona acqua di sorgente e, se volete, l'eucarestia in chiesa.
Durante il periodo di digiuno riempite il vostro tempo con attività piacevoli e faticose come camminare, lavorare a un orto o un giardino; quando sentirete la fame sforzatevi di attenervi all'orario che avrete stabilito in precedenza per il pasto, non prima: ciò creerà distanza tra la vostra pulsione ad assumere cibo e il momento in cui effettivamente mangerete. Così riuscirete gradatamente a riuscire a gestire il vostro corpo e non più a esserne controllato. Dopo il digiuno, secondo le vostre condizioni, potrebbe essere indicato assumere succhi di frutta o verdura, frutta o verdura cotta o cruda, per poi arrivare gradatamente a prendere del brodo di verdura e in seguito dei cereali integrali ben cotti.
Nei momenti di riposo tra un lavoro e l'altro dedicatevi solo a letture realmente edificanti, come i Vangeli, gli scritti dei Santi, o altro materiale sacro. 

Quando state per tornare a casa vostra non dimenticatevi di chiedere assistenza a qualche amico fidato perchè probabilmente avrete bisogno di molto aiuto per superare il momento di passaggio. Ritornando alle vostre occupazioni abituali non dimenticate di riscattare momenti di silenzio e quiete solo per voi; forse, pur assolvendo con impegno le vostre responsabilità, lo farete con più leggerezza, senza perdervi completamente in ciò che fate ma conservando una sorta di punto di vista più elevato, uno sguardo meno coinvolto. Questo potrebbe essere l'inizio dell'imperturbabilità di cui parlano i testi sacri di tutto il mondo; ci vorrà del tempo, ma non scoraggiatevi e non rinunciate per nessuna ragione al vostro cammino. Nessun tesoro al mondo è paragonabile al piacere di poter finalmente sentire di essere un’anima e mettersi al servizio del nostro Padre celeste.

Per quanto riguarda la quantità corretta di cibo da assumere, ogni individuo, abituandosi a osservare le reali necessità del proprio corpo, troverà quanto mangiare, e sarà sorpreso di costatare che è necessario ben poco cibo solido per vivere; si, perchè, come ci ha insegnato Gesù Cristo, "non di solo pane vive l'uomo ma di ogni espressione che esce dalla bocca del Padre". Vi assicuro che ciò corrisponde al vero! E persino la richiesta che esprimiamo in una frase del Padre nostro parla proprio di questo: "dacci oggi il nostro pane quotidiano (o sostanziale)", riferendosi ovviamente al cibo più importante per noi e cioè lo studio delle sacre scritture, la meditazione e la preghiera. Quindi è certo che nella misura in cui ci alimentiamo spiritualmente, più attenzione dedicheremo alla nostra relazione con Dio, minore sarà la quantità di cibo da assumere, perchè il nostro vuoto interiore sarà colmato dallo spirito divino.
(Altri suggerimenti sono esposti nella parte  del libro riguardante la masticazione)
Uno dei momenti più importanti per creare uno spazio sacro di silenzio è proprio prima di consumare del cibo: bastano pochi minuti in cui cercate di favorire la connessione con Dio tramite una respirazione calma, osservando con gratitudine la bellezza del piatto che avete davanti, per arrivare quindi a una piccola preghiera espressa con le vostre parole spontanee. In questo semplice modo riuscirete a sentirvi soddisfatti anche mangiando poco e non cadrete più nell'illusione di pensare che tanto cibo vi serva per non avvertire quel senso di disagio e di vuoto.
In effetti, la preghiera di ringraziamento che si faceva un tempo nelle famiglie e tuttora nei monasteri e conventi serve proprio anche a questo.

Enrico D'Errico
  
continua nel post "Avere compassione verso di sé: uno sguardo diverso sui disturbi alimentari"