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21 dicembre 2013

Non piangete i morti 2)

continua da "Non piangete i morti" 1)



Per quanto riguarda la vita post mortem si sono avute molte teorie, basate per la maggior parte su erronee interpretazioni di Sacre Scritture.
Fino a poco tempo fa,
 era universalmente accettato il dogma della punizione eterna che oggi più nessuno, tranne gli ignorantissimi, accetta. Esso era basato sulla traduzione sbagliata di alcune parole attribuite a Cristo, ed i monaci dei medioevo lo mantennero come un utile spauracchio per costringere le masse ignoranti a comportarsi bene.
Con l'avanzare della civiltà gli uomini iniziarono a comprendere che una simile credenza era non solo empia, ma anche ridicola, ed i religiosi moderni l'hanno sostituita con qualche cosa di più ragionevole, ma si mantengono sempre molto vaghi e ben lontani dalla semplicità dei vero.
Tutte le Chiese hanno complicato le loro dottrine, perché hanno voluto insistere sul dogma assurdo ed infondato dell'esistenza di un Dio crudele e collerico, che vuol far del male al suo popolo. Terribile dottrina questa importata dal Giudaismo primitivo, invece che dall'insegnamento di Cristo che mostra Dio come Padre amorevole.

Una volta ammesso il fatto fondamentale che Dio è Amore e che il Suo universo è governato da leggi eterne e sagge, si comincia a comprendere che tali debbono essere tanto le leggi che reggono il mondo di qua della tomba, quanto quelle che reggono il mondo di là. Ma anche a questo proposito le credenze sono vaghe: mentre si parla di un lontano Paradiso, di un lontano Giorno dei Giudizio, ben poco ci si dice di quello che accade qui al momento della morte.
D'altronde coloro che insegnano queste cose non pretendono di avere alcuna esperienza delle condizioni dopo la morte. Essi dicono soltanto ciò che hanno ascoltato ed imparato da altri, non ciò che sanno direttamente.
Come possono quindi soddisfarci? 


In verità l'epoca della fede cieca è tramontata. Viviamo nell'era della conoscenza, scientifica e non possiamo più accettare idee non conformi alla ragione ed al buon senso.
Pensiamo forse che i metodi scientifici non si potrebbero applicare alla comprensione di problemi lasciati finora completamente alla religione? La Società Teosofica e la Società per le Ricerche Psichiche li hanno proprio utilizzati in questo senso ed io intendo appunto esporvi i risultati di tali investigazioni condotte con spirito scientifico.

Noi siamo Spiriti, ma viviamo in un mondo materiale, un mondo che ci è noto solo in parte, poiché ne percepiamo appena quel poco che ce ne viene trasmesso dai nostri sensi fisici, assai imperfetti. Possiamo vedere i corpi solidi; vediamo generalmente i liquidi, se non sono perfettamente limpidi, ma i gas ci sono, nella maggior parte dei casi, invisibili. Le ricerche degli scienziati dimostrano che esistono altre specie di materia molto più tenue dei gas più rarefatti che non si possono percepire né osservare con i sensi ed i mezzi fisici.

Tuttavia si può venire in contatto con queste diverse specie di materia più tenue e si possono investigare per mezzo dei 'corpo spirituale’ di cui ho parlato poc'anzi, il quale ha sensi suoi propri, come li ha il corpo fisico.
La maggior parte degli uomini non ha ancora imparato a farne uso, ma si tratta di facoltà che è possibile acquisire.
Tanto è vero che alcuni le hanno sviluppate e riescono grazie ad esse a vedere molte cose celate alla vista ordinaria.
Essi hanno così constatato che questo mondo è assai più meraviglioso di quanto abbiano mai supposto gli uomini, i quali pur avendo vissuto in esso per migliaia di anni, sono rimasti per la maggior parte completamente ignoranti della parte più alta e più bella della vita. Le ricerche fatte in questo campo hanno già dato risultati sorprendenti e dischiudono orizzonti sconfinati e meravigliosi. Chi lo desidera può trovarne il resoconto nelle pubblicazioni Teosofiche; qui noi ci occupiamo solo di quella parte che riguarda la vita post mortem e le condizioni di coloro che vi si trovano.

La prima cosa che si impara studiando i mondi superfisici è che la morte non è la fine della vita, come abbiamo sempre supposto, ma soltanto il passaggio da uno stadio di vita ad un altro.
Come ho già detto, la morte non è che il deporre un cappotto: dopo di essa l'uomo si trova nel suo corpo spirituale.
Ma benché, per la sua 'sottigliezza' S. Paolo lo abbia chiamato 'spirituale', esso è un corpo e quindi come tale è 'materiale'.
Tuttavia esso è composto da una materia molto più 'sottile' di ogni materia a noi nota fino ad ora, più 'sottile' (o per meglio intenderci potremmo dire 'meno densa') dei più fine gas conosciuto in natura.

Il corpo fisico serve all'uomo come mezzo di comunicazione con il mondo fisico; senza questo strumento infatti egli non potrebbe né ricevere né trasmettere alcuna impressione in tale mondo. Il corpo spirituale serve precisamente allo stesso scopo nel mondo spirituale; esso è cioè l'intermediario per mezzo dei quale lo spirito dell'uomo comunica con il mondo superiore, con il mondo spirituale. Ma questo mondo spirituale non è qualcosa di nebuloso, di lontano ed irraggiungibile. Esso è semplicemente una parte più elevata del mondo che abitiamo ora. Esistono bensì altri mondi assai più alti ancora e più remoti, ma ciò che comunemente si chiama morte non ha nulla a che fare con essi: la morte è soltanto il passaggio da uno stato, o condizione di vita, ad un altro.
Si può obiettare che l'uomo in questo cambiamento diventi invisibile, ma in realtà l'uomo è sempre stato invisibile. Quello che di lui si vedeva prima della morte non era che il corpo da lui abitato, una sorta di 'cappotto', di vestito indossato dal vero uomo in esso celato.
Dopo la morte egli abita in un corpo più sottile che trascende la vista ordinaria (essendo uno dei sensi essenzialmente fisici), ma che non è fuori dalla nostra portata. 


E’ necessario rinunciare alla credenza a cui siamo stati abituati seconda la quale la morte è un avvenimento straordinario, miracoloso; che quando l'anima lascia il corpo, essa in qualche modo svanisca in un cielo oltre le stelle. Certo i processi di Natura sono meravigliosi e spesso per noi incomprensibili, ma essi non vanno mai contro la ragione e contro il buon senso.
Come il fatto di deporre il proprio cappotto o vestito non implica il trasferimento della persona in un altro luogo, così il deporre il corpo fisico non implica il trapasso dell'uomo in. un'altra regione: è vero che gli altri uomini incarnati, ancora dotati cioè di un corpo fisico, non lo vedono più, ma questo è dovuto solo all'insufficiente visione nei mondi superfisici.


E’ noto che i nostri occhi percepiscono solo pochissime delle vibrazioni esistenti in Natura e che quindi noi vediamo solamente quelle sostanze che riflettono tali particolari vibrazioni.
La vista del ‘corpo spirituale' è in grado di rispondere anch'essa a vibrazioni, ma a vibrazioni di un genere dei tutto differente, e proprie di una materia più sottile. Tutto questo è spiegato nei suoi particolari nelle pubblicazioni teosofiche.


Per il momento basta constatare che per mezzo dei corpo fisico si percepiscono i fenomeni dei mondo fisico e che per mezzo dei corpo spirituale si percepiscono quelli dei mondo spirituale. Ricordiamo inoltre che il mondo spirituale non è un altro mondo, bensì una parte più raffinata di questo mondo.
Vi sono altri mondi ripeto, ma di essi non è necessario occuparcene ora. 


La persona che voi credete dipartita, vi è in realtà tuttora vicina, solo voi non vi accorgete della sua presenza perché non potete vederla; ma quando nel sonno lasciate il vostro corpo fisico, vi trovate con lei in piena coscienza e la vostra unione è completa come quando era in vita. Durante il sonno voi siete felice, insieme alla persona che amate; solo nelle ore di veglia sentite la separazione.

Disgraziatamente per la maggior parte degli uomini vi è una interruzione fra la coscienza fisica e la coscienza dei corpo spirituale, in modo che, quantunque in quest'ultimo si ricordi perfettamente il primo, è impossibile per molti riportare alla coscienza di veglia il ricordo di ciò che l'anima fa quando, durante il sonno, è fuori dal corpo fisico. Se tutti avessero questo ricordo la morte non esisterebbe più. Alcuni hanno già raggiunto tale continuità di coscienza e tutti possono ottenerla a poco a poco, perché essa fa parte dello sviluppo naturale delle facoltà umane.
In molti questo sviluppo è già iniziato e quindi qualche barlume del mondo spirituale viene portato al loro cervello fisico; ma quelli che ancora non sanno cosa siano i sogni, perché non ne hanno studiato il meccanismo, non attribuiscono a questi primi barlumi alcun valore. Finora pochi posseggono pienamente coscienza e ricordo di ciò che hanno visto o fatto durante il sonno, ma alcuni pur non riuscendo a vederli, sentono vagamente la presenza dei loro cari defunti, ed altri, benché non abbiano alcun ricordo preciso, si svegliano con un senso di pace e di serenità che è appunto il risultato di quanto è avvenuto nel mondo superiore. 


Ricordiamo sempre che il mondo fisico è l'inferiore e che quello spirituale è il superiore, e che anche in questo caso il maggiore include il minore.

Quando ci si trova in stato di coscienza spirituale si ricorda perfettamente ciò che è avvenuto in stato di coscienza 'ordinaria', perché passando nella prima quando ci si addormenta si depone l'ingombro dei corpo denso, ma quando si ritorna alla vita inferiore e si riprende quel fardello, oscurando con esso le facoltà superiori, il mondo dello spirito cade nell'oblio.

Se dunque desiderate comunicare qualche cosa ad una persona 'morta' basterà formulare la vostra intenzione e la comunicazione in modo chiaro e preciso nelle vostra mente prima di addormentarvi, e certamente essa avverrà non appena incontrerete il defunto. Se si trattasse di consultarlo per ricevere un'informazione, è quasi certo che l'interruzione tra le due forme di coscienza (tra quella spirituale e quella fisica) che avviene durante il risveglio vi impedirebbe di riportare una risposta chiara, ma anche in questo caso vi potrete svegliare con una forma di impressione che sarà molto probabilmente il riflesso dei suo desiderio o della sua decisione. E’ consigliabile però consultare i defunti il meno possibile, perché, come vedremo più avanti, non è bene che essi siano disturbati nel mondo superiore in cui si trovano con questioni che riguardano uno stadio di vita da cui sono per il momento liberati. 


Ma se i morti sono vivi, che genere di vita conducono?
Vi sono molte gradazioni e varietà, ma essa è quasi sempre più felice di quella terrena. Come dice un'Antica Scrittura: 

"Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio e là nessun tormento può toccarli

Alla vista dell'ignorante le persone sembrano morire; la loro scomparsa è considerata come una sventura ed il loro allontanarsi da noi come una completa distruzione, ma esse sono in pace. Liberiamoci dunque da teorie antiquate: chi muore non balza improvvisamente in un cielo impossibile od in un impossibile inferno. Non esiste inferno, nel senso empio della parola, e non esiste inferno in alcun luogo ed in alcun senso, tranne quello che ogni uomo forma per sé stesso.
La morte non porta alcun mutamento all'uomo; essa non lo fa diventare ad un tratto un angelo od un santo né gli conferisce immediatamente la sapienza dei secoli: il giorno dopo la sua morte egli è precisamente lo stesso uomo dei giorno prima, con gli stessi sentimenti, le stesse disposizioni, lo stesso sviluppo intellettuale.
La sola differenza è che egli ha perduto il corpo fisico.
E che cosa significa questo? 


Significa liberazione da ogni possibilità di dolore o di stanchezza; liberazione da ogni faticoso dovere, libertà completa, forse per la prima volta nella sua vita, di fare precisamente quello che vuole.
Nella vita fisica è legato ed impacciato, a meno che non appartenga a quella piccola minoranza che vive di rendita, e si trova sempre nella necessità di lavorare per guadagnare il denaro necessario per procurarsi il cibo, il vestiario e la casa per sé e per coloro che dipendono da lui. In ben pochi casi, forse quelli dell'artista o del letterato, il lavoro è una gioia, ma la maggior parte degli uomini è costretta ad un lavoro che non farebbe se non fosse spinta dalla necessità.


Nel mondo spirituale non occorre denaro, non occorrono né cibo né vestiti né riparo; il suo splendore e le sue bellezze sono a disposizione di quanti vi dimorano, senza bisogno di comprarli. Nella materia rarefatta del corpo spirituale ci si può aggirare liberamente ovunque ed a piacere: chi ama le bellezze delle foreste, del mare, dei cielo, può a suo piacimento visitare i più pittoreschi paesi della Terra.
Chi ama l'arte può trascorrere il suo tempo nella contemplazione dei capolavori dei più grandi uomini. Chi è amante della musica può assistere alle esecuzioni dei più celebri artisti e delle migliori orchestre del mondo.
Ciascuno può dedicarsi interamente alla soddisfazione dei suoi gusti purché il godimento che desidera sia fra quelli dell'intelletto o dei sentimenti superiori e non abbia bisogno dei corpo fisico per essere appagato.
E’ quindi evidente che ogni persona rispettabile e ragionevole è infinitamente più felice dopo la morte che non prima, avendo la possibilità non solo di procurarsi i piaceri che desidera, ma anche di fare progressi nelle cose che più lo interessano.

Non vi sono dunque infelici nel mondo dell'oltretomba? Sì, poiché quella vita è il seguito inevitabile di questa, ed ogni persona è la stessa di ciò che era prima di abbandonare il proprio corpo fisico e 'morire' e se i piaceri che essa amava nel mondo materiale erano bassi e grossolani, si troverà nell'altro mondo nell'impossibilità di soddisfare i suoi desideri.
Il beone soffrirà una sete inestinguibile, non avendo più un corpo con il quale calmarla; il goloso sarà tormentato dalla privazione dei piaceri della tavola; l'avaro non troverà più denaro da accumulare.
Chi si sarà abbandonato in vita a basse passioni le troverà nell'altro mondo come roditrici implacabili: l'uomo sensuale palpiterà ancora di brame che non potrà soddisfare; il geloso sarà lacerato dalla gelosia, ed inoltre non potrà più intromettersi nelle azioni che vorrebbe impedire. Tutti questi tipi di persone soffrono senza dubbio nell'aldilà, ma soltanto coloro le cui passioni sono state grossolane e fisiche per natura. In ogni caso anche allora essi sono padroni dei loro destino: non devono far altro che vincere le loro basse inclinazioni e subito sono liberati dalle sofferenze che esse procurano loro. In breve, non esiste ciò che normalmente si chiama punizione, ma solo il risultato naturale di cause messe in moto. Basta togliere la causa per farne cessare l'effetto, non sempre immediatamente, ma non appena si sia esaurita l'energia della causa ecco che anche l'effetto svanisce.

Vi sono molti che essendo immuni da bassi vizi hanno condotto quel che in genere viene detta una vita mondana, occupandosi principalmente della società e delle convenzioni, e pensando solo a divertirsi. Questi non hanno vere sofferenze nel mondo spirituale, ma spesso lo trovano monotono e non sanno come occupare il loro tempo. Possono tuttavia riunirsi ad altri dei loro tipo, ma solitamente li trovano noiosi, non essendovi ora più nessuna gara nel vestiario ed in altre ostentazioni, mentre le persone più serie che desidererebbero ora avvicinare sono occupate in altre cose e quindi inaccessibili ad essi. Ma chiunque si interessi di cose intellettuali od artistiche si trova infinitamente più felice fuori dal corpo fisico che non in esso. 

Ad ogni modo è sempre possibile sviluppare nel mondo spirituale un interesse razionale se si è saggi abbastanza per desiderare di farlo.

continua in Non piangete i morti 3)

1 dicembre 2013

Ai piedi del Maestro 1)







A QUELLI CHE BUSSANO

Dall'irreale
conducimi al Reale.
Dalla tenebra
conducimi alla Luce.
Dalla morte
conducimi all'Immortalità.





PROEMIO


Queste parole non sono mie; sono le parole del mio Maestro. Senza di lui non avrei potuto fare nulla; ma, col suo aiuto, ho messo i piedi sul sentiero

Anche tu desideri entrare sullo stesso Sentiero e, quindi, le parole che egli mi rivolse aiuteranno anche te, se le obbedirai! Non basta dire che sono belle e vere; chi vuole riuscire deve fare esattamente quanto esse prescrivono.
Un affamato non si sazia guardando il cibo e dicendo che è buono; bisogna che egli stenda la mano e mangi. Così non basta che tu ascolti le parole del Maestro; devi mettere in pratica quanto dice, prestare orecchio a ciascuna parola, porre in atto ogni cenno.
Un cenno che non hai seguito, una parola lasciata sfuggire sono perduti per sempre, poiché il Maestro non parla due volte.



Quattro sono i requisiti per questo 
Sentiero:

Discernimento
Assenza di desiderio
Retta condotta
Amore

Cercherò di ripeterti quanto il Maestro
mi ha detto su ciascuno di essi.






AI PIEDI 
DEL MAESTRO

I

DISCERNIMENTO


Il primo di questi Requisiti è il Discernimento; generalmente si intende il discernimento tra il reale e l'irreale, che conduce gli uomini ad entrare sul Sentiero.
E' questo, ma è anche molto di più; e deve essere praticato non solo all'inizio del Sentiero, ma a ciascun passo su di esso, ogni giorno fino alla fine.
Tu entri nel Sentiero perché hai imparato che soltanto su di esso si trovano quelle cose, che meritano di essere conseguite.
Gli uomini che non sanno, lavorano per acquistare ricchezze e potere; ma queste durano al più una sola vita e perciò sono irreali.
Ci sono delle cose più grandi di queste, cose reali e durature e, non appena le avrai viste, non desidererai più le altre.

In tutto il mondo, ci sono soltanto due specie di uomini: quelli che sanno e quelli che non sanno; e ciò che conta è questa conoscenza. La religione che un uomo professa, la razza a cui appartiene non sono cose importanti; quello che veramente importa è questa conoscenza: la conoscenza del Piano di Dio per gli uomini. Poiché Dio ha un Piano e questo Piano è l'Evoluzione. Una volta che l'uomo ha visto questo Piano e lo conosce veramente, non può fare a meno di lavorare per esso, poiché è tanto glorioso, tanto bello. Così, poiché sa, egli si schiera dalla parte di Dio, e diventa un sostenitore del bene ed un oppositore del male, lavora per l'Evoluzione e non per il proprio interesse.

Se è dalla parte di Dio egli è uno di noi, e non importa se si chiama indù o buddhista, cristiano o maomettano, se è indiano o inglese, cinese o russo. Quelli che sono dalla Sua parte sanno perché sono qua e che cosa devono fare, e cercano di farlo; tutti gli altri non sanno ancora che cosa devono fare e, di conseguenza spesso agiscono stoltamente e cercano di escogitare metodi che credono potranno riuscire loro piacevoli; non rendendosi conto che tutti siamo Uno e che, perciò, soltanto quello che l'Uno vuole può, in realtà, essere piacevole per ognuno. Essi seguono l'irreale invece del reale; fino a che non hanno imparato a distinguere tra questi due, non si sono ancora schierati dalla parte di Dio; perciò questo Discernimento è il primo passo.

Ma, anche dopo che la scelta è stata fatta, ricordati che dal reale all'irreale ci sono molte varietà e che conviene ancora distinguere tra il bene e il male, tra ciò che ha importanza e ciò che non l'ha, tra l'utile e l'inutile, tra il vero e il falso, tra l'egoistico e il disinteressato. La scelta tra il bene e il male non dovrebbe essere difficile, perché quelli che vogliono seguire il maestro hanno deciso di fare il bene ad ogni costo! Ma il corpo e l'uomo sono due cose differenti, e ciò che l'uomo vuole non è sempre ciò che il corpo desidera. Quando il tuo corpo desidera qualche cosa, sosta e rifletti se tu veramente desideri quella cosa.
Perché tu sei Dio,
e vuoi soltanto quello che Dio vuole.

Ma è necessario che tu ricerchi nelle profondità del tuo essere, per trovare Dio in te stesso, e per udire la Sua voce che è la tua voce. 
Non confondere i tuoi corpi con te stesso - né il corpo fisico, né l'astrale, né il mentale.
Ciascuno di questi pretenderà di essere il Sè, per ottenere quanto desidera. Ma tu devi conoscerli tutti e conoscere te stesso quale loro padrone.
Quando c'è un lavoro da compiere, il corpo fisico vuole riposare, andare a passeggio, mangiare e bere; e l'uomo che non sa dice a se stesso: "Io voglio fare queste cose e devo farle".
Ma il saggio dice: "Chi desidera non sono io, e bisogna che aspetti un poco".
Sovente, quando si presenta l'occasione di aiutare qualcuno, il corpo suggerisce subito: "Quanta fatica sarà per me, lasciamo che lo faccia qualcun altro!" Ma l'uomo risponde al suo corpo: "Tu non mi ostacolerai nel compiere un'opera buona!"
Il corpo è un animale al tuo servizio, il destriero sul quale cavalchi. Perciò trattalo bene e abbine cura! Non strapazzarlo e nutrilo convenientemente, soltanto con cibi e bevande pure e mantienilo sempre scrupolosamente pulito, libero dalla più piccola macchia di sudiciume. Perché, senza la perfetta pulizia e la perfetta salute del corpo, non potrai compiere l'arduo lavoro di preparazione, non potrai sopportare lo sforzo incessante che esso richiede. Ma devi sempre essere tu che padroneggi quel corpo e non il contrario.

Il corpo astrale ha i suoi desideri, in grande quantità: vuole che tu vada in collera, che tu dica parole violente, che tu sia geloso, avido di denaro, invidioso della roba altrui, che ti lasci sopraffare dallo sconforto. Esso desidera tutte queste cose e molte altre ancora, non perché voglia farti del male, ma perché ama le vibrazioni violente e gli piace cambiare continuamente. Ma tu non vuoi nulla di tutto ciò e, perciò, devi discernere tra i tuoi bisogni e quelli del tuo corpo.

Il tuo corpo mentale desidera considerarsi orgogliosamente separato dagli altri, pensare molto a sé e poco al prossimo. Anche quando tu l'abbia distolto dagli interessi mondani,  esso cercherà ancora di essere egoisticamente calcolatore e di farti pensare al tuo progresso anziché al lavoro del Maestro e all'aiuto da dare agli altri. Quando mediti, cercherà di farti pensare alle molte varie cose che esso desidera, anziché all'unica cosa che tu vuoi.
Tu non sei questa mente, ma essa è tua perché tu te ne serva; e anche in questo è necessario il discernimento.  Vigila continuamente o fallirai!
L'Occultismo non conosce compromessi tra il bene e il male. Fai ciò che è giusto, a qualunque costo e astieniti da ciò che è male, qualunque cosa dicano o pensino gli ignoranti.

Studia profondamente le leggi nascoste della Natura e, quando le avrai conosciute, conforma ad esse la tua vita, esercitando sempre la ragione e il buon senso.

Distingui l'importante dal non importante. Saldo come una roccia quando si tratta di princìpi, cedi sempre nelle cose che non hanno importanza. Poiché devi essere sempre affabile e dolce, ragionevole e accondiscendente, lasciando agli altri la stessa piena libertà, che a te stesso è necessaria.

Cerca di scorgere ciò che merita di essere fatto, e ricordati che non devi giudicare dalla grandezza della cosa. E' più importante fare una minuzia direttamente utile al lavoro del Maestro, che non una cosa più grande che il mondo intero forse giudicherebbe buona.

Devi distinguere non solo l'utile dall'inutile, ma anche ciò che è più utile da ciò che è meno utile. Dar da mangiare ai poveri è opera buona, nobile e utile; tuttavia, nutrire le anime è più nobile e più utile che dar da mangiare ai corpi; ma solo quelli che hanno la conoscenza possono cibare le anime.

Se possiedi la conoscenza
è tuo dovere aiutare gli altri
a conseguire questo sapere.

Per quanto saggio tu possa essere, molto ti resta da imparare su questo Sentiero, tanto che anche in ciò occorre discernimento; e bisogna che tu rifletta attentamente per vedere che cosa vale la pena d'imparare. Ogni cognizione è utile e un giorno possederai tutto il sapere ma, fino a che ne hai solo una parte, cerca che questa parte sia la più utile.

Dio è Sapienza al pari di Amore, e quanto più sai tanta parte di Lui puoi manifestare. Studia, dunque, ma studia soprattutto ciò che ti può rendere meglio capace di aiutare gli altri. Persevera pazientemente nei tuoi studi, non perché gli uomini ti considerino erudito e nemmeno per la felicità di essere savio, ma perché soltanto l'uomo savio può saviamente aiutare. Per quanto grande possa essere il tuo desiderio di aiutare, se sei ignorante il tuo intervento potrà fare più male che bene.

Impara a distinguere la verità dalla menzogna; sii veritieri in tutto: nel pensiero, nella parola e nell'azione. Prima di tutto nel pensiero: non è facile, perché nel mondo ci sono molti pensieri falsi, molte stolte superstizioni; e chi ne è schiavo non può progredire.
Perciò, non pensare in un dato modo semplicemente perché la gente la pensa così, o perché è scritto così in qualche libro ritenuto sacro; pensa con la tua testa e giudica se la cosa è ragionevole. Ricorda che, se anche mille persone sono d'accordo su di un soggetto che non conoscono, la loro opinione non ha alcun valore. Chi desidera percorrere il Sentiero deve imparare a pensare con la propria testa, perché la superstizione è uno dei peggiori mali che ci siano al mondo, uno dei ceppi da cui devi liberarti completamente.

Il tuo pensiero, riguardo agli altri, deve essere vero. Non pensare di loro quanto non sai; non supporre che ti abbiano continuamente in mente! SE una persona fa qualcosa che ritieni ti danneggi, o dice qualcosa che credi si riferisca a te, non pensare subito: "Vuoi farmi del male!". E' molto probabile che non abbia nemmeno lontanamente pensato a te, perché ogni anima ha le proprie difficoltà e i suoi pensieri si aggirano principalmente intorno a se stessa. Se un uomo ti parla arrabbiato, non pensare: "Mi odia, vuole offendermi!" Probabilmente, qualche altra cosa o persona gli avrà fatto perdere la pazienza e,siccome gli è capitato d'incontrarti, sfoga la sua collera su di te. Egli agisce stoltamente, perché l'ira è sempre stolta; ma non per questo ti è lecito pensare erroneamente di lui.

Quando diventerai discepolo del Maestro potrai sempre verificare l'esattezza del tuo pensiero col porlo a fianco del Suo. Infatti, il discepolo è uno col suo Maestro, ed è sufficiente che egli elevi il suo pensiero nel pensiero del Maestro per scorgere, immediatamente, se si accorda con esso. Se non si accorda, il suo pensiero non è perfetto, perché Egli sa tutto. Quelli che non sono ancora accettati da Lui non possono aiutarsi molto fermandosi spesso e ponendosi le domande: "Cosa penserebbe il Maestro di ciò? Cosa farebbe o direbbe il Maestro in queste circostanze?"
Infatti, è preferibile non fare, dire o pensare quanto non puoi immaginare che il Maestro faccia, dica o pensi.

Devi essere veritiero anche nel parlare. Le tue parole devono essere esatte e senza esagerazioni. Non attribuire mai cattive intenzioni a un altro; solo il tuo Maestro ne conosce i pensieri, e può darsi che egli agisca per ragioni che non sono neppure balenate alla tua mente. Se senti una diceria a discredito di una qualsiasi persona, non ripeterla; può non essere vera; ma anche se lo fosse, è più caritatevole tacere. Rifletti, prima di parlare, per paura di dire delle inesattezze. 

Sii veritiero nell'azione; non pretendere mai di essere differente da quello che realmente sei; perché ogni simulazione è un ostacolo alla luce pura della verità, che dovrebbe risplendere attraverso un terso cristallo..

Impara a distinguere tra ciò che è egoistico e ciò che è disinteressato. Poiché l'egoismo ha molte forme e, quando credi di averlo finalmente ucciso in una di queste, esso risorge in un'altra più forte che mai.

Ma, a poco a poco, diventerai così colmo di pensieri di aiuto per gli altri che non avrai più posto, non avrai più tempo per alcun pensiero riguardo a te stesso.

Devi distinguere ancora in un altro modo. Impara a discernere il Dio in ognuno e in ogni cosa, per quanto cattivo egli o essa possa apparire superficialmente.

Puoi aiutare tuo fratello mediante quello che hai in comune con lui: la Vita Divina.

Impara a destare quella Vita in lui; impara a fare appello a essa e, in tal modo, salverai tuo fratello dal male.






continua in "Ai piedi del Maestro 2"

24 settembre 2013

La nutrizione 2

continua dal post del 11 settembre "La nutrizione 1"





Vi dicevo che bisogna masticare bene gli alimenti, ma la masticazione è soprattutto per il corpo fisico; per il corpo eterico bisogna aggiungere la respirazione.

Come l'aria ravviva la fiamma - sapete bene che bisogna soffiare sul fuoco per rianimarlo - così, fare della respirazione profonda durante il pasto consente una migliore combustione. La digestione è una combustione, così come lo sono la respirazione e il pensiero; soltanto il grado di calore e la purezza dei materiali differiscono da un processo all'altro. Mangiando, dovete dunque fermarvi ogni tanto e respirare profondamente, affinché la combustione permetta al corpo eterico di estrarre dal cibo le particelle più sottili. Poiché il corpo eterico è il conduttore della vitalità, della memoria e della sensibilità, così facendo beneficerete del suo corretto sviluppo. 

Il corpo astrale invece si nutre di sentimenti, di emozioni, quindi di elementi fatti di materia ancora più sottile delle particelle eteriche. Soffermandovi qualche momento sul cibo con amore, preparate il vostro corpo astrale ad estrarne delle particelle più preziose di quelle eteriche. Quando il corpo astrale ha assorbito tali elementi, ha tutte le possibilità di nutrire sentimenti appartenenti a un ordine estremamente elevato: l'amore per il mondo intero, la sensazione di essere felice, in pace e di vivere in armonia con la natura.

Purtroppo gli uomini vanno perdendo sempre più questa sensibilità; non provano più un senso di protezione, di sollecitudine, di amore e di amicizia verso gli oggetti, gli alberi, le montagne e le stelle. Sono inquieti, turbati, e quando si rifugiano nella loro casa, perfino durante il sonno hanno l'impressione di essere minacciati; ma interiormente qualcosa si sgretola, per cui non si sentono più protetti da madre natura, in quanto il loro corpo astrale non ha ricevuto il nutrimento di cui aveva bisogno.
Nutrite il vostro corpo astrale, e proverete delle indescrivibili sensazioni di benessere che vi spingeranno a manifestarvi con generosità e benevolenza. E se avrete dei problemi importanti da risolvere, saprete dimostrarvi di ampie vedute, comprensivi e tolleranti. 

Per nutrire il suo corpo mentale, un Iniziato si concentra sul cibo e chiude anche gli occhi per farlo meglio. Dato che il cibo rappresenta per lui una manifestazione della divinità, si sforza di studiarlo sotto tutti gli aspetti: da dove viene, cosa contiene, quali sono le sue caratteristiche fondamentali e quali entità se ne sono occupate, in quanto una schiera di esseri invisibili* lavora su ogni albero e su ogni pianta. Con lo spirito assorto in tali riflessioni, egli trae dal cibo elementi superiori a quelli del piano astrale, e da questi elementi gli derivano una chiarezza e una profonda visione della vita e del mondo. Dopo un pasto preso in simili condizioni, egli si alza da tavola con una comprensione così luminosa, tanto da renderlo capace di intraprendere le più grandi opere del pensiero.

La maggior parte della gente crede che sia sufficiente leggere, studiare e riflettere per sviluppare le capacità intellettuali. No, lo studio e la riflessione sono attività indispensabili ma non sufficienti; durante i pasti, anche il corpo mentale deve essere alimentato per acquistare resistenza a sforzi prolungati.

Bisogna comprendere bene che il corpo astrale e il corpo mentale sono il supporto l'uno del sentimento e l'altro del pensiero; essi hanno quindi bisogno di ricevere un nutrimento appropriato, affinché l'uomo possa svolgere il proprio compito sul piano affettivo e intellettuale.

Oltre ai tre corpi - eterico, astrale e mentale - l'uomo possiede altri corpi di un'essenza ancora più spirituale: il corpo causale, il buddhico e l'atmico, sedi della ragione, dell'anima, e dello spirito, che pure vanno nutriti. Li nutrirete lasciandovi penetrare da un sentimento di riconoscenza verso il Creatore. Questo sentimento di riconoscenza, che gli uomini vanno trascurando sempre più, vi aprirà le porte celesti attraverso le quali riceverete le più grandi benedizioni. In quel momento tutto si schiuderà davanti a voi e così vedrete, sentirete, vivrete! 
La riconoscenza è capace di trasformare la materia grossolana in luce e in gioia, ma bisogna imparare a utilizzarla.

Se saprete come alimentare i vostri tre corpi superiori, le particelle sottili che assorbirete in questo modo andranno a distribuirsi nel cervello, nel plesso solare, in tutti gli organi. Comincerete a rendervi conto di avere altre esigenze e di essere capaci di assaporare altre gioie di natura superiore, e vi si apriranno possibilità sempre maggiori.

Quando avete terminato il vostro pasto, non alzatevi da tavola immediatamente per andare a lavorare o discutere. Ma non va bene nemmeno andare a sdraiarsi. Se vi coricate per riposare, - si fa per dire - in realtà non vi riposerete affatto, ma vi appesantirete soltanto, e il vostro organismo diventerà pigro. Appena finito di mangiare, rimanete calmi un momento, facendo qualche respirazione profonda che consentirà una migliore distribuzione delle energie nell'organismo; vi sentirete così estremamente disponibili per riprendere ogni tipo di attività.

Non è sufficiente iniziare bene il pasto; bisogna anche terminarlo nel miglior modo possibile, per dare un buon avvio ai diversi lavori che vi attendono. Non dimenticate mai che ogni attività ha un inizio e che il momento essenziale è proprio l'inizio.

* vedi il libro di Geoffrey Hodson "Il regno degli dei"

continua nel post "La nutrizione 3"
Questi post sono tratti dal libro "Lo yoga della nutrizione" di Omraam Mikhael Aivanhov