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2 marzo 2020

PORNEIA

Si tratta di un cattivo equilibrio psicofisico che polarizza ogni nostra energia a livello genitale. Una certa quantità di pulsioni erotiche sommergono la personalità e forti tensioni sessuali trovano il modo di scaricarsi solo nella masturbazione o nell’atto sessuale.
La porneia, a livello più profondo, è trattare il proprio corpo o il corpo dell’altro come una cosa, come materia senza anima, come oggetto di piacere e non come soggetto di amore.
Per i Padri, la castità è molto più che semplice continenza. Si tratta di un atteggiamento di rispetto nei confronti di se stessi e degli altri;  è non posare su di essi lo sguardo che si posa sulle cose; palparli con le mani o selezionarli con la mente è un atteggiamento identico. La castità restituisce alla persona il suo mistero, la sua alterità non “consumabile”; la persona è un essere di comunione, di relazione, non un essere di consumo.


Evagrio Pontico propone un consiglio pratico per quelli che soffrono di queste pulsioni genitali dolorose e ossessive: bere di meno poiché, secondo la medicina antica, l’eccitazione sarebbe causata da una eccessiva umidità nel corpo. *
Oltre il lavoro manuale che procura una sana fatica, egli ricorda l’importanza della meditazione sulle Sacre Scritture. Poiché il cervello è il nostro principale organo sessuale, si tratta di sostituire un pensiero di lode ad un pensiero ossessivo. In quei momenti difficili non si tratta di lasciare la mente vuota ma di occuparla con l’invocazione del nome di Dio, di un canto o di qualsiasi altra preghiera.
D’altronde, la vera castità non si ottiene avendo paura di amare ma, al contrario, amando di più! Ossia rispettando l’altro nel suo carattere transpersonale, ”a immagine e somiglianza di Dio”, nella sua alterità che non deve essere svilita dai nostri desideri carnali.


*Ippocrate, De generatione, passim

28 settembre 2013

Matrimonio e sacerdozio


Paolo l’apostolo, scrivendo ai membri della congregazione di Corinto (1° Corinti cap. 7), fornisce indicazioni molto preziose a coloro che, pur desiderando ardentemente servire Dio, vogliono prendere moglie o marito. Egli non era sposato e apprezzava molto la sua condizione perché gli permetteva di dedicarsi al Padre senza distrazioni; questa è la ragione per cui consigliava di non sposarsi. Ma il suo era un suggerimento, non un comando.

Invece, imponendo ai giovani sacerdoti di non sposarsi, la chiesa cattolica romana ha adempiuto la scrittura di Primo Timoteo, al capitolo 4 e ai versetti da 1 a 4, dove viene detto che “in successivi periodi di tempo alcuni si allontaneranno dalla fede, prestando attenzione a ingannevoli espressioni ispirate…….mediante l’ipocrisia di uomini che diranno menzogne, segnati nella loro coscienza come da un ferro rovente, i quali proibiranno di sposarsi.”
Così la chiesa ha creato migliaia di pedofili sodomiti che tanti bambini hanno rovinato per sempre e che tante famiglie hanno gettato nella disperazione.
Cerchiamo di imparare tutti questa lezione: repressione porta a perversione.

Il sesso è naturale e non va demonizzato o represso. Alcuni sacerdoti desiderano donarsi completamente al Cristo, ma lo fanno spontaneamente; altri invece s’impongono forti limitazioni, reprimendo un desiderio sessuale fortissimo. Se poi un prete ha già perduto il favore di Dio per altre ragioni, certo non riuscirà a padroneggiare da solo quell’impulso che, ben presto, si trasformerà in un pensiero costante, un’ossessione; presto o tardi sarà trascinato a commettere qualche azione abominevole, mentre, se avesse potuto sposarsi, e fosse stato educato a non considerare il sesso un peccato, magari sarebbe stato anche un buon sacerdote.

Anche Marco, nel suo Vangelo, al capitolo 7, ai versetti da 6 a 8, parla di un popolo che onora Dio con le labbra, ma il cui cuore è molto distante da Lui. Così la loro adorazione è vana perché insegnano comandi di uomini come dottrine. Essi danno più importanza alle tradizioni umane e trascurano i veri comandi di Dio.

Ma nonostante molti uomini deviati appartenenti ad alcune religioni di stato, abbiano da sempre affermato che il sesso è un desiderio demoniaco e che le donne sono pericolose, in ogni tempo numerosi esseri umani sono riusciti a comprendere profondamente la bellezza, la purezza e la potenza dell’energia sessuale. Comprendendo che il Padre non può aver creato nel corpo dell’uomo nulla di peccaminoso, non hanno agito su se stessi in maniera repressiva. Hanno sicuramente fatto esperienza del desiderio sessuale comprendendo con stupore e gratitudine che proprio quell’energia avrebbe potuto essere utilizzata per l’ascesi spirituale, per potersi unire maggiormente al Cristo e servirlo con più dedizione ed efficacia. Hanno operato in loro un vero e proprio processo alchemico, trasmutando un desiderio che abitualmente è localizzato solo nella zona degli organi genitali e ridistribuendolo verso l’alto in tutto il corpo, passando attraverso il seme di luce situato nel cuore.
Così, tutti i centri energetici del corpo che ancora erano parzialmente addormentati si attivano, e l’intelligenza, che prima era solo al servizio delle pulsioni legate alla sopravvivenza, diviene strumento nelle mani di Dio; gli occhi diventano fanali che illuminano chiaramente la strada da percorrere, fari il cui fascio di luce sia visto da lontano da chi ha bisogno di trovare un porto sicuro dove evitare ulteriori disastrosi naufragi. La gola diventa luogo sacro dove possano materializzarsi miracolosamente parole “come mele d’oro in cesellature d’argento” (Proverbi 25:11), parole lenitive e confortanti, pronunciate nel modo giusto e al momento opportuno; luogo dove realmente la voce sia il suono stesso di cui Il Padre ha impregnato la creazione sin da tempi indefiniti. (Giovanni 1:1-5)



De vita monastica

“In fondo al cuore dei monaci c’è qualcosa che dice loro come non possano essere felici in un’atmosfera dove la gente non cerca altro che il proprio piacere, il proprio tornaconto, la comodità, il successo.
Sono entrati in un monastero non per fuggire la realtà ma per trovarla: essi hanno sentito la terribile insufficienza della vita in una civiltà interamente dedicata alla caccia delle ombre”.* 

Il monaco o la monaca non sono un mezzo uomo o una mezza donna; il monaco e la monaca sono in genere persone intere che non temono di guardarsi allo specchio; persone che cercano la solitudine non per fuggire dal mondo ma perché vogliono conoscerlo attraverso la conoscenza di sé. Hanno bisogno di fare appello a tutto il loro coraggio per spogliarsi a una a una di tutte le maschere indossate in una vita intera di convenzioni e bugie. Hanno bisogno di spazio, tempo, silenzio per smetter di partecipare alla farsa collettiva e capire che la vera festa è da tutta un’altra parte; è proprio qui, al centro del loro cuore che un bel giorno esploderà, inevitabilmente, contagiato dal folle amore di Dio per il genere umano. Il monaco è sposo di Maria. La monaca è sposa di Cristo



Uno dei Padri della Chiesa affermava che se un monaco riesce a trascorrere del tempo a stretto contatto con una giovane vergine senza provare passione per lei, significa che ha imparato a tenere al giusto posto i desideri della carne e a mettere al primo posto il Cristo nella sua vita.

Penso che questa considerazione sia veramente interessante. 

Qualche anno fa ho avuto il privilegio di fare proprio questo genere di esperienza con una giovane donna francese e devo dirvi che è stata una delle cose più belle che ho ricevuto dall’esistenza.  Spero tanto di potervi parlare colmo dell’emozione provata mentre ero in una stanza con lei e che voi, ancora una volta mi ascoltiate con il cuore e non solo con la mente.

Stare in stretto contatto con una donna è qualcosa di meraviglioso: essa è veramente un prezioso dono del cielo e dobbiamo imparare a dimostrare apprezzamento per lei e i suoi talenti. È il Padre in persona che ha creato la donna donandola all’uomo come una perla preziosa di cui avere cura.
Provo una profonda sofferenza quando ricordo quanto male ha ricevuto la donna su questo pianeta, quanti soprusi ha subìto proprio da chi avrebbe dovuto proteggerla come un fiore delicato. E giunto il tempo di riparare i danni che le abbiamo procurato; si, lo abbiamo fatto tutti, ed io per primo riconosco la mia responsabilità e la mia partecipazione inconsapevole a tutto ciò. Grazie a Dio possiamo contare sul suo perdono, anche perchè Lui sa molto bene che non eravamo in grado di capire ciò che stavamo facendo. (Luca 23:34a).  Quindi, d’ora innanzi, ogni volta che incontriamo una donna, sia essa la benzinaia, nostra madre, la portinaia, nostra sorella, nostra figlia, nostra moglie, l’impiegata un po’ severa dell’ufficio postale sotto casa, la nostra segretaria, ricordiamoci che è Sacra, e che possiamo, se solo cambiamo il nostro sguardo, lenire le ferite che ha ricevuto nel passato a causa del nostro comportamento insensato. Sii disposto ad ammettere che c’era una parte di te, come essere vivente di questa creatura più grande che è la terra, ogni volta che è stata compiuta violenza sulla donna, ovunque sia stata commessa. Tu ora puoi fare ammenda, puoi pentirti dei tuoi errori e scusarti per quelli di tutti i tuoi fratelli maschi. Naturalmente non intendo dire che devi andare dalla tua vicina di casa e dirle che ti dispiace perché hai inconsapevolmente contribuito alle sevizie che il marito le infligge ogni settimana! Se fai così prima o poi qualcuno chiederà il tuo ricovero in un ospedale psichiatrico! No, intendo dire che devi riconoscere in segreto, nel silenzio dello spazio interiore di risveglio e purificazione che ti stai creando, che non vuoi avere più nulla a che fare con i comportamenti aggressivi nei confronti della donna, e che desideri essere utilizzato dal Padre per lenire le sofferenze inflitte a essa. Non è necessario che tu apra un monastero per sole donne entro la fine del mese; diventa tu stesso un rifugio, una rupe sotto cui trovare protezione, e tutti coloro che ti circondano, inevitabilmente se ne accorgeranno e cercheranno il tuo aiuto. Se sviluppi compassione per le donne esse lo sentiranno e si rivolgeranno a te per essere confortate; sapranno che potrai accoglierle e abbracciarle senza chiedere nulla in cambio, sicure che non saranno ancora una volta costrette a mercificare il proprio corpo in cambio delle tue attenzioni e del tuo denaro.

Se riesci a vedere quanta bellezza c’è in un altro essere umano, chiunque esso sia, e qualunque sia il suo atteggiamento nei tuoi e nei propri confronti, sarai portato a desiderare di sostenere il suo percorso e alleviare il suo dolore. Certo, non potrai andare dalla tua segretaria domani mattina dicendole
”Signorina: sono pronto a lenire il suo dolore”! Se sai che ha sofferto, ti sarà possibile cominciare a rivolgerle parole con uno spirito nuovo; magari le stesse parole di prima, come “Signorina, è pronta la lettera per il Signor Rossi?” ma con un calore diverso, con un delicato profumo di Casa, parole pregne di impercettibili messaggi e indicazioni per ritrovare la strada smarrita.

Enrico D'Errico

* Da “Le acque di Siloe” di Thomas Merton
Gran parte di questo post è tratto dal libro "Io sono un'anima".





25 settembre 2013

La relazione di coppia: depredare o donarsi

Sento l'esigenza di espandere il soggetto di cui ho già parlato pubblicando gli articoli del 12 settembre e del 5 agosto, il primo riguardante il sesso e il secondo che suggerisce che "siamo di Dio". 
Mi pare che quello del sesso sia uno dei temi in cui c'è maggiore confusione, anche e soprattutto a causa di tutto ciò che ha detto la chiesa cattolica
sull'argomento nei secoli passati.
E per il presente post voglio avvalermi di una parte del mio libro "Io sono un'anima", che vi riporto per intero:


"Uno degli aspetti più importanti messi in risalto in questo libro è che sulla terra esistono solo due stati di coscienza: il Regno e il mondo.

Nel primo vivono coloro che sono svegli o sono sul cammino del risveglio, il secondo rappresenta invece la condizione di coloro che dormono *. Numerose volte Gesù Cristo parla di quest’argomento facendo comprendere che i suoi discepoli devono sentirsi in questa terra solo di passaggio. Quando arriviamo a capire che “siamo in questo mondo ma non siamo di questo mondo” (Giovanni 17:16,18), significa che il nostro cuore sta aprendosi e che cominciamo a svegliarci dal sonno della coscienza.
Quando le parole del Vangelo cominciano a farci vibrare, quando sentiamo una certa risonanza, questo si riflette subito su di noi e in ogni tipo di relazione.
Se fino ad ora hai vissuto sul pianeta solo per te stesso, utilizzando i tuoi talenti esclusivamente per raggiungere i tuoi scopi egoistici, non hai fatto niente di anormale. Ciò è molto comune tra tutti quelli che considerano la vita come una lotta costante per sopravvivere, una competizione in cui è obbligatorio primeggiare.

Certo, fino a questo momento hai cercato una donna o un uomo solo per colmare il tuo senso di vuoto, qualcuno che ti faccia compagnia, qualcuno che si assuma alcune delle responsabilità che non hai voglia di assumerti tu.
E il sesso? Beh, fino a che avrai bisogno di praticarlo al solo scopo di provare piacere, ne ricaverai dolore e frustrazione. Il piacere sessuale non è qualcosa da ricercare solo per te stesso; l’intimità erotica tra due individui è un’opportunità in cui donarsi all’altro, cercare la sua soddisfazione e l’unione col divino. E’ un rito sacro in cui “fare l’amore”, il che vuol dire costruire amore, portare amore in un luogo in cui c’è bisogno d’esso. Significa portare più bellezza in un mondo dove c’è già tanta perfezione, ma dove comunque tu hai la responsabilità di fare la tua parte per perfezionare il perfettibile. Significa rendere il tuo corpo, e quello del partner, un tempio sacro in cui il divino possa farti visita.
L'approccio più comune nelle relazioni sessuali è invece l'ingordigia, la voracità: depredare e utilizzare il corpo di un'altra persona senza tenere conto dei suoi sentimenti o della sua sacralità, al solo scopo di dare sfogo alla passione. Ma tu non sei al mondo per vivere così, non sei al mondo per essere amato e perché i tuoi bisogni siano soddisfatti da altre persone: sei al mondo per amare, e se ami, la conseguenza della tua azione sarà di sentirti sempre ricco, appagato e soddisfatto. Sei al mondo per cercare prima il benessere degli altri.

Lo so, l’impulso sessuale è molto forte e, se sei un maschio, certamente è più piacevole masturbarsi nella vagina di una donna piuttosto che farlo da solo con le tue mani; scusa se ti parlo così crudamente, ma questo è sicuramente ciò che hai potuto fare sinora.

Ora ti svelerò un sacro e antico segreto che è quasi completamente ignorato dal genere umano.
Sappi che in realtà il tuo modello ideale è il Cristo, e dovresti usare la tua energia, tutta la tua energia, inclusa quella sessuale, al suo servizio, diventando in grado di affermare la tua forza e il tuo coraggio in ogni circostanza per difendere e diffondere la verità. Essere virile non ha niente a che fare col penetrare una donna e condurla all’orgasmo una o più volte. Quando hai rapporti sessuali in realtà, in un certo senso, ti stai sostituendo arbitrariamente a Gesù che dovrebbe essere considerato di diritto l’unico sposo di quella donna, stai impedendole di donarsi a lui. Come uomo dovresti impegnarti a ricondurre ogni donna che incontri, a questo dimenticato e sacro sposalizio. Se finora non hai avvertito questa necessità adesso dovresti rifletterci su.



Se sei una donna presto o tardi arriverai a capire che non sei fatta solo per essere penetrata da un maschio, per fare figli e soddisfare le aspettative di coloro che frequenti. Questo è il tempo in cui puoi imparare l’accoglienza, l’arrendevolezza della Madonna, ed è soprattutto dall’energia cristica che dovresti farti avvolgere e penetrare.

Naturalmente non sto affermando che il sesso sia qualcosa di sporco: vorrei solo invitarvi a riflettere su quanta parte ha avuto nella vostra vita la ricerca del piacere fisico, la spasmodica ricerca di una vagina in cui scaricare il vostro sperma, o il desiderio costante di un pene da ricevere dentro di voi. Se non cessate di rapportarvi col prossimo secondo queste rapaci modalità non sarete mai soddisfatti; niente e nessuno potrà mai colmare il vostro disagio profondo, la vostra angoscia esistenziale.

Nelle Sacre Scritture, nel Cantico dei Cantici, è narrata una bellissima storia d’amore, carica di vibrante sensualità, che possiamo prendere come esempio per recuperare il rispetto e la sacralità che vanno conferiti alle relazioni di coppia. Appena puoi leggilo tutto, sono solo otto capitoli; ma intanto senti che meraviglia:
“A una mia cavalla nei carri di Faraone ti ho assomigliata, o mia compagna. Le tue guance sono piacevoli tra le trecce dei capelli, il tuo collo in una filza di grani.............Come un sacchetto di mirra è per me il mio caro; tra le mie mammelle passerà la notte. Il mio caro è per me come un mazzo di henna, fra le vigne di En-Ghedi. Ecco sei bella, o mia compagna. Ecco sei bella. I tuoi occhi sono quelli delle colombe. Ecco, sei bello, mio caro, anche piacevole. Pure il nostro divano è di fogliame. Sono un semplice zafferano della pianura costiera, un giglio dei bassopiani. Come un giglio tra erbacce spinose, così è la mia compagna tra le figlie. Come un melo tra gli alberi della foresta, così è il mio caro tra i figli. Ho desiderato appassionatamente la sua ombra, e là mi sono seduta, e il suo frutto è stato dolce al mio palato”.
Un’altra meravigliosa considerazione la troviamo nel “Profeta”, il famosissimo libro di Kahlil Gibran.
Si narra di un uomo che, dopo aver soggiornato a lungo in un luogo, decide di partire; ma la popolazione locale sa che quello è un uomo speciale, un uomo che quando apre bocca proferisce parole di verità, parole in grado di risvegliare anche le coscienze più addormentate. Così, prima del suo congedo, gli indigeni gli domandano di parlare di alcuni argomenti, e riguardo al matrimonio il profeta disse:
“Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre. Voi starete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni. Si, insieme anche nella tacita memoria di Dio.Ma vi siano spazi nella vostra unione, e fate che i celesti venti danzino fra voi.Amatevi reciprocamente ma non fate dell’amore un laccio. Lasciate piuttosto che vi sia un mare in moto tra le sponde delle vostre anime. Riempia ognuno la coppa dell’altro, ma non bevete da una coppa sola. Scambiatevi il pane ma non mangiate dalla stessa pagnotta. Cantate e danzate e siate gioiosi insieme, ma che ognuno di voi resti solo. Così come le corde di un liuto son sole benché vibrino della stessa musica.Datevi il cuore, ma l’uno non sia in custodia dell’altro. Perché soltanto la mano della Vita può contenere entrambi i cuori.E restate uniti, benché non troppo vicini insieme, poiché le colonne del tempio restano fra loro distanti, e la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro”.
Quando ami una persona non metterla in un recinto. Proteggila circondandola con una siepe di fiori profumati, ma lasciala libera o soffocherà nel tuo falso amore, nel tuo desiderio di possesso, nel tuo amore da mercato.
Tua moglie non è tua, ma sii disposto a morire per lei, e non solo a parole come nelle canzonette di musica leggera. Difendila da ogni insidia, a costo della tua stessa vita. Previeni ogni suo desiderio prima che lei lo abbia anche solo pensato, ma non presumere mai che tutto questo tuo gran daffare possa guadagnarsi la sua riconoscenza: non farti neanche sfiorare dall’idea che lei ti debba qualcosa in cambio del tuo amore.

Anche il libro di Proverbi può essere utile per entrare ancor di più in uno stato di coscienza che ci sottragga alla nostra scontata meccanicità, alla bieca grossolanità che ancora si riscontra nella maggioranza dei rapporti di coppia. V’invito a non soffermarvi con la mente su espressioni che sembrano molto datate, o sulle quali non siete per niente d’accordo. Lasciatevi impregnare dalla bellezza della Bibbia e dalla luce che ancora emana dalle sue pagine (Pr. 31: 10-30).

Se desideriamo avere una famiglia, che questa possa essere alla lode del Creatore, senza mai intralciare il nostro piano di volo, il sacro servizio cui siamo chiamati.   
  
* Ho semplificato la questione degli stati di coscienza per facilitare la comprensione dell’argomento; in realtà esiste una fase di transizione (ciò che Gurdjieff chiama "dell’uomo n° 4") in cui si alternano periodi di addormentamento a periodi di risveglio, i quali saranno sempre più frequenti e più persistenti a mano a mano che passa il tempo, fino a stabilizzarsi in una condizione di equilibrio. 

Enrico D'Errico