30 marzo 2020

RIFUGIARSI IN DIO




Quando c’è molto rumore intorno, è necessario prendersi ancor più tempo per stare con se stessi e restare nel proprio centro; lì c’è pace, fiducia e sicurezza.
Intorno c’è ansia, preoccupazione e una quantità enorme di informazioni false, adatte per le orecchie degli uomini comuni che vogliono ascoltare solo favole e menzogne.
Ma molti di noi stanno acquisendo orecchie per sentire, orecchie capaci di riconoscere il suono della verità nella massa di informazioni fuorvianti.
Stiamo comprendendo che, ancora una volta, la terra, il nostro bel pianeta, sta dimostrando il suo bisogno di ripulirsi, scrollarsi di dosso coloro che non si prendono cura di lei. 
In questo non v’è alcunché di crudele: voi ve la terreste sul groppone una persona gretta e malvagia, una persona che vi insulta e vi disprezza, che vi vomita e defeca addosso, che attenta di continuo alla vostra vita? No, non credo che la sopportereste a lungo.
Naturalmente è necessario mostrare compassione per coloro che soffrono a motivo della pandemia estesamente diffusa sul pianeta, ma davvero non possiamo lasciarci prendere dal panico; per molti di noi c’è un compito preciso da svolgere: sguainare le nostre spade e squarciare il velo di maya, distruggere il bozzolo letargico in cui sono avviluppate le menti della gente.
Come sapete mi dedico spesso, ormai da molti decenni, alla lettura delle sacre scritture.
Oggi vi guiderò in un percorso col quale tenterò di dimostrare come l’attuale comportamento della terra nei confronti dei suoi scriteriati abitanti non sia affatto una novità.

Cominciamo con il diluvio universale: perché si verificò?
Il capitolo 24 del vangelo di Matteo si riferisce agli avvenimenti che si stanno svolgendo sotto i nostri occhi e i versetti da 37 e 39 affermano: 

“Come furono i giorni di Noè,così sarà la presenza del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni prima del diluvio mangiavano e bevevano, gli uomini si sposavano e le donne erano date in moglie, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e li spazzò via tutti, così sarà la presenza del Figlio dell’uomo.”

La Natura o Dio, se preferite, attuò una separazione tra coloro che avevano a cuore il pianeta e coloro che invece si comportavano in maniera insensata o pensavano solo ai propri affari.

Anche il racconto di Luca ci parla di una situazione analoga: molti furono spazzati via, altri sopravvissero. Nel suo vangelo viene fatto un parallelo tra il diluvio e l’episodio di Sodoma; ecco i versi da 26 a 30 del capitolo 17: 

“Inoltre come avvenne ai giorni di Noè, così sarà ai giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, gli uomini si sposavano e le donne erano date in moglie fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e venne il diluvio e li distrusse tutti. Lo stesso accadde ai giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano e costruivano. Ma nel giorno in cui Lot uscì da Sodoma, dal cielo piovvero fuoco e zolfo, e furono tutti distrutti. Così sarà anche nel giorno in cui il Figlio dell’uomo sarà rivelato.

Separazione

Matteo 24:40-41 
“Allora due uomini saranno in un campo: uno sarà preso e l’altro lasciato. Due donne lavoreranno a una macina a mano: una sarà presa e l’altra lasciata.”

Luca 17:31-35
“Quel giorno chi è sulla terrazza non scenda in casa a prendere le sue cose, e similmente chi è nel campo non torni indietro. Ricordate la moglie di Lot. Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, ma chi la perderà la salverà. Vi dico che quella notte due persone saranno in un letto: una sarà presa, l’altra sarà lasciata. Ci saranno due donne a macinare alla stessa macina: una sarà presa, l’altra sarà lasciata.”


Essere vigilanti e pensare al tipo di persone che siamo

Seconda lettera di Pietro, capitolo 3:
“…molto tempo fa c’erano i cieli e una terra posta solidamente fuori dall’acqua e fra le acque mediante la parola di Dio, e mediante quelle cose il mondo di allora subì la distruzione quando fu inondato dall’acqua. Ma mediante la stessa parola i cieli e la terra attuali sono riservati al fuoco, custoditi fino al giorno del giudizio e della distruzione degli empi. Comunque, non sfugga alla vostra attenzione, miei cari, che per Dio un giorno è come mille anni, e mille anni come un giorno. Dio non è lento ad adempiere la sua promessa, come pensano alcuni, ma è paziente con voi perché desidera che non sia distrutto nessuno ma che tutti giungano al pentimento.  Tuttavia il giorno di Dio verrà come un ladro; in quel giorno i cieli scompariranno con un gran fragore, ma gli elementi, essendo incandescenti, si dissolveranno, e la terra e le opere che sono in essa saranno portate allo scoperto.
Dato che tutte queste cose devono quindi essere dissolte, pensate a che tipo di persone dovete essere, persone che hanno una condotta santa e compiono opere di devozione a Dio, mentre aspettate e tenete bene a mente la presenza del giorno di Dio, mediante il quale i cieli saranno distrutti nelle fiamme e gli elementi si scioglieranno per l’intenso calore. Ma secondo la sua promessa noi aspettiamo nuovi cieli e una nuova terra, e in questi regnerà la giustizia.”

Matteo 24:42. 
“Vigilate, dunque, perché non sapete in quale giorno verrà il vostro Signore.”


Concludendo questo articolo devo dirvi che io non ho alcun dubbio sul fatto che proprio adesso si stia verificando una separazione tra coloro che si stanno svegliando, che stanno aprendo il proprio cuore e coloro che invece stanno dimostrando crudeltà verso il prossimo e la terra, immergendosi sempre più nel sonno della coscienza.

Il salmo 37, infine, è denso di informazioni confortanti e preziose per coloro che fra noi stanno provando timore:
Versi 1 e 2: 
Non indignarti a causa dei malvagi, e non essere invidioso di quelli che fanno ingiustizia.
Poiché si seccheranno rapidamente come l’erba, e come la nuova erba verde appassiranno.
Verso 3:
Confida in Dio e fa’ il bene; risiedi sulla terra e agisci con fedeltà.
Verso 5: 
Affida a Dio il tuo cammino e confida in lui, ed egli agirà in tuo favore.
Versi da 7 a 11:
Attendi Dio in silenzio; aspettalo fiducioso. Non indignarti per coloro che riescono nei loro inganni. Allontana l’ira e abbandona il furore; non indignarti e non fare il male, perché i malvagi saranno spazzati via, ma quelli che sperano in Dio erediteranno la terra.
Ancora un po’ e i malvagi non ci saranno più; guarderai verso il luogo in cui erano, e non li troverai. Ma i mansueti erediteranno la terra e proveranno immensa gioia nell’abbondanza di pace.

A me pare che il quadro sia assolutamente chiaro e non ci sia altro da aggiungere, non vi sembra?

27 marzo 2020

ACEDIA


Più triste della tristezza, “l’acedia” è quella forma particolare della pulsione di morte che introduce il disgusto e la stanchezza in tutti i nostri atti. Conduce alla disperazione, talvolta perfino al suicidio.
Nel linguaggio contemporaneo, parleremmo di depressione o di melanconia nell’accezione clinica del termine. Gli antichi Padri la chiamavano anche “il demone di mezzogiorno” e descrivevano con precisione quello stato in cui l’asceta, dopo aver conosciuto le consolazioni spirituali dell’inizio e il combattimento ardente della maturità, rimette in discussione tutto il suo cammino. È il grande dubbio: “Non avrò esagerato? A che serve tutto questo tempo passato nel deserto?” 
Non si prova più alcun piacere nella liturgia e negli esercizi spirituali e Dio appare come una proiezione dell’uomo, un fantasma, un’idea frutto di umori infantili; meglio allora lasciare la solitudine, essere utile nel mondo, fare qualcosa. Qualche volta “il demone di mezzogiorno”        inciterà l’uomo casto e sobrio a recuperare il tempo perduto nel campo della sessualità e delle bevande forti.

Anche Jung, nel suo processo di individuazione, ha descritto bene quel momento di crisi in cui l’uomo, spesso verso la quarantina, rimette in questione la sua vita. È un periodo in cui si può manifestare con violenza il ritorno di ciò che è stato represso, ma può essere anche il momento chiave di un passaggio verso una realizzazione più alta. Ai valori “dell’avere” si sostituiscono I valori “dell’essere” i quali orientano ormai la vita dell’uomo non più verso l’affermazione dell’ego ma, al contrario, verso la sua relativizzazione e la sua integrazione nell’archetipo della totalità che Jung chiama il Sé. Questo periodo è caratterizzato particolarmente da depressione. Tutti gli antichi sostegni o le antiche sicurezze vengono a mancare e niente sembra sostituire il bell’edificio crollato; se si cerca un aiuto o un conforto, ciò non fa che accrescere la disperazione e il sentimento di totale incomprensione al quale pare di essere condannati. 
I Padri del deserto raccomandano di pregare molto per quelli che sono colpiti da acedia: non si può fare altro. Consigliare il lavoro manuale non è poi di grande aiuto. Occorre tuttavia occupare la mente in mansioni semplici. Vivere il momento presente senza aspettare nulla né dal passato né dall’avvenire. “Ad ogni giorno basta la sua pena”. Al culmine dell’angoscia si tratta di tenere duro.  È il momento della fedeltà. Amare Dio non è più sentire che lo si ama, ma volerlo amare. È anche entrare nel deserto della fede. Si crede perché “si vuole” credere. I soccorsi della ragione sono come stampelle già bruciate nel fuoco della fatica e del dubbio. È il momento della maggiore libertà, in cui si può scegliere Dio o rifiutarlo.
È stato il demone  dell’acedia che si è impadronito di Giuda e di Pietro nel momento del loro tradimento? Molto probabilmente. Esso ha vinto Giuda e lo ha condotto alla disperazione e al suicidio: Giuda ha dubitato della misericordia di Dio. Pietro invece lo ha vinto in un atto di pentimento. Ha creduto che se il suo cuore lo condannava, Dio era più grande del suo cuore.
L’acedia può condurci all’inferno, nel senso che ci rinchiude in noi stessi. Non esiste più apertura o varco per l’amore. Non esiste più desiderio del desiderio dell’altro.

Di nuovo, I Padri ci ricordano che questa tentazione passerà; dura talvolta più a lungo delle altre, ma come tutto ciò che passa, passerà: non c’è dolore eterno, e colui che resiste deve sapere che questo demone non è seguito immediatamente da alcun altro; dopo la lotta subentra nell’anima uno stato di pace e una ineffabile gioia.

(tratto da "L'Esicasmo" di Jean-Yves Leloup)