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23 dicembre 2013

La malattia: una nuova comprensione si fa strada 4)

segue dai post del 5 agosto, 7 agosto e del 18 settembre 2013.


E' veramente interessante come l'Evoluzione procede in ogni aspetto dell'esistenza; ma come in tutti i campi, anche in quello della salute umana, la tendenza è di sostenere con caparbietà le pratiche e le idee seguite negli ultimi decenni, guardando a priori con diffidenza tutte le nuove scoperte, anche quando sono avvalorate da prove scientifiche. 


La medicina omeopatica, ad esempio, sebbene sia assodato ormai da un secolo che sia un metodo di cura veramente efficace, trova ancora molti detrattori nel campo della medicina ufficiale; essi sostengono che se in un rimedio non può essere verificata in laboratorio la presenza di una certa sostanza dichiarata, significa che quella sostanza non c'è, e quindi quel rimedio non può avere alcuna efficacia. A nessuno di loro viene in mente che forse le attrezzature disponibili nei loro laboratori non sono in grado di rilevare la presenza della parte più curativa del rimedio, e cioè la sua energia.

E che dire della nuova medicina germanica? 

Promossa dal Dottor Hamer, ha ormai molti entusiasti sostenitori in ogni parte d'Europa. Il suo scopritore si batte coraggiosamente da decenni, con centinaia di casi scientifici alla mano, per ottenere il riconoscimento della medicina ufficiale. Il suo impegno irriducibile gli è costato anni di galera e una vita in clandestinità.





Le resistenze incontrate sono state enormi e questo dimostra ancora una volta come la scienza ufficiale, quella accettata dalla maggioranza, sia estremamente riluttante a cambiare i propri paradigmi, ad accettare una nuova visione della realtà.

Dopo aver scoperto l'alimentazione macrobiotica ho conosciuto e sperimentato l'omeopatia e la floriterapia e trovo che siano metodi di cura veramente illuminati.

Ma negli ultimi anni ho cominciato a capire che per lavorare a un livello interiore, evidentemente bisogna responsabilizzarsi maggiormente e non semplicemente assumere un rimedio senza porsi alcuna domanda.

Anziché alleviare o eliminare un sintomo, come posso renderlo superfluo? Come posso arrivare a non provare più quella patologia che utilizza sintomi per essere notata?
Con l'osservazione. Non un osservazione mentale, un'indagine di tipo psico-analitico, ma una osservazione dell'emozione che provo quando sperimento il dolore, sia esso fisico o emozionale.

In tal senso, illuminanti e stimolanti sono i libri di Eckart Tolle e l'insegnamento di Salvatore Brizzi, nei suoi seminari sul risveglio interiore e nei post del suo blog "La porta d'oro".
Ecco cosa dice Tolle nel suo irrinunciabile libro "Il Potere di Adesso" in merito al dolore e alla malattia:

"TRASFORMARE LA MALATTIA IN ILLUMINAZIONE
....Non vi arrendete all'idea di 'malattia'. Lasciate che la sofferenza vi costringa a entrare nel momento presente, in uno stato di intensa presenza consapevole. Utilizzatela per l'illuminazione.

Abbandono non significa trasformare ciò che esiste, almeno non direttamente. L'abbandono trasforma voi. Quando voi siete trasformati, tutto il vostro mondo viene trasformato, perché il mondo è soltanto un riflesso.


....La malattia non è il problema. il problema siete voi, fintanto che la mente egoica è in posizione dominante. Quando siete ammalati o invalidi, non dovete sentirvi come se aveste fallito in qualche modo, non dovete sentirvi in colpa. Non date la colpa alla vita per avervi trattato in modo sleale, ma non date la colpa nemmeno a voi stessi. Tutto questo è resistenza. Se avete una malattia grave, utilizzatela per l'illuminazione. Qualunque cosa di 'male' vi capiti nella vostra vita, utilizzatela per l'illuminazione. Eliminate il tempo dalla malattia. Non datele né passato né futuro. Lasciate che vi costringa ad entrare in un'intensa consapevolezza del momento presente, e vedete che cosa succede.

Diventate alchimisti, trasmutate il metallo in oro, la sofferenza in consapevolezza, la catastrofe in illuminazione.

Se chi è gravemente ammalato si sente in collera con ciò che ho appena detto, questo è un chiaro segno che la malattia è diventata parte del suo senso del sé e che tale persona sta ora proteggendo la propria identità, oltre a proteggere la malattia. La condizione che viene etichettata come 'malattia' non ha niente a che vedere con ciò che voi realmente siete.


TRASFORMARE LA SOFFERENZA IN PACE
...Ed ecco la seconda possibilità di arrendersi. Se non potete accettare ciò che è esteriormente, accettate ciò che è interiormente. Se non potete accettare la condizione esterna, accettate la condizione interna. Ciò significa: non opponete resistenza al dolore. Consentitegli di esistere. Abbandonatevi all'afflizione, alla disperazione, alla paura, alla solitudine o a qualunque forma assuma la sofferenza. Siatene testimoni senza etichettarla mentalmente. Abbracciatela. Allora vedrete come il miracolo dell'arrendersi trasformi la sofferenza profonda in pace profonda. Questa è la vostra crocifissione. Facciamo in modo che diventi la vostra risurrezione e la vostra ascensione.

...Quando non c'è via d'uscita, vi è pur sempre una via di attraversamento. Allora non allontanatevi dal dolore. Affrontatelo, percepitelo pienamente. Percepitelo, non pensateci! Esprimetelo se necessario, non create un copione nella vostra mente.

Dedicate tutta la vostra attenzione alla sensazione, non alla persona, all'evento o alla situazione che sembrano averla causata. Non lasciate che la mente utilizzi il dolore per crearne un'identità di vittima per voi stessi. Sentirvi dispiaciuti per voi stessi e raccontare ad altri la vostra storia vi manterrà invischiati nella sofferenza. Poiché è impossibile sfuggire alla sensazione, l'unica possibilità di cambiamento è entrarvi dentro; altrimenti non cambierà nulla. Allora dedicate la vostra completa attenzione a ciò che provate e astenetevi dall'etichettarlo mentalmente. Mentre entrate nella sensazione, siate intensamente vigili. Inizialmente potrà sembrare un luogo buio e terrificante, e quando arriva l'impulso di allontanarvene dovete osservarlo ma non agire di conseguenza. Continuate a rivolgere la vostra attenzione al dolore, continuate a provare afflizione, paura, terrore, solitudine, quello che sia. Rimanete vigili, rimanete presenti: presenti con tutto il vostro Essere, con ogni cellula del corpo. Così facendo apportate luce in questo buio. Questa è la fiamma della vostra consapevolezza.


Anche Brizzi da risalto all'importanza dello "stare sull'emozione": 
Questi sono alcuni stralci dal suo post "Zero limits"

Il momento fondamentale della pratica alchemica – la quale mira a trasmutare convinzioni limitanti ed emozioni negative accumulatesi nel subconscio – consiste nell’OSSERVARE tali emozioni, fastidi, lamentele, giudizi... ogniqualvolta emergono allo scoperto. Se li esponiamo al Sole della nostra osservazione essi con il tempo si inceneriscono. Non è un caso che Ercole nel mito dell’Idra per uccidere il mostro lo estragga dalla palude esponendolo alla luce del Sole, la luce della consapevolezza. Ciò che si trova nascosto nel subconscio ha potere su di noi solo fino a quando rimane occultato nel buio, ma quando viene illuminato dall’osservazione il suo potere inizia a scemare e la sua fine è vicina.

Io ho compiuto il mio percorso in questo modo: osservando, osservando, osservando. Quando arrivava il fastidio, il disappunto, la sofferenza bruciante... io non incolpavo mai il mondo esterno e non tentavo nemmeno di capire sul piano mentale il significato di quella sofferenza. Semplicemente mi chiudevo nella mia stanza o nel bagno sul posto di lavoro e STAVO SULL’EMOZIONE, a contatto con essa, mandando amore al mio Piombo interiore e ringraziando per l’opportunità. Non rifiutavo il dolore, ma lo investivo d’amore.
Alla lunga ho vinto io.


Questi sono alcuni stralci dal suo post "Fate l'amore con il dolore"

....Ebbene, noi tutti – volenti o nolenti – siamo alchimisti venuti sulla Terra a trasmutare il Piombo in Oro, ma allo stesso tempo alberghiamo in noi una natura animale che ci fa comportare alla stregua di ominidi capaci di solo pensiero pre-logico, per cui allontaniamo il Piombo appena ne fiutiamo anche solo l’odore.

...Il Piombo è la nostra sofferenza... e la nostra sofferenza è di piombo.
L’Oro rappresenta la Gioia, l’Amore, la Ricchezza, l’Abbondanza, la Creatività, l’Imprevedibilità, l’Impeto Guerriero e tutte le altre qualità che è possibile ricavare da una corretta trasmutazione della sofferenza.

Quando soffriamo dovremmo letteralmente gettarci sulla nostra sofferenza ed estrarne il meglio. Spremere l’Oro dal Piombo. L’angoscia, lo stress, la gelosia, la rabbia... rappresentano occasioni imperdibili per balzare in alto.

....La nebulosa concezione della vita che abbiamo mendicato da scuola, parenti e telegiornali, ci porta invece a voler cancellare la sofferenza dal nostro orizzonte: preferiamo morire piuttosto che vivere senza un arto, smettere di innamorarci piuttosto che affrontare nuovi abbandoni, prendere psicofarmaci piuttosto che iniziare a guardarci dentro…

Lanciamo ai giovani un’esortazione antica e rivoluzionaria: fate l’amore con la sofferenza. Possedetela e accoglietela. Non fatevi schiacciare, ma instaurate con lei la stessa complicità che si crea fra due amanti clandestini. In pubblico fingete rifiuto e distacco… ma in privato gettatevi uno nelle braccia dell’altro.

.....Il comportamento dell’alchimista di fronte alle difficoltà della vita:

-- Osserva con consapevolezza le reazioni della sua macchina biologica all’evento esterno (pensieri, emozioni, sensazioni fisiche).

-- Non attribuisce a una persona o a un evento esterno la causa del suo star male, poiché è perfettamente cosciente di aver creato lui la situazione in cui si trova.

-- Sa di poter influenzare il corso degli eventi esterni se riesce a modificare la sostanza emotiva che si trova al suo interno. -- Osserva con piena consapevolezza e senza identificazione il dolore della macchina biologica. Non tenta di reprimere o ignorare la sofferenza. Manda amore e compassione verso questo dolore.


continua in "La malattia: una nuova comprensione si fa strada 5)"

Enrico D'Errico

30 settembre 2013

Un'anima antica



Questa è una delle foto più belle che abbia mai visto.
Tu cosa ci vedi?

Io sento questo:
E' una ragazza di una bellezza sconvolgente.
Si guarda allo specchio e non ha occhi che vedono un corpo deturpato. Non giudica, non confronta le sue attuali condizioni fisiche con quelle del tempo precedente al suo incidente, prima della guerra.
Lei è un'anima e lo sa. 
Vede che non ha l'età che appare ma quella di un'anima molto antica.
E' orgogliosa della propria bellezza 
ed è consapevole che essa può guarire il pianeta.
Sa che la scelta coraggiosa compiuta 
per questa incarnazione sarà di grande aiuto 
evolutivo per lei e per coloro che la conosceranno.

27 settembre 2013

Alchemizzare le passioni


I padri della chiesa parlano estesamente della necessità di lavorare molto per controllare i desideri passionali.

Vi ho già consigliato di leggere almeno alcuni dei loro scritti raccolti nella Filocalia, perché sono veramente particolari. C’è in essi una passione speciale per il Cristo, un amore che li divorava costantemente. E se siete alla ricerca di voi stessi e della vostra strada, potreste trovare molte utili indicazioni.

Ma come forse sapete, negli ultimi anni, nell’ambito della normale evoluzione cui sono sottoposte tutte le cose, si sta facendo strada una visione molto interessante. Affermare che esistano in noi sia il male sia il bene sembra ora appartenere a un concetto di dualità che va rivisto. 

Le mie caratteristiche più negative, le mie passioni più grossolane, sono veramente da eliminare? 
Non potrebbe trattarsi di qualità che non vanno represse ma “alchemizzate”?
Facciamo un esempio pratico con la caparbietà: e se si trattasse di determinazione a uno stadio ancora grezzo?


So che il cammino per ritrovarsi passa attraverso un lungo e paziente lavoro su di sé. E sono certo che il Padre non ha l’abitudine di dividerci tra buoni e cattivi; come possiamo anche solo pensare che esista un metro preciso per misurare il livello di amore che siamo riusciti a raggiungere, o la quantità di talenti che abbiamo potuto far fruttare? Oltre quale punteggio raggiunto ci potremo assicurare la vita eterna? In quale punto della spirale la mia caparbietà sarà giudicata una buona qualità? Sono sicuro che non possiate davvero pensare in una maniera tanto puerile.

Credo sia molto importante essere aperti alla possibilità che ogni essere umano sia in grado di canalizzare pensieri impregnati di luce, capaci di aiutare il progresso dell’umanità;
naturalmente poi, in base alla nostra conoscenza, ma soprattutto grazie al nostro discernimento “cardiaco”, con l’aiuto del Signore, possiamo scegliere il meglio di quanto ascoltiamo, e inglobarlo nella nostra personale visione della vita.  Questo è perfettamente in armonia con la scrittura di Proverbi 15:22, che dice che “nella moltitudine dei consiglieri c’è la riuscita”.
Possiamo immaginarci l’umanità come un enorme conclave, una gigantesca riunione in cui ognuno ha il diritto e il privilegio di esprimere il proprio punto di vista.
Al termine dei lavori dell’assemblea, viene stabilito “un nuovo codice di leggi a cui adeguarsi”.
Al ritorno nelle proprie comunità o nelle proprie famiglie, ciascuno metterà in pratica quanto stabilito nella riunione, in base alla propria coscienza e alle circostanze locali.

Questo significa che ognuno di noi deve, ripeto deve, andare oltre lo scritto, oltre il codice e la legge.
La Legge, infatti, è e rimane una sola: “Ama Dio e ama il tuo prossimo come te stesso”(Luca 10:27). Questo è l’intero obbligo dell’uomo, ed è per raggiungere l’obiettivo di amare sempre più, che devo impiegare tutti i miei talenti, tutte le mie risorse emotive, mentali e fisiche; è proprio per amare sempre meglio me stesso e il mio prossimo che devo supplicare costantemente il Padre di illuminarmi su ciò che è verità, chiedendogli di darmi un’intelligenza superiore in grado di attualizzare la sua parola scritta, renderla cioè adatta al periodo che stiamo vivendo.
La Bibbia è e resterà per molto tempo ancora uno dei libri ispirati cui fare riferimento con maggiore fiducia. Essa è la parola di Dio, non c’è alcun dubbio, anche se è evidente che è stata ritoccata ampiamente, sia involontariamente sia volontariamente, allo scopo di manipolare i credenti; ma le parole che restano sono comunque effettivamente pregne di una speciale vibrazione divina, ma che è necessario leggere con l’aiuto della nuova luce che il Padre sta inviando ora al genere umano. Il Padre ha sempre concesso questa luce agli adoratori più sinceri e devoti, e ancora agisce in questo modo.

Ai tempi di Gesù, ma anche in precedenza, le scritture erano già disponibili per chi desiderava conoscere la volontà di Dio. Nonostante la classe sacerdotale di allora se ne fosse appropriata, concedendola col contagocce al popolo, la parola di Dio si diffondeva ovunque, e sono sicuro che il principale mezzo di diffusione non era tanto ciò che era stato scritto e trascritto con paziente e amorevole lavoro nei rotoli di pergamena, ma era soprattutto qualcosa che aleggiava nell’aria. Proprio come adesso, la parola di Dio è sempre stata disponibile in una forma sottile, qualcosa di apparentemente impercettibile, ma in grado di ispirare il cuore di coloro che non volevano più adeguarsi alle semplici ed animalesche leggi della sopravvivenza. Un istinto superiore ha sempre guidato persone oneste, persone che pur non avendo mai letto la parola scritta erano piene di Spirito Santo.
Non è ciò che è scritto in un libro che conta, quanto quello che il Padre scrive da sempre nel cuore delle persone, ciò che sussurra piano alle orecchie di chi anela a una vita migliore, coloro che da sempre dimostrano d’essere persone autentiche, oneste, sinceramente alla ricerca della terra promessa.

Se restiamo intrappolati nel concetto di dualità che esiste naturalmente e giustamente sul pianeta, non possiamo adeguarci alla velocità dell’evoluzione. C’è un treno in procinto di partire e sta imbarcando tutti quelli che hanno imparato la lezione, chi è pronto a passare alla classe successiva. Non c’è nulla di sbagliato sul pianeta. Questo è solo il luogo in cui conoscere ciò che non siamo per capire ciò che siamo in realtà.

Il nostro piano di esistenza terreno è speculare rispetto a quello superiore. Tutto è fatto a immagine e somiglianza di Dio. Tutto è come sul piano superiore ma a un livello più grossolano che ha bisogno di sgrossamento, raffinatura.
L’amore di un genitore per un figlio, per grossolano che sia, è sempre a immagine di quello divino, è lo stesso amore ma a un’ottava più bassa, una spirale alchemica inferiore. Non c’è sul pianeta una sola cosa che sia giusta o sbagliata, tutto è semplicemente in fase di elaborazione, in movimento verso una luce di qualità più pura. La struttura della creazione si svolge su piani identici tra di loro ma fisicamente sempre più sottili e leggeri, ogni piano è lo specchio, l’immagine sfocata del superiore e l’immagine più nitida dell’inferiore. Il nostro pianeta è la “brutta copia” del piano superiore, ma rappresenta al tempo stesso un’evoluzione rispetto al piano inferiore. Nulla di ciò che vediamo va sostituito o buttato via: tutto va alchimizzato, adeguato al ritmo della evoluzione divina.

Enrico D'Errico

10 settembre 2013

Questo dolore ti salverà

L'essere umano soffre.
Quale è il significato del dolore che prova?
L'uomo soffre perché non conosce il motivo per cui è sulla terra e il dolore è il promemoria utilizzato dall'Esistenza per invitarci a correggere il cammino, a riportare i nostri passi su quello dell'evoluzione, rispettando i tempi e le modalità da essa stabilite.
Il dolore è la conseguenza di un orgoglioso atto di ribellione a chi, desiderando amorevolmente il nostro bene, ci dice cosa fare della nostra vita, del nostro corpo. Lui ci invita di continuo a consultare il manuale di istruzioni per l'uso ma noi ci ostiniamo a pensare di non averne bisogno. Il Padre, in una maniera che se potessimo realmente comprendere ci sentiremmo fulminati dalla commozione, vorrebbe che ci lasciassimo andare al suo abbraccio e smettessimo di fare resistenza. Molto interessante è un post di Salvatore Brizzi che ho letto e riletto molte volte dove dice:  
"Voi tutti compite uno sforzo quotidiano, che si protrae 24ore al giorno, per restare lontani dall’Unità! E di questo sforzo nessuno di voi si rende conto.Nessuno di voi infatti vuole l’illuminazione e vi prodigate ogni giorno della vostra vita, con straordinaria pervicacia, per RESISTERE all’Unità. Ogni pensiero, parola o gesto esprime il vostro sforzo di restare lontani dall’Uno".

E questo sforzo costante di resistere all'Unità, agli inviti di Dio, questo viaggiare sempre non in sintonia col cammino evolutivo, porta inevitabilmente dolore.
E' come se l'Esistenza fosse costretta sempre a trascinarci mentre noi puntiamo i piedi. 
Io sto provando da tempo a smettere di sforzarmi per tenermi lontano dal Padre, smettere di puntare i piedi.
A volte l'attrito diminuisce e il dolore è inferiore; provo sempre più gioia e pace interiore ma ancora molto lavoro di osservazione sarà necessario.
Personalmente trovo molto utile, oltre a consultare materiale scritto da persone che sono già risvegliate, leggere ogni giorno la Bibbia.
Per esempio scritture come questa:

"Rimetti la tua sorte al Signore; confida in lui ed egli opererà." "Put your life in the hands of the Lord; have faith in him and he will do it.""Revela Domino viam tuam et spera in eum et ipse faciet"."Remets ta voie à l'Éternel et te confie en lui, et il agira".“Rotola su Geova la tua via; confida in lui ed egli stesso agirà”. (Salmo 37:5)


Oppure ascolto musica speciale come quella del compositore Arvo Part; (non lo conoscete? E' sublime!)
Bello è anche immergersi nelle immagini di fotografi ispirati come Gregory Colbert.
E se il dolore e la confusione che provo sono forti smetto di mangiare; a volte basta digiunare solo per alcune ore e il cuore si apre nuovamente, gli occhi vedono più bellezza.

Ma quando faccio queste cose non cerco solo il conforto, non voglio solo anestetizzarmi dal dolore interiore o fisico: cerco di parlare ai miei corpi dicendo loro che possono fidarsi, che non è necessario che facciano sempre i capricci......
Io non voglio smettere di soffrire, almeno non solo questo! Io chiedo ogni giorno che il Padre mi aiuti a permettergli di guidarmi; chiedo anche costantemente al Figlio "Signore Gesù Cristo figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore!"

Il dolore in realtà è veramente un mezzo amorevole per aiutarci a svegliarci.
"Fate l'amore col dolore!" suggerisce Salvatore in un suo post, dove dice:

"Ebbene, noi tutti – volenti o nolenti – siamo alchimisti venuti sulla Terra a trasmutare il Piombo in Oro, ma allo stesso tempo alberghiamo in noi una natura animale che ci fa comportare alla stregua di ominidi capaci di solo pensiero pre-logico, per cui allontaniamo il Piombo appena ne fiutiamo anche solo l’odore.




Il Piombo è la nostra sofferenza... e la nostra sofferenza è di piombo.

L’Oro rappresenta la Gioia, l’Amore, la Ricchezza, l’Abbondanza, la Creatività, l’Imprevedibilità, l’Impeto Guerriero e tutte le altre qualità che è possibile ricavare da una corretta trasmutazione della sofferenza.


Quando soffriamo dovremmo letteralmente gettarci sulla nostra sofferenza ed estrarne il meglio. Spremere l’Oro dal Piombo. L’angoscia, lo stress, la gelosia, la rabbia... rappresentano occasioni imperdibili per balzare in alto.

Presso alcune scuole esoteriche del passato si lavorava con la “sofferenza volontaria“. Ciò significa che l’istruttore imponeva agli allievi delle sofferenze e dei sacrifici, non necessari dal punto di vista della sopravvivenza quotidiana, al fine di sottoporli a costante tensione. Erano sofferenze supplementari – fisiche, emotive e mentali – create ad hoc per consentire una trasmutazione e quindi un’ascesa più rapida.
Oggi questo trattamento non è più indispensabile perché le condizioni vibratorie del pianeta sono tali per cui le ordinarie sofferenze quotidiane offrono già una quantità di stimoli più che sufficiente a una rapidissima evoluzione.
In altre parole, abbiamo tutta la sofferenza che ci serve. Sta a noi approfittarne.

La nebulosa concezione della vita che abbiamo mendicato da scuola, parenti e telegiornali, ci porta invece a voler cancellare la sofferenza dal nostro orizzonte: preferiamo morire piuttosto che vivere senza un arto, smettere di innamorarci piuttosto che affrontare nuovi abbandoni, prendere psicofarmaci piuttosto che iniziare a guardarci dentro…

Lanciamo ai giovani un’esortazione antica e rivoluzionaria: fate l’amore con la sofferenza. Possedetela e accoglietela. Non fatevi schiacciare, ma instaurate con lei la stessa complicità che si crea fra due amanti clandestini. In pubblico fingete rifiuto e distacco… ma in privato gettatevi uno nelle braccia dell’altro.

Il comportamento dell’alchimista di fronte alle difficoltà della vita:
-- Osserva con consapevolezza le reazioni della sua macchina biologica all’evento esterno (pensieri, emozioni, sensazioni fisiche).
-- Non attribuisce a una persona o a un evento esterno la causa del suo star male, poiché è perfettamente cosciente di aver creato lui la situazione in cui si trova.
-- Sa di poter influenzare il corso degli eventi esterni se riesce a modificare la sostanza emotiva che si trova al suo interno.
-- Osserva con piena consapevolezza e senza identificazione il dolore della macchina biologica. Non tenta di reprimere o ignorare la sofferenza. Manda amore e compassione verso questo dolore (a questo punto risultano utili alcune modalità operative riportate in Zero Limits e The Key di Joe Vitale, o nel mio Officina Alkemica).
-- A un certo momento del processo – talvolta subito, talvolta dopo molti tentativi – l’energia della sofferenza sale dalla pancia verso il Cuore per venire trasmutata in un’emozione di Gioia.
-- Anche la realtà esterna viene modificata: persone e situazioni cominciano inevitabilmente a cambiare. La trasmutazione del Piombo in Oro fa sì che, fra le altre cose, l’alchimista cominci a possedere Oro non solo interiore ma anche fisico, in accordo con l’antica tradizione che lo vuole capace di arricchirsi anche economicamente, con il fine di utilizzare parte di questa ricchezza come sostegno per i bisognosi. In tal modo mette in atto una forma di gratitudine verso la Vita che gli ha concesso di portare a termine l‘Opera".

Quindi è veramente così: il dolore ci salverà. 

Enrico D'Errico