23 giugno 2014

IMMAGINI URBANE




Negli ultimi mesi ho molto fotografato. Mi piace tanto farlo, sin da quando ero ragazzino e giravo con la mia Kodak instamatic a caccia di bellezza. Ho usato ogni genere di macchina fotografica a pellicola, polaroid o digitale...fino ad arrivare ai cellulari o all'iPad.

Si, ho fatto tantissime foto, ma ho deciso di non mostrarvele: vi bastino le "bitinformazioni" che ho immagazzinato negli occhi e nel cuore.

E' una sorta di reportage sul disagio urbano; si tratta di scatti effettuati soprattutto dentro e fuori le stazioni, in piena notte, nei luoghi più disgustosi, quelli che sanno di piscio e piedi sporchi, quelli dove non osereste mai guardare neanche a trenta metri di distanza. Parlo di Torino Porta Nuova, di Milano Centrale, Cuneo, Roma Termini e Roma Ostiense.


Quante cose ho veduto e di cui vorrei raccontarvi...quante persone, sparpagliate per il territorio urbano, che alla sera, come anime perse, cercano tutte un luogo in cui trascorrere alcune ore al coperto, al riparo dal freddo, dalla pioggia o dai calci di chi cerca capri espiatori alla propria rabbia mal espressa e mai alchemizzata.

Tra queste decine di migliaia di persone il mese scorso vi ho fatto conoscere Hamib, il marocchino di Cuneo; in questi giorni, qui a Roma, ho frequentato Marco, un clochard, un uomo senza fissa dimora, psicolabile, permanentemente in viaggio, non so se alla ricerca o per sfuggire se stesso. Propenderei per la seconda opzione, anche se in realtà si tratta comunque della stessa cosa: alcuni infatti scelgono strade più lunghe e tortuose per ritrovarsi.

L'Esistenza gli sta creando un problema alle gambe ormai cronicizzato; il messaggio è molto chiaro: non stai usando le gambe per percorrere la strada giusta per te.

Accanto a lui talvolta l'odore è fortissimo. Lo avevo attribuito al fatto che non si lava molto, invece ora penso che il problema è che le sue ulcerazioni agli arti inferiori stanno suppurando e forse sta avanzando la cancrena.

Per uno come Marco anche un'amputazione non conterrà, al momento, alcun messaggio comprensibile.

Nulla in questi casi può essere fatto con le parole ma solo con la nostra presenza costante, silenziosa e confortante.

E ancora una volta ricordo un famoso versetto biblico che raccomanda di non dare le perle ai porci oppure le meno note parole del testo "La porta senza porta", al pensiero 33:
"Se incontri un maestro di scherma per la strada, puoi dargli la tua spada, se incontri un poeta, puoi offrirgli la tua poesia. Quando incontri qualcuno, dì solo una parte di ciò che intendi. Non dare mai tutto immediatamente."

Enrico D'Errico
egosumanima