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25 novembre 2013

Digiunare

In fatto di digiuno non ho certo l'esperienza di Cristo, tuttavia vorrei riportarvi alcune impressioni ricavate dalle mie esperienze in merito.
Nella nostra cultura europea si sente il retaggio dei periodi trascorsi durante le due guerre mondiali, in cui il cibo scarseggiava e molte famiglie dovevano veramente tirare la cinghia. E' naturale quindi che anche i posteri abbiano ereditato forti resistenze per praticare digiuni.

C'è poi tutta una tradizione del punire i figli mandandoli a letto senza cena; quindi per molte persone poco riflessive non mangiare per un pasto o due è come infliggersi una punizione.

Quasi completamente tramontata e abbandonata l'usanza del digiuno del venerdì praticato negli ambienti della chiesa cattolica, a favore dell'ingurgitare ogni giorno ogni genere di cibo: carne, formaggio, latte, affettati, pesce, gelati e dolciumi di vario tipo, nel trionfo assoluto del vizio capitale della gola*, cosa di cui ho ampiamente parlato nei mesi scorsi. Le persone, qualsiasi religione professino, si sentono così lontane da Dio da essere obbligate ad annegare la loro angoscia esistenziale nel cibo e altre cose anestetizzanti.

Ma che succede quando non mangiamo?
Nelle ore immediatamente successive all'inizio del digiuno accadono alcune cose: intanto iniziano disturbi vari come mal di testa, di pancia, a volte diarrea, a volte stitichezza, calo della lucidità e della energia, perdite vaginali per la donna, sbalzi d'umore, irritabilità. Perché? Semplicemente perché le tossine e le impurità che prima erano depositate in vari luoghi dell'organismo, ora entrano nuovamente in circolo, e ciò non è affatto piacevole. Immaginate il grasso in eccesso accumulato ad esempio nel sistema cardio-circolatorio che comincia a sciogliersi e a circolare liberamente per essere nuovamente metabolizzato, digerito ed espulso. Immaginatevi il muco che nel sistema polmonare si scioglie per essere ingoiato e nuovamente digerito; pensate infine all'intestino, le cui pareti sono cariche di vecchie feci "spalmate" dappertutto: esse cominciano a sfaldarsi e ad aumentare la putrefazione interna per poi essere espulse.
Mentre noi non mangiamo, non introitiamo nuovo cibo, il corpo recupera tutto ciò che può: in pratica
l'organismo si nutre di se stesso.
I sintomi si intensificano al secondo giorno di digiuno per poi scemare e finalmente dopo il terzo giorno, generalmente parlando, non si avvertono più grossi disagi.

Già, però iniziano ad emergere difficoltà psichiche, emotive e mentali: ecco perché si suggerisce per i digiuni prolungati di avere accanto una persona esperta che sappia cosa fare per sostenerci e confortarci; e se parlo di conforto non è a caso perché 
vengono fuori molte paure e dolori appartenenti a traumi di ogni epoca. Esistono punti nodali che appartengono alla nostra incarnazione, particolari caratteristiche su cui abbiamo da lavorare; i corpi che ci siamo scelti di epoca in epoca hanno ovviamente fatto resistenza al normale corso evolutivo, alla spinta a cui sono stati sottoposti. L'attrito è stato sicuramente molto forte e segni di quel dolore provato vengono riverberati fino a noi; col digiuno non abbiamo più scappatoie: il cibo, il principale anestetico di cui ci serviamo non c'è, di fare sesso a gogò forse non ne abbiamo la forza, di fare acquisti compulsivi pure, se bevessimo alcolici ci verrebbe da vomitare......insomma non c'è scampo....è necessario che accada quel che deve accadere.



Devo confessarvi una cosa: alcuni giorni fa stavo per mettere le mani addosso a un essere umano e non per accarezzarlo o confortarlo ma per picchiarlo. Ero fuori di me! Per alcuni minuti i miei corpi hanno preso il sopravvento ed erano assolutamente convinti della giustezza della loro azione: la persona oggetto della loro invettiva era infatti, secondo loro, oggettivamente riprovevole e meschina. Grazie al cielo in breve tempo ho ripreso la guida del mio veicolo e il pensiero che ha preso campo è stato che anche quella creatura, come tutte le altre, ha il suo dolore, i suoi traumi da elaborare. Ciò naturalmente non giustifica il suo atteggiamento razzista nei confronti di una donna straniera da lui apostrofata come "schiava", ma crea in me un terreno utile su cui riflettere sia per ciò che riguarda il suo comportamento ma soprattutto per ciò che concerne la mia reazione.

Perché ho reagito così? 
E' vero, in parte c'era lo sdegno per aver assistito alla scena di qualcuno che offende violentemente una persona indifesa e debole; ma c'è sicuramente dell'altro, e questo fa parte del mio lavoro per i prossimi giorni.



Stavamo argomentando sul fatto che quando digiuni vengono fuori tanti eventi traumatici dell'intera nostra esistenza; vi ho parlato di questo episodio perché mi sono appena trovato in una circostanza in cui qualcuno, impregnato del suo vecchio dolore mai visto e bonificato, in preda a forte irritazione riversa su qualche capro espiatorio la sua rabbia. Questa situazione mi rammenta ancora una volta il lavoro svolto da Alejandro Jodorowsky che ha illustrato molto bene quanto ognuno di noi porti con sè il retaggio di tutti i suoi antenati: morti violente, tradimenti, assassinii, aborti, episodi criminali e tanto altro ancora. Lui non suggerisce un lavoro psicanalitico ma atti psico-magici in grado di sciogliere certi legami e aiutare tutto il ramo familiare.

E' bello pensare che ognuno di noi ha la possibilità di sciogliere situazioni che si sono cronicizzate nel corso di secoli, in numerose incarnazioni. Amo il lavoro su di sé perché mi sta facendo diventare "adulto", mi sta aiutando ad assumermi le mie responsabilità.
Amo il lavoro si di sé perché prima avrei considerato quell'uomo di cui vi ho parlato, un nemico, degno del mio disprezzo.
Ora, dopo appena 24 ore, sento che è un fratello che mi ha aiutato a conoscermi meglio, e davanti al quale devo solo inchinarmi con rispetto.

Enrico D'Errico

* Vedi i post dal 18 agosto in poi.

24 agosto 2013

L'uomo è un essere che ha fame

continua dal post "Ho fame di Dio 2"

Tutta la Bibbia ci presenta l'uomo come creatura affamata. Il mondo intero è il suo cibo, e il suo corpo è fatto della stessa sostanza del mondo. Dio gli offre l'universo come mensa di un banchetto universale (Genesi 1:29). Vivere, in un certo senso, non è niente altro che mangiare! Gesù stesso paragonò il suo Regno a un pranzo di nozze: "Possiate voi mangiare e bere alla mia mensa" (Luca 22:30) e fu alle nozze di Cana che manifestò per la prima volta la sua gloria proprio nell'atto del bere e del mangiare!



Noi mangiamo anzitutto con la bocca...certamente, ma anche con gli occhi, le orecchie, le narici, le mani..... non c'è un solo istante lungo il corso della giornata in cui non siamo in uno stato di ricettività.
Anche durante la notte...il sonno è nutrimento!
E infine noi ci nutriamo anche attraverso la respirazione. Se è vero che per un certo tempo possiamo sospendere ogni forma di nutrimento solido o liquido, tuttavia non ci è possibile smettere di respirare: si tratta di vita o di morte!

Perché Dio ci ha creati in questo modo? Cosa significa questa fame che tormenta l'uomo fin dalla nascita?

Significa che in realtà l'uomo ha fame di Dio.
I nostri molti desideri contengono in fondo l'unico desiderio insoddisfatto: il desiderio di Dio. E il nostro cuore non avrà pace fino a che non lo avrà trovato, dice Sant'Agostino. Dietro tutti i languori della nostra esistenza si nasconde il desiderio di Dio...
Diventare consapevoli della presenza di Dio in tutto e in tutti e imparare a gustarlo nei doni della creazione, significa anche diventare sacerdoti di questa mensa che è l'universo: la nostra vita deve diventare un sacrificio eucaristico, cioè un atto di offerta e di ringraziamento per il nutrimento che ogni giorno Dio ci somministra.

La gola è la perversione tragica di questa grandiosa prospettiva. Anziché atto di offerta, di ringraziamento, di condivisione, il nutrirsi diventa puro consumo, atto aggressivo di avidità e di sopraffazione.

Il goloso non gusta il cibo, lo trangugia voracemente, e non è capace di apprezzare e di gioire neppure degli altri doni.
Martin Buber scrive: "L'atto del mangiare è sacro. Se si impara a mangiare con gratitudine, si liberano anche in questo atto le scintille della divina presenza, della Shekinah, che si trovano nel nutrimento.
Si apprende la sacralità di quest'atto atraverso tre gesti fondamentali che ci relazionano nuovamente a Cristo "pane di vita disceso dal cielo": 


  1. La Preghiera di Gesù, masticata e ruminata, come un'autentica manducazione della parola di Dio.
  2. L'Eucaristia, poiché "chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna" (Giovanni 6:54) e può così riconoscere in ogni cibo il sacramento della sua presenza;
  3. Il digiuno, grazie al quale ci viene rivelato in modo mirabile che il mistero della nostra insaziabile fame è fame di Dio: con il digiuno rispondiamo in modo "alternativo" ai bisogni della carne, purificandoci dai veleni presenti nel corpo e rendendoci più permeabili e trasparenti all'irraggiamento di colui che abita in noi...."Che ogni desiderio sia messo a tacere e il re della gloria entrerà". *

Enrico D'Errico



* Nel rito bizantino, canto di offertorio della liturgia vespertina del sabato santo.

23 agosto 2013

Ho fame di Dio 2


continua dal post "Avere compassione verso di sé: uno sguardo diverso sui disturbi alimentari".

Nei post precedenti abbiamo cominciato ad approfondire il problema della “gastrimargia”e cioè “la gola”. Quello dei disturbi alimentari è un problema estremamente diffuso, molto di più di quanto non siamo portati a pensare. In genere crediamo che siano affetti da tali disturbi solo gli obesi, gli anoressici o i bulimici: attenzione, questo è un modo di vedere molto limitato e limitante. Secondo me, e credo di avere l’autorevolezza per poterlo affermare, il problema della gola riguarda la stragrande maggioranza del genere umano.



H. Bosch   "La gola"
particolare da "I sette peccati capitali



“Esistono macchinazioni progettate a danno dell’umanità che sono così macroscopiche da essere ritenute irreali. Le forze dell’ombra tengono sotto controllo miliardi di persone per nutrirsi della loro energia e perseguire i propri perversi obiettivi. Una massa enorme di persone che dormono il sonno della coscienza è cibo per angeli deviati. Ma quali sono i mezzi più comunemente utilizzati dai demoni per tenere addormentate le persone? Sono molti ma, come affermano anche tutti i padri della chiesa, uno dei più insidiosi ed efficaci è proprio il cibo.  I governi di ogni paese sono ovviamente sotto il completo controllo di forze invisibili che li spingono ad approfittare della loro posizione per soddisfare la sete di potere e le brame più materiali. Il profitto nell’industria è diventato l’unica cosa importante, ed è lecito ottenerlo ad ogni costo.
In qualità di esperto di alimentazione naturale credo di poter affermare che il cibo comunemente venduto nei supermercati sia veramente di scadentissima qualità e in grado di far ammalare gravemente le persone. Negli ultimi venti anni ho avuto l’opportunità di osservare le condizioni di salute di tanta gente e ho notato che le persone con le patologie più gravi spesso si alimentano in modo indecente. Se mangi in una maniera che non rispecchia le esigenze stabilite per te dal Creatore, il tuo corpo si ammala; sarà quindi facile e automatico lamentarsi per la propria cattiva sorte, e ciò peggiorerà parecchio le cose. Se cominci poi ad assumere farmaci chimici allora puoi considerarti spacciato. Prima o poi finirai all’ospedale dove ti daranno ancora più medicine e ti nutriranno col peggior cibo possibile; con un mix del genere sopravvivere è un vero miracolo. Ti sembra una visione pessimista? A me sembra solo ciò che sta avvenendo.” (dal capitolo 4 della prima parte del libro “Io sono un’anima” presto disponibile in formato ebook)

I maestri di ascesi del deserto misero la gola al primo posto fra le passioni. I comportamenti disturbati nel campo alimentare sono spesso causati da traumi al momento dello svezzamento che lasciano impronte indelebili nell'anima dell'individuo e segni inconfondibili di regressione nell'età adulta. Il fenomeno più frequente di questi comportamenti alterati è la compensazione attraverso il cibo di vuoti interiori e pulsioni d'angoscia.
I disordini fisici sono segno di disordini della psiche, ma assai più spesso di malattie dello spirito.

I padri della chiesa videro una connessione molto stretta tra la vita spirituale e il cibo; già secoli fa essi affermavano che la quantità e la qualità dei cibi ingeriti influenzano le sostanze dei liquidi, gli umori, del nostro corpo, e che essi, a loro volta, influenzano la psiche. Oggi anche la scienza conferma le teorie di questi asceti.

Osservare il modo di mangiare di una persona ci aiuta a scoprire molte cose di lei. La passione non coincide affatto col bisogno di alimentarci. Il bisogno di cibo è bisogno: esso degenera in passione quando il desiderio sovrasta ogni altro desiderio, soggiogando la coscienza. Quando il bisogno diventa passione non c'è più alcuno spazio per Dio. 

Il modo di nutrirsi di un individuo ci rivela la sua capacità di prendere le distanze dalle proprie sicurezze e dalle proprie angosce, dall'amore di sé e dal suo piacere solitario, ci parla insomma della sua capacità di essere libero.

La prima tentazione demoniaca, all'origine di tutto, quella che fa perdere all'uomo il senso della propria esistenza e la propria identità *, è il cibo o, più precisamente, il modo di assumerlo.

E l'uomo non si limita a mangiare solo quando è seduto a tavola. L'essere umano è ciò che mangia, vive mangiando: l'uomo è un essere che ha fame.

(La parola "peccato", tradotta dall'ebraico e dal greco,  significa letteralmente mancare il bersaglio, perdere l'orientamento)


Enrico D'Errico


Continua nel prossimo post "L'uomo è un essere che ha fame".




21 agosto 2013

Avere compassione verso di sé: uno sguardo diverso sui disturbi alimentari


continua dal post "Ho fame di Dio 1"

Credo sia tempo di smettere di condannare le qualità che per nostra natura ci appartengono. Se ci giudichiamo severamente i nostri corpi tenderanno per un po’ a obbedire alle nostre limitazioni, ma poi si ribelleranno e ci spingeranno non solo a riprendere la condotta precedente ma anzi una ancora peggiore. Sono assolutamente sicuro di quanto dico.
Smettete di condannarvi: il Padre non fa così nei vostri confronti, perché dunque dovreste farlo voi? Osservate con tenerezza le vostre tendenze più grossolane, i vostri “peccati”. Trovate il modo di trasformare nel tempo, quell‘azione in una simile ma a un livello leggermente più elevato. Questo è il naturale processo di santificazione cui possiamo sottoporci; un’alchimia sapiente e amorevole trasformerà pian piano ogni nostra qualità, nella corrispondente qualità superiore.

Così, parlando di cibo, se comprendete con sincerità e coraggio che siete dei ghiottoni inveterati, se accettate con onestà che avete un problema che riguarda l’ingordigia, quella che i padri della chiesa chiamavano “gastrimargia”, anziché reprimervi con violenza, magari per diventare poi anoressici o bulimici, perché non cercate di darvi delle risposte? Perché non tentate veramente di assumervi la vostra responsabilità?
Attenti: il digiuno forzato può essere in molti casi una punizione che volete infliggervi, qualcosa che potrebbe portarvi alla morte per denutrizione o a riprendere a mangiare ancor più di prima, per poi vomitare, rimangiare e vomitare ancora……Insomma, un incubo: ecco, siete arrivati all’inferno!
Siete contenti? Lo avete fatto voi, fuggendo dalle vostre “respons-abilità”, mancando di fare appello alla vostra personale capacità di rispondere alle domande che l’esistenza vi pone. Le condizioni del vostro corpo sono come un foltissimo elenco di domande cui non avete mai tentato di dare risposta.

Come cercare quindi di interpretare al meglio il problema della gastrimargia? 
Tutto ciò che esiste in natura è fatto da Dio, è impregnato del Suo Spirito: è in realtà Dio stesso incarnato.  Essendo ovviamente anche l’uomo fatto da Dio, il suo naturale bisogno è ricevere nutrimento dal Padre. Istintivamente siamo continuamente alla ricerca di Dio, e la principale pulsione ad alimentarci è quella di voler “mangiare il Padre”.
Vi ricordate che Gesù, appena nato, fu posto in una mangiatoia? Il messaggio esoterico era chiaro, e voleva proprio dire “mangiatemi”.



Naturalmente però la stragrande maggioranza del genere umano non comprende il perché si alimenta, non sa che lo fa soprattutto per ricevere lo Spirito di Dio nel proprio corpo. Nelle società più “civilizzate” si sono diffuse numerose malattie nell’ambito dell’alimentazione, perché spesso coloro che sono più ricchi, colti ed intelligenti, arrivano a pensare che per vivere non ci sia bisogno di Dio. Si sentono non amati dai genitori e poi dal coniuge, creando nel tempo una netta separazione tra sé e il Padre. Così, essi arrivano a percepire un terribile vuoto interiore che non sono assolutamente in grado di interpretare.
Peccato che anche pochissimi medici capiscano che quella non è altro che fame di Dio.

Enrico D'Errico

……continua nel post “Ho fame di Dio” 2



18 agosto 2013

Fa che l'aurora...



…non ti trovi dove il tramonto ti ha lasciato. Senza una continua aspirazione verso l’Alto l’uomo degrada verso il basso. Non si può restare fermi: o si sale o si scende. (Dal Libro di Draco Daatson)

L’essere umano è sotteso tra cielo e terra, tra due forze che agiscono su di lui per attrarlo in direzioni opposte: l’una verso la materialità, la carnalità, l’altra verso il cielo.
Dove ti trovi tu che mi leggi? Quale direzione evolutiva stai seguendo? In questo momento è molto importante porsi queste domande perché ora sul pianeta le forze che attraggono verso l’alto o verso il basso sono particolarmente forti (vedi anche il post del 31 luglio “Il Regno e la geenna”).
Il Signore Gesù Cristo, colui che più di altri ha impregnato della forza che spinge verso il cielo il pianeta terra, ci chiama a sé, ci invita caldamente a osservarci per vedere di riconsiderare le nostre priorità, i nostri obiettivi. Sa che viviamo incarnati e lui sa bene cosa questo significhi; non ci sta suggerendo di essere per forza asceti o santi, ma semplicemente di scoprire se stiamo vivendo totalmente immersi nell’identificazione della personalità, in ciò che la Bibbia definisce “il mondo”, o se invece sappiamo di essere anima, e quindi in ciò che le Scritture chiamano “il Regno”.

Essere umani incarnati è in realtà un’esperienza meravigliosa, ma se non aspiriamo a elevare la nostra spiritualità degradiamo inevitabilmente verso il basso, non solo perdendo i precedenti privilegi spirituali acquisiti ma anzi impregnandoci sempre più dei desideri più carnali, quelli chiamati “I sette peccati capitali” dalla chiesa d'occidente o “Le otto passioni” dalla chiesa d'oriente. 


H. Bosch: I sette peccati capitali

La Filocalia (lett. “amore del bello”) è un libro straordinario, una raccolta di numerosi scritti di santi e padri della chiesa. Fino a pochi anni fa non ero a conoscenza dell’esistenza di questi testi; poi, dopo un lungo periodo trascorso in un monastero greco-ortodosso, ho cominciato a leggerli, anzi a meditarli. Bisogna dire che si tratta di libri scritti molto tempo fa e il loro contenuto può irrigidirci se, anziché leggerli con un approccio di tipo cardiaco, li consideriamo solo con la mente. Molti degli autori inclusi nella Filocalia conducevano una vita particolare, alcuni in totale isolamento praticavano una sorta di ascetismo estremo. Forse alcuni avevano fatto una scelta che col tempo risultò negativa: intendo dire che probabilmente fuggendo dal mondo e odiandolo non avevano fatto altro che rafforzare quelle tendenze carnali da cui tentavano di fuggire.  Probabilmente altri erano addirittura diventati pazzi nel loro cammino catartico.
E’ chiaro che il cammino evolutivo dell’umanità è andato avanti e ora sappiamo bene di non dover fuggire le tendenze della nostra personalità ma dobbiamo fare un lavoro di alchemizzazione di esse; ogni nostra caratteristica, ogni tendenza, è una qualità in divenire. Ogni parte di noi va conosciuta, amata e spiritualizzata.

Ad esempio uno dei cosiddetti peccati capitali, o delle otto passioni, è quella che dagli antichi fu chiamata “gastrimargia”, la gola; io sono sicuro che questo è attualmente uno dei modi più impiegati dalle creature spirituali dell’ombra per tenerci legati alla terra e impedirci di salire verso l’alto. La Filocalia spiega molto bene che se non si corregge il problema di un corpo che insegue i piaceri della gola, presto compaiono inevitabilmente altri problemi, prima fra tutti la lussuria.
Come molti di voi sanno ho alle spalle 25 anni di esperienza col cibo; ho avuto modo di osservare centinaia di persone (e soprattutto me stesso) con un difficile rapporto col cibo.
Per molti il cibo è l’unico modo per provare piacere: le loro relazioni sessuali sono inesistenti o disastrose, si sentono insoddisfatte della vita, credono insomma di essere vittime di un destino crudele. Allora si dedicano alla oralità, alla ricerca del piacere più antico dell’uomo che, appena nato, si attacca al seno della madre succhiandolo avidamente.
Ma, come dico nel mio libro “Io sono un’anima”, se la tavola è l’unico piacere della nostra vita siamo veramente nei guai!

Enrico D'Errico

……continua nel prossimo post “Ho fame di Dio”.

Consiglio caldamente di leggere:
     -          i testi della Filocalia, Piero Gribaudi Editore (alcuni di essi sono rintracciabili in rete  http://digilander.libero.it/benparker/FILOCALIA/Filocalia.htm)
e altri tre libri di insegnanti da me molto amati, e cioè
e Alphonse e Rachel Goettmann  ( http://www.centre-bethanie.org/ )                                            
I libri sono
-                 L’Esicasmo.  J. Y. Leloup. Gribaudi
-                 Preghiera di Gesù, preghiera del cuore.  A. e R. Goettmann. Gribaudi
-                 Le malattie dell’anima. A. e R. Goettmann. Ed. Qualevita