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13 dicembre 2013

Le aspettative degli altri


Esaminiamo insieme la capziosità di uno dei tanti insegnamenti che circolano di prepotenza nell’ambiente della cosiddetta ricerca spirituale: 


“Le aspettative degli altri vanno 
sistematicamente deluse”. 

Questo è uno dei concetti fondamentali su cui ho costruito la mia educazione negli ultimi quindici anni. In un’ottica di tipo evolutivo, in linea di principio generale, questa idea è corretta: infatti, se dentro di me sento che qualcosa è giusto, devo ignorare le opinioni altrui, e stare molto all’erta per evitare influenze manipolatorie e devianti. Vediamo però insieme quale tranello può nascondere il concetto di base.

Qualsiasi cosa le persone ascoltino, tendono a trasferirla al loro basso livello di comprensione, mentre ciò che dovrebbero fare è elevare il loro livello  all’altezza del concetto. Nello stato di coscienza di mondo, tutti tendiamo a dissacrare, despiritualizzare ogni cosa. Tendiamo a sfrondarla da ciò che non ci sembra importante, ai fini dell’unica cosa che ci interessa: sopravvivere. Quando bevo un bicchiere di acqua pura posso avere atteggiamenti molto diversi secondo il mio stato di coscienza: se sono nel mondo penserò che è soltanto un mezzo per dissetarmi; se sono nel Regno sentirò crescere dentro di me un senso di stupore e gratitudine per la ricchezza di quell’ennesima testimonianza dell’amore do Dio per me. 


La stessa cosa accade anche per gli insegnamenti spirituali. E’ evidente che le persone nel mondo vivono in un rapporto sociale molto grossolano, come in una specie di branco; quindi un’esortazione come quella che costituisce il tema dell’argomento che stiamo sviscerando, va vista come uno stimolo a cominciare a sciogliere questi legami sociali che limitano molto la nostra libertà. Già, ma libertà di fare che cosa?
Vedete, qui sta il punto. Se ci si libera dai legami cogli altri si può arrivare a coltivare il proprio ego in una misura esagerata, pensando che questo sia giusto.

Dopo un iniziale senso di disagio dovuto all’integrazione di un concetto tanto diverso dai limiti imposti dalla società e dalle religioni organizzate e alla perdita del proprio abituale baricentro, ho visto molte persone diventare estremamente egoiste e arraffone, inseguendo solo la soddisfazione dei propri desideri passionali. In realtà, non solo non cambia nulla, ma anzi c’è un peggioramento. La modalità di sfruttarsi reciprocamente resta uguale a prima ma adesso possiamo finalmente giustificarci dicendo che nessuno deve soddisfare le aspettative degli altri. Facciamo un esempio pratico riguardante la vita di coppia. Una donna si lamenta della grossolanità del marito mentre lei desidererebbe essere trattata con maggiore delicatezza e attenzione. L’uomo, dopo aver frequentato un bel corso New Age afferma “cara, questo è un problema tuo, io non sono preposto alla soddisfazione dei tuoi bisogni; a questo ci devi pensare tu, è una tua responsabilità, non posso mica venire incontro a tutte le tue piccole aspettative di donna!”.

Ora dopo molti anni di scelte dolorose, di condizionamenti fuorvianti, ancora una volta posso dire che l’unica guida sicura per le persone è la Bibbia: lì, e non altrove, ci sono le indicazioni, tutte le indicazioni che ci servono. Naturalmente dobbiamo chiedere aiuto al loro autore per poterle applicare alla propria vita, e non a qualche insegnante che sfrutta il valore e l’energia di quelle scritture. Se in questo cammino di evoluzione spirituale capiremo di aver bisogno anche di una guida terrena, cerchiamo di sceglierla con cura.

Non sto affermando che fra tutti quelli che lavorano per il prossimo non ci siano persone meritevoli: sto solo tentando di mettervi in guardia. Prestate particolare attenzione a coloro che per il loro insegnamento si servono dei Vangeli o altri scritti sacri appartenenti alle tradizioni orientali. Le Sacre Scritture vibrano di grande potenza e hanno la capacità di risvegliare coloro che le leggono ma, utilizzate da falsi maestri, diventano un potente mezzo di addormentamento. (2° Corinti 11:13-14)

In Isaia cap. 5, verso 20, si parla di coloro che torcono le Sacre Scritture a proprio vantaggio e che affermano che è male ciò che è bene e bene ciò che è male.

Una delle cose peggiori che un falso maestro possa fare è quella di indurvi a credere che non esistano creature malvagie, o comunque che esse non abbiano alcun tipo d’influenza su di voi. È evidente che nel corso del tempo, grazie alla naturale evoluzione del pianeta e dei suoi abitanti, il concetto di demonio e di angeli deviati si è giustamente modificato. Ora, alla luce della nuova consapevolezza irradiata sul pianeta anche e soprattutto grazie al sacrificio vivificante del Signore Gesù Cristo, sappiamo che se il Padre ha permesso l’esistenza di satana ci devono essere ragioni ben valide. Personalmente credo che le prove cui i demoni ci sottopongono siano veramente importanti per la nostra crescita spirituale. Esse ci permettono di verificare quanto forte sia la nostra fede, e, come una palla di gomma che è immersa con forza tende a tornare a galla, anzi ancora più in alto, così noi, se usciamo vittoriosi da una prova, riceveremo un forte impulso per essere ristabiliti e ottenere una fede ancora maggiore, in un’inarrestabile ascesi di luce.

Non è un caso che Gesù sia stato sottoposto alle tentazioni demoniche, e proprio prima di portare a termine il suo incarico, al fine di essere raffinato e rafforzato per essere sottoposto al sacrificio più grande che un essere umano abbia mai subito.

E non è certo un caso che uno dei nomi del diavolo sia proprio lucifero, che deriva da due parole latine, il vocabolo “lux” e il verbo “fero”, a ricordarci ancora il fatto che se ci troviamo nella confusione, nelle tenebre dell’ignoranza, una prova difficile potrebbe “portare” nuova “luce” nella nostra vita.






A proposito di falsi maestri, il 19 dicembre pubblicherò un proclama nei confronti della religione organizzata che ha maggiormente contribuito a tenere le persone nell'ignoranza e a diffondere come dottrine insegnamenti di uomini anziché la parola di Dio (Marco 7:6-8): ovviamente sto parlando della chiesa cattolica romana. 

Enrico D'Errico

Questo post è tratto da "Io sono un'anima", il mio libro disponibile a partire da gennaio, in formato ebook.

22 novembre 2013

Perché dovrei affliggermi ora (3)

continua dal post del 8 ottobre.
Questa è una trascrizione di un discorso tenuto a Poona da Osho Rajneesh nel 1976: "Perché dovrei affliggermi ora?"


Questa è la storia della mente umana e di come è fatta. Tu crei intorno a te un mondo di illusioni. Continui ad attaccarti a cose che non verranno con te, dopo la tua morte. Continui a identificarti con cose che ti verranno portate via.
Per questo gli hindu definiscono "illusione" il mondo: con la parola mondo non intendono il mondo in sé, ma semplicemente il mondo che tu ti sei creato nel sonno. Quel mondo è "maya", illusione. E' un mondo di sogno.

Chi è "tua moglie"? L'idea stessa è folle! Chi è "tuo marito"? Chi è "tuo figlio"? Essi non ti appartengono, nessuno può essere una tua proprietà. Neppure tu appartieni a te stesso, come può appartenerti qualcun altro? Non possiedi nemmeno te stesso, non lo hai notato? Anche tu appartieni a un'esistenza sconosciuta di cui non hai ancora penetrato il mistero.

Scendendo sempre più in profondità in te stesso, arriverai a un punto in cui perfino il "sé" scomparirà. Esisterà solo una dimensione di non sé, se preferisci lo puoi chiamare il Sè supremo. Cambia solo il linguaggio, la terminologia.

Non hai mai visto sorgere dal profondo di te stesso cose che non ti appartengono? I tuoi desideri non ti appartengono, né ti appartengono i tuoi pensieri. Neppure la tua consapevolezza è una tua creazione, ti è stata data, è un dato di fatto. Non sei tu che la crei, come potresti?

All'improvviso ti trovi a esistere... accade tutto per magia. Tu sei sempre nel mezzo, non conosci l'inizio. L'inizio non ti appartiene, né ti appartiene la fine. Solo nel mezzo puoi creare qualcosa, puoi continuare a creare dei sogni. Ed è così che l'uomo diventa accidentale.

Stai attento! Cerca di essere sempre più essenziale e sempre meno accidentale. Ricordati sempre che solo ciò che è eterno è vero, solo ciò che esiste da sempre e per sempre è verità. Tutto ciò che è momentaneo è falso. Ciò che è momentaneo deve solo essere osservato, non ci si deve identificare.

Ho letto un bellissimo aneddoto: un vecchio irlandese aveva appena lasciato la sua stanza d'albergo, ma era quasi arrivato alla fermata dell'autobus, quando si accorse di aver dimenticato l'ombrello nella stanza. Nel frattempo, però, la stanza era già stata affittata a una coppia di sposini. L'uomo salì comunque, ma non volendo essere importuno, si inginocchiò fuori dalla porta e si mise a origliare dal buco della serratura, per vedere cosa stessero facendo i due novelli sposi.
"Di chi sono questi occhi adorabili, mia cara?" sentì chiedere da una voce maschile. "Sono tuoi, amore mio," rispose una voce di donna. "E di chi è questo bel nasino?" proseguì l'uomo, con voce sempre più seducente. "E' tutto tuo, amore," rispose la donna. "E di chi sono queste labbra meravigliose?" continuò l'uomo. "Sono solo tue!" sospirò la donna. "E di chi è..." ma a quel punto l'irlandese non riuscì più a trattenersi. Appoggiò le labbra al buco della serratura e gridò: "Quando arrivate a un ombrello a quadri gialli, ricordatevi che quello è mio!"

Questo gioco del "mio" è il gioco più assurdo che esista, ma purtroppo la vita si riduce tutta a questo gioco. Questa terra esisteva ben prima che ti ci arrivassi, e sarà ancora qui quando tu te ne sarai andato. I diamanti che possiedi erano qui ben prima che arrivassi tu, e quando te ne sarai andato quei diamanti resteranno qui, e non ti ricorderanno neppure. Nemmeno lo sanno che sei tu a possederli.
Questo gioco del possesso è il gioco più stupido che esista, è il gioco più folle che si possa fare, ma è anche il solo gioco che fanno tutti.

Gurdjieff diceva che se inizi a non essere identificato con le cose, prima o poi incontrerai il tuo essere essenziale. Questo è il vero significato della rinuncia. La rinuncia, o la scelta del sannyas, non significano rinunciare al mondo e salire sull'Himalaya o in un monastero, non cambia nulla. Porterai con te la stessa vecchia mente.

Qui nel mondo avevi la tua casa, tua moglie; là avrai il tuo monastero, la tua religione. Non farà molta differenza. Il concetto di "mio" persiste. 
E' un'attitudine mentale, non ha nulla a che vedere con luoghi e spazi esterni. E' un'illusione interiore, un sogno interiore, un sonno interiore.

"Rinuncia" significa che ovunque tu sia, non hai bisogno di rinunciare a qualcosa, perché, di fondo, nulla è mai stato tuo! E' folle parlare di rinuncia. Questo presupporrebbe che tu prima abbia posseduto delle cose a cui ora rinunci. Ma come puoi rinunciare a qualcosa che non hai mai posseduto?

"Rinunciare" per me significa arrivare a capire che non puoi possedere nulla, in realtà. Al massimo puoi usare le cose, ma non le puoi possedere. Non sarai qui per sempre, come puoi possedere qualcosa? E' semplicemente impossibile. Puoi usare le cose e provare gratitudine perché ti è possibile farlo. Esse saranno degli strumenti ma non le potrai mai possedere.
Rinunciare all'idea del possesso è la vera rinuncia. Rinunciare non significa abbandonare i tuoi possessi, ma la tua possessività. Ed è questo che Gurdjieff definisce "disidentificarsi". E' questo che i mistici baul chiamano la realizzazione dell'Adhar manus, dell'uomo essenziale. Ed è questo che lo Zen definisce "il volto originale".

Esiste una storiella taoista molto famosa, che io amo immensamente. Narra di un vecchio contadino taoista a cui era scappato il cavallo. Quella sera i suoi vicini di casa andarono a trovarlo, per consolarlo della sua malasorte. Egli disse solo: "Forse". Il giorno dopo il cavallo tornò a casa, tirandosi dietro sei puledri selvaggi, al che i vicini tornarono per felicitarsi della sua buona sorte. Egli disse solo "Forse". Il giorno seguente suo figlio, mentre tentava di cavalcare uno dei puledri selvaggi, per domarlo, fu gettato a terra e si spezzò una gamba. Di nuovo, i vicini tornarono, per consolarlo della sua sfortuna. Egli disse solo "Forse". Il giorno dopo giunsero al villaggio degli ufficiali in cerca di giovani da arruolare nell'esercito, ma il figlio del contadino, a causa della gamba rotta, fu scartato. Quando i vicino tornarono un'altra volta, per dirgli come, dopo tutto, era fortunato, egli disse solo: "Forse".

continua in Perché dovrei affliggermi ora? (4)

16 novembre 2013

Il mondo sono io


Molti anni fa, quando mi cincischiavo nel più totale egocentrismo, quando ancora il processo di risveglio era lento e poco efficace, l'esistenza cominciò a rincarare la dose, a far succedere cose sempre più forti per riuscire a destarmi dal sonno.


Una di queste avvenne quando sull'autostrada da Sestri Levante a Genova caricai un autostoppista. Ricordo che in pochi istanti realizzai che forse avevo fatto una sciocchezza: quell'uomo stava impregnando l'ambiente della mia auto con un'energia che non avevo mai toccato così da vicino, un'energia terribile di prevaricazione, violenza, odio, morte e paura. Era da poco sfuggito agli orrori della guerra nella ex Yugoslavia e i suoi racconti truculenti mi obbligarono ad immergermi per una mezz'ora in una delle tante cose che il mio ego aveva sempre evitato: la violenza tra gli uomini. Mi narrò di aver visto (ma io credo anche fatto) cose che non avrei neanche potuto immaginare, come villaggi con intere famiglie torturate e trucidate, spesso appese a pali o alberi, prive di vestiti; disse di aver visto persino donne con in bocca i testicoli tagliati del marito o del padre.


Io ero letteralmente terrorizzato e non vedevo l'ora di arrivare a destinazione per potermi liberare di quell'uomo.



Alcune settimane fa è accaduto il naufragio dei profughi, morti a decine e decine a causa del loro desiderio di allontanarsi dalla miseria, morti a causa dell'immensa bramosia e amore per il denaro di coloro che li ammassano come bestie su navi fatiscenti.


E stamattina, mentre preparavo il pranzo, ho sentito alla radio l'intervista della giornalista Chouchou Namegabe che ha vinto il premio Anna Politkovskaya per essersi distinta grazie al suo lavoro a favore delle donne che in Africa subiscono soprusi a volte fino ad essere stuprate, torturate e uccise in modi inenarrabili e incredibili. La giornalista raccontava che in molti casi le donne, dopo esser state legate agli alberi, venivano stuprate e poi torturate inserendo nella loro vagina oggetti di ogni genere e perfino benzina; in molti casi i loro figli erano costretti ad assistere a queste scene agghiaccianti e a volte sono stati uccisi e le madri obbligate a mangiare le loro carni.


Stamattina ho ribadito a me stesso l'impegno ad allontanarmi dal velo di Maya, dall'illusione, dal sonno della coscienza.


Il mondo è la mia ombra, il mio specchio; ciò che sono si concretizza nel mondo intorno a me, ovunque.


Ed è su questa parola, "ovunque", miei diletti amici, che vi invito a riflettere. E' fondamentale per il progresso evolutivo personale, e quindi dell'intera umanità, che io, che voi comprendiate fino in fondo che tutto ciò che fate e siete si realizza ovunque nel mondo in tutti gli atteggiamenti, i pensieri, le emozioni e le azioni delle persone. Non c'è cosa al mondo che non accada anche a causa di ognuno di noi.


Stamattina ho promesso ancora una volta a me stesso e a mio Padre di osservarmi con amore ma anche con attenzione implacabile per scovare ogni residuo di gelosia, rancore, invidia, ira, vanità per riconoscerla, accoglierla e accettarla come parte di me e quindi alchemizzarla, per trasformarla nella qualità luminosa corrispondente.

Enrico D'Errico

11 novembre 2013

Il lavoro rende liberi.....

...il lavoro nobilita l'uomo.....
cosa si cela dietro questi slogan? 



Beh, precisiamo subito che forse non si parla di lavoro su di sé, l'unico realmente in grado di nobilitarci. Il lavoro su noi stessi ci consente infatti di aprire uno scrigno pieno di tesori preziosi che arricchiscono enormemente la nostra esistenza; indagando sulle Leggi che governano l'uomo e l'universo conosciamo verità che possono renderci liberi, veramente liberi.

Non è neanche il tipo di libertà che viene promessa negli slogan pubblicitari, quei tormentoni che si ripetono sempre uguali "come la musica degli Intillimani".
Sapeste quanta "libertà" c'è nel possedere una PMW! 
Nella pubblicità di quest'auto sul quotidiano il Vessaggero, tra libertà, indipendenza e free, ho contato questo concetto ripetuto ben 11 volte!
E chi si occupa di marketing sa bene che per vendere un prodotto bisogna martellare sempre con parole chiave, fino alla nausea.

Parole chiave che sono scandite con insistenza tutto il giorno, dai mass media, nella musica leggera, nei film, nei video-giochi, così da mantenere nel sonno della coscienza gli abitanti razzolanti sul suolo del pianeta, bipedi che lavorano e "si sentono liberi".



L'uomo è schiavo di un sistema perfetto, messo a punto da personaggi "geniali" e privi di scrupoli; un sistema che ci inculca illusioni realizzate ad arte, come programmi virtuali, un sistema che ha convinto il genere umano che la realtà esterna è un'entità a sé stante che non ha niente a che fare con noi, una realtà che possiamo solo subire e mai cavalcare.
Un sistema che tiene in pugno l'umanità sotto un dio dispotico chiamato "tempo", un qualcosa la cui esistenza non è mai stata, né mai sarà dimostrata.

Quando lavori su di te diventi poco alla volta in grado di manipolare il "tempo"; ti accorgi che esso è...... malleabile, elastico, e non è affatto un dio malvagio ma un servitore benigno e gentile.
Che bellezza trascorrere una giornata e accorgerti che meno ti affretti e più hai "tempo" per fare le cose, tutte le cose che ti eri prefisso di fare più altre che si aggiungono lungo la strada. 
Anche questo sentire è per me il frutto di mettere al primo posto il Regno: tra tutte le cose che ti sono aggiunte c'è anche il dono meraviglioso di percepirti calmo e in pace anche in mezzo a persone frettolose e stressate, nel caos di una metropoli di tre milioni di abitanti che corrono, corrono... mentre tu, con stupore e tenerezza, li guardi dal tuo spazio sacro in cui finalmente hai ricevuto la grazia del Potere dell'Adesso.



Lo so che vi rompo sempre le balle con i miei post nei quali affermo che dormite e mediante i quali ho la assurda e vana pretesa di aiutarvi a svegliarvi...
Abbiate pazienza e sentite un po' cos'altro ho visto sul quotidiano:  il nuovo slogan di una banca ben nota......
"Un nondo in cui hai più tempo per te è possibile."
Naturalmente, mentre leggevo, io ho subito pensato 'si, certo: se te ne vai!'; ma questo in fondo è proprio quello che possiamo ottenere uscendo dal mondo e entrando nel Regno: se annulliamo l'ipnosi della mente, l'illusione del tempo svanisce. Effettivamente in questo nuovo stato di coscenza la giornata ci concede il tempo di cui abbiamo bisogno per fare le cose che vogliamo, le cose previste nella missione terrena.
Se teniamo fede al contratto stipulato col Padre, se rispettiamo il nostro voto, Dio ci elargisce tutto ció che è necessario in termini di danaro, energia e tempo. Mettere al primo posto il Regno è il modo più bello che esista per avvertire tutto il giorno un senso di protezione, per sentire la mano del Padre che ci conforta e ci guida.
Ma comunque, nel frattempo, comprati pure una PMW...tanto poi sei persino libero di restituirla......


Enrico D'Errico
(La marca dell'automobile e del quotidiano sono stati modificati per ovvi motivi)

25 ottobre 2013

Il gusto pieno della vita

Quando da blogger mi trasformo in insegnante di cucina, do sempre molto risalto allo stato di coscienza che è necessario avere quando cuciniamo e mangiamo. Stasera, dopo aver trascorso parte della giornata in stato alterato di coscienza, arrivato a casa ho aperto una bottiglia di vino rosso.......ebbene, mi è sembrata deliziosa! E così, ho interrotto la cena per venire subito a scrivervi, miei diletti amici. Desidero comunicarvi quanto il gusto della vita possa incrementarsi non se cambiate le cose fuori ma se cambiate il vostro sguardo sulle cose. Se pensate di poter ottenere piacere e benessere cambiando tenore di vita, prendendovi una moglie o un fidanzato più giovane, andando a vivere in una casa sulle spiaggie del sud della Francia, rischiate di inseguire un miraggio. 


Qualsiasi cosa abbiate deciso di fare nella vita, fermatevi e occupatevi prima di voi stessi, mangiando meglio e sforzandovi di vedere quanto state dormendo. Se intraprendete un processo di risveglio vi accorgerete che il gusto pieno della vita non si ottiene con l'amaro Taverna* ma modificando i vostri occhi, lasciando cadere i veli che vi separano dalla verità. Mentre ci si risveglia o durante i brevi momenti della giornata in cui sentite di essere Uno con il tutto, tutti i sensi si acuiscono e quindi anche quello del gusto si fa più profondo e preciso. 

Se sei nel mondo non ti basta nemmeno il barolo più pregiato per sentirti bene; se sei nel Regno trovi delizioso perfino il Cavernello*! Quando vivi nel senso di precarietà della comune sopravvivenza, il sesso diventa col tempo qualcosa di scontato e ripetitivo, ma se i tuoi sensi si risvegliano, anche solo una carezza può mandarti in estasi. Quando vivi nella coscienza del Regno le tue orecchie bramano di ascoltare Mozart e Corelli e col tempo anche il silenzio è pregno di musica soave. (conosco in realtà un risvegliato che dice di andare in estasi con la musica elettronica tedesca!?!)






Abbiamo parlato di tatto, gusto e udito, ma che dire del senso della vista? Ti sei mai soffermato a notare il riflesso dei fari delle auto sull'asfalto bagnato o la perfezione dei sampietrini romani?



E hai mai dedicato del tempo a osservare le danze sacre degli storni, nell'ora dell'imbrunire? Quanta bellezza c'è nella creazione, tutta per noi, in misura sovrabbondante!




Sapevate che dal deserto del Sahara si solleva un vento che trasporta regolarmente centinaia di migliaia di tonnellate di polveri cariche di minerali che arrivano a fertilizzare la foresta       Amazzonica?




Cosa dimostra questo per voi?
Per me è la dimostrazione di quanto Dio sia sapiente e generoso. Il salmo 104:24 dice: "Quanto sono numerose le tue opere, O Eterno. Le hai fatte tutte con sapienza. La terra è piena delle tue produzioni".

E che dire infine dell'olfatto? Ma non dimostra anche solo questo dono, quanto Dio ci abbia creato per godere appieno della vita?
I bambini riconoscerebbero l'odore della mamma tra mille altre epidermidi, e voi, quando amate la vostra compagna, non riconoscereste l'odore, il profumo del suo corpo tra mille altre donne? E il gelsomino, non vi manda in estasi? E il profumo della magnolia o dei lillà?


Nei miei seminari, soprattutto quelli di livello avanzato, cerco di creare con i partecipanti un'atmosfera di pace e benessere, affinché la preparazione del pasto possa diventare un modo per ritrovare realmente se stessi e il paradiso perduto; esso è più vicino di quanto non possa sembrare....è "nascosto" dentro di noi, nel posto in cui non avremmo mai pensato di trovarlo.

Enrico D'Errico


* I nomi delle ditte produttrici sono stati modificati per ovvi motivi

25 settembre 2013

La relazione di coppia: depredare o donarsi

Sento l'esigenza di espandere il soggetto di cui ho già parlato pubblicando gli articoli del 12 settembre e del 5 agosto, il primo riguardante il sesso e il secondo che suggerisce che "siamo di Dio". 
Mi pare che quello del sesso sia uno dei temi in cui c'è maggiore confusione, anche e soprattutto a causa di tutto ciò che ha detto la chiesa cattolica
sull'argomento nei secoli passati.
E per il presente post voglio avvalermi di una parte del mio libro "Io sono un'anima", che vi riporto per intero:


"Uno degli aspetti più importanti messi in risalto in questo libro è che sulla terra esistono solo due stati di coscienza: il Regno e il mondo.

Nel primo vivono coloro che sono svegli o sono sul cammino del risveglio, il secondo rappresenta invece la condizione di coloro che dormono *. Numerose volte Gesù Cristo parla di quest’argomento facendo comprendere che i suoi discepoli devono sentirsi in questa terra solo di passaggio. Quando arriviamo a capire che “siamo in questo mondo ma non siamo di questo mondo” (Giovanni 17:16,18), significa che il nostro cuore sta aprendosi e che cominciamo a svegliarci dal sonno della coscienza.
Quando le parole del Vangelo cominciano a farci vibrare, quando sentiamo una certa risonanza, questo si riflette subito su di noi e in ogni tipo di relazione.
Se fino ad ora hai vissuto sul pianeta solo per te stesso, utilizzando i tuoi talenti esclusivamente per raggiungere i tuoi scopi egoistici, non hai fatto niente di anormale. Ciò è molto comune tra tutti quelli che considerano la vita come una lotta costante per sopravvivere, una competizione in cui è obbligatorio primeggiare.

Certo, fino a questo momento hai cercato una donna o un uomo solo per colmare il tuo senso di vuoto, qualcuno che ti faccia compagnia, qualcuno che si assuma alcune delle responsabilità che non hai voglia di assumerti tu.
E il sesso? Beh, fino a che avrai bisogno di praticarlo al solo scopo di provare piacere, ne ricaverai dolore e frustrazione. Il piacere sessuale non è qualcosa da ricercare solo per te stesso; l’intimità erotica tra due individui è un’opportunità in cui donarsi all’altro, cercare la sua soddisfazione e l’unione col divino. E’ un rito sacro in cui “fare l’amore”, il che vuol dire costruire amore, portare amore in un luogo in cui c’è bisogno d’esso. Significa portare più bellezza in un mondo dove c’è già tanta perfezione, ma dove comunque tu hai la responsabilità di fare la tua parte per perfezionare il perfettibile. Significa rendere il tuo corpo, e quello del partner, un tempio sacro in cui il divino possa farti visita.
L'approccio più comune nelle relazioni sessuali è invece l'ingordigia, la voracità: depredare e utilizzare il corpo di un'altra persona senza tenere conto dei suoi sentimenti o della sua sacralità, al solo scopo di dare sfogo alla passione. Ma tu non sei al mondo per vivere così, non sei al mondo per essere amato e perché i tuoi bisogni siano soddisfatti da altre persone: sei al mondo per amare, e se ami, la conseguenza della tua azione sarà di sentirti sempre ricco, appagato e soddisfatto. Sei al mondo per cercare prima il benessere degli altri.

Lo so, l’impulso sessuale è molto forte e, se sei un maschio, certamente è più piacevole masturbarsi nella vagina di una donna piuttosto che farlo da solo con le tue mani; scusa se ti parlo così crudamente, ma questo è sicuramente ciò che hai potuto fare sinora.

Ora ti svelerò un sacro e antico segreto che è quasi completamente ignorato dal genere umano.
Sappi che in realtà il tuo modello ideale è il Cristo, e dovresti usare la tua energia, tutta la tua energia, inclusa quella sessuale, al suo servizio, diventando in grado di affermare la tua forza e il tuo coraggio in ogni circostanza per difendere e diffondere la verità. Essere virile non ha niente a che fare col penetrare una donna e condurla all’orgasmo una o più volte. Quando hai rapporti sessuali in realtà, in un certo senso, ti stai sostituendo arbitrariamente a Gesù che dovrebbe essere considerato di diritto l’unico sposo di quella donna, stai impedendole di donarsi a lui. Come uomo dovresti impegnarti a ricondurre ogni donna che incontri, a questo dimenticato e sacro sposalizio. Se finora non hai avvertito questa necessità adesso dovresti rifletterci su.



Se sei una donna presto o tardi arriverai a capire che non sei fatta solo per essere penetrata da un maschio, per fare figli e soddisfare le aspettative di coloro che frequenti. Questo è il tempo in cui puoi imparare l’accoglienza, l’arrendevolezza della Madonna, ed è soprattutto dall’energia cristica che dovresti farti avvolgere e penetrare.

Naturalmente non sto affermando che il sesso sia qualcosa di sporco: vorrei solo invitarvi a riflettere su quanta parte ha avuto nella vostra vita la ricerca del piacere fisico, la spasmodica ricerca di una vagina in cui scaricare il vostro sperma, o il desiderio costante di un pene da ricevere dentro di voi. Se non cessate di rapportarvi col prossimo secondo queste rapaci modalità non sarete mai soddisfatti; niente e nessuno potrà mai colmare il vostro disagio profondo, la vostra angoscia esistenziale.

Nelle Sacre Scritture, nel Cantico dei Cantici, è narrata una bellissima storia d’amore, carica di vibrante sensualità, che possiamo prendere come esempio per recuperare il rispetto e la sacralità che vanno conferiti alle relazioni di coppia. Appena puoi leggilo tutto, sono solo otto capitoli; ma intanto senti che meraviglia:
“A una mia cavalla nei carri di Faraone ti ho assomigliata, o mia compagna. Le tue guance sono piacevoli tra le trecce dei capelli, il tuo collo in una filza di grani.............Come un sacchetto di mirra è per me il mio caro; tra le mie mammelle passerà la notte. Il mio caro è per me come un mazzo di henna, fra le vigne di En-Ghedi. Ecco sei bella, o mia compagna. Ecco sei bella. I tuoi occhi sono quelli delle colombe. Ecco, sei bello, mio caro, anche piacevole. Pure il nostro divano è di fogliame. Sono un semplice zafferano della pianura costiera, un giglio dei bassopiani. Come un giglio tra erbacce spinose, così è la mia compagna tra le figlie. Come un melo tra gli alberi della foresta, così è il mio caro tra i figli. Ho desiderato appassionatamente la sua ombra, e là mi sono seduta, e il suo frutto è stato dolce al mio palato”.
Un’altra meravigliosa considerazione la troviamo nel “Profeta”, il famosissimo libro di Kahlil Gibran.
Si narra di un uomo che, dopo aver soggiornato a lungo in un luogo, decide di partire; ma la popolazione locale sa che quello è un uomo speciale, un uomo che quando apre bocca proferisce parole di verità, parole in grado di risvegliare anche le coscienze più addormentate. Così, prima del suo congedo, gli indigeni gli domandano di parlare di alcuni argomenti, e riguardo al matrimonio il profeta disse:
“Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre. Voi starete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni. Si, insieme anche nella tacita memoria di Dio.Ma vi siano spazi nella vostra unione, e fate che i celesti venti danzino fra voi.Amatevi reciprocamente ma non fate dell’amore un laccio. Lasciate piuttosto che vi sia un mare in moto tra le sponde delle vostre anime. Riempia ognuno la coppa dell’altro, ma non bevete da una coppa sola. Scambiatevi il pane ma non mangiate dalla stessa pagnotta. Cantate e danzate e siate gioiosi insieme, ma che ognuno di voi resti solo. Così come le corde di un liuto son sole benché vibrino della stessa musica.Datevi il cuore, ma l’uno non sia in custodia dell’altro. Perché soltanto la mano della Vita può contenere entrambi i cuori.E restate uniti, benché non troppo vicini insieme, poiché le colonne del tempio restano fra loro distanti, e la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro”.
Quando ami una persona non metterla in un recinto. Proteggila circondandola con una siepe di fiori profumati, ma lasciala libera o soffocherà nel tuo falso amore, nel tuo desiderio di possesso, nel tuo amore da mercato.
Tua moglie non è tua, ma sii disposto a morire per lei, e non solo a parole come nelle canzonette di musica leggera. Difendila da ogni insidia, a costo della tua stessa vita. Previeni ogni suo desiderio prima che lei lo abbia anche solo pensato, ma non presumere mai che tutto questo tuo gran daffare possa guadagnarsi la sua riconoscenza: non farti neanche sfiorare dall’idea che lei ti debba qualcosa in cambio del tuo amore.

Anche il libro di Proverbi può essere utile per entrare ancor di più in uno stato di coscienza che ci sottragga alla nostra scontata meccanicità, alla bieca grossolanità che ancora si riscontra nella maggioranza dei rapporti di coppia. V’invito a non soffermarvi con la mente su espressioni che sembrano molto datate, o sulle quali non siete per niente d’accordo. Lasciatevi impregnare dalla bellezza della Bibbia e dalla luce che ancora emana dalle sue pagine (Pr. 31: 10-30).

Se desideriamo avere una famiglia, che questa possa essere alla lode del Creatore, senza mai intralciare il nostro piano di volo, il sacro servizio cui siamo chiamati.   
  
* Ho semplificato la questione degli stati di coscienza per facilitare la comprensione dell’argomento; in realtà esiste una fase di transizione (ciò che Gurdjieff chiama "dell’uomo n° 4") in cui si alternano periodi di addormentamento a periodi di risveglio, i quali saranno sempre più frequenti e più persistenti a mano a mano che passa il tempo, fino a stabilizzarsi in una condizione di equilibrio. 

Enrico D'Errico

8 settembre 2013

Cucinarsi


Come molti di voi sanno, è da parecchi anni che mi dedico al cibo osservando come esso influisca sul mio comportamento e sulla condizione dei miei corpi.
Ieri, mentre preparavo cena, ho avuto un’emozione superiore che ha accresciuto la mia consapevolezza di essere Uno con tutto; poi ho subito pensato che quando cucino per me in realtà non è solo per me che lo faccio. Non mi riferisco unicamente al fatto che mi tengo costantemente in contatto con voi mediante le rubriche del mio blog, ad esempio riportandovi le mie esperienze culinarie nelle “ricette del giorno”; sto parlando di una sensazione precisa che ho da molto tempo, da quando pratico la macrobiotica: nelle mie pentole io creo un miracolo alchemico favorendo la trasmutazione dei miei corpi, e questo ovviamente, visto che io sono unito a tutto ciò che esiste, produce cambiamenti anche nella gente del pianeta in cui faccio vivo.
E’ bello, bellissimo sentirsi parte del tutto e percepire con chiarezza che ogni mia azione ha effetti non solo su me ma su tutto ciò di cui faccio parte, il pianeta intero.
E se vi parlo tanto di alimentarvi meglio è perché so bene quanto questo abbia aiutato me a iniziare un processo di cambiamento che va avanti tutt’ora.
Ora so che quando cucino il processo alchemico che creo coinvolge anche te che sei qui a leggermi…
Quando vivi nel mondo, in uno stato di coscienza di mondo, sei molto lontano dal Padre e ovviamente, privo della sua guida, hai bisogno di crearti delle sicurezze, ecco che quindi costruisci delle situazioni ripetitive, meccaniche, “routinarie”, che ti facciano sentire più strutturato e stabile.
Ecco il tipo di sicurezza di cui puoi disporre quando vivi una vita di tipo inferiore, una non vita, pura sopravvivenza.
Ma quando sei nel Regno, in uno stato di coscienza di Regno, tutto questo scompare e c’è costantemente un senso di avventurosa imprevedibilità, di impermanenza.

L’unica ragione per cui vale la pena di vivere è lavorare alacremente ogni giorno per trasformare il proprio stato di coscienza, il mondo in Regno, la sopravvivenza in Vita.
E’ lo sforzo che fate per scrollarvi dal sonno della coscienza che dimostrerà da che parte state e se volete essere annoverati tra le file dei guerrieri che lottano per portare più luce sul pianeta.

Inoltre è anche fondamentale non dimentichiate mai che sinché vivrete sulla terra sarete sempre di qualcuno; le persone del mondo s’illudono di essere libere, di poter fare a meno della guida di Dio o del controllo di qualcuno: si sbagliano. Qui o sei di Dio oppure qualcun altro verrà a occupare il posto che spetterebbe a lui. Ma a proposito di questo c’e ancora una volta un racconto delle Sacre scritture che può esserci utile e si trova in Luca al capitolo 11, i versetti da 24 a 26:
“Quando uno spirito impuro è uscito da un uomo, passa per luoghi aridi in cerca di un luogo di riposo e, non avendolo trovato, dice: ‘Tornerò alla mia casa dalla quale sono uscito’. E arrivato, la trova spazzata e adorna. Allora se ne va e prende con sé sette altri spiriti più malvagi di lui, ed entrati, vi dimorano; e le condizioni finali di quell’uomo divengono peggiori delle prime”
Anche Omraam Mikhaël Aïvanhov parla di questo argomento nel passo di una sua conferenza che vi riporto per intero:
"Fare la volontà di Dio non significa soltanto obbedire a un'autorità superiore, ma significa anche compiere un atto magico. Sì, perché nel momento in cui vi mettete al servizio del Signore, tutto il vostro essere viene occupato, riservato, e rimane chiuso alle altre influenze. Allora, tutte le volontà contrarie che si sforzano di sedurlo per poi servirsene, ne sono impedite: il vostro essere è ingaggiato altrove.C'è chi afferma che non gli importa niente della volontà di Dio e si crede libero, ma si sbaglia: essendo aperto a tutti i venti, ecco che le volontà di una moltitudine di creature visibili o invisibili – esseri umani, ma anche elementali, larve, ecc. – inizia a infiltrarsi in lui per utilizzarlo. Chi non è “occupato” dal Signore può star certo che verrà occupato da altri, e finirà per essere al servizio di tutte le volontà più anarchiche e perverse.
Vi sembra preferibile?"

1 settembre 2013

Siate specchi limpidi

Tutti siamo specchi per tutti e questo indipendentemente dal fatto che siamo a conoscenza o no della Legge correlata.
Essere specchi limpidi significa dire sempre la verità a tutti coloro che avete di fronte, non adattarsi mai a ciò che le persone preferirebbero ascoltare, lasciar andare il flusso delle parole guidate non dalla mente ma dal cuore; ma non sempre è necessario parlare, no, a volte è sufficiente la vostra presenza silenziosa.

Se siete specchi limpidi il mondo vi odia, ma se non fate più parte del mondo non ve ne può fregare di meno. Se invece siete ancora del mondo questo odio, questo distacco o disprezzo vi ferisce e vi potete sentire trattati ingiustamente.
Voi state facendo vedere a quelle persone cose che da sempre si sforzano di nascondere; improvvisamente arrivate voi e vi permettete di sollevare il velo che le separa dalla conoscenza della verità temuta e odiata. Come vorreste che reagissero? Ringraziandovi? Vorreste che si prostrassero riconoscenti?
Gesù stesso disse "Se il mondo vi odia, sappiate che prima di odiare voi ha odiate me (Giovanni 15:18); è normale quindi che le persone del mondo non apprezzino ciò che diciamo: noi siamo fuori dal mondo o ne stiamo uscendo. Non abbiamo nulla contro coloro che sono nel mondo e del mondo, mentre loro, proprio perché stiamo cambiando vistosamente, come afferma anche la scrittura di 1° Pietro 4:4, ci deridono, ci calunniano, ci oltraggiano: "Poiché non continuate a correre con loro in questo corso allo stesso basso livello di dissolutezza, sono perplessi e parlano ingiuriosamente di voi". 
Gesù stesso, in Matteo 5:10-12, rafforza la nostra dignità di persone che si riconoscono come sudditi di un nuovo Regno che si va formando sulla terra; egli disse infatti "Felici quelli che sono stati perseguitati a causa della giustizia, poiché a loro appartiene il regno dei cieli. Felici voi quando vi biasimeranno e vi perseguiteranno e mentendo diranno contro di voi ogni sorta di cose malvagie per causa mia. Rallegratevi e saltate per la gioia, perché la vostra ricompensa è grande nei cieli".



Certo, il vostro stato di coscienza rinnovato, il vostro amore per la verità vi ha fatto perdere tanti amici....
Beh sentite, tanto amici forse non erano, tanto amore per voi forse non lo avevano se ora vi considerano come un fetore al loro naso, una compagnia da evitare come la peste!

Che i vostri "amici" possano sempre tanto odiarvi, che possano "mettervi in croce" come fecero col Signore Gesù Cristo, che fu ucciso anche perché dimostrò di essere un grande smascheratore. Continuate con dignità e orgoglio a essere specchi limpidi che implacabilmente e inesorabilmente smascherano i loro difetti, o meglio ciò che loro considerano tali. Quello che non riescono a capire è che in realtà sono creature bellissime così come sono e che hanno solo delle qualità grossolane che devono essere sgrossate e purificate, alchemizzate e spiritualizzate. 
Niente difetti quindi ma caratteristiche in divenire.

Enrico D'Errico

24 agosto 2013

Orizzontale e verticale

Uno degli argomenti che più mi ha entusiasmato nell'ultima settimana riguarda le otto passioni maggiori o, come dice la chiesa occidentale, i sette peccati o vizi capitali.
Ho dedicato al tema del cibo, della gola, gli ultimi 5 articoli e credo che nei prossimi post esaminerò anche le altre passioni, a cominciare dalla vanità e l'orgoglio.

Ho avuto modo di ripensare al periodo in cui lessi gli scritti dei padri della chiesa e alcuni testi di scrittori contemporanei; ricordo che quando mi resi conto che quelle caratteristiche di cui si parlava mi riguardavano un po' tutte rimasi molto colpito. In genere nella falsa immagine che ci costruiamo di noi stessi nessuno comprende aspetti come  l'orgoglio, la lussuria o la gola. Eppure, nella misura in cui siamo lontani dal Padre e quindi identificati con la personalità, quelle caratteristiche carnali ci appartengono tutte; quando poi, con un lavoro di osservazione di sé usciamo sempre più dalla personalità, dalla coscienza di mondo per entrare in quella del Regno, quelle caratteristiche vengono sublimate e, ad esempio, la relazione sessuale non ha più i connotati di voracità e soddisfazione di istinti materiali, ma assume sempre più sacralità e di offerta all'altro di sé; stessa cosa per l'aspetto del cibo: se prima era soprattutto una brama della gola, dei sensi, poi rappresenta invece un momento magico in cui accettare nel corpo alimenti dotati di energia cosmica che sono stati preparati per noi nei laboratori divini.

Credo che qui, come in ogni aspetto della vita, possano essere fatti due tipi di lavoro: uno orizzontale e uno verticale. 
Nel primo prendo in esame ogni singolo peccato e, riconoscendomi in pieno nelle descrizione dei santi e dei padri della chiesa, esercito uno sforzo particolare per trattenermi da determinate azioni, mi pento e mi concentro nella preghiera. Nel secondo approccio osservo soprattutto i miei corpi e comincio ad identificarmi sempre più con colui che osserva; a poco a poco questo sforzo costante porta luce su tutto contemporaneamente e la grazia divina si fa strada in me, sempre più consapevole di essere anima e non corpo che pecca in numerosi modi; quando avviene questo, l'individuo è così pieno di gioia, così nutrito dal Padre che non sente più il bisogno di colmare la fame di Dio con le azioni corrispondenti alle passioni descritte nella Filocalia.

La visione orizzontale ci obbliga a lavorare su un aspetto alla volta e con sforzi terribili, il che spesso non fa altro che rafforzare ciò che cerchiamo di evitare; quella verticale non considera sbagliata nessuna strada, non ci colpevolizza e ci permette di amare e accogliere senza giudizio anche le azioni più turpi che abbiamo l'abitudine di compiere. 

Quello del giudizio è forse l'aspetto più importante: nel primo caso giudico negativamente il mio operato, mentre nel secondo non lo giudico affatto.
L'alchemizzazione delle passioni è sicuramente il modo più intelligente ed efficace per guarire da ciò quelle che sono state definite "le malattie dell'anima".

Enrico D'Errico

18 agosto 2013

Fa che l'aurora...



…non ti trovi dove il tramonto ti ha lasciato. Senza una continua aspirazione verso l’Alto l’uomo degrada verso il basso. Non si può restare fermi: o si sale o si scende. (Dal Libro di Draco Daatson)

L’essere umano è sotteso tra cielo e terra, tra due forze che agiscono su di lui per attrarlo in direzioni opposte: l’una verso la materialità, la carnalità, l’altra verso il cielo.
Dove ti trovi tu che mi leggi? Quale direzione evolutiva stai seguendo? In questo momento è molto importante porsi queste domande perché ora sul pianeta le forze che attraggono verso l’alto o verso il basso sono particolarmente forti (vedi anche il post del 31 luglio “Il Regno e la geenna”).
Il Signore Gesù Cristo, colui che più di altri ha impregnato della forza che spinge verso il cielo il pianeta terra, ci chiama a sé, ci invita caldamente a osservarci per vedere di riconsiderare le nostre priorità, i nostri obiettivi. Sa che viviamo incarnati e lui sa bene cosa questo significhi; non ci sta suggerendo di essere per forza asceti o santi, ma semplicemente di scoprire se stiamo vivendo totalmente immersi nell’identificazione della personalità, in ciò che la Bibbia definisce “il mondo”, o se invece sappiamo di essere anima, e quindi in ciò che le Scritture chiamano “il Regno”.

Essere umani incarnati è in realtà un’esperienza meravigliosa, ma se non aspiriamo a elevare la nostra spiritualità degradiamo inevitabilmente verso il basso, non solo perdendo i precedenti privilegi spirituali acquisiti ma anzi impregnandoci sempre più dei desideri più carnali, quelli chiamati “I sette peccati capitali” dalla chiesa d'occidente o “Le otto passioni” dalla chiesa d'oriente. 


H. Bosch: I sette peccati capitali

La Filocalia (lett. “amore del bello”) è un libro straordinario, una raccolta di numerosi scritti di santi e padri della chiesa. Fino a pochi anni fa non ero a conoscenza dell’esistenza di questi testi; poi, dopo un lungo periodo trascorso in un monastero greco-ortodosso, ho cominciato a leggerli, anzi a meditarli. Bisogna dire che si tratta di libri scritti molto tempo fa e il loro contenuto può irrigidirci se, anziché leggerli con un approccio di tipo cardiaco, li consideriamo solo con la mente. Molti degli autori inclusi nella Filocalia conducevano una vita particolare, alcuni in totale isolamento praticavano una sorta di ascetismo estremo. Forse alcuni avevano fatto una scelta che col tempo risultò negativa: intendo dire che probabilmente fuggendo dal mondo e odiandolo non avevano fatto altro che rafforzare quelle tendenze carnali da cui tentavano di fuggire.  Probabilmente altri erano addirittura diventati pazzi nel loro cammino catartico.
E’ chiaro che il cammino evolutivo dell’umanità è andato avanti e ora sappiamo bene di non dover fuggire le tendenze della nostra personalità ma dobbiamo fare un lavoro di alchemizzazione di esse; ogni nostra caratteristica, ogni tendenza, è una qualità in divenire. Ogni parte di noi va conosciuta, amata e spiritualizzata.

Ad esempio uno dei cosiddetti peccati capitali, o delle otto passioni, è quella che dagli antichi fu chiamata “gastrimargia”, la gola; io sono sicuro che questo è attualmente uno dei modi più impiegati dalle creature spirituali dell’ombra per tenerci legati alla terra e impedirci di salire verso l’alto. La Filocalia spiega molto bene che se non si corregge il problema di un corpo che insegue i piaceri della gola, presto compaiono inevitabilmente altri problemi, prima fra tutti la lussuria.
Come molti di voi sanno ho alle spalle 25 anni di esperienza col cibo; ho avuto modo di osservare centinaia di persone (e soprattutto me stesso) con un difficile rapporto col cibo.
Per molti il cibo è l’unico modo per provare piacere: le loro relazioni sessuali sono inesistenti o disastrose, si sentono insoddisfatte della vita, credono insomma di essere vittime di un destino crudele. Allora si dedicano alla oralità, alla ricerca del piacere più antico dell’uomo che, appena nato, si attacca al seno della madre succhiandolo avidamente.
Ma, come dico nel mio libro “Io sono un’anima”, se la tavola è l’unico piacere della nostra vita siamo veramente nei guai!

Enrico D'Errico

……continua nel prossimo post “Ho fame di Dio”.

Consiglio caldamente di leggere:
     -          i testi della Filocalia, Piero Gribaudi Editore (alcuni di essi sono rintracciabili in rete  http://digilander.libero.it/benparker/FILOCALIA/Filocalia.htm)
e altri tre libri di insegnanti da me molto amati, e cioè
e Alphonse e Rachel Goettmann  ( http://www.centre-bethanie.org/ )                                            
I libri sono
-                 L’Esicasmo.  J. Y. Leloup. Gribaudi
-                 Preghiera di Gesù, preghiera del cuore.  A. e R. Goettmann. Gribaudi
-                 Le malattie dell’anima. A. e R. Goettmann. Ed. Qualevita