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27 gennaio 2020

I PIONIERI DELL’INFINITO





I pionieri, in qualsiasi campo agiscano, devono possedere qualità fondamentali come perseveranza, determinazione, visione e spirito di sacrificio. Essi, non conoscendo esitazione e scoramento, hanno ottime probabilità di raggiungere la meta anelata.
Anche noi possiamo incarnare questo spirito pionieristico per raggiungere le mete che ci proponiamo, soprattutto per quanto riguarda il lavoro su di sé e la crescita spirituale nostra e dei nostri fratelli.

Quindi, ognuno di voi si chieda: ho questo vibrante desiderio di migliorare la mia condizione? Mi sta davvero a cuore la sorte dei miei simili? Nessuno dovrebbe ristagnare nella meccanicità del quotidiano e affermare di non poter incarnare le virtù caratteristiche del pioniere.

Molti stanno zelantemente lavorando al servizio dell’umanità, focalizzandosi ogni giorno sul raggiungimento di obiettivi superiori; essi non pensano a quanto tempo ci metteranno a raggiungerli, ma a restare centrati sul loro scopo. Non importa se a volte la meta non viene raggiunta: quel che conta è tracciare un solco, indicare la strada, creare un sentiero. Altri dopo di loro potranno continuare il percorso iniziato dai primi pionieri e raggiungere gli obiettivi che gli iniziatori si erano proposti.

Gesù è senza dubbio uno dei più grandi pionieri che abbiano calcato il suolo terrestre; se ora molti di noi sono in grado di provare tenerezza e commozione, se riescono a vedere bellezza ovunque si volga il loro sguardo, è sicuramente dovuto in buona parte al contributo che Egli ha dato al progresso dell’umanità, alla spinta evolutiva della sua presenza sulla terra.
Ma anche ora che Gesù non è più qui con noi in carne ed ossa, può avere una grande influenza su coloro che si rivolgono a lui per portare a termine la propria missione. Egli ha dimostrato di amarci moltissimo donando la sua vita in sacrificio salvifico, ma continua a rivolgere il suo sguardo a tutto il genere umano e in particolare a coloro che lo cercano.
Sono molti i versetti biblici a sostenere quanto sto dicendo, come ad esempio al capitolo 18 del vangelo di Matteo, i versi 19 e 20 che recitano: 
“Di nuovo veramente vi dico: se due di voi sono concordi sulla terra riguardo a qualunque cosa importante chiedano, avverrà loro a motivo del Padre mio che è nel cielo. Poiché dove due o tre persone sono radunate nel mio nome, io sono là in mezzo a loro”.
 Giovanni 14, da 12 a 14 afferma: 
“Verissimamente vi dico: chi esercita fede in me farà anche lui le opere che io faccio; è farà opere più grandi di queste, perché io me ne vado al Padre. E qualunque cosa voi chiederete nel mio nome, io la farò, affinché il Padre sia glorificato riguardo al Figlio. Se voi chiederete qualcosa nel mio nome, io la farò.”

Con questo questo tipo di potente aiuto e sostegno, possiamo anche noi anelare a mete importanti nella certezza di poterle raggiungere o comunque di aver partecipato a quella meravigliosa impresa pionieristica collettiva dove il progresso è costante e infinito.

26 dicembre 2019

CON LENEZZA E DEVOZIONE





Questa è una delle indicazioni per gli orchestrali che Chajcovskij scrisse nella partitura di una delle sue opere migliori, la Patetica.
Questo articolo è stato scritto dopo l’ascolto di una parte di quest’opera e si basa proprio sul concetto di Lenezza.

In questi giorni di festa, pregni di particolare energia, mi sento gioioso e ho desiderio di comunicarvelo. Sono felice perché, dopo un lungo e faticoso lavoro durato numerosi anni, è stato pubblicato il mio primo libro; sono altresì felice perché mi sento uno con voi, i miei migliori amici e compagni di viaggio.

Ho intenzione, con questo post, di contagiarvi con la mia gioia; lo so – e lo dico spesso – le parole sono davvero un mezzo limitato per Comunicare davvero, ma credo che, se mi sforzo, posso impregnare queste frasi con l’energia che mi infuoca.

Lenezza; strana parola questa al giorno d’oggi, nella società che ci sta ospitando al momento, come residenti forestieri. Essa è ormai caduta in disuso eppure ha un significato prezioso. Forse siamo invece avvezzi ad usare o udire il verbo lenire, che vuol dire curare con premura e delicatezza una ferita, di qualsiasi genere essa sia.

La fretta con cui generalmente si vive, ci porta ad essere grossolani, approssimativi e disattenti.
Ma noi non possiamo, non dobbiamo comportarci così. 
Riuscite a provare commozione e meraviglia alla vista dei girasoli di Van Gogh? No?!? Beh, la responsabilità non è da attribuire al quadro non abbastanza bello ma ai vostri occhi, non ancora in grado di Vedere! Non provate commozione e meraviglia ascoltando Mozart o Chajcovskij? Il problema è evidentemente che non avete orecchie per sentire!
Pensate di poter amare il prossimo senza essere presenti a voi stessi?!? Credete di poter cogliere la bellezza che vi circonda se non riuscite a governare e ammaestrare i vostri corpi?

È stato per tutti un anno meraviglioso, denso di esperienze di ogni genere, a volte molto dolorose, più frequentemente gioiose, ma comunque sempre degne di essere accolte con riconoscenza.
Quello che personalmente farò in questo nuovo anno a venire e che quindi auguro anche a voi, è di impegnarmi nel diventare una persona che conosce e usa lenezza e devozione.

Forse sarà superfluo ma voglio ricordarvi ancora una volta che il lavoro su di sé è diverso dall’essere semplicemente efficienti, concentrati o riflessivi; il nostro obiettivo è disidentificarci completamente dai veicoli che usiamo per muoverci sulla terra, acquistare la piena consapevolezza di essere anime e di avere il privilegio di portare più amore e bellezza in quel che concretizziamo sul piano materiale.

Concludendo, vorrei quindi che ogni vostro gesto possa, giorno per giorno, sempre più impregnarsi di lenezza e devozione; e lo stesso per ogni sguardo, ogni parola, ogni pensiero ed ogni emozione: i nostri fratelli e le nostre sorelle hanno bisogno di sentire che siamo persone in grado di provare queste emozioni superiori, per elevare il loro stato vibratorio e quello di tutto il pianeta. 
Che il Padre ci aiuti nello svolgere questo compito!

21 novembre 2013

Essere integro

Gesù disse, "In due si adageranno su un divano; uno morirà, l'altro vivrà." Disse Salomè, "Chi sei tu signore? Sei salito sul mio divano e hai mangiato dalla mia tavola come se qualcuno ti avesse inviato." Gesù le disse, "Sono quello che viene da ciò che è integro. Mi sono state donate delle cose di mio Padre." "Sono tua discepola." "Per questa ragione io ti dico, se uno è integro verrà colmato di luce, ma se è diviso, sarà riempito di oscurità."
Queste sono le parole che Tommaso ha scritto nel suo vangelo.

 Gesù viene direttamente dal Padre, dall'Uno, rappresenta la completezza e l'unità. E' in possesso di doni datigli dal Padre e da lui è stato direttamente inviato per compiere una missione che è ora al suo culmine.
 Anche noi, come Salomè, affermando di essere suoi discepoli, possiamo dimostrare prontezza nell'applicarci al lavoro su noi stessi e nel servire i propositi del Regno.
 Essere integri significa impegnarsi ogni giorno per diventare Uno con tutto, sfuggire la menzogna e il mondo dell'illusione. Sottrarsi alla tirannia del tempo e al chiacchiericcio insistente e ossessionante della mente.
 Come ho detto più volte nei miei articoli, il pianeta attualmente è sottoposto a un'energia particolare che tende sia a sostenere coloro che fanno un lavoro su di sé e sia a far addormentare sempre più coloro che sono identificati col corpo e vivono solo in uno stato di coscienza di "mondo". Mi sembra questo uno degli aspetti che si possono evincere dalle parole del vangelo di Tommaso ma anche dal quelle di Matteo:
"Poiché a chiunque ha sarà dato dell’altro e sarà nell’abbondanza; ma a chiunque non ha sarà tolto anche quello che ha".
Integrità è essere focalizzati ogni giorno, per tutto il giorno, su un solo obiettivo, un pensiero centrale come dice il maestro Omraam Mikhaël Aïvanhov:

"Imparate a nutrire in voi un pensiero centrale, come un nucleo, come un focolaio attorno al quale verrà a organizzarsi tutto il resto. Attorno a questo nucleo potranno formarsi vari cerchi, ma al centro deve esserci un unico pensiero. È a questa condizione che darete significato e coerenza alla vostra vita. Non è proibito avere la mente piena di idee e di progetti, ma si può costruire qualcosa di solido partendo unicamente da un punto centrale. Pochi uomini e donne si alzano al mattino con un’idea fondamentale che guiderà la loro attività e il loro comportamento durante tutta la giornata. Sin dal risveglio, i più si agitano in tutti i sensi; escono di casa, rientrano, e la sera si coricano esausti, per poi ricominciare l’indomani: avranno forse altri pensieri, ma altrettanto disordinati. Decidano finalmente di essere abitati e guidati da un’idea, e allora altre forze si risveglieranno – forze che essi nemmeno conoscono e che pure sono presenti nel loro subconscio e nelle cellule del loro corpo – sostenendoli nei loro sforzi, così che si sentiranno illuminati, aiutati e guidati. L’idea che dovete porre al centro della vostra vita può tradursi con una sola parola: luce." 
Enrico D'Errico 

 

11 novembre 2013

Il lavoro rende liberi.....

...il lavoro nobilita l'uomo.....
cosa si cela dietro questi slogan? 



Beh, precisiamo subito che forse non si parla di lavoro su di sé, l'unico realmente in grado di nobilitarci. Il lavoro su noi stessi ci consente infatti di aprire uno scrigno pieno di tesori preziosi che arricchiscono enormemente la nostra esistenza; indagando sulle Leggi che governano l'uomo e l'universo conosciamo verità che possono renderci liberi, veramente liberi.

Non è neanche il tipo di libertà che viene promessa negli slogan pubblicitari, quei tormentoni che si ripetono sempre uguali "come la musica degli Intillimani".
Sapeste quanta "libertà" c'è nel possedere una PMW! 
Nella pubblicità di quest'auto sul quotidiano il Vessaggero, tra libertà, indipendenza e free, ho contato questo concetto ripetuto ben 11 volte!
E chi si occupa di marketing sa bene che per vendere un prodotto bisogna martellare sempre con parole chiave, fino alla nausea.

Parole chiave che sono scandite con insistenza tutto il giorno, dai mass media, nella musica leggera, nei film, nei video-giochi, così da mantenere nel sonno della coscienza gli abitanti razzolanti sul suolo del pianeta, bipedi che lavorano e "si sentono liberi".



L'uomo è schiavo di un sistema perfetto, messo a punto da personaggi "geniali" e privi di scrupoli; un sistema che ci inculca illusioni realizzate ad arte, come programmi virtuali, un sistema che ha convinto il genere umano che la realtà esterna è un'entità a sé stante che non ha niente a che fare con noi, una realtà che possiamo solo subire e mai cavalcare.
Un sistema che tiene in pugno l'umanità sotto un dio dispotico chiamato "tempo", un qualcosa la cui esistenza non è mai stata, né mai sarà dimostrata.

Quando lavori su di te diventi poco alla volta in grado di manipolare il "tempo"; ti accorgi che esso è...... malleabile, elastico, e non è affatto un dio malvagio ma un servitore benigno e gentile.
Che bellezza trascorrere una giornata e accorgerti che meno ti affretti e più hai "tempo" per fare le cose, tutte le cose che ti eri prefisso di fare più altre che si aggiungono lungo la strada. 
Anche questo sentire è per me il frutto di mettere al primo posto il Regno: tra tutte le cose che ti sono aggiunte c'è anche il dono meraviglioso di percepirti calmo e in pace anche in mezzo a persone frettolose e stressate, nel caos di una metropoli di tre milioni di abitanti che corrono, corrono... mentre tu, con stupore e tenerezza, li guardi dal tuo spazio sacro in cui finalmente hai ricevuto la grazia del Potere dell'Adesso.



Lo so che vi rompo sempre le balle con i miei post nei quali affermo che dormite e mediante i quali ho la assurda e vana pretesa di aiutarvi a svegliarvi...
Abbiate pazienza e sentite un po' cos'altro ho visto sul quotidiano:  il nuovo slogan di una banca ben nota......
"Un nondo in cui hai più tempo per te è possibile."
Naturalmente, mentre leggevo, io ho subito pensato 'si, certo: se te ne vai!'; ma questo in fondo è proprio quello che possiamo ottenere uscendo dal mondo e entrando nel Regno: se annulliamo l'ipnosi della mente, l'illusione del tempo svanisce. Effettivamente in questo nuovo stato di coscenza la giornata ci concede il tempo di cui abbiamo bisogno per fare le cose che vogliamo, le cose previste nella missione terrena.
Se teniamo fede al contratto stipulato col Padre, se rispettiamo il nostro voto, Dio ci elargisce tutto ció che è necessario in termini di danaro, energia e tempo. Mettere al primo posto il Regno è il modo più bello che esista per avvertire tutto il giorno un senso di protezione, per sentire la mano del Padre che ci conforta e ci guida.
Ma comunque, nel frattempo, comprati pure una PMW...tanto poi sei persino libero di restituirla......


Enrico D'Errico
(La marca dell'automobile e del quotidiano sono stati modificati per ovvi motivi)

24 ottobre 2013

Sono intollerante


Come potete ben immaginare, non ho alcuna intenzione di entrare in questioni dal tono scientifico convenzionale o argomentare riguardo alle indicazioni delle tendenze più moderne. Mi sembra lapalissiano che se sviluppo un’intolleranza alimentare devo anche vedere se c’è qualche aspetto della vita in cui sono duro e intransigente, se ci sono persone verso le quali sono intollerante, appunto. Forse non amo l’abitudine che ha mia figlia di portare i pantaloni calati sulla pancia, oppure mi danno fastidio i marocchini o i rumeni, o ancora, mi disturbano i dischi anni 70 che mia moglie ascolta così volentieri. Vi sembra sciocco? Beh, mi dispiace per voi, ma guardate che le cose potrebbero proprio stare in questo modo.



Ieri sera ho tenuto una conferenza a Roma, nel quartiere ardeatino, per un piccolo ma vivace gruppo di persone. Una di loro era molto interessata all'argomento delle intolleranze alimentari e, vedendo dalla mia brochure che io tengo un corso su questo argomento, mi ha chiesto se veramente sia possibile risolvere una difficoltà come questa. Io ho risposto che non può bastare solo cambiare alimentazione ma è necessario vedere la propria intolleranza, quello che nel mondo, nelle persone e quindi in noi stessi ci disturba: se non facciamo un lavoro su di noi, le intolleranze alimentari restano. Allora la persona ha replicato "e se ad essere intollerante è un bambino piccolo?"

Così prendo spunto da questa conferenza per ampliare insieme a voi questo argomento che avrebbe necessitato di almeno altre due ore per essere esaminato un po' a fondo.
I bambini, oltre ad essere stati nutriti forse in modo innaturale dai propri genitori, (il che potrebbe già aver creato problemi al loro delicato il sistema digerente) ereditano ovviamente da essi le loro stesse intolleranze psicologiche. Ma oltre a ciò il bambino è un'anima che si incarna come ogni altro essere umano portando con sé la sua preziosa unicità fatta di caratteristiche ben sviluppate e altre ancora ad uno stato primitivo; è ovvio quindi pensare che il bambino che nasce con intolleranze alimentari si sia portato dietro certe problematiche irrisolte da incarnazioni precedenti.

Ancora una volta l’esistenza ci obbliga ad arrivare alla comprensione della semplice verità che non esiste un dentro e un fuori, un noi e gli altri, ma un organismo unico fatto di creature destinate a riconoscere la propria fratellanza in Dio. La legge dello specchio mi permette di scoprire quello che non so o non voglio sapere di me, tutti quegli aspetti della mia personalità che m’infastidiscono. Il progresso dell’umanità voluto dal Padre, passa attraverso questo genere di raffinamento e non sono ammesse persone che vogliono caparbiamente restare attaccate a una falsa immagine di sé, a una maschera. Quando impariamo a conoscere e amare nell’altro una parte di noi, quasi istantaneamente l’intolleranza sparisce, il sintomo diventa superfluo.

Gli scaffali delle librerie sono ormai pieni di libri sull’argomento delle intolleranze alimentari; potrei dire, per fare un esempio, che è alquanto singolare che l’uomo non riesca così frequentemente a digerire il frumento, quando per millenni esso è stato il cibo base nella dieta di buona parte del mondo. Certo, restando sul piano puramente alimentare, possiamo dire che il grano è proprio uno dei cereali più manipolati dall’uomo, o che il nostro intestino è debilitato anche per:
  • tutte le medicine e specialmente gli antibiotici che assumiamo “quando servono”.
  • gli antibiotici che arrivano comunque nel nostro bicchiere attraverso il ciclo dell’acqua che dalla fogna arriva al mare e ai laghi, dove evapora per poi ritornare in terra come pioggia che percola nelle falde da cui estraiamo l’acqua per servire le nostre città, dove vivono persone che assumono antibiotici e la cui urina entra nella fogna e……..etc..etc. 
  • l’uso di droghe come lo zucchero, il caffè, la cioccolata, gli alcolici, il tabacco o altre sostanze voluttuarie più forti come l’hashish, la marijuana, l’oppio, la cocaina, la morfina, l’eroina, fino ad arrivare alle droghe completamente sintetiche come speed, crack e simili.
  • la proliferazione dei parassiti come gli ossiuri e simili.
  • l’inquinamento dell’acqua.
  • l’inquinamento dell’aria.
  • l’inquinamento del suolo.
  • l’inquinamento elettromagnetico.
  • la masticazione insufficiente.
  • l’alimentazione a base di cibo industriale. 

Tutto ciò è senz’altro vero ma è solo l’aspetto più fisiologico del problema, il suo modo di manifestarsi sul piano fisico. L’esperienza fisica è sempre la conseguenza diretta di ciò che è l’essenza reale esistente su un piano più sottile e invisibile. I miei corpi assumono un aspetto diverso secondo le varie influenze che subiscono, quella divina o quella demonica. Muta non solo il mio aspetto fisico ma anche le mie caratteristiche emotive e mentali. Un corpo sotto la guida divina sviluppa qualità come l’accoglienza, la fiducia, la generosità, l’abbandono, l’umiltà, la tolleranza; mentre invece sotto la guida demonica sviluppa la chiusura verso il prossimo, l’insicurezza, l’arroganza, la gelosia, l’avarizia, la superbia, il narcisismo, l’intolleranza.

E’ finalmente giunto il tempo della liberazione, il tempo in cui ciò che è nascosto può essere svelato. Stiamo entrando velocemente nel Regno, il luogo in cui la nostra coscienza si risveglia e dove possono cadere i veli che ancora ci separano dalla presenza di Dio. 

Enrico D'Errico

27 settembre 2013

Alchemizzare le passioni


I padri della chiesa parlano estesamente della necessità di lavorare molto per controllare i desideri passionali.

Vi ho già consigliato di leggere almeno alcuni dei loro scritti raccolti nella Filocalia, perché sono veramente particolari. C’è in essi una passione speciale per il Cristo, un amore che li divorava costantemente. E se siete alla ricerca di voi stessi e della vostra strada, potreste trovare molte utili indicazioni.

Ma come forse sapete, negli ultimi anni, nell’ambito della normale evoluzione cui sono sottoposte tutte le cose, si sta facendo strada una visione molto interessante. Affermare che esistano in noi sia il male sia il bene sembra ora appartenere a un concetto di dualità che va rivisto. 

Le mie caratteristiche più negative, le mie passioni più grossolane, sono veramente da eliminare? 
Non potrebbe trattarsi di qualità che non vanno represse ma “alchemizzate”?
Facciamo un esempio pratico con la caparbietà: e se si trattasse di determinazione a uno stadio ancora grezzo?


So che il cammino per ritrovarsi passa attraverso un lungo e paziente lavoro su di sé. E sono certo che il Padre non ha l’abitudine di dividerci tra buoni e cattivi; come possiamo anche solo pensare che esista un metro preciso per misurare il livello di amore che siamo riusciti a raggiungere, o la quantità di talenti che abbiamo potuto far fruttare? Oltre quale punteggio raggiunto ci potremo assicurare la vita eterna? In quale punto della spirale la mia caparbietà sarà giudicata una buona qualità? Sono sicuro che non possiate davvero pensare in una maniera tanto puerile.

Credo sia molto importante essere aperti alla possibilità che ogni essere umano sia in grado di canalizzare pensieri impregnati di luce, capaci di aiutare il progresso dell’umanità;
naturalmente poi, in base alla nostra conoscenza, ma soprattutto grazie al nostro discernimento “cardiaco”, con l’aiuto del Signore, possiamo scegliere il meglio di quanto ascoltiamo, e inglobarlo nella nostra personale visione della vita.  Questo è perfettamente in armonia con la scrittura di Proverbi 15:22, che dice che “nella moltitudine dei consiglieri c’è la riuscita”.
Possiamo immaginarci l’umanità come un enorme conclave, una gigantesca riunione in cui ognuno ha il diritto e il privilegio di esprimere il proprio punto di vista.
Al termine dei lavori dell’assemblea, viene stabilito “un nuovo codice di leggi a cui adeguarsi”.
Al ritorno nelle proprie comunità o nelle proprie famiglie, ciascuno metterà in pratica quanto stabilito nella riunione, in base alla propria coscienza e alle circostanze locali.

Questo significa che ognuno di noi deve, ripeto deve, andare oltre lo scritto, oltre il codice e la legge.
La Legge, infatti, è e rimane una sola: “Ama Dio e ama il tuo prossimo come te stesso”(Luca 10:27). Questo è l’intero obbligo dell’uomo, ed è per raggiungere l’obiettivo di amare sempre più, che devo impiegare tutti i miei talenti, tutte le mie risorse emotive, mentali e fisiche; è proprio per amare sempre meglio me stesso e il mio prossimo che devo supplicare costantemente il Padre di illuminarmi su ciò che è verità, chiedendogli di darmi un’intelligenza superiore in grado di attualizzare la sua parola scritta, renderla cioè adatta al periodo che stiamo vivendo.
La Bibbia è e resterà per molto tempo ancora uno dei libri ispirati cui fare riferimento con maggiore fiducia. Essa è la parola di Dio, non c’è alcun dubbio, anche se è evidente che è stata ritoccata ampiamente, sia involontariamente sia volontariamente, allo scopo di manipolare i credenti; ma le parole che restano sono comunque effettivamente pregne di una speciale vibrazione divina, ma che è necessario leggere con l’aiuto della nuova luce che il Padre sta inviando ora al genere umano. Il Padre ha sempre concesso questa luce agli adoratori più sinceri e devoti, e ancora agisce in questo modo.

Ai tempi di Gesù, ma anche in precedenza, le scritture erano già disponibili per chi desiderava conoscere la volontà di Dio. Nonostante la classe sacerdotale di allora se ne fosse appropriata, concedendola col contagocce al popolo, la parola di Dio si diffondeva ovunque, e sono sicuro che il principale mezzo di diffusione non era tanto ciò che era stato scritto e trascritto con paziente e amorevole lavoro nei rotoli di pergamena, ma era soprattutto qualcosa che aleggiava nell’aria. Proprio come adesso, la parola di Dio è sempre stata disponibile in una forma sottile, qualcosa di apparentemente impercettibile, ma in grado di ispirare il cuore di coloro che non volevano più adeguarsi alle semplici ed animalesche leggi della sopravvivenza. Un istinto superiore ha sempre guidato persone oneste, persone che pur non avendo mai letto la parola scritta erano piene di Spirito Santo.
Non è ciò che è scritto in un libro che conta, quanto quello che il Padre scrive da sempre nel cuore delle persone, ciò che sussurra piano alle orecchie di chi anela a una vita migliore, coloro che da sempre dimostrano d’essere persone autentiche, oneste, sinceramente alla ricerca della terra promessa.

Se restiamo intrappolati nel concetto di dualità che esiste naturalmente e giustamente sul pianeta, non possiamo adeguarci alla velocità dell’evoluzione. C’è un treno in procinto di partire e sta imbarcando tutti quelli che hanno imparato la lezione, chi è pronto a passare alla classe successiva. Non c’è nulla di sbagliato sul pianeta. Questo è solo il luogo in cui conoscere ciò che non siamo per capire ciò che siamo in realtà.

Il nostro piano di esistenza terreno è speculare rispetto a quello superiore. Tutto è fatto a immagine e somiglianza di Dio. Tutto è come sul piano superiore ma a un livello più grossolano che ha bisogno di sgrossamento, raffinatura.
L’amore di un genitore per un figlio, per grossolano che sia, è sempre a immagine di quello divino, è lo stesso amore ma a un’ottava più bassa, una spirale alchemica inferiore. Non c’è sul pianeta una sola cosa che sia giusta o sbagliata, tutto è semplicemente in fase di elaborazione, in movimento verso una luce di qualità più pura. La struttura della creazione si svolge su piani identici tra di loro ma fisicamente sempre più sottili e leggeri, ogni piano è lo specchio, l’immagine sfocata del superiore e l’immagine più nitida dell’inferiore. Il nostro pianeta è la “brutta copia” del piano superiore, ma rappresenta al tempo stesso un’evoluzione rispetto al piano inferiore. Nulla di ciò che vediamo va sostituito o buttato via: tutto va alchimizzato, adeguato al ritmo della evoluzione divina.

Enrico D'Errico

9 settembre 2013

Siate operai nella messe del Signore

"Vedendo le folle ne ebbe pietà perché erano mal ridotte e disperse come pecore senza pastore. Allora disse ai suoi discepoli: Si, la messe è grande ma gli operai sono pochi. Implorate perciò il Signore della messe che mandi operai nella sua messe".

Che ne pensate? 

Non vi sembrano parole straordinarie?
Ma a che livello vi toccano e fino a che punto vi stimolano?

Questa scrittura invita ciascuno di noi a riflettere.
Ci sentiamo fra le pecore o fra gli operai? 
Credo di poter ipotizzare la risposta che forse darebbe la maggioranza di voi. Coloro che seguono il mio blog si trovano, lungo il percorso evolutivo, in una condizione, per così dire, "né carne, né pesce".
Mi spiego meglio. Questa è la condizione di chi, forse dopo un lavoro su di sé anche di anni, comincia a rendersi conto sempre meglio di non essere il corpo che ha ma l'anima che lo utilizza. Siete quindi in grado di gestire meglio i vostri pensieri e le vostre emozioni ma l'anima non ha ancora il pieno possesso dei suoi corpi. Sempre più spesso provate emozioni superiori e siete in grado di vedere belli persino vostra suocera o Bruno Vespa. Ma molti attaccamenti sono ancora presenti e non state veramente costantemente mettendo al primo posto il Regno.

Ecco che quindi, alla luce di quanto detto, in un certo senso, siete sia un po' pecore mal ridotte che operai desiderosi di aiutare Gesù.
Come proseguire questo cammino, incrementando la consapevolezza di essere anime?
La risposta è semplice: continuando a sforzarvi. Senza uno sforzo speciale, un super sforzo, non si ottengono risultati; anche Gesù lo disse usando le parole riportate nel vangelo di Luca al capitolo 13 e ai versi 23 e 24:
"E un uomo gli disse: “Signore, sono pochi quelli che sono salvati?” Egli disse loro: “Sforzatevi con vigore per entrare dalla porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrare ma non potranno..."
Ovviamente ciò che si intende per salvezza è essere sottratti al mondo e alla sua sopravvivenza; un'esistenza meccanica è per l'uomo un vero inferno, mentre risvegliarsi è entrare nel Regno, in paradiso.
Anche Gesù quindi, nella sua risposta, ribadisce la necessità di sforzarsi: molti cercano di entrare senza però aver abbandonato i fardelli dell'attaccamento, della gelosia, della possessività, e rimangono incastrati in questa porta.
Ma col tempo, dopo un lungo periodo di lavoro e di osservazione continua, ci accorgiamo che il momento dello sforzo è superato perché l’attimo di maggiore sforzo coincide sempre con l’assenza di sforzo.
L’assenza di sforzo è resa. Resa al momento presente.
E non c'è più volontà o resistenza al dolore, ma solo accettazione e abbandono alle Braccia dell’Esistenza. Perché il dolore è sempre una resistenza.
Resistenza al ciò che è, al momento presente.
In fondo alla Via, non ci sono più porte.

Ora, pieni di compassione per i nostri simili, come uomini e donne in grado di maneggiare correttamente la spada della verità, imploriamo di essere impiegati dal Signore come operai della messe!


Enrico D'Errico