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5 ottobre 2013

Sacre scritture e lavoro su di sé





Guarda guarda.... persino il libro di Qoelet parla di lavoro su di sé!

"Mi sono proposto di ricercare ed esplorare con saggezza tutto ciò che si fa sotto il cielo. Questa è un'occupazione gravosa che Dio ha dato agli uomini perché vi si affatichino".
Allora,che ne dite, non vi sembra molto interessante?
Interessante e chiaro, direi; dunque....vediamo. 
Qui si parla di un'occupazione che è stata data agli uomini; e com'è tale occupazione? Gravosa. 
Una gravosa occupazione dataci da Dio in persona e nella quale dovremmo impegnarci e faticare.
Ma la parte precedente del versetto ci fa capire quale sia questa occupazione e quale sia l'attitudine di colui che scrisse, il re Salomone.
Dalle parole "mi sono proposto..." si comprende che la ricerca e l'esplorazione erano qualcosa in cui aveva deciso di impegnarsi con determinazione; inoltre disse che voleva farlo con saggezza. Ma esplorare cosa? Tutto ciò che si fa sotto il cielo.
Esplorare con saggezza e determinazione tutto ciò che si fa sulla terra: questo è il lavoro in cui Dio si aspetta che ci impegniamo.

Il libro di Qoelet, o Ecclesiaste, mi è sempre piaciuto molto e ho notato, ancora una volta, come le Sacre Scritture ci riservino sempre nuovi significati, più abbondanti e profondi nella misura in cui cresce la nostra consapevolezza.

Qoelet ci fa capire che i nostri problemi non sono poi cambiati molto rispetto a quelli dell'umanità di 2000 anni fa.
Le persone sono sempre state impegnate in qualcosa che le allontana da loro stesse e li fa vivere in modo meccanico, poco significativo e vano.
E proprio di vanità si parla al capitolo 2 nei versetti da 1 a 11; qui Salomone narra di come si sia concesso ogni cosa desiderasse, ma alla fine la sua riflessione fu: 
"E io, sì, io, mi volsi a tutte le mie opere che le mie mani avevano fatto e al duro lavoro per compiere il quale avevo lavorato duramente, ed ecco, ogni cosa era vanità e un correr dietro al vento, e non c’era nulla di vantaggioso sotto il sole".

Proseguendo nella lettura scopriamo che persino il re Salomone, uno degli uomini più saggi del suo tempo, aveva gli stessi meccanismi che hanno attualmente tutti gli esseri viventi, come la possessività, l'attaccamento, il bisogno di essere riconosciuto; queste caratteristiche si evincono dai versi da 17 a 19: 
"E odiai la vita, perché l’opera che è stata fatta sotto il sole era calamitosa dal mio punto di vista, poiché ogni cosa era vanità e un correr dietro al vento. E io, sì, io, odiai tutto il mio duro lavoro a cui lavoravo duramente sotto il sole,  che avrei lasciato all’uomo che sarebbe venuto dopo di me. E chi sa se egli si mostrerà saggio o stolto?  Eppure avrà dominio su tutto il mio duro lavoro a cui lavorai duramente e in cui mostrai sapienza sotto il sole. Anche questo è vanità".

All'inizio del capitolo 4 si parla di oppressione, di prevaricazione e di competizione. Anche qui sembrano cose scritte da un nostro contemporaneo: 
"E io stesso tornai a vedere tutti gli atti di oppressione che si compiono sotto il sole, ed ecco, le lacrime di quelli che erano oppressi, ma non avevano confortatore; e dalla parte dei loro oppressori c’era il potere, così che non avevano confortatore"
Effettivamente dietro coloro che compiono atti oppressivi e prevaricatori c'è spesso il potere costituito, la società stessa o personaggi che comunque detengono un gran potere; ovviamente se ci si rivolge proprio a loro per ricevere conforto, non si può che uscirne delusi.
Il verso 4 descrive la rivalità, la competizione che esiste nel campo del lavoro: 
"E io stesso ho visto tutto il duro lavoro e tutta l’abilità nell’opera, che significa rivalità dell’uno verso l’altro; anche questo è vanità e un correr dietro al vento".
Interessante anche quello che possiamo considerare un vero e proprio elogio dell'ozio, contenuto sempre al capitolo 4, al versetto 6:
"È meglio una manciata di riposo che una doppia manciata di duro lavoro e correr dietro al vento".
Molto belli e stimolanti sono anche i primi versi del quinto capitolo: 
"Guarda i tuoi piedi ogni volta che vai alla casa del vero Dio; e ci sia un accostarsi per udire, anziché per dare un sacrificio come fanno gli stupidi, poiché essi non sono consapevoli di fare ciò che è male.Non affrettarti riguardo alla tua bocca; e in quanto al tuo cuore, non abbia fretta di proferir parola dinanzi al vero Dio. Poiché il vero Dio è nei cieli ma tu sei sulla terra. Perciò le tue parole devono essere poche".

Sto pensando anche a un altro passo di cui ho già parlato in questo blog; si trova in Matteo capitolo 6, i versetti 7 e 8: 

"Ma nel pregare, non dite ripetutamente le stesse cose, come fanno le persone delle nazioni, poiché esse immaginano di essere ascoltate per il loro uso di molte parole.  Non vi rendete dunque simili a loro, poiché Dio, il Padre vostro, sa quali cose vi occorrono  prima che gliele chiediate". 
Quando ci accostiamo a Dio dovremmo prima di tutto essere disposti a udire, ascoltare piuttosto che parlare, parlare, parlare, magari per chiedere cose che il Padre già sta facendo per noi. Questa fretta di parlare, di proferir parola, testimonia che chi prega non ha una buona relazione con Dio, ma usa le parole di preghiere scritte da altri piuttosto che farle sgorgare dal suo cuore. 

Lo studio della Parola di Dio, il lavoro su di sé, possono trasformare la qualità delle nostre preghiere e migliorare la nostra relazione col Padre.


Enrico D'Errico

4 agosto 2013

L'edu-castrazione familiare, religiosa e sociale

Questo post è parzialmente tratto da un capitolo del mio libro "Io sono un'anima". 

Una canzone di Giorgio Gaber recita così:

“Non insegnate ai bambini

non insegnate la vostra morale

è così stanca e malata

potrebbe fare male.

Forse è una grave imprudenza

lasciarli in balia di una falsa coscienza.

Non insegnate ai bambini

non divulgate illusioni sociali

non gli riempite il futuro di vecchi ideali

l’unica cosa sicura è tenerli lontani dalla nostra cultura.”



Per secoli abbiamo generato figli e figlie presumendo di avere qualcosa da insegnare loro, ma abbiamo attinto soltanto a un fardello pesante di regole assurde capaci di castrare il potenziale dei nostri bambini. Invece di stare in attento ascolto di cosa loro avevano da riferirci riguardo al mondo spirituale, invece di rispettare la loro preziosa unicità, la loro individualità, abbiamo ritenuto opportuno doverli educare quasi esclusivamente alla realtà pratica della vita di tutti i giorni, a farne dei bravi e onesti lavoratori, padri e madri di famiglia.


foto di Steve McCurry

E’ stato un disastro. Non avevamo nulla d’interessante da insegnare, ed è proprio quel nulla che abbiamo inculcato nelle loro menti. Gli aneliti del loro cuore vibrante sono stati giudicati inadatti alla concretezza della vita comune, inadatti per poter gareggiare in un mondo dove la competizione per la sopravvivenza regna sovrana. Ma i valori che abbiamo trasmesso loro sono illusori, grotteschi e dissacranti. Negli ultimi anni in Italia si è accesa una forte polemica sull'istruzione pubblica nelle scuole, ma raramente ho sentito studenti, insegnanti, opinionisti o uomini politici toccare il centro del problema. Nel secolo scorso, Rudolf  Steiner, uomo particolarmente lungimirante, fece capire con estrema lucidità che l'istruzione scolastica deve essere rivoluzionata radicalmente e che i cambiamenti possono farsi solo se i riformatori e i docenti sono uomini dotati di una coscienza superiore. Nessun burocrate o legislatore, se non agisce in base a principi etici ed evolutivi di natura  universale, potrà mai decidere qualcosa di buono per i nostri figli.


V’imploro quindi di cominciare a prendere in considerazione l’idea di non mandare più i vostri figli a scuola. Smettete di considerarli cose da parcheggiare in un luogo qualsiasi, “basta che non disturbino”. I figli sono una vostra esclusiva responsabilità, un privilegio meraviglioso che il Padre vi concede: essi non sono vostri ma suoi, e quindi ne dovete avere cura come se fossero angeli, perché in realtà lo sono. Se non vi sembrano tali è meglio che lasciate ad altri il privilegio di averne;
ma perché volete proprio aver bambini? Chiedetevelo seriamente e siate onesti nella vostra riflessione. Vedrete che salteranno fuori risposte piuttosto vergognose del tipo “Beh, li fanno tutti…” o “Un matrimonio senza figli non è un matrimonio…”. Effettivamente la maggioranza delle persone mette al mondo dei figli senza neanche sapere se li vuole o no, e senza preoccuparsi di trovare un modo per non concepirli. Molti non si rendono conto che si serviranno dei nuovi nati solo per colmare le proprie lacune; il peso che questi genitori immaturi pongono sulle spalle dei loro figli è enorme; e questo fardello farà crescere bambini malati che un giorno saranno adulti egoisti e incapaci di non subire soprusi ed essere a loro volta rapaci nel rapporto con le cose e le persone.
Nulla vi deve obbligare a riprodurvi se non il pensiero di poter ospitare per circa vent’anni una creatura venuta direttamente dal cielo per incarnarsi mediante voi e, grazie al vostro devoto sostegno, crescere in salute, prosperità e consapevolezza.
I tempi sono maturi per un veloce salto quantico della coscienza umana: possibile non avvertiate niente di particolare nell’aria? E’ gia in atto un enorme cambiamento che sta coinvolgendo tutta la terra e le attività che si svolgono in essa. Ciò che abbiamo costruito negli ultimi millenni ha ormai svolto la sua funzione: ora è necessario che l’essere umano si adegui alla nuova struttura che sarà data alla società nel suo insieme. I rapporti tra le persone, col tempo, non saranno più improntati sulla competizione ma sulla collaborazione. Come già si può prevedere dall’andamento della borsa, dal crack di numerose banche e dalla crisi dell’industria, tutto il sistema economico mondiale, fino ad ora basato sullo sfruttamento e il sopruso, sta per crollare.
L’istruzione scolastica, che da qualche tempo dimostra segni di stanchezza, è una barca che fa acqua da tutte le parti.(vedi anche il seguente video http://youtu.be/tDwPVJOxpvI) E’ tempo di capire che siamo ormai pronti per rivoluzionare completamente il modo di far crescere i bambini. Basta figli allevati in batteria allo scopo di creare automi da inserire in catene di produzione! Possibile che non riusciate ad avere più rispetto per le creature che arrivano a farvi visita? Come potete anche solo pensare che gli insegnanti delle scuole attuali siano in grado di fornire un supporto veramente utile alla crescita dei giovani? Abbiate il coraggio di rivoluzionare il vostro sistema di pensiero e opporvi con decisione all’istruzione imposta dallo stato. I figli sono vostri: nessuno, ripeto nessuno ha il diritto di obbligarvi a fare ciò che state facendo.
Cessate di conformarvi alla mentalità comune, allo spirito massificato del mondo. Siete anime non automi: riportate a casa i vostri bambini, chiedete loro scusa e cominciate tutto daccapo.
Osservateli come forse non avete mai fatto prima; aprite il vostro cuore, supplicate il Padre che vi dia gli strumenti per educarli. Col tempo vedrete nei loro occhi qualcosa che forse né la scuola, né i media, né la chiesa e tutto il sistema di addormentamento, sono riusciti a togliere: il senso dell’infinito. Osservandoli in silenzio, da anime ad anime, riuscirete a capire cosa essi vogliono. Non chiedetelo a parole: essi non sanno affatto cosa vogliono realmente in profondità, non si conoscono, non conoscono il Regno, ma sono totalmente allo sbando anche a causa della vostra incoscienza. Ora è tempo di rimediare: diventate i loro tutori e maestri nelle materie che preferite, e se in alcune cose non vi sentirete in grado, chiedete aiuto a qualche persona esperta e che abbia la consapevolezza di essere un’anima. Non esiste lavoro più bello dell’essere genitori; portate a termine il vostro incarico divino e riceverete immense soddisfazioni.

Abbiamo principi e principesse, re e regine, che vengono a farci visita per dispensarci doni d’amore e conoscenze preziose. Sono anime bellissime, esattamente come te che stai leggendo. Quasi tutti vivono senza neanche saperlo. E perché? Perché tante persone come noi non conoscono l’anima, non sanno di essere anime? La principale responsabilità è senz’altro da attribuire alla chiesa cattolica romana e le altre religioni di stato. Aiutarci a conoscere noi stessi e le basilari leggi dell’esistenza umana, insegnarci la Religione (dal latino religio - raccogliere, unire), era il loro compito, ma esso è stato del tutto disatteso. Come pastori del gregge avevano la responsabilità e il privilegio di farci conoscere chi siamo e permetterci di ritrovare la nostra natura divina.
Perché non l’hanno fatto?  Perché non ci hanno insegnato la verità? Credo per alcune ragioni fondamentali: una è che in realtà non conoscono la parola di Dio e non ne hanno quindi ereditato alcuna benedizione spirituale. L'altra è che essendo a conoscenza del potere vivificante dell’energia Cristica, hanno evitato accuratamente di insegnarcela per poterci manipolare a loro piacimento, giacché uomini e donne libere non possono essere utilizzate come fonte di potere e guadagno economico.
Per secoli la classe sacerdotale ha perfettamente adempiuto la scrittura biblica di Luca al capitolo 11, versetto 52 che dice: “Guai a voi che siete versati nella Legge, perché avete tolto la chiave della conoscenza, voi stessi non siete entrati e a quelli che entravano lo avete impedito!”.
Straordinario vero? E’ meraviglioso vedere la forza che è contenuta in queste parole di Gesù ed è stupefacente notare come esse si applichino perfettamente anche a coloro che attualmente affermano di essere versati, cioè esperti, nella Legge di Dio.
Quanta ipocrisia c’è nel pretendere di insegnare ciò che non si conosce per nulla, quanta arroganza nel pensare di essere ancora i depositari della vera conoscenza e avere l’autorità di diffonderla.
I risultati sulla popolazione sono stati devastanti: generazioni e generazioni di persone, famiglie, città e nazioni intere che non sanno nulla di Dio, che non sanno chi sono, quali compiti hanno e che quindi trascorrono vite prive di significato, correndo.

Enrico D'Errico