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23 settembre 2013

Dalla Vita alla sopravvivenza e ritorno


Il percorso evolutivo della terra è ciclico; regolarmente si comincia dall'età dell'oro e si arriva a quella che stiamo vivendo noi ora, ormai molto lontani dalla grazia di Dio, senza regole, senza morale, in un pianeta con un elevato tasso di criminalità, di inquinamento e in procinto di entrare nella nuova età dell'oro.


Popolazioni che ci hanno preceduto, come ad esempio gli indiani d'America, con la loro cultura e la loro spiritualità, dimostrano come fossero più vicini all'età dell'oro di noi ora.
Ecco le straordinarie parole del capo Indiano Sealth, della tribù Suwamish:




"Il Grande Capo a Washington ci manda a dire che desidera comprare la nostra terra. Come si può comprare o vendere il cielo o il calore della terra? È un’idea che ci stupisce. Se non ci appartengono né la freschezza dell’aria né lo scintillio dell’acqua sotto il sole, come potreste comprarcelo? Ogni piccola parte di questa terra è sacra per il mio popolo. Ogni ago di pino, la riva sabbiosa, la bruma dei boschi, ogni insetto che nasce, il suo ronzio… è sacro nella memoria del mio popolo. La linfa che percorre gli alberi porta il ricordo del pellerossa. I morti dell’uomo bianco si dimenticano della loro terra natale quando vanno a passeggiare tra le stelle. I nostri morti, invece, non dimenticano mai questa bella terra, perché essa è madre dell’uomo rosso. Siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli, il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli. Le cime rocciose, l’odore delle praterie, il calore del corpo del puledro e l’uomo: tutti apparteniamo alla stessa famiglia. Quando il Gran Capo di Washington ci manda a dire che desidera comprare la nostra terra, è molto quello che ci chiede. Il Gran Capo dice che riserverà per noi un posto, dove poter vivere comodamente. Lui sarà nostro padre e noi saremo suoi figli. Per questo, stiamo considerando la sua offerta di comperare la nostra terra. Ma non sarà facile perché la terra per noi è sacra. L’acqua scintillante che corre nei ruscelli e nei fiumi non è solo acqua: è il sangue dei nostri avi. Se noi vi vendiamo la nostra terra, voi dovreste ricordare che essa è sacra, e dovreste insegnarlo ai vostri figli, dovreste insegnare loro, che ogni immagine che si rispecchia nell’acqua dei fiumi o dei laghi parla di avvenimenti e ricordi della vita del nostro popolo. Se vi vendiamo la terra, voi dovreste insegnare ai vostri figli che i fiumi e i laghi sono nostri fratelli e che meritano l’attenzione che merita un fratello. Sappiamo che il bianco non capisce il nostro modo di essere. Per lui un pezzo di terra è uguale ad un altro. Lui è come un estraneo che arriva nella notte, strappa alla terra quello che gli è necessario e se ne va . Non guarda alla terra come ad una sorella ma come ad un nemico. E quando l’ha conquistata l’abbandona e parte per altri destini. Lascia indietro le tombe dei suoi padri e non se ne cura. Viola la terra dei suoi figli e non se ne cura. Tratta la sua madre terra e suo fratello, il cielo, come cose che si possono comprare, saccheggiare, vendere, come pecore o lucenti monili. Il suo appetito divorerà la terra e temo, che dietro, resterà solo il deserto. Non so. Le nostre usanze sono diverse dalle vostre. L’immagine delle vostre città ferisce l’occhio del pellerossa, ma probabilmente perché il pellerossa è selvaggio e non capisce. Non esiste tranquillità nelle città dei bianchi. Non c’è un posto dove si possa ascoltare il rumore delle foglie o il sussurro delle ali di un insetto. Ma forse dico questo perché sono un selvaggio e non capisco. Il rumore delle città disturba l’udito. Come sarebbe la vita dell’uomo se non potesse ascoltare il grido solitario del coyote o l’animata conversazione notturna dei rospi nello stagno? Io sono pellerossa e non capisco. L’indiano preferisce il dolce suono del vento che slanciandosi come una freccia accarezza lo stagno e preferisce l’odore del vento bagnato dalla pioggia mattutina, o profumato dal pino pieno di pigne. L’aria è preziosa per il pellerossa, perché tutte le cose condividono lo stesso respiro. Le bestie, l’albero, l’uomo tutti respirano la stessa aria. L’uomo bianco sembra non far caso all’aria che respira come un essere agonizzante da molto tempo, è insensibile al cattivo odore che emana. Ma se noi vi vendiamo la terra, voi dovreste ricordarvi che l’aria è sacra. L’aria che ha raccolto il primo respiro del nostro antenato e ne ha raccolto anche l’ultimo. Voi dovreste mantenerla intatta e sacra perché si possa assaporare il vento purificato dal profumo dei fiori. Se decidiamo di vendere la terra, lo faremo ad una condizione, l’uomo bianco dovrà trattare gli animali e queste terre come suoi fratelli e sue sorelle. Io sono un selvaggio e non capisco altre forme di pensiero. Ho visto migliaia di bufali imputridire nella prateria, abbandonati dai bianchi dopo averli colpiti con il fucile da un treno in corsa. Io sono un selvaggio e non capisco come il cavallo di ferro, sia più importante del bufalo che noi sacrifichiamo soltanto quando ne abbiamo bisogno per sopravvivere. Cos’è l’uomo senza animali? Se tutti sparissero l’uomo avrebbe una gran solitudine di spirito. Perché tutto quello che accade agli animali, in seguito si ripercuote sull’uomo. Tutti noi esseri viventi siamo mutuamente dipendenti uno dall’altro. Noi sappiamo questo: la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra. Noi sappiamo che tutte le cose appartengono ad una unica famiglia. Tutto è unito. Non è l’uomo che ha ordito le trame del tessuto della vita egli è solo uno dei suoi fili. Quello che l’uomo fa a questo tessuto lo fa a se stesso. Noi sappiamo una cosa che l’uomo bianco non sa, ma un giorno scoprirà, il vostro Dio e il nostro Dio sono lo stesso Dio. Voi pensate che Lui sia una vostra proprietà, come per la terra, ma non è così. E non sarà così. Lui è Dio di tutti gli esseri e la sua compassione è la stessa verso il popolo pellerossa e verso l’uomo bianco. Per Lui la terra è preziosa e recar danno alla terra è disprezzare il Creatore. Questo destino per noi è un mistero. Ma noi siamo selvaggi e non capiamo quando vediamo tutti i bufali sacrificati, i cavalli selvaggi domati, gli angoli dei boschi impregnati dall’odore di molti uomini, le cime delle montagne macchiate di filo spinato. Dov’è il bosco? E’ sparito! Dov’è l’aquila? Sparita! E’ la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza.”
Il capo Sealth aveva sicuramente ragione in molte cose, e l'ultima sua affermazione è una profezia straordinaria: "...l'inizio della sopravvivenza." 
Beh, forse non si è trattato dell'inizio della sopravvivenza, ma certo è che attualmente la nostra non può chiamarsi Vita.
Ciò che lui forse non sapeva è che un giorno tutto sarebbe continuato, ma al contrario: la sopravvivenza, infatti, si trasformerà di nuovo in Vita; nella misura in cui l'umanità si riavvicinerà alla casa del Padre, di Dio, si addentrerà sempre più nell'età dell'oro

Abbiamo parlato in altri post del calore a cui è sottoposto il pianeta adesso, calore insopportabile per chi non si adegua ai requisiti richiesti per entrare nel Regno. Quando l'oro viene raffinato viene sottoposto a elevata temperatura proprio per purificarlo ed eliminare le scorie; gli esseri umani, in un certo senso, vengono in questo momento cotti nella pentola di Dio per essere liberati da impurità come gli attaccamenti e le emozioni inferiori. Nell'oro puro, e nell'età corrispondente, resteranno solo coloro che si sono lasciati ripulire dall'opera di raffinamento divina.

Enrico D'Errico                      

                      

                         

6 settembre 2013

Le vergini stolte

...continua dal post del 2 settembre "La sollecitudine di Lot"



Abbiamo parlato nel precedente articolo dell'urgenza di esaminare la nostra vita, essere vigili e pronti.
Di queste qualità salvifiche nella Bibbia si parla in più di una circostanza e ora esamineremo insieme l'interessante racconto delle dieci vergini contenuto in Matteo 25. Vi prego quindi, prima di proseguire col post, di leggere dal versetto 1 al 13.

Qui si parla di un gruppo di vergini che, prese le loro lampade, vanno incontro allo sposo. 
Negli ultimi duemila anni tutte le organizzazioni religiose cristiane hanno operato per andare incontro allo sposo, per sostenere, almeno apparentemente, gli insegnamenti di Cristo. Ma in che modo lo hanno fatto? In realtà generalmente esse si sono preoccupate soprattutto di mantenere il potere politico ed economico sulle persone anziché aiutarle a crescere spiritualmente e elevare la loro consapevolezza; non sono state vergini discrete: non hanno saputo conservare il prezioso olio della saggezza, della verità, della luce. Le loro lampade non sono state in grado di guidare il cammino delle persone che hanno riposto fiducia in loro, persone quindi prive di buoni pastori che sono ora pecore denutrite e malandate. Denutrite perché non è stato  fornito loro buon nutrimento spirituale, il "cibo a suo tempo" di cui parlano le scritture. 
E' assolutamente evidente che le organizzazioni religiose non godono del sostegno di Dio e non godono più neanche molto dell'appoggio della gente.

Ma parlando del nostro cammino spirituale, a quale categoria di vergini pensate di potervi paragonare?
Forse quando abbiamo iniziato il nostro percorso eravamo dotati di entusiasmo ed equipaggiati con la quantità necessaria di olio per far fronte a ogni evenienza; ma poi alcuni, come le vergini stolte, hanno cominciato ad essere meno focalizzati sulla Verità, sullo Sposo, sulla Luce necessaria per proseguire il cammino. Ora forse sono stati di nuovo attratti dal mondo e non sono più desti e pronti come un tempo. 
Uno dei modo principali per mantenere la giusta quantità di olio nelle nostre lampade è un continuo sforzo per ricordarsi di sé, anelando al risveglio della propria coscienza e attendendo con zelo che lo Sposo arrivi e prenda possesso di noi. Questo è molto importante anche perché, come afferma il verso 13, non sappiamo né il giorno né l'ora, e cioè, sebbene sia proprio questo il tempo della fine del vecchio sistema di cose e dell'inizio del nuovo, non sappiamo quando lo Sposo chiuderà la porta impedendo al resto delle vergini di entrare.

Matteo parla di un argomento analogo anche al capitolo 7 dove, dal versetto 21 dice: "Non chiunque mi dice 'Signore, Signore', entrerà nel regno dei cieli ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno 'Signore, Signore, non abbiamo profetizzato in nome tuo, e in nome tuo espulso demoni, e in nome tuo compiuto molte opere potenti?' E allora io confesserò loro: Non vi ho mai conosciuti! Andatevene via da me, operatori d'illegalità".

Avete visto? Anche qui qualcuno chiede di poter entrare nel regno, ma evidentemente non ha i requisiti necessari per essere accettato, non ha fatto tutto il possibile, non si è sforzato di entrare in connessione personale col Padre, l'unico che, tramite il Figlio, potesse dare indicazioni salvifiche.

E' chiaro che ognuno deve indagare a fondo per comprendere se sta realmente facendo la volontà del Padre.
Stiamo vigilando? Siamo desti e pronti? Comprendiamo che tali avvertimenti e sollecitazioni sono rivolti proprio a noi, adesso?
Se ci comportiamo come i contemporanei di Noè non ci stiamo rendendo conto dell'urgenza dei tempi e il passaggio al nuovo sistema di cose ci creerà enormi danni. Se non usciamo da Sodoma, e cioè dal mondo, con prontezza, il fuoco della distruzione calerà in un certo senso anche su di noi. Già sta succedendo, è sotto gli occhi di tutti, ma le persone del mondo sono disorientate e non sanno darne spiegazione: la pazzia sta dilagando, il "fuoco della distruzione" sta divorando le menti di molte persone che commettono così crimini impressionanti. Molti uomini, la cui gelosia in precedenza raramente sarebbe sfociata in atti criminosi, ora li spinge, fuori da ogni controllo, a uccidere mogli, fidanzate o compagne che non vogliono più vivere con loro, ucciderle perché non possono tollerare la loro assenza. 
Oppure uomini che per tutta la vita sono stati forse onesti lavoratori, buoni padri di famiglia, improvvisamente trucidano tutti i propri congiunti e si tolgono la vita.
Figli uccidono i genitori, adolescenti si tolgono la vita per questioni futili come un brutto voto a scuola o perché non hanno i soldi per rifarsi il naso.
Se fino ad ora vivere lontano dalla presenza del Padre, vivere nel mondo senza occuparsi di Dio e dei suoi propositi era possibile, ora, in questo particolare momento evolutivo, nel tempo della fine di un sistema di pensiero e di cose, non lo è più. La protezione divina che si ottiene elevando il proprio stato di coscienza, aprendo il proprio cuore, è senza dubbio l'unico modo per scampare alla distruzione descritta nelle Sacre Scritture ed entrare nel Regno, nell'età dell'oro.

Quindi "non continuiamo a dormire come fanno gli altri ma stiamo svegli e siamo sobri" (1° Tessalonicesi 5:6) e che tutti noi si possa pregare come il salmista, dicendo: "La tua parola è una lampada al mio piede, e una luce al mio cammino" (Salmo 119:105)

Enrico D'Errico